Più di una volta in mare ho corso rischi seri, proprio a causa degli amatissimi mantastreghici folletti, per mia colpevole ignoranza; come quella volta che passeggiavo, i piedi nell’acqua, nell’ isola Mauritius, al mattino presto, proprio mentre il personale del nuovissimo albergo in cui risiedevo poneva cartelli qua e là, invitando i turisti a camminare sempre con le scarpette di plastica, in quanto la spiaggia, punteggiata di massi, era infestata dai pesci pietra. O quell’altra volta, alle Seychelles, che camminavo in mezzo metro d’acqua e prendevo in mano bellissime conchiglie lisce, variegate di meravigliosi arabeschi, imitando i locali, che ne facevano raccolta; io mi limitavo ad osservare, ammirata e stupita, prima di posare di nuovo il tutto in acqua, quel cosino appuntito come uno stiletto, lungo pochi centimetri, che fuoriusciva dall’ opercolo, puntando verso il cielo. E per fortuna puntava al cielo e non a me! Solo in seguito scoprii che le conchiglie si chiamavano conidi, tutti forniti di un pericoloso veleno all’interno dello stiletto, una vera fiocina; in particolare scoprii di aver maneggiato, rapita dalla bellezza dei ghirigori, simili a confini di fantastici continenti, il conus geographus, dal veleno addirittura mortale. I locali, naturalmente, sapevano, e maneggiavano con la dovuta cura le conchiglie destinate ai malacologi.
Allora però ero proprio all’inizio dei miei viaggi nei 7 mari. Esperta amica di folletti mediterranei, quasi tutti visitati solo con lo snorkeling, nulla sapevo dei pericoli esotici. E fu così che una volta, immergendomi alle Maldive negli atolli del Sud con Albert, un simpatico francese, imbranato ancor più di me, mi trovai ad inseguire un serpente di mare, neppure troppo schivo, in un’immersione guidata da un certo Jörg, antipatico e sussiegoso olandese, responsabile del diving. L’interesse principale di questo Jörg, al momento, era quello di convincere Albert che valeva la pena di farsi fare una ripresa subacquea da lui (per 100 dollari, eh! Erano ancora i tempi delle videocassette e un filmato subacqueo costituiva un souvenir eccezionale). Perciò lui portava giù i turisti e li filmava, bellamente arrotondando così i suoi guadagni. L’obiettivo era insegnare l’indispensabile per poter dare il brevetto open e farsi sganciare il resto per il video.
Quel giorno era previsto che Jörg portasse giù noi due; la morosa di Albert sarebbe restata sul dhoni a prendere il sole. Siccome io il brevetto open ce l’avevo già, insieme al ragguardevole numero di una ventina di immersioni, ero un po’ meno imbranata di Albert; così Jörg mi aveva detto di restare lì vicino, guardandomi pure intorno, mentre lui si occupava di insegnare ad Albert a svuotare la maschera, e dunque avrebbe avuto il suo daffare. Il mio compagno appariva poi molto nervoso; sul dhoni chiedeva di continuo chiarimenti e rassicurazioni. Jörg spiegava che il posto designato era quanto di più facile si potesse immaginare; soprannominato “the swimming pool”, si trovava a 12 metri di profondità; niente corrente, sabbia candida sul fondo, un piccolo anfiteatro di scoglietti, come a delimitare, appunto, una piscina. Quando ci buttammo, io mi sentii subito al settimo cielo, nonostante il GAV enorme, da uomo, che mi era stato affittato e che mi sbilanciava non poco. Ma che importanza aveva? Magicamente respiravo sott’acqua, non avevo peso, intorno a me si assiepavano folletti sconosciuti e colorati, parlandomi confusamente tutti insieme; totalmente estasiata, mi ero spostata un pochino – mentre Albert faceva i compiti – accettando l’invito di un piccolino giallo a pois neri, con la forma di uno scatolino, che mi aveva invitato a vedere il suo appartamento. Ma l’ appartamento non riuscii a vederlo, perché fui distratta da una assoluta novità: quello che sul momento mi sembrò un meraviglioso nastro a strisce bianche e nere, che si agitava nell’acqua libera, esibendo sinuose perfette volute di misura progressivamente decrescente; uno di quei nastri che danzano nell’aria quando le fate della ginnastica ritmica si esibiscono in fantastiche coreografie. Il mio primo pensiero fu: “una murena?. Avevo già visto quelle dette “ leopardo”, ma erano molto diverse, a macchie. Intanto il nastro si era fermato sul fondo, acquistando uno spessore rotondo. Sembrava proprio un serpente, a strisce bianche e nere. “Ma no, mi dissi, figuriamoci …i serpenti stanno sulla terra, mica in mare!” (vi ho pur detto della mia ignoranza, doppiamente riprovevole perché una certa esperienza di serpenti io ce l’avevo, dato che da bambina seguivo in montagna la mamma alpinista, e avevo incontrato più di una volta le vipere, imparando anche a distinguerle dall’innocuo orbettino). Ma lasciamo perdere questa storia: ai tempi, proprio non lo sapevo che i serpenti avessero colonizzato pure l’Amicomare. Mi venne una grandissima curiosità. Paura, zero. Cominciai a mandare messaggi al folletto sconosciuto, che non rispondeva. Così, pensando che forse non aveva sentito, mi avvicinai di più, molto di più; lui restava immobile, ora, e potevo vederne nitidamente le scaglie… sì, erano scaglie di serpente, come quelle di certe borsette di una volta. “Eh, ma come sei fifone!” dissi al folletto. Fu in quel momento che lui fece un guizzo verso di me, venendomi proprio incontro, ora dritto come un siluro, e scansandosi solo all’ultimo, tornando sulla sabbia. Poi, si voltò a guardarmi. Mi fece un certo effetto: un filino di strizza, devo ammettere che mi arrivò. Ritenni giunto il momento di andarmene (da notare che la mia muta era costituita da una Tshirt; gambe e braccia, perfettamente nude, erano pronte da mordere; ma tutte questa cose le pensai dopo).
