Non c’è mai un momento giusto

Questa è la frase con la quale si è giustificato Massimo comunicandomi, dopo quasi 20 anni che stiamo insieme, che aveva una relazione con un’altra donna già da 2 anni. Originale no?

Di originale c’è solo la sua incredibile e sorprendente banalità, che si è manifestata di colpo. Cosi come le sue doti attoriali nel non aver dato alcun segno di scompenso di coppia nonostante frequentasse l’algido medico legale (tale Paola, che io conosco e di cui mi fidavo ciecamente..anche perchè è stata a più riprese definita una cessa a pedali da quasi tutti gli amici che pure sono rimasti basiti dalla singolare scelta estetica) che oltre a vivisezionare cadaveri, staccare patenti ad anziani ed elargire punti di invalidità a poveri questuanti, non si è fatta scrupolo di far perdurare la situazione di ambiguità pur di ottenere il suo trofeo.

La conclusione è che sono fatti uno per l’altra. Due poveri di spirito che hanno (lei perchè lambiva il suo capopullman da anni ed essendo una acqua cheta, falsa e cortese da far venire il latte alle ginocchia anche a me in quelle poche volte che l ho frequentata, lui perchè non è capace di coltivare una relazione con convinzione nel momento in cui umanamente si attraversano periodi di merda, vedasi morte di mia madre, trasloco, problemi con la casa acquistata, tumore al seno, depressione di congiunti) finito per ritrovarsi a letto in un imprecisato punto del mondo nel 2022 (se tutto va bene! perchè chissà?) e poi pensato che forse si…si poteva tacere tutto finchè non si fosse pronti con case e futuro confezionati. Vuoi mica rischiare di dover pagare un affitto e non stare comodamente curati nella casa con i due poveri cornuti?

Da una parte li invidio ma dall’altra spero muoiano presto.

E buongiorno e ben ritrovati, voi che passerete da queste parti!

“Non c’è mai un momento giusto” lo avevo pensato proprio come nuovo titolo del blog. Visto che Tometooyou era interamente dedicato al momento – giustissimo! – in cui sono approdata a Torino per amore di lui. Però lessicalmente fa cagare, diciamocelo.

E poi il momento giusto c’era eccome. Perchè il “momento” ha a che vedere con l’onestà intellettuale. Se ce l’hai e sei un uomo adulto e retto (come credevo fosse) il momento è dettato dall’impellenza di rispettare le scelte di tutti e di rispettare proprio l’essere umano che ti sta di fronte, non solo la sua capacità di libero arbitrio. Ma se sei codardo…allora si, il momento non arriva mai perchè è impigliato nei peli delle palle che non hai e quindi arriva solo quando qualcun altro assolve al duro compito di ritrovartele e fartele tirare fuori con la maieutica!

Ho sofferto? In modo indicibile. Sto ancora soffrendo? In modo indicibile. Non me ne capacito e sento che il mio futuro non ha più una direzione? In modo indicibile. Mi sento anche una cogliona? In modo indicibile. Moriranno loro perchè lassù qualcuno ragiona come ragionerei io? Chi può dirlo? Io purtroppo no.

Troppi indicibili e quindi tacerò sugli argomenti sui quali (nemmeno io!) avrei sufficienti ed esaustive parole. Sul pronostico che siano infelici invece posso farci ben poco perchè dalla regia del mio scomodo e inopportuno super-io dicono che non si può pregare per quello. Se ZeroCalcare ha l armadillo, la mia coscienza è invece ben rappresentata da una fastidiosa zanzara notturna. E pare non si possa nemmeno esercitare la forza dell’attrazione…sapete quella cosa che ora va di moda che se pensi ed agisci affinchè una cosa accada la attrai…ma niente…anche per quella bisogna essere buoni e funziona solo se vuoi cose buone.

Oh, io mi sono un po rotta i coglioni di essere buona! Di provare un cattolicissimo senso di colpa ogni volta che penso con sommo piacere ad un investimento di lei sulle strisce. Le ripagano anche gli eredi! Poi però penso che si metterebbe nei casini il povero autista. Meglio non sulle strisce, cosi il torto è solo suo. Meglio ancora se l’autista è un rapper ubriaco che omette il soccorso. Cosi in un colpo solo ci liberiamo di una pessima persona e di un pessimo cantante.

