L’altro sguardo

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Non so esattamente quando Sylvia Plath è entrata nella mia vita.
So solo che è stato improvviso, come un lampo, e che da allora non se n’è più andata. Non c’è stato un percorso lento, nessuna lunga ricerca: un giorno c’era, il giorno prima no.

Da lì in poi ho cercato altro, ho letto, riletto, tradotto. Ma la prima volta resta un punto fermo: un incontro senza preavviso, con una voce che non cercava di piacere, non si scusava, non addolciva. Solo uno sguardo diretto, e l’impossibilità di distoglierlo.

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Amore, odio e vita con Ted Hughes

Nuove rivelazioni mostrano la visione di Sylvia Plath sulla relazione tempestosa che rimbalzava tra amore e odio

di Vini Katharine

Secondo alcuni estratti dei suoi diari, pubblicati in esclusiva sul Guardian oggi e la prossima settimana, Sylvia Plath predisse il giorno dopo aver incontrato Ted Hughes che la loro relazione l’avrebbe portata alla morte.

Plath, una delle poetesse più insigni del XX secolo, si suicidò nel 1963, all’età di 30 anni, dopo essersi separata dal marito e collega poeta Hughes solo pochi mesi prima. Continua a leggere

di cristina Inviato su articoli Contrassegnato da tag ted
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Assia, la donna invisibile

Assia Wevill è stata cancellata dall’eredità Hughes/Plath. Peter Porter accoglie con favore il suo restauro da parte di Yehuda Koren e Eilat Negev in A Lover of Unreason,

sabato 28 ottobre 2006, The Guardian.

Un amante dell’irragionevolezza
di Yehuda Koren e Eilat Nege

Cercare se stessi nell’indice, come Norman Mailer, potrebbe essere un buon modo per iniziare una recensione in modo scherzoso, ma non qui, credo. Il mio nome compare diverse volte in questa biografia di Assia Wevill, ma qualunque cosa il mio ego potesse sperare o provare risentimento, leggere la storia completa non ha fatto altro che risvegliare un profondo orrore per ciò che è accaduto più di 40 anni fa.

I due autori israeliani non sono degli stilisti – il loro tono è quello di un numero di Hello! con i bordi neri – ma hanno ricostruito nei minimi dettagli la vita di una donna straordinaria che molti di noi hanno conosciuto e amato, ma che tutti noi sembriamo aver permesso che venisse cancellata dalla storia letteraria. Per me, aver aspettato che i protagonisti fossero morti per attribuire a Ted Hughes e all’establishment letterario la crudeltà di aver cancellato il vero ruolo di Assia nell’eredità Hughes/Plath, assegnandole solo il ruolo di tentatrice marginale, può sembrare un atto vigliacco. La mia giustificazione è la mancanza, finora, di qualsiasi documento scritto a sostegno della mia convinzione che un fronte comune sia stato dichiarato contro di lei subito dopo la sua morte. In nome di una leggenda più grande, doveva essere tenuta in disparte. Continua a leggere

di cristina Inviato su articoli Contrassegnato da tag assia
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Ted Hughes, il tiranno domestico

Ted Hughes, il tiranno domestico Una nuova biografia dell’amante del defunto poeta laureato, Assia Wevill, lo descrive come un bullo che la costringeva a obbedire alla sua lista di faccende domestiche David Smith Domenica 10 settembre 2006 – The Observer

Ted Hughes, il defunto poeta laureato, era un tiranno domestico che emanò una “bozza di Costituzione” alla sua amante, spiegandole come svolgere le faccende domestiche e prendersi cura dei suoi figli.

Un nuovo libro rivela che l’amante di Hughes, Assia Wevill, ricevette da lui l’ordine di non dormire fino a tardi, di non indossare la vestaglia in casa e di non fare un pisolino durante il giorno. Wevill raccontò agli amici che i rapporti sessuali del poeta erano così feroci che “a letto, puzzava come un macellaio”.

Queste affermazioni sono contenute in “A Lover of Unreason: The Biography of Assia Wevill“, un libro scritto da due giornalisti israeliani che hanno trascorso 15 anni a documentarsi sulla sua storia.

Secondo gli autori, Yehuda Koren ed Eilat Negev, le istruzioni domestiche di Hughes furono probabilmente scritte nel 1967, quando lui e Wevill vivevano nel Devon con Frieda e Nicholas, i figli avuti da Plath. Continua a leggere

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Sylvia Plath – Le lettere senza filtri

Prefazione

 Le lettere senza filtri

Queste lettere non passano attraverso la lente di Letters Home (1975), il volume curato da Aurelia Plath che, per proteggere l’immagine della figlia e della famiglia, operò tagli, omissioni e ammorbidimenti.
Qui la voce di Sylvia arriva integra, con tutte le sue contraddizioni, la passione e la disperazione.
Sono testi lunghi, scritti a persone di fiducia, senza la paura del giudizio: a Ted Hughes, quando l’amore era febbrile e totalizzante; e a Ruth Tiffany Barnhouse, quando tutto era già crollato.
Leggerle significa avvicinarsi non alla “Sivvy” rassicurante dell’edizione materna, ma alla vera Plath, in tutta la sua forza e vulnerabilità.

