Letture d’agosto – appunti di viaggio

Quarto giorno di ferie.

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Siamo nella nostra casa vicino a Peschiera del Garda, da venerdì mattina. Quest’anno Alessandro ha trovato finalmente un po’ di compagnia: alcuni ragazzi della sua età con cui trascorre i pomeriggi in piscina e le serate al parco giochi, tra chiacchiere e risate. Le ragazze non mi sembrano particolarmente simpatiche, ma lui è felice, e questo basta.

Stasera, dopo cena, andremo a fare una passeggiata a Lazise. Domani lo dedicheremo ai preparativi per il prossimo viaggio. Mercoledì, prima dell’alba, partiremo alla volta di Lione. Ci fermeremo solamente una notte, quindi sto studiando un mini-tour della città. Il giorno dopo sarà la volta di Bordeaux: anche lì ci fermeremo una sola notte, perché la nostra meta è San Sebastián, in Spagna. Qui resteremo quattro giorni e avremo la possibilità di girare la città e scoprirne le bellezze anche grazie a una mia conoscenza che vive lì.

Il rientro sarà altrettanto ricco di tappe: una notte a Tolosa, due notti a Montpellier e, infine, una notte a Vado Ligure. Quest’ultima non è certo la località più affascinante della Liguria, ma era perfetta per spezzare il viaggio in auto e, visto il prezzo conveniente, direi che va più che bene.

Nell’ultimo periodo ho letto due romanzi di Roberta Recchia: Tutta la vita che resta e Io che ti ho voluto così bene. Ho avuto anche la fortuna di conoscere l’autrice, che è venuta a fare una presentazione nella cittadina vicina al paese in cui vivo. Sono romanzi difficili da lasciare andare; ci si affeziona talmente ai personaggi che li abitano, e la storia e le emozioni sono così tangibili che, in certi momenti, dovevo fermarmi piangere, riprendermi e metabolizzare, prima di tornare a leggere.

Qualche giorno dopo averli finiti, nonostante mi sentissi ancora un po’ orfana, ho iniziato La governante, il primo romanzo di Csaba dalla Zorza. Devo dire che è molto carino: un libro che, attraverso un viaggio, ci parla delle tante sfumature dell’amore, della famiglia e dei ricordi, e delle emozioni che si possono risvegliare attraverso la cucina, gli odori e i sapori. Un viaggio attraverso luoghi del passato per costruire un nuovo futuro.

Nei primi due giorni di ferie ho recuperato Un’anima non vile e Niente resurrezioni, per favore di Fred Uhlman, facenti parte della Trilogia del ritorno, di cui conoscevo finora soltanto L’amico ritrovato.

Ora ho iniziato Tokyo tutto l’anno di Laura Imai Messina, anche qui un recupero delle prime opere di un’autrice che per me è stata una scoperta e che, chi ama il Giappone e la sua cultura, non può non leggere.

Queste righe sono state scritte a mano, sul mio Kindle Scribe, mentre mi asciugavo al sole, dopo un lungo bagno in piscina; poi sono state trasferite via e-mail ed editate. Un piccolo esperimento per me: un diario di viaggio, ma non solo, per ritrovare il piacere di scrivere.

Fare e disfare… l’albero di Natale!

Non ho voglia di disfare l’albero e gli addobbi, mi piace tenerli lì ancora un po’, finite le feste, per scaldare ancora l’atmosfera. Per quanto non ami l’inverno sono una gran fanatica del Natale e a dicembre mi scatta sempre quella sana competizione con i vicini a chi fa gli addobbi più belli.

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Mi mette tristezza vedere che alcuni non aspettano nemmeno l’Epifania per togliere tutto.

Io quest’anno ho deciso che farò un po’ alla volta. Comincerò dalle luci alle finestre e dai piccoli soprammobili sparsi per la casa, una scatola alla volta, e solo in ultimo metterò via albero e presepe, ma inizierò dal prossimo lunedì… Per questa settimana è ancora festa.