Sono stati buoni loro a farsi i propri fatti alle mie spalle? No. E allora? perchè dovrei essere superiore? Perchè non dovrei sperare che uno stormo di quaglie si infili nel motore dell aereo del loro prossimo viaggio (ah, si dimenticavo che loro si sono conosciuti nei viaggi organizzati da Massimo…che viaggiatori del mondo eh? Son ben due che viaggiano come la merda nei tubi senza arricchirsi dell’esperienza toccante del contatto coi popoli, spesso poveri, che attraversano. Due che viaggiano per piantare bandierine e fare foto di bambini bisognosi dagli occhi sgranati, scimmiottando steve mccurry con le loro macchinette fotografica da migliaia di euro, ma che poi, tornati a casa, sono solo due subdole bisce). E no però! Anche qui il buonismo si affaccia e mi tocca pensare che non si meritino la stessa fine gli altri viaggiatori. Oddio, del loro gruppo storico di viaggio non mi dispiacerebbe si schiantassero anche altri 2 o 3 di cui il mondo vi assicuro non sentirebbe la mancanza in quanto a correttezza morale, ma magari c’è gente che torna a casa, dai propri familiari o sta viaggiando per dare conforto a qualcuno. Quindi niente, nemmeno questa soluzione può funzionare.

Cercasi soluzioni radicali che però non compromettano altri soggetti. Nemmeno la sottoscritta possibilmente. Perchè una torta fatta da me impastata con della merda di piccione, come una volta sentii suggerire in uno spettacolo comico di quelli che però ti fanno riflettere, non credo la mangerebbero insieme; e poi una volta cotta manco una cacarella gli farebbe venire.

Vabbè dai…se avete suggerimenti sono tutta orecchie.

Ma se anche avete dei 50/60 enni liberi e a posto di testa…fatemi un fischio!

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Il bel Pavese

Forse 10 anni fa avrei potuto scriverla anche io.
Adesso la scriverei lo stesso ma poi credo non avrei più alcuna chance di ricollocarmi altrove, e lo scacco si sente.

Questo nostro paese malato ha fatto di tutto per non guarirsi.

E sì che di teste ne avevamo, di gente che poteva fare la differenza intendo.

E invece, piano piano, ci siamo consegnati alla mediocrità, giorno dopo giorno. Senza alcuna percezione che un cappio ci stesse sempre più stringendo il collo. Senza poter stabilire il momento o il lasso di tempo in cui questa muffa stava prendendo il sopravvento.

Anzi, forse un’idea ce l’abbiamo tutti di quando  ci sia stato “quel momento in cui….”.

E inizio a temere che questo paese non solo sia stato pigro, ma abbia proprio avuto paura di una cultura del lavoro, della serietà, della società. Unendo la stessa indolenza di Pinocchio davanti al grillo parlante alla paura che Dracula ha del giorno abbiamo lasciato che le cose le manovrassero il Grande Fratello e la sua numerosa famiglia.

Ma tutta la storia sta andando avanti seguendo un arbitrio che non è il nostro.

Le questioni non solo di questo lembo di terra a stivale ma dell’Europa, del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, dell’America, che intrecciano un quadro generale di allerta sopra le nostre testoline, hanno forse a che fare con noi?

Forse è che mi sento troppo spesso come una formica che rema nell’oceano e questo basta per farmi avvertire tutta la fatica dell’inazione, di un indignarmi inutile, sapendo che tanto lo farò solo da seduta e saranno sempre gli stessi a commentare che sì, è così….

Ferma a pensare solo all’oggi, alla giornata che viene, all’ufficio, alla spesa, al cinema con gli amici, al corso che vorrei fare, all’interrogazione di greco di Ludo, alla cena, alle beghe familiari.

E oggi mi domando, siamo ancora in tempo a scrivere una lettera così piena di senso di libertà?

Meravigliosa lettera del 1942 da Pavese a Einaudi. Tratto da "Cesare Pavese" di Franco Vaccaneo, Gribaudo Editore.

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E lotteremo per il lavoro, per la pace, il pane e per la libertà

Avatar di iomemestessaIO, ME E ME STESSA

Lettera aperta a Susanna Camusso

Gentile Sig.ra Camusso,

lei ha una ventina d’anni più di me, e ha condotto lotte di cui io ho sentito solo parlare. Però, non s’offenda, non esageriamo con l’allure. Lei, negli anni ’70 era una studentessa di archeologia che ha deciso che la sua vocazione era il mondo sindacale. Nobile scelta. Ma puntualizziamo pure, né io né lei abbiamo il background (di cultura, di fatica) di un minatore del Sulcis.