Tornai rapidamente sulle mie pinne e vidi Jörg che teneva per la rubinetteria il povero Albert, il quale dimenava forsennatamente mani e braccia, mentre risaliva. Lo feci anch’io. Appena in barca l’attenzione generale fu monopolizzata da Albert, che aveva un aspetto orribile; dire che un occhio era iniettato di sangue è dir poco: la sclera era praticamente tutta rossa. Sembrava uno zombie. La morosa, che attendeva in barca, si era spaventata, ed aveva estratto dalla borsuno specchietto. Così si era spaventato anche lui, nonostante gli avessero detto che non doveva preoccuparsi, che a volte succedeva, che in qualche giorno tutto si sarebbe risolto. (E infatti così fu; Albert comunque in quella vacanza non si immerse più, non prese il brevetto, non fece il filmato). Quel momento a me non sembrava il migliore per parlare del mio incontro: c’era già abbastanza tensione sulla barca; così lasciai perdere, ma chiesi lumi la sera a Jörg medesimo, che rilasciava pure brevetti da “naturalist diver” e dunque ci doveva capire. Sentenziò: “seasnake” e non aggiunse altro. Non ne sapeva di più? Non voleva perdere tempo a parlarne con me? Mistero. Tornata in Italia, feci accurate ricerche. Furono laboriose, perché allora non c’erano le immagini, a portata di mano, in rete, per fare confronti; scomodai la Maria, collega biologa, eruditissima e paziente; mi disse che avevo probabilmente incontrato laticauda colubrina, serpente asiatico dal veleno MORTALE.
Mi resi conto allora di quello che era successo: il folletto serpente era effettivamente partito à la guerre comme à la guerre, pronto a uccidere l’intruso rompiballe; arrivato molto vicino, però, aveva capito: caspita, che errore, stava per mordere una mantastrega! Così aveva deposto le armi e si era appoggiato, tranquillo, sulla sabbia, osservandomi bene, per non perdere l’opportunità di vedere un esemplare mantastreghico con i suoi occhi. Sono i vantaggi della notorietà, dell’essere una giornalista di SUB, cari miei!
| CARVIEW |
zuppadiparole
Quella volta del serpente
19 aprile 2023Pubblicato su Uncategorized | Leave a Comment »
Λάθε Βιώσας
18 marzo 2021Pubblicato su Uncategorized | Leave a Comment »
GRAZIE
22 ottobre 2018Dopo alcuni secoli di inattività torno per caso su questo mio sitarello per ringraziare il pittore Vandelli del suo apprezzamento per un mio vecchissimo post (mi perdonerà il pittore medesimo se non lo conosco; si sa che l’azoto residuo mi ha svuotato i neuroni e sono costantemente impegnata nella ricerca di nuovi nudibranchi). Dovrei iscrivermi ad instagram per vedere i suoi lavori, ma non mi va di impelagarmici. Grazie, comunque, grazie!
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La secca con l’anima
4 novembre 2017Prima immersione… et cetera
Forse non finisce la mia carriera giornalistica, che mi gratifica tanto. Perciò tolgo i due ultimi mirabili pezzi che avevo postato, dal momento che me li pagheranno svariati milioni di euro ciascuno. E beati pure voi, o milioni di lettori, che li avete letti ” a gratis” ( come dice, oltre al ragionier Fantozzi, una mia collega di lettere, appena laureata. Io sono scandalizzata dalla di lei ignoranza: dice anche attendAvamo, credAvamo. O TEMPORA, O MORES !!!)
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morte dei blog
5 luglio 2017Anche il Corriere della sera oggi ha un pezzo che parla della morte dei blog, soppiantati dalle altre diavolerie, che pure ho anch’io -tipo facebook, whatsapp et similia- ma non mi interessano troppo. Invece i folletti di mare sono sempre molto invitanti.
( Adieu, les copains! J’suis en train d’aller faire ma plongée bouteilles au bout de l’Enfer)
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Minnie
23 febbraio 2017Il maltese è un cane di circa 4 kili, di cui 3 di lingua (la battuta non è mia, l’ho trovata in rete; però è vera).Se hai un maltese, devi imparare a parlare senza staccare mai il labbro superiore da quello inferiore. In caso contrario, il maltese, rapidissimo, ne approfitta e ti fionda la lingua in bocca senza tante cerimonie.
Il maltese non ama nuotare ma, se costretto, se la cava egregiamente, anche a 3 mesi di età. Potete farlo esercitare nella vasca da bagno, eventualmente simulando corsie di piscina con nastro adesivo azzurro. Abbiamo allo studio una protezione in neoprene 3m; inoltre progettiamo un GAV ad hoc, dove la valvola del corrugato possa essere azionata dalla lingua del cane medesimo, dopo breve addestramento (si tratta di un cane molto intelligente)
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Guendalina
15 gennaio 2017Questo mese cercherò di mettervi curiosità su di lei, invitandovi all’acquisto di SUB di gennaio, ove il direttore ha pubblicato pure la sua fotografia ( a parte, naturalmente, l’ analisi del di lei carattere, da mantaxxxxxx mirabilmente tratteggiato)
Non perdete dunque la mia rubrica di questo mese, cari M.d.L. !
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