Stavo pensando di sostituire la ghirlanda fuori la porta con qualcosa di non natalizio, ma comunque tenere una decorazione. Sono ben accetti consigli e idee in merito.

Il giorno dell’Epifania l’ho passato invece a fare decluttering nell’armadio. Ho già parlato tempo fa di questa mia abitudine per cui, periodicamente faccio un po’ di cernita di cose che non metto più da almeno un paio di stagioni e, se in buono stato le porto all’associazione di volontariato della parrocchia che poi pensa a farle avere a chi a bisogno oppure le usa per il mercatino vintage, che serve sempre a raccogliere fondi per famiglie in difficoltà.

Ho finito finalmente di leggere Una vita la libraio di Shaun Bythell, ci ho messo molto per vari motivi, ma ne è valsa la pena.

Ho cambiato genere iniziando “Uccidi con il tuo bambino interiore”, di Karsten Dusse . È il seguito di “Inspira, espira, uccidi”, la storia di un cinico eppure ingenuo avvocato, che diventa un vero e proprio criminale grazie alla mindfulness. Netflix ne ha recentemente fatto una serie tv.

Ho passato qualche giorno a Roma da mia madre prima di capodanno, e a parte un po’ di delusione mista a rabbia per certe dinamiche famigliari che purtroppo con l’età peggiorano, è sempre bello rivedere i posti in cui sono cresciuta, ritrovare qualche amico, far conoscere a mio figlio angoli della città che solo i romani (e non tutti) conoscono. È una necessità quasi fisica, mi rimette un po’ in sesto il metabolismo.

Nipoti di Babbo Natale: fai felice un anziano

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Verso la fine di novembre, mentre andavo in ufficio, ho sentito alla radio dell’iniziativa Nipoti di Babbo Natale, fai felice un anziano.

La formula è molto semplice, si va sul sito https://www.nipotidibabbonatale.it/ e si apre il portale con l’elenco dei desideri espressi dalle persone anziane che vivono in RSA, si sceglie una o più persone, in base alle proprie possibilità e si realizza il loro desiderio.

È commovente leggere la lista, spesso e volentieri si tratta persone sole che cercano compagnia o un po’ di evasione, per lo più chiedono un maglia, un dopobarba, dei guanti caldi, ma anche l’abbonamento a qualche rivista o alla settimana enigmistica.

Ho cercato se c’erano strutture nella mia zona, per avere la possibilità di andare di persona a consegnare il dono, ma purtroppo non ne ho trovate, quindi mi sono lasciata ispirare e ho scelto la signora Lucia, che chiedeva semplicemente “qualcosa di verde”, il suo colore preferito. Dopo la registrazione sono stata contattata da Maura, che lavora nella struttura che la ospita e ci siamo accordate per i dettagli.

Su consiglio di Maura, ho scelto una bella maglia verde smeraldo, non troppo pesante. Ho preparato il pacchetto regalo e le ho scritto un biglietto. Poi sono andata in posta a spedirlo.

Sempre grazie a Maura, qualche giorno fa abbiamo organizzato una videochiamata per permettermi di salutare Lucia e assistere alla consegna del regalo. Che dolcezza immensa vederla sorridere durante la lettura del bigliettino, e soprattutto, con quell’atteggiamento un po’ infantile di cui sono dotati gli anziani, il non voler aprire il pacchetto subito, perché voleva aspettare, giustamente, il giorno di Natale.

Veder sorridere gli occhi di Lucia mi ha scaldato il cuore, il regalo lo ha fatto lei a me.

Grazie Lucia, e grazie Maura per averlo reso possibile.

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Dicembre

L’entusiasmo per le festività natalizie e il prossimo viaggio a Roma a trovare i miei è stato smorzato dalla perdita del nostro piccolo famiglio Frizzy. Un porcellino d’India adottato a giugno del 2021.