Lei lotta da quarant’anni per i diritti dei lavoratori. Io da venti solco il mondo dell’impresa da freelance. Ne abbiamo viste entrambe, credo, di tutti i colori, quindi, risparmiamoci le solite manfrine sull’esperienza. Lei non è da rottamare (parola, peraltro, detestabile e irridente, che detesto) e io non ho più il pannolo da un pezzo.

Lei paragona il putto fiorentino a Margaret Thatcher, prendendo un abbaglio. Quello è una carognetta (chieda ad enricostaisereno) che ha…

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MA CHE FREUD FA!

freud

Ecco.

Queste vacanze sono state una seduta di analisi lunga 15 gg.

Avete presente cosa significhi stare in 9 (a tratti 10 o 11) sotto lo stesso tetto?

E tra questi 9, che non sono esattamente l’armonico 3 per 3 di qui, quo e qua – della serie “pensi anche tu quello che penso io?” – puoi annoverare, in ordine di volume: tua madre (che a dispetto del cattolicesimo fervente è in tutto e per tutto una “yiddish mama”, quasi un’alleniana “Mother” di N.Y. Stories), tua sorella (una trasposizione contemporanea di Didone), tuo cognato (la versione incupita di Jack Torrence), 3 adolescenti stile geek-teenpop (e a tratti si aggiungano anche 1 o 2 amici degli stessi), tuo suocero (per rimanere nell’ambito ebraico, uno “shlemiel”) e tuo marito (che a dirla tutta si è guadagnato un oscar in paradiso interpretando un credibilissimo Giobbe).

 

Non darò un alias alla sottoscritta perchè se fino a 20 gg fa freud2pensavo di essere arrivata a delle conclusioni sufficientemente solide della mia vita, ora verso  in uno stato confusionale e forse non ho ben capito chi sono e dove vado.

Dirò solo, per chiarire, le uniche e ininfluenti somme che ho tirato quest’estate:

 

1) la gente non si lava (o io ho da poco riacquisito un fine olfatto che in anni precedenti non avevo). E questo anche in luoghi dove il contatto con l’acqua dovrebbe agevolare in modo naturale, tipo al mare.
Alle terme i maleodoranti beneficiano della già presente puzza di zolfo….della quale ora so se ne associ l’odoro alla presenza del diavolo.
Mai vidi nulla di più somigliante ad un girone dantesco che le cascate libere di Saturnia.
Inutile dire che io sono rimasta a leggere in macchina, in un parcheggio a 40 gradi all’ombra. Ma la macchina nostra era al sole, l’unico giorno senza pioggia di 15.

SATURNIA CONTRO

SATURNIA CONTRO

2) Mi si sono accorciati i capelli senza averli tagliati. Non so per quale fenomeno ma è così.
A riprova del fatto che i capelli siano sensibili alle fasi di nevrosi.
I miei non si rizzano, si autoriducono.

3) Le alici fritte nel pangrattato sono un’ottima alternativa alle stragi di famiglia.
Lo so, è irriverente e me ne scuso.
In tempi in cui la mente umana arriva a produrre aberrazioni che si pensava (ingenuamente) la storia avrebbe insegnato a non ripetere, tempi in cui si uccidono familiari e non (no, non sfioro nemmeno la tragedia mondiale cui stiamo assistendo perchè mi genera un’angoscia dura da esprimere), in preda a sempre più ingiustificabili furori, non dovrei uscirmene con una frase come quella sopra riportata.

Eppure insisto.
Quando sale l’ira e agguanti una padella, fermati solo un paio di secondi a guardarla e a pensarne l’uso primario.
A quel punto sai che potrai usarla solo per il suo verso migliore.

 

(Voglio concludere con una breve barza che può tornare utile per intuire il livello di preponderanza vocale maschio-femmina all’interno della tribù succitata:
Un ragazzino torna a casa dopo la scuola e racconta alla sua yiddish mama che ha ottenuto una parte nella recita scolastica.
– Bene – fa lei. – E di che ruolo si tratta?
– Sono il marito.
La madre scuote la testa.
– Torna dall’insegnante e fatti dare un personaggio parlante.)

