Mezzo pieno o mezzo vuoto poca importa in un baratro.
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Ste965\’s Weblog
…la vita é un brivido che vola via, é tutto un equilibrio sopra la follia…
Ancora una volta
giugno 10, 2015 di ste965
Non c’è tana che possa salvartiNon c’è altrove che possa proteggerti
Certi dolori rabbiosi sono schifosi cosi, impotenti svuotanti.
L’anima, ancora una volta, alla mercé della profonda delusione.
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Trenta Maggio
Maggio 30, 2015 di ste965
Se dovessi scrivere a me stesso, sarei impietoso. Che la pietà non é per chi ami.
Se dovessi scrivere a me stesso, vergherei le parole con un inchiostro nero come il vero allo specchio ogni mattina. Che di sconti non me ne sono mai fatti.
Se dovessi scrivere a me stesso, mi direi dove ho sbagliato e dove sbaglio e dove, probabilmente, sbaglierò ancora. Che si cambia, sì, ma mai all’opposto.
Se dovessi scrivere a me stesso, mi suggerirei di smettere di credere alla gente, alle loro parole senza i fatti, ai castelli in aria senza ossigeno perché li non si respira e se non puoi respirare sarà anche un castello ma ci soffocherai. Prima o poi.
Se dovessi scrivere a me stesso, cercherei di spiegarmi cos’è l’amore così come l’ho imparato, che prescinde dall’a maiuscola o minuscola ma non dal maiuscolo esserci verso il minuscolo, effimero, vano apparire. Ed altro ancora.
Se dovessi scrivere a me stesso, non credo rileggerei per limitare un po’ il male che, per quanto inevitabile, non diventi gratuito. In fondo sei solo un essere umano imperfetto.
Se dovessi scrivere a me stesso, ne avrei per pagine e pagine e pagine, capitoli di errori e fallimenti, incisi di fugaci gioie, richiami ad immagini di quella felicità che mi sono ostinato ad inseguire senza capirla. Ed ora che l’ho capita, non so che farmene.
Se dovessi scrivere a me stesso. Ma non voglio farlo. Il mio sguardo severo nei miei occhi spersi mi dice già tutto senza rileggere.
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Un giorno, forse.
gennaio 10, 2015 di ste965
Vorrei, un giorno, tornare qui a scrivere ridendo.
O almeno sorridendo.
E’ che certe sofferenze non si spengono proprio mai.
E’ che certi vuoti sono davvero incolmabili
E’ che certe notti sono così fredde e vuote e lunghe. Troppo.
Pensare che basterebbe così poco.
Un abbraccio vero, profondo, caldo, voluto.
Chiudere gli occhi con quella pace nel cuore, quel poco di pace sì, che mi permettesse di scivolare nel sogno senza sforzo.
Quella pace che solo la tua casa, il tuo sentirsi a casa, può garantirti.
Saranno gli anni importanti che sto per compiere.
O forse gli ultimi venticinque, quelli vissuti così intensamente e dolorosamente.
O più semplicemente, sono così e non posso cambiare e basta.
Ma vorrei davvero tornare, un giorno, qui a scrivere ridendo, magari di certi splendori che ancora sono tra queste pagine, come la memoria che avrei voluto poter rileggere e che, spesso, rileggo.
Un giorno. Forse.
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Il capolavoro.
ottobre 28, 2014 di ste965
Vorrei regalarti un sorriso ad ogni mio pensiero di te.
Vorrei raccontarti di ogni istante vissuto insieme nei nostri sei anni e mezzo.
Vorrei trovare le parole più belle in questo mare di lacrime e assenza e dolore, per confezionare il più dolce e delicato fazzoletto di conforto, tesserlo con l’ago dell’amore.
Ma non trovo i limiti del male e non posso cucirne alcun bordo.
Sei stata il capolavoro. Ed un capolavoro hai saputo fare.
Hai saputo amare davvero, tutti, senza chiedere, un dono straordinario, con la tua anima grande…”tu che sei così piccola che solo i cani piccoli come te sanno essere piccoli come te”.
Potrei scrivere giorni di te.