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Sono animali delicati, un po’ paurosi, ma molto comunicativi. Mi manca il suo pigolare per la pappa appena rientro in casa dall’ufficio, il suo svegliarmi la mattina presto per chiedere cibo e attenzioni e averlo intorno ai piedi mentre taglio le verdure, sperando che cada qualche pezzettino per lui. Amava poco il contatto fisico, forse perché, quando lo abbiamo preso, aveva passato da solo quasi un anno nella vetrina di un piccolo negozio di animali, o forse solo per carattere. Mi manca tantissimo.

Siamo stati all’open day della scuola superiore che vuole fare il Pastrugno e ci è piaciuta molto, da che voleva fare l’informatico, alla fine della visita ha detto che forse preferisce automazione. Chissà, per fortuna il biennio è comune e deciderà a metà del secondo anno.

Non sto praticamente leggendo e cerco conforto in qualche film natalizio che parla di buoni sentimenti e miracoli.

Sono riuscita nel mio intento di scrivere, almeno, un post per ogni mese. Potevo fare di più e meglio ma per ora mi va bene così.

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Novembre

Una gita a Rimini, pochi libri, open day per scegliere la scuola superiore del Pastrugno.

Letto poco, ho ascoltato più audiolibri.

Ho approfittato del dover rifare gli occhiali (ho vinto le lenti progressive) per prendere i Rayban Meta, ora ci vedo bene e in più telefono e ascolto libri e musica mentre lavoro. Le colleghe mi guardano perplesse mentre rimprovero il manichino di non aver portato il materiale che serviva a scuola.

Però, soprattutto la sera, mentre parlo al telefono con mia madre, mi permettono di continuare a fare le faccende senza sentirmi in colpa perché devo riattaccare.

Libro da finire, Una vita la libraio di Shaun Bythell

Ascoltati Oliva Denaro e Grande Meraviglia, di Viola Ardone e la Banda dei Brocchi di Jonathan Coe.

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Ottobre

Si sta come d’autunno i genitori alle riunioni.

Mia madre è tornata a Roma da neanche una settimana, e sono già completamente assorbita dalla routine.

Ale ha dovuto mettere l’espansore per il palato, è da ieri che sbava come un terranova e fatica a mangiare e deglutire. Nonostante abbia preparato solo cibo morbido fatica a tollerare la cosa, speriamo migliori col passare dei giorni.

Ho iniziato il rewatch di The Big Bang Theory e sono già alla decima stagione. Ho bisogno di ridere.

L’ultimo libro letto è stato La Collina, di Andrea Delogu. La storia, in versione romanzata, della sua infanzia a San Patrignano. Nonostante abbia cambiato tutti i nomi e modificato certi avvenimenti, i personaggi sono perfettamente riconoscibili. Sembra un diario scritto di getto, racconta i fatti in modo crudo, mi ci è voluto qualche giorno per metabolizzarlo e contemporaneamente alla lettura ho riguardato la serie di Netflix su SanPa per confrontare le storie.

Curiosità, ogni anno, più o meno in questo periodo, facciamo un giro verso Rimini o Riccione e sulla via del ritorno ci fermiamo a mangiare nel ristorante/pizzeria gestito dai ragazzi della comunità. Ci torneremo anche quest’anno credo, per il ponte del 1° novembre.

Sto ragionando sul ricominciare la palestra, non lo so. Yoga non mi va più di farlo, forse pilates… manca proprio la voglia di muovermi.

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Settembre

Un mese caldo, un po’ piovoso, ma piacevole.

Mia madre è arrivata qualche giorno prima dell’inizio delle scuole, si è fermata un mesetto, e ho visto Ale più sereno.

L’inizio dell’anno scolastico per Ale è stato meno burrascoso rispetto al passato. Ma lui ha ancora la tendenza a isolarsi dai compagni. Ha scelto volutamente di stare in banco da solo e in generale interagisce poco con resto della classe.

La sagra dell’uva, qualche uscita in più con le amiche e colleghe, delle letture leggere. Cose semplici, che riempiono la vita.