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A VOLTE RITORNANO…

rave-party

Dunque…Dove eravamo rimasti?
Ah, si…il figlio partiva per la gita.
Ora la scuola è finita e quindi si direbbe sia passato un pò di tempo.
Sono stata distratta dalla vita, direbbe qualche parente alla lontana di Baricco.
Vado e vi spiego (chi ha altro da fare clikki in alto a destra, non m’offendo).

Si, ho già detto da qualche parte in questo blog che sono una star del letto.
Si. Quello in alluminio del San Giovanni Le Molinette.
E quindi, complice il cardiologo, sono rimasta in attesa della “chiamata”.
Perchè essere pazienti è una vocazione. E io, modestamente, la ebbi.
Come corredo genetico.
E quindi con santa pacienza, visto che l’annunciazione era stata palesata di lì a poco, ho passato giorni interi in contemplazione del telefono annullando tutti gli impegni perchè..tanto…che li prendo a fare? poi magari mi chiamano e li devo pure disdire e poi magari spiegare a tutti gli amici, spesso preoccuponi, il perchè. E non mi andava.
E infatti dopo una settimana mi chiamano per di lì a due giorni. “Wow, che organizzazione!” penso.
Mi organizzo, mi preparo, arrivo lì ma…non si trovano la prenotazione e non risulto da nessuna parte.
“No, guardi, siamo dispiaciutissimi ma oggi non possiamo far nulla…”
“Capisco, può succedere, allora ditemi quando dovrei tornare…”
“Mhà, cosi su due piedi…le faremo sapere… ma visto il disguido non oltre la prossima settimana”
E invece passano 2 settimane e di chiamate nemmeno l’ombra.
Nel frattempo ho avuto tutto il tempo per farmi salire l’ansia da intervento, che, per quanto banalissimo, se ci pensi e ci ripensi…diventa una cosa a cuore aperto.
Inizio a patire di quella strana mania che ti fa fare di ogni giorno come l’ultimo. E quindi inizio a gozzovigliare, invitare e organizzare minchiate varie…ahahahahahahha! m’aggi’a divertìììì, jamm a pazziààààà! Avverto tutti, ma sì…cari amici vicini e lontani…in un clima di totale cazzeggio da fine del mondo.
Sbulacchiamo insomma. E di questo ne riparleremo.
Poi però mi rendo conto che tutto ciò non può procrastinarsi all’infinito e risollecito.
“Ehm, si, mi scusi…sono graziaballe..no, non sono la paziente di nessuno in particolare…vengo direttamente dal pronto soccorso…chi mi opera? non so, forse il dottorsonl’eternosecondo, quello che mi ha visto la prima volta…cmq io volevo sapere piu o meno quando si poteva prevedere…ma all’incirca si intende…visto che di settimane ne son passate tre…Ah, come dice? la prossima è quella buona? ok, mi tengo pronta allora, grazie…”

Dopo altre due settimane di silenzio totale, richiamo.
“Si buondì, sempre per sapere se si hanno notizie del mio ricovero… ho anche riparlato col dottorforsecontouncazzo, che ho scoperto nel frattempo sarà quello che mi opererà…si, aveva detto anche lui la settimana scorsa sicuro e invece…vede, ho anche rinunciato a impegni di lavoro…ora, visto che già mi è stato annullato una volta, sarei dell’idea che un’approssimazione realistica sarebbe certo più gradita…guardi, a me sta bene che mi diciate pure direttamente che ci si vede nel 2015, mica che mi spiacerebbe, almeno così mi regolo. Ah. Questa volta è certo? Giovedi prossimo alle 14.30? grazie, per me va benissimo. A giovedi!”

Giovedi ore 13.30, in attesa dell’ascensore.
Drrriiiiinnnn…E’ il cellulare. Visualizzo il numero delle Molinette e già mi strizzo che ho capito male e mi aspettavano al mattino…e invece “Signora mi scusi sono il dottornoncontopropriouncazzoequestos’ècapito, mi spiace ma oggi non possiamo ricoverarla…sa..un’urgenza prevista per domani, l’abbiam messa al posto suo…spero non fosse già per strada…”
“Noooo, si figuri, ero solo sul pianerottolo…ma quindi? quando mi riprenotereste?”
“Mhà, ora su due piedi…le faremo sapere…”

