E’ un’impellenza, come quando devi fare pipì e non ce la fai più. In quell’istante pensieri, immagini, odori volano giù, dalla testa fino alle estremità delle dita, suscitano lettere, frasi che scappano via veloci sulla tastiera e riprendono consistenza, forma, colore…
E’ il mio modo di liberare emozioni compresse nello stomaco, di lasciarle andare, finalmente libere…
“E’ facile scrivere i propri ricordi quando si ha una cattiva memoria.”
Arthur Schnitzler
“Siamo rimasti a scrivere, a consolidare i nostri Io distesi”
Sylvia Plath
“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


guarda guarda chi ho trovato!
bhe certo…chi naviga nella vita non può non navigare anche qui!
bacio ,compagnella scassacazzi piccerella ma scetata! 😀
Ciao, mi ha colpito il tuo blog… il mare è una passione che abbiamo in comune allora 🙂
Mi fa pensare alla canzone “Chi tene o mare” (appunto) di Pino Daniele.
«Chi tene ‘o mare s’accorge ‘e tutto chello che succede po’ sta luntano….»
Un salutone!!!
Beh, che dirvi, grazie della compagnia…. 🙂
Cara geniale (nel senso di Gene) CromosomaR
ho letto il tuo post altrove, quello sulla visione del bene e del male. Mi è venuta in mente una cosa che avevo letto e….eccola qui!
Una frase di Italo Calvino
di Alessandro Baricco
Al termine delle Città invisibili Italo Calvino immagina l’ultimo dialogo tra il Gran Kan Kublai e Marco Polo. Il Kan gli dice che tutto è inutile se l’ultimo approdo è la città infernale, dove ci risucchia la corrente. Ma Marco Polo non sembra credere a questa ineluttabilità. Risponde infatti a Kublai che «l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà». L’inferno dei viventi è «quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme».
E conclude, di fronte a un Kublai che immaginiamo certo perplesso, ma forse anche sollevato:
«Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piú. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».
Ecco: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Credo sia proprio così…
Già, cara Maria
ma “chi ten o’ mar o ssai, è fess e cuntent” e soprattutto “chi ten o’ mar, o’ ssai, nun ten nient…”
siamo sognatori, e come dice qualche volta una Persona a me molto cara (non condivido), i sogni sono solo sogni…
Chi non è Inferno in mezzo all’Inferno o si sa nascondere bene oppure ha imparato a viverci. Inevitabilmente entrambe le cose comportano accettazione dell’Inferno stesso e l’assunzione di un comportamento consono all’ambiente.
Chiunque non fosse nato per vivere qui,adesso sarebbe già morto.
o sarebbe andato via…
Beh, nella citazione ci sono due alternative, una delle quali (la seconda) prevede una strada per uscire dall’inferno. Preferisco pensare che c’è sempre una possibilità.
“… difficile non è nuotare contro la corrente, ma salire nel cielo e non trovarci niente.”
SOGNI:
“illusioni, sono solo illusioni, ma senza di esse io non potrei vivere”
ciao
P.
perdonami la correzione alla citazione del buon Ugo Foscolo:
“Illusioni, ma senza di esse io non vivrei la vita che nel dolore”
Un abbraccio fraterno
viva il mare, sempre…bel blog…
Profumo di sale e di sole, di mente e di cuore,di speranza e di nostalgia come l’alba e il tramonto sul mare. Un bacio rosa
Grazie cara Rosa,
le tue parole danno un senso a ciò che provo a scrivere…
Grazie ancora
B
Un benvenuto anche da me nel fantastico mare del social network!!
Abbastanza impressionante.
La penso esattamente come ha scritto in questo post.
Mi capita la stessa identica cosa e quando meno me l’aspetto e provo le stesse sensazioni.
…dimenticavo.
Io vivo su un’isola, di conseguenza sono circondata dal mare.