Potrei scrivere giorni di noi.
Potrei scrivere della nostra simbiosi quotidiana e dei segreti che ti ho confidato e che custodirai per sempre.
Ma anche ora non ho le parole.
Perchè ogni mio passo è il tuo passo ed io ho i tuoi occhi dolci nei miei, Jiji…
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Ho bisogno di percorrere il tuo limitare, che non ha limite, che lo infrangi ad ogni passo.
Ho bisogno di respirarti in silenzio, con i nostri passi, con le nostre impronte fugaci.
Ho bisogno di raccogliere me in te, e di mescolarci così, per natura, per ritrovarci.
Ho bisogno dal profondo, dallo stomaco dell’anima, di bagnarmi.
Ho bisogno di mare.
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Avamposto.
Di terra, di dominio, di vantata democrazia.
Riserva esclusiva.
Riserva escludente.
Avamposto.
Di futuro che magari c’è.
Di meglio, che comunque c’è.
Di qualcosa che altrove non c’è più.
Avamposto.
Abitato da chi non ha memoria.
Da chi non ha anima.
Da chi è fortunato e se ne fotte.
Avamposto.
Del nulla.Alla meglio, del molto poco.
Comunque del possibile.
E loro lo sanno.
Coraggiosi e disperati da affrontare la vita probabile.
A ritroso, la morte.
Il mare. La fame. La sete. Il sole. La notte.
L’imbarco.
Sognando lo sbarco, sull’avamposto.
Luna bassa, una fetta stanotte in questo cielo nero.
In questo cielo nero di questa terra promessa e falsa.
Nei miei occhi ancora i colori di poche immagini.
Un blu profondo mediterraneo ed un blu scafo.
Il legno chiaro e scuro macchiato di petali cremisi.
E poi legni bianchi inutilmente ingentiliti da righe blu e cuoricini rossi.
Infine inchiostro nero a marchiare i Coraggiosi con un numero.
Vorrei appartenere ad un Paese che fosse porto sicuro per chi sicurezza, al mondo, non ha.
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Ho riletto a spot alcuni post di questo blog.
Più lacrime che risate a dirla tutta. Ma pur sempre emozioni intense.
Sarà un modo diverso di scrivere che diverso sono io, da allora.
Ma credo proprio riprenderò a scrivere.
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Dietro alle palpebre
novembre 26, 2012 di ste965
Quando chiudi le palpebre
dove corri lo sai soltanto tu
nelle urla del buio
nel silenzio dell’abbaglio
son rifugi sono tane sono cieli vuoti sono terre spaccate.
Da lì dietro i tuoi occhi sono soli con te
e vedono vite antiche e vite più vicine
riflessi luccicanti di terrore come lame di ghiaccio nella carne
ombre di colori fusi insieme come pece sul cuore
vedono quel che è stato e quel che non lo è.
Cerchi gli scintillii dei lampi di gioia
delle onde calde che sciolgono i dubbi
di mattini luminosi e di notti di pioggia scrosciante
di parole del dire, rese vere dal fare
ma anneghi nel falso e nel suo tacere e non distingui.
Sei dentro di te quando davanti alle palpebre
riapri la tua cantina segreta e ci vomiti ancora
come fosse passato quell’indicativo che pensavi futuro,
senza condizionale, qualcosa che oramai è solo tuo,
vissuto ucciso riesumato ed ucciso ancora.
Accarezzi quel mondo con l’istintiva lussuria
di una mano nello stomaco
di una lingua nelle viscere
di un battito nel battito
di una goccia sulle labbra.
Socchiudi le palpebre ora:
ascolta scivolare tra le ciglia il sangue dell’anima.
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Cinque Ottobre
ottobre 5, 2012 di ste965
Non significa affatto accontentarsi. Al contrario.