Salto alle conclusioni CHE altrimenti NOIA.
Incazzarsi fa bene, non abbiate paura di esporre chiaramente ciò che pensate del sistema sanitario.
Il martedi dopo ero sotto i ferri del mestiere. Non ho risolto ma almeno quel che era da farsi s’è fatto.
E cmq nulla di grave, mi sono tanto divertita! 😀

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GITA DISTRUZIONE

fumoLa partenza di un figlio per la gita scolastica è sempre un evento nella vita di una mamma. Se poi si aggiunge che la mamma è nata apprensiva, una malattia congenita cui non v’è rimedio, l’evento può definirsi epocale. Pur consapevole di poter indurre traumi e zavorre psicologiche che poi incideranno seriamente nel budget familiare del futuro adulto (considerate 80€ a seduta se l’analista è un amico di famiglia), la mamma apprensiva non può evitare raccomandazioni del tipo:
–          Non ridere mentre mangi che potrebbe andarti di traverso il boccone
–          Non sporgerti dal parapetto della nave (se siete in coperta) né dall’oblò (se siete in cabina) nemmeno se fosse volato via il pallone…ti ricordi quel film terribile??
–          Mettiti le ciabatte quando sei nella stanza e non camminare sulla moquette dell’albergo..sai…le verruche…
–          Non mangiare cibi che non hai mai assaggiato prima che potrebbero farti allergia
–          Tieni sempre con te i documenti e il telefono cellulare…e ricordati di caricarlo la sera!!
–          Lavati i denti, fai il bravo e copriti se fa freddo. Ca va sans dire.
Inutile riferire i plurimi modi con i quali l’adolescente tenti di replicare, nessuno efficace a chetare la povera donna in preda alla furia di immagini delle imminenti sciagure che potrebbero capitare. La mamma apprensiva arriverà anche a distribuire raccomandazioni ai professori, agli educatori e infine all’autista del pullman, controllando l’alito, la pressione (anche quella delle gomme) e in ultimo verificando se abbia o meno bisogno di un caffè.
Le facce sbigottite e ormai rassegnate come quelle di chi dice si al pazzo, non la risvegliano dal suo stato di meccanica erogazione di leggi e commi riguardanti il codice della strada, l’uso di alcool e l’obbligo di sosta.
Non paga chiederà anche ad altri genitori di sostenere la causa pretendendo una sorta di delirio di massa e stupendosi del fatto che siano tutti così tranquilli, disposti a salutare semplicemente i propri ragazzi facendo loro “ciaociao” con la mano. Ovviamente sarà costretta anche lei a fare “ciaociao” con la manina ai vetri marrone scuro del pullman, non sapendo con certezza se quella felpa rossa che si intravede (di spalle) fosse veramente quella di suo figlio, che intanto, approfittando del cinema tenuto dalla genitrice, si è defilato ed è salito a bordo inosservato.
Una volta partiti i ragazzi, un centinaio di genitori si disperdono sulla piazza come topi in fuga, chi di qua chi di là. La mamma apprensiva andrà a prendere un caffè con qualche parente solidale ed insieme, sorseggiando un cordiale, si lamenteranno del disordine e degli sbalzi ormonali dei figli adolescenti mentre nel frattempo un sms le comunica “ciao mamma!”. Lo so, l’ho descritta così bene, ma così bene che vi sarà venuto il dubbio che parlassi di me. E invece…

come2come

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ADOLESCIENTOLOGY

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Immaginate una mattina luminosa sulla neve.
Una dozzina di amici sparsi tra i tavoli della terrazza di un rifugio in quota durante il meritato pranzo dopo 3 ore abbondanti di sci.
Non c’è tanta gente, è un giorno lavorativo.
La stanchezza fa sopraggiungere un inaspettato momento di totale silenzio, tutti con i volti rivolti (!) verso il cielo e il sole.
Ad un certo punto Ludovico comincia a canticchiare “I’ve got you under my skin.
I’ve got you deep in the heart of mee…So deep in my heart that you’re really a part of meee….” battendone il ritmo con gli scarponi sul pianale di legno.
Ora io confesso che non amo affatto il genere crooning dell’america anni 50, però, vuoi mettere? Tuo figlio che si prende di intonare un vecchio motivo? Dai..è una cosa carina no? E tu senti le piume che si gonfiano pure un pò e gli chiedi “ma guarda…e come ti è venuto in mente Frank Sinatra?”
“Ah, è sua? no perchè in realtà è la sigla di IO E I MIEI PARASSITI, quella trasmissione su DMAX che ti fa vedere tutte le PEGGIO BESTIE…sai quei batteri e miceti, virus AGGHIACCIANTI che TI si annidano un pò ovunque..uno SCHIFO ASSOLUTO… CERTE MALATTIE ASSURDE….vedessi QUELLO CHE C’ABBIAMO SOTTO LA PELLE MA’!”