Agosto – un po’ di Camargue

Sì, lo so, è settembre da un po’. Il rientro al lavoro è stato un po’ burrascoso perché ci hanno hackerati, ci sono voluti parecchi giorni per ripristinare tutti i sistemi, poi delle visite programmate e impegni vari e insomma, eccomi qui.

Comunque, ferie poche, ma buone.

Ormai da un paio di anni l’azienda per cui lavoro ci obbliga a fare 2 settimane collettive nella seconda metà di agosto. Con altri giorni sparsi qui e lì, ci rimane ben poco per poter programmare delle vacanze in bassa stagione.

Ma noi ci difendiamo bene, e il 16 agosto, alle 3.30 di mattina ci siamo messi in macchina per raggiungere la Camargue.

Una settimana è poca per girare tutto, ma insomma, si fa quel che si può.

Arrivati verso le 11.30 passiamo subito in hotel, a circa 2 km da Saintes-Maries-de-la-Mer, una piccola oasi in mezzo al verde, a 3 minuti dal parco ornitologico della Camargue. Le stanze sono tutte al piano terra e girano intorno a un piccolo stagno in cui vivono delle simpaticissime gallinelle d’acqua, che correvano da noi ogni volta che avevamo qualcosa da mangiare in mano.

La nostra camera era pronta dal pomeriggio, così abbiamo deciso di andare a pranzo in uno dei tanti locali che sono sul lungomare.

Dopo pranzo, torniamo in hotel per il check-in e sistemiamo il bagaglio in camera. Dopo aver riposato un po’, nel pomeriggio, decidiamo di fare un tuffo nella piscina dell’hotel, poi doccia, cambio e torniamo in città.

Andiamo a cena e poi, passeggiando e prendendo un po’ confidenza con il posto, ci accorgiamo che nell’arena c’era la Corsa camarghese. Quindi, decidiamo di vedere lo spettacolo e ci divertiamo un bel po’.

Diversamente dalla corrida, nella corsa camarghese è Il toro, il protagonista.

Liberato nell’arena, porta fra le corna, una coccarda. I toreri, chiamati raseteurs  si avvalgono solo della propria velocità e destrezza per evitare le cornate dell’animale importunato, cercando di prenderne la coccarda con l’aiuto di un piccolo gancio(crochet). Lo spettacolo è molto coinvolgente, abbiamo assistito anche a un paio di doppi salti mortali eseguiti alla perfezione. Alla fine della corsa, i raseteurs si inginocchiano per rendere omaggio al toro tra gli applausi del pubblico.

Il secondo giorno decidiamo di passare la mattina in spiaggia. Essendo sempre molto ventilato, non abbiamo mai patito il caldo, io personalmente per tutta la vacanza non ho mai sudato. L’acqua è pulita e freddina, molto piacevole per me.

Pranziamo in spiaggia con un panino e nel primo pomeriggio torniamo in hotel per doccia e cambio, poi andiamo nella vicina città di Aigues-Mortes.

La città è interamente circordata da un’imponente cinta muraria e da saline di colore viola/rosa in cui viene prodotto il sale della Camargue.

Da qui, nel 1248, partirono le flotte francesi per dare vita alla settima crociata in Terra Santa.

All’interno, stradine, case basse, negozietti con prodotti tipici e ristorantini la rendono molto piacevole da visitare, non a caso siamo tornati a cena lì anche la sera dopo.

Ovviamente, non poteva mancare un giro nel vicinissimo parco ornitologico che ospita i fenicotteri, che sono uno dei simboli della regione, e tutte le varie specie che popolano la zona.

Stavo dimenticando le libellule, enormi, colorate e tante.

Abbiamo fatto anche una gita di un giorno ad Arles.

L’arena e il teatro li abbiamo visti solo da fuori, mentre siamo entrati nelle Cryptoportique, la Arles sotterranea, formata da gallerie illuminate da bocche di leone, in cui sono conservati resti romani e, quando siamo andati noi avevano allestito una mostra fotografica.