Immagina l’impegno, la dedizione, l’attenzione, l’ascolto, la comprensione al di là di ogni ragionevole motivo, l’ingiustificabilità, l’accettazione di quel che sei sapendo che puoi farci un po’ ma non tutto; immagina il tempo trascorso a pensare, a riflettere, a capire e a non capire, a volere e non poter avere, a tacere che a volte è doveroso ed è anche meglio, a rileggere per ritrovare, a parlare da solo per ascoltarsi e cercarsi, spesso senza trovarsi; immagina allo stupore, all’incredulità degli altri di fronte ad una persona diversa, una persona che non piace neanche a te e quella persona sei tu, e immagina quando quell’incredulità la leggi negli occhi che non cambiano mai di quelle pochissime, rarissime, preziosissime persone che per te sono fondamentali, sono tutto.
Ecco perchè bastarsi non è accontentarsi.
Ogni tanto mi penso e ogni tanto mi manco ma mi trovo e mi regalo un sorriso.
Magari un giorno saprò regalarmi una risata…
Intanto c’è domani, bello come un segreto non solo mio, condiviso a metà, un segreto che mi dice che le risate più autentiche sono quelle che mi vengono da tempo regalate senza limite, che profumano di camomilla e di grano e che senza non ci voglio stare.
Ho dei sogni, qui.
Mi basto ma non a questi sogni qui.
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25.09.2012
settembre 25, 2012 di ste965
“di quelle che ti fanno essere quello che devi essere”
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2012.09.24
settembre 24, 2012 di ste965
Nello specchio
gli occhi di cristallo
che si crepano
e l’anima stilla a goccia a goccia.
Dietro alla maschera,
che offre spettacolo scialbo ed effimero,
l’immagine di un dolore crescente
che non lascia spazio a dubbi.
Almeno lui.
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Comprendere
settembre 3, 2012 di ste965
Ci sono istanti in cui comprendi.
Così, semplicemente: comprendi, capisci.
Quando accade, la tua vita svolta ancora.
Non necessariamente deve essere un tornante o una curva ampia e lunga; quel che importa è che svolti, magari anche di poco ma accade.
Sono stato migliore. Ed anche peggiore.
Al momento, importa che io sia.
Dopo un tempo comunque troppo lungo in cui non sono stato, ora sono.
Ho oltrepassato alcuni miei limiti e ciò che ho scoperto di me ritengo mi abbia migliorato.
Se ripenso allo Stefano di prima, per alcuni versi lo preferivo.
Ma non era tutto lì. Non era più tutto lì sarebbe meglio dire.
Relegata in cantina, c’era una parte di me che è infine riemersa. E con lei tutti i rischi che temevo e che ho deciso di correre, di vivere: i miei demoni, assoluti: tutto o niente. Falso sarebbe dire che non avevo scelta: si ha sempre una scelta, per quanto possa costare e difficile possa essere.
E’ però sempre vero che le scelte vanno valutate con le circostanze in cui le compi, che a posteriori siamo tutti draghi.
Per alcuni altri versi invece, preferisco questo.
Quindi comprendi. In alcuni istanti comprendi.
Che sei più forte di prima.
Che stai rischiando più di prima.
Che sai più di prima, e non solo di te.
Che hai di più da dare.
Che ciò che hai in più, in meglio, non lo svenderai, che la destinazione non è scontata.
Che sai stare sulle tue gambe.
Che sei solido e non solo per te.
Che la tua fragilità non ti rende debole, anzi.
C’è stato un prezzo altissimo da pagare per questo ed il grande dolore che resta è non averlo pagato tutto di mio: l’errore non è stato sottovalutare il rischio bensì sopravvalutare le mie capacità di pagarne il conto.
Quando capisci qualcosa in particolare, il disincanto che arriva non fa male.
Non lo fa perchè ti mette a disposizione strumenti nuovi e più robusti per continuare ad affrontare il viaggio, anche quelli con cui salire sull’albero maestro per osservare l’orizzonte e correggere la rotta.
Le lacrime non finiscono mai.
Ma neppure i sorrisi e le risate.
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Sono più di 7 anni che scrivo su questo blog.
Lo faccio per scrivere.
Mi manca scrivere.
In realtà continuo a farlo, non ho mai smesso, ma ciò che scrivo non lo pubblico.
A volte son poco più che appunti.