Quando si dice “orgoglio materno malriposto”!

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SBLOCCA IL BLOG! (o RIENTRA IN QUESTO BLOG, GRAZIABALLE!)

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Giustifico il fatto che non andrò da un parrucchiere cinese  adducendovi che vado dal parrucchiere 2 volte all’anno e quindi mi merito ancora il parrucco similgay che mi saltella intorno sotto casa per la modica cifra di euri 35. Lui sa che potrà propormi all’infinito i suoi trattamenti miracolosi ma che io non li farò mai, anche solo per indolenza e perché dal momento che entro non vedo l’ora di uscire, ma per lui credo sia un mantra quello di pronunciare le parole shatusssshhh o bioglossss o balayagggge.

La tinta la faccio a casa e se ieri sera aveste aguzzato la vista vi garantisco che quella sulla guancia non era una voglia di caffè ma un residuo che solo il tempo rimuoverà (e sappiatelo, quando mi rivedrete tornare normale, che non è stato un miracolo)…perchè io riesco a fare dei pasticci che mi costano moooolto più che fare la tinta dal parrucchiere, tipo sporcare asciugamani, tappetini e ogni cosa macchiabile mi si interpoli davanti in quella mezzora di posa, divano compreso.

Una volta sono riuscita anche a berla, la tinta.

Si, berla. E infatti un ridente mattino in cui avevo deciso di farmi figa perchè la sera avevo invitato un bel pò di gente a cena, mi faccio un hennè tinto nero che poi rabbercio malamente sotto una cuffia e sotto un km di cuki alluminio.

Poscia vado a fare colazione, destando non poco spavento nei familiari appena risorti dal letto e – trangugiando una tazza di thè – compio un movimento degno della Carrà che fa sì che in nanosecondo chinando il capo un blocco di hennè caschi dentro alla tazza e successivamente, ritirandolo su per bere l’ultimo sorso, io deglustisca thè nero all’hennè nero.

Schifo e raccapriccio. No, non voi, io…una cosa agghiacciante e infida, credetemi.

Cerco di prenderla sportivamente e continuo le operazioni mattutine e di preparazione dell’imminente cena, quando ad un certo punto mi arriva dritto un pugno sullo stomaco, una cosa come se l’EnolaGay avesse sganciato la sua offensiva, il cui fungo atomico repentinamente ripercorreva l’unica via di uscita verso l’alto. Seguono giramenti di testa e conseguente perdita dei sensi.

Vengo trasportata di corsa al pronto soccorso (dove sono solita trasferire i miei party con le amiche, a tale proposito potrei aprire un blog a parte) e lì, non riuscendo a liberarmi in alcun modo indotto, sento aleggiare nell’aria la proposta di una lavanda gastrica. La cosa non mi allieta, visualizzo meravigliosi campi color viola in Provenza che si trasferiscono nel mio antro gastrico…e finalmente in un eccesso di Rosemary’s Baby, mi libero proprio sulle gambe dell’infermiere (più avvenente) il quale davanti alle mie scuse e rincrescimenti rideva e mi diceva “signora, ma guardi che c’è da essere contenti, non si preoccupi per me, ci sono abituato”. E questa è una cosa brutta se ci pensate. Però garbatissima. E in certi momenti davvero consolante.

La seratona è saltata. Ovviamente.

Tra le prese per il culo degli amici che, rinviata la cena alla settimana successiva, a turno mi hanno mandato mail del tenore “e mi raccomando, non farti la manicure che ho letto cose terribili sui componenti dello smalto” o “senti, ma non sbatterti per la cena..veniamo dopo…E così, a titolo informativo, dove tieni il veleno per topi?  Mica per caso sotto al lavandino vicino al sale”…and so on.

Evabbè, com’è come non è, mi han trattenuto fino alle otto di sera, con pinte di soluzioni iniettate nel braccio. Ogni tanto qualcuno passava e diceva “è già meno gialla” e io, forse anche solo per questo, da un parrucchiere cinese non credo ci andrò mai. Assamai torno gialla pure da lì.