Molto belli internamente anche la cattedrale di Saint-Trophime e il Chiostro adiacente.

I restanti giorni siamo rimasti a Saintes-Maries-de-la-Mer e ci siamo goduti la sua atmosfera molto suggestiva. Ho adorato le stradine con le casette bianche introno alla bellissima chiesa romanica dedicata alle sante, Maria Salomé e Maria Jacobé, da cui prende il nome la città, le quali, dopo la Crocifissione, insieme a Maria Maddalena, Lazzaro e altre figure evangeliche, sarebbero state affidate al mare che le avrebbe portate fin qui, nella cripta vi affascinerà invece la statua di Sara la Nera, detta anche Santa Sara patrona venerata dai gitani, che nel mese di maggio si ritrovano tutti nella capitale della Camargue per celebrarla.

Al mercato ho fatto rifornimento di riso, sale, terrine de campagne e salumi locali, che ho regalato anche a qualche amico come souvenir.

Tornata al lavoro ho scoperto che altre colleghe sono state da quelle parti ed è stato bello confrontarci e ripercorrere un po’ i nostri itinerari, abbiamo già voglia tornare!

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Luglio

Si può riassumere con poche parole.

Scadenze, straordinari, sonno.

Tra le letture cito “Il mondo di Charlie: lezioni di vita dall’ultracentenario che mi ha insegnato l’amore, lamicizia e la felicità”, scritto da David Von Drehle.

Un libro delicato, un viaggio nel tempo e nella storia americana che merita di essere letto.

Altro titolo è “Voglio fare l’attore” di Pippo Santonastaso, che attore lo è davvero e che negli anni ’70 del secolo scorso, insieme a suo fratello Mario, partecipò a programmi di intrattenimento come Domenica in. Tutt’oggi continua a fare spettacolo assieme al figlio Andrea, che è il maestro di teatro di mio figlio. Anche questo libro ripercorre, attraverso i ricordi dell’autore un bel pezzo di storia italiana che va dal secondo dopo guerra ai nostri giorni. Il tutto raccontato con ironia e un pizzico di nostalgia.

Ho appena iniziato “Una piccola lavanderia a Yeonnam”, di Jiyun Kim. Ambientato in un quartiere di Seul dove, in una piccola lavanderia automatica i clienti trovano luci calde, scaffali pieni di libri e profumo di caffè che si mischia a quello del bucato appena lavato. E anche un taccuino verde che sembra essere una sorta di diario del quartiere. Un libro che sembra promettere belle emozioni.

Per il resto, conto gli ormai pochi, giorni che mi separano dalle ferie e dal nostro giro in Camargue, che non vedo l’ora di raccontare e documentare.

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Giugno

È passato come un soffio leggero, tra un temporale e l’altro.

Le scuole sono finite, e soprattutto è il mese del mio compleanno.

Il primo regalo è stata la visita di una delle persone più care che ho lasciato a Roma.

Ci siamo incontrate con difficoltà in questi anni, e sempre e solo quando andavo a trovare i miei nella capitale.

Il lungo abbraccio che ci siamo scambiate raccontava più cose di quante avremmo potuto dire a voce.

Il giorno del mio compleanno lo abbiamo passato in un parco a tema sul lago di Garda insieme a degli amici. Non era proprio per festeggiare me, ma è stata una bella giornata.

Ho ricevuto una richiesta di colloquio in un’altra azienda. Non sto propriamente cercando, ma chissà…

Il Pastrugno ha avuto la sua prima vera delusione amorosa, e io vorrei coccolarlo come quando era piccolo. Invece, mi sta dimostrando quanto stia diventando grande e maturo.

Ho letto poco, ma ho letto.

Ieri mi è arrivato l’ultimo libro di Matteo Bussola e dopo i primi capitoli ho già il magone. Credo che gli dedicherò un post a parte, perché tratta un tema molto delicato che mi tocca da vicino.

Sono stanca, e le ferie sono ancora lontane.