Che poi molti li cancello…
Oggi invece credo pubblicherò.
Sto facendo un viaggio complicatissimo.
Ed ho fatto viaggi nel viaggio.
Anche un viaggio vero e proprio.
Ho trascorso poco meno di due settimane in quella terra speciale che è la Sicilia.
Era il 1981 l’ultima volta…per certi aspetti è sempre lei, come la ricordavo.
Ma questi occhi sono molto diversi da allora, da quando a 16 anni atterrai a Catania dal primo volo della mia vita.
Ciò che più ho guardato in questo viaggio è il cielo.
Ci sono cieli bellissimi, tersi, di un blu incantevole in Sicilia. Ogni giorno.
Ci sono quei cieli che meriterebbero delle nuvole con cui inventare delle storie, con degli animali o comunque dei personaggi che vivano anche lì.
Ci sono cieli che restano intonsi perchè ci vogliono gli occhi giusti, anche per fabbricare le nuvole.
E poi torni a casa in scooter sotto il diluvio, sferzato dal vento forte, nella notte, in equilibrio ancor più precario; e mentre tremi dal freddo e ti accorgi che stai viaggiando a 30 gradi meno del pomeriggio precedente, ripensi che in fondo sulla testa hai quelle nuvole animate alle quali hai pensato quotidianamente, quelle nuvole che in un qualche modo ti danno il bentornato.
Quando impari a sognare anche ad occhi aperti, non smetti più di farlo.
Per scelta consapevole.
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Per quel che può valere.
Maggio 12, 2012 di ste965
Me.
Perché senza di me, io non posso essere e non posso dare.
Partiamo dall’inizio. No. Partiamo dalle certezze.
-non metterò mai più da parte ciò che sono, ciò che sono fino in fondo;
-non voglio vivere nel sospetto, con l’ansia e l’angoscia;
-voglio essere quello che sono e dare quello che ho senza strategie né limiti;
-voglio essere IL riferimento per chi mi è accanto sentimentalmente;
-voglio che chi mi è accanto sentimentalmente sia IL mio riferimento;
-voglio credere senza dubbio;
-voglio essere creduto senza dubbio;
-voglio la serenità per affrontare qualsiasi cosa nella vita, senza paura;
-so che la serenità esiste e so come ci si sente;
-voglio ridere e fare ridere di gusto;
-voglio potermi confrontare, al di là dei consensi possibili;
-voglio solo piccole cose da custodire e proteggere;
-non sono capace
a trattenere me e i miei pensieri,
a tacere le cose importanti
ad impiegare strategie sentimentali,
a dare meno di quel che sento e di quel che c’è
ad accettare di non capire
ad essere tenuto in stand by
ad accettare ciò che non voglio a meno che sia indispensabile e comunque di breve durata
ad accettare di stare per lungo tempo senza poter intervenire
ad accettare comportamenti non equilibrati e volubili, senza conoscerne le ragioni
-sono capace
a dire ciò che provo totalmente
a dimostrare la mia fragilità e vulnerabilità
ad ascoltare e comprendere
ad esserci sempre
a credere per principio
ad aprirmi davvero con chi sa sentirmi
a chiedere scusa
a perdonare me stesso
ad accettare che qualcuno possa non perdonare i miei errori
a motivare, a giustificare, a lasciar perdere pur se devo trovarne le ragioni
a mantenere le promesse fatte a qualcuno a meno che sia di suo disinteresse, e poi ancora…
-ho scoperto di me
di avere limiti psico-fisici più elevati di quanto immaginassi
di non saper riconoscere il limite che precede il crollo
di saper reggere anche dopo un crollo psico-fisico
di non poter smettere di pensare mai
che le cose piccole della vita sono quelle che più amo, desidero e cerco, infinitamente
che amo condividere le cose piccole della vita con chi amo
che non posso prescindere dal far parte della vita di chi amo e viceversa
di saper imparare ed aver imparato molto dagli altri
di non saper dire di no
che vivere da solo non mi piace
che non vivrei con qualcuno purchè sia
le mie debolezze
Per quel che può valere.
Stefano
12 Maggio 2012
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