A Ruth Tiffany Barnhouse – 15 dicembre 1962, Londra

Fonte: The Letters of Sylvia Plath, Vol. II / The New Yorker Continua a leggere

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L’ultima notte

Dying
Is an art, like everything else.
I do it exceptionally well.
Lady Lazarus, Sylvia Plath

Il pomeriggio è sceso in fretta, come sempre in questo inverno. Il cielo è un coperchio grigio, e la casa è fredda come una scatola dimenticata. Cammino tra stanze quasi vuote: qualche sedia in vimini, un tavolo leggero, un armadio che sembra più vuoto di me. Ogni passo fa scricchiolare e rimbombare il pavimento di legno, come se la casa stessa avesse ossa che si lamentano.

Ho provato a scrivere, a leggere, ma oggi le parole sono leggere come polvere. I bambini dormono, caldi sotto le coperte, lontani dalla cucina. Ho promesso loro che domani ci sarà il sole. Non so se ci credo, ma loro ci credono ancora.

In cucina, il legno sotto i piedi, vive. Accendo il bollitore per un tè che non berrò, solo per sentire il vapore scaldarmi il viso. Fuori il vento geme nei serramenti, dentro c’è un vuoto che non fa rumore. Continua a leggere

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Dentro (e fuori) il 23 Fitzroy Road: l’ultimo flat di Sylvia Plath

Il 23 Fitzroy Road, nel quartiere di Primrose Hill a Londra, è una tipica casa vittoriana a tre piani, con facciata in mattoni scuri, dettagli in bianco e una targa blu dell’English Heritage che ricorda W. B. Yeats. Sylvia Plath scelse quell’indirizzo, affascinata dall’idea di vivere in un edificio legato a uno dei suoi poeti preferiti.

📅 Un nuovo inizio (dicembre 1962)

Il 10 dicembre 1962 Plath lasciò Court Green in Devon e si trasferì al 23 Fitzroy Road. Nella sua lettera del 21 dicembre alla madre descrisse con entusiasmo il flat:

I have fresh white walls in the lounge, pine bookcases, rush matting which looks very fine with my straw Hong Kong chairs and the little glass‑topped table…

Questi mobili — sedie di paglia in stile Hong Kong e un tavolino in vetro e bambù — erano stati acquistati da Selfridges e consegnati prima di Natale.

🛋️ Interni raccontati, non fotografati

Non esistono fotografie note degli interni del flat; nemmeno annunci o planimetrie sono stati rintracciati. I resoconti raccolgono queste immagini: Continua a leggere

di cristina Inviato su Varie

Sylvia Plath: l’ultima notte

carview.php?tsp=La morte di Sylvia Plath, avvenuta l’11 febbraio 1963 a Londra, è ufficialmente classificata come suicidio. Eppure, la ricostruzione di quella notte e il contesto in cui si trovava la poetessa aprono ancora oggi spazi a interrogativi e interpretazioni diverse.

Un contesto difficile

Londra era nel pieno del più freddo inverno del secolo. Plath viveva sola con i figli Frieda e Nicholas dopo la separazione da Ted Hughes, che aveva iniziato una relazione con Assia Wevill. Lavorava febbrilmente di notte, scrivendo molte delle poesie che sarebbero poi confluite in Ariel. Malata, isolata e con la tata Helga Huws presente solo a tratti, affrontava un inverno durissimo, ma anche un momento di altissima creatività. Continua a leggere

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Sylvia Plath, Ted Hughes e Assia Wevill

l triangolo che finì in tragedia

Dietro la poesia e i libri rimane una storia vera, segnata da attrazione, conflitto e destini spezzati.
Sylvia Plath, Ted Hughes e Assia Wevill furono legati da un intreccio sentimentale che non conobbe pace e che, nel giro di pochi anni, avrebbe condotto a due suicidi.

La rivale che Sylvia temeva

Dalle lettere più intime di Sylvia Plath -soprattutto quelle indirizzate alla terapeuta Ruth Beuscher – Assia Wevill emerge come molto più di una semplice amante del marito: era, agli occhi di Sylvia, una presenza calcolatrice, capace di insinuarsi nelle vite altrui con fascino e determinazione.
Non si trattava di un’avventura passeggera, ma di una minaccia costante alla stabilità del matrimonio.

Hughes, attratto e legato

Ted Hughes non seppe (o non volle) resisterle. Dopo la morte di Sylvia, fu proprio nella casa di Assia che cercò rifugio. Ma quella relazione, raccontata in dettaglio nella biografia A Lover of Unreason di Yehuda Koren ed Eilat Negev, fu tutt’altro che serena: passione, litigi, riconciliazioni e una dipendenza reciproca che nessuno dei due riusciva a spezzare. Continua a leggere

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Le ultime lettere di Sylvia Plath: la voce nuda prima del silenzio

Quando la poesia lascia il posto alla verità

Negli ultimi mesi della sua vita, Sylvia Plath scrisse lettere alla sua terapeuta Ruth Beuscher che, per oltre cinquant’anni, rimasero chiuse in un archivio.
Quando sono state finalmente pubblicate nel 2018, hanno mostrato una voce diversa da quella che conosciamo nei versi: non l’icona letteraria, ma la donna in carne e ossa, ferita e lucidissima. Continua a leggere