Grazie a Meli che col suo entuTiasmo m’ha dato il là!  carview.php?tsp=

Si si…grazie anche a te Alex… carview.php?tsp=

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PICCOLO: “MOMENTO DI TRASCURABILE FELICITA'” (reblogged)

 
Grazie ad un vecchio post  EDP e ad uno nuovo di RODIXIDOR (e uno di AMMENNICOLI! carview.php?tsp=     ) mi è tornato alla memoria un ricordo.
Lo cito perchè, come momento di trascurabile felicità, posso assestarlo tra la gratificazione edonistica e le piccole vendette personali.
(io e chi so io abbiamo capito) 🙂 
 COVER 
 dedica
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Un bel po’ di tempo fa (avrei giurato fossero solo un paio d’anni ma ho verificato e ne sono passati 5!!!) vado ad un reading al Circolo dei Lettori di Torino.
Dieci autori erano stati invitati a scrivere racconti su oggetti di design diventati per loro, e nella storia del design in generale, di culto.
Trascinata da una mia amica che conosceva il gruppo musicale che faceva da sfondo alle letture, gli YoYoMundi, assisto alla serata di un certo Francesco Piccolo, a me del tutto sconosciuto.
Ho saputo solo poi che era noto coautore di alcune sceneggiature di Virzì, Moretti, Soldini etc. Ma questo non avrebbe cambiato le cose.
Al termine della serata era previsto che io, la mia amica e gli YoYo si andasse a bere una birra da qualche parte. Tuttavia c’era da aspettare che il gruppo smontasse tutta l’attrezzatura e la caricasse sul furgone.
Per ammortizzare l’attesa mi faccio un giro per il Circolo e mi imbatto in F.P.
Per noia e per lo spirito di cazzeggio che mai mi manca, lo approccio e gli faccio i miei complimenti per il racconto. Gli dico pure che anche che io, contrariamente al suo personaggio, sull’autobus sono un po’ stronzetta e non cedo il posto a nessuno (cosa peraltro falsissima perché io mi comporto da sempre come il Signor Giovanni del racconto!!!). Vedo illuminarglisi gli occhi (e oggi so perché…leggete il pezzetto che poi ha scritto sul libro “momenti di trascurabile felicità!).
Inizia a fare il piacione in un modo così spudorato che a quel punto azzardo “Ma che peccato che abbiano smontato il banchetto mentre chiacchieravamo…avrei voluto acquistarne una copia..”.
Ovviamente si fa carico della faccenda portandomi in un’altra sala del Circolo dove aveva la copia che si era tenuto per sé.
“Mi dispiace privartene…ma dai lo troverò in libreria…bhè, se insisti..almeno però scrivimi una dedica perché rimanga immortalato il sacrificio…”.
E lui sempre più gasato toglie il cappuccio ad una stilografica con tale verve che questa inizia a spargere inchiostro in ogni dove: sulla tovaglia del tavolo, sulla mia sciarpa e sulle sue mani.
Cerchiamo tovaglioli e fazzoletti d’emergenza, ci viene da ridere al pensiero dei casini che si accavallano perchè pulendoci maldestramente le macchie aumentano e dilagano.
Ad un tratto si ferma e mi chiede “Cosa fai stasera?”. Io gli dico che sono con amici e se vuole unirsi …
“No non ho voglia, sai, di vedere gente? Preferirei una cosa più tranquilla. Si può fare da te?”.
Mizzica! Spiazzante. Il tempo di rispondergli che no, non mi sembrava il caso non abitando da sola, che mi sento afferrare la mano nella stretta più vigorosa che io ricordi, accompagnata da queste parole “Non sei sola! Stammi bene, io devo andare, ciao!”.
E mi ha mollato lì su due piedi, la mano nera d’inchiostro non senza avere anche tentato di tirarmi via dall’altra il libricino che io, invece, con altrettanta tenacia ho trattenuto fino ad ottenere che me lo lasciasse.
 
autobus 
 
 pavimentoragazza
 
 
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SIAMO TUTTI FESTIFERI!

 GNOGN GNATALE E GNON AGNO GNOVO!!

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SI! La mia lo è!
(soddisfatti o rimborsati al 31.12.2014)

auguri

FATTO!…Bel post eh?! 😀

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