Buon sangue non mente – 1 di 2 (Graditi ritorni)

(Fin da quando abbiamo scritto insieme Com’è che vincemmo il campionato, io ed il mio amico Tiziano continuavamo a ripetere: “dobbiamo rifarlo”, dobbiamo di nuovo scrivere un racconto a quattro mani. L’occasione ce l’ha data, a metà dello scorso anno, il concorso letterario Sangue, Amore e Fantasia, indetto dall’Federazione delle Associazioni Emofilici, che prevedeva due categorie, come riporto testualmente dal loro sito:

  1. racconti di testimonianze di persone che soffrono di una patologia legata al sangue e di chi sta loro accanto per narrare sfide, rinascite e quotidianità;
  2. racconti di fantasia ispirati ai modi di dire in cui è presente la parola “sangue”, per lasciare che la creatività spazi tra generi come giallo, fantasy, horror, romantico, umoristico e tanti altri.

Abbiamo partecipato, ovviamente, nella categoria 2, ed il modo di dire che ci ha ispirati è stato, come potete leggere nel titolo, Buon sangue non mente. Già nella nostra prova precedente, però, avevamo dimostrato che diamo scarso valore al dono della sintesi; e così, a lavoro concluso, ci siamo accorti che il racconto che avevamo prodotto eccedeva di parecchio i 15000 caratteri di lunghezza massima prevista dal bando di concorso. Abbiamo iniziato dunque una laboriosa opera di “taglia e cuci” che ha prodotto quella che abbiamo voluto chiamare “versione per le sale” di Buon sangue non mente. Trovavamo, però, che la “director’s cut” fosse meritevole di avere una sua pubblicazione: e dunque eccomi, anzi, eccoci qui. Ringrazio come sempre Tiziano, perché, ad essere sinceri, il vero premio – non siamo riusciti ad accaparrarcene nessuno, per la cronaca – è stato il divertimento che ho ricavato da quest’esperienza.

Buona lettura).

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From resurrection to narration

Chissà se, quando salì sul patibolo il 14 dicembre del 1650, la ventiduenne Anne Greene, come il colonnello Aureliano Buendia, si ricordò del giorno in cui suo padre l’aveva portata a conoscere il ghiaccio: probabilmente no, perché per la giovane ed indigente Anne, in quei tempi che non avevano conosciuto né il cambiamento climatico, né il riscaldamento centralizzato, né la loro mutua interdipendenza, il ghiaccio ed il gelo dovevano essere una presenza così costante da non doverli neppure andare a conoscere in senso proprio, qualcosa che aveva dato per normale fin dal primo battito del suo cuore, come il sorgere del sole o il verdeggiare dei pascoli in cui pasteggiavano le pecore.

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The winner takes it all

Il fisico danese premio Nobel Niels Bohr, oltre che un geniale studioso, fu anche un apprezzatissimo insegnante.

Una volta, alcuni suoi studenti andarono a trovarlo a casa, ed uno di loro si accorse che il suo idolatrato professore teneva appeso dietro la porta, certo a scopo apotropaico, un ferro di cavallo. Sdegnato, esclamò: “Ma professor Bohr, non crederà mica a queste idiozie!”, e Bohr, serafico, rispose: “Certo che no! Ma mi hanno spiegato che per farle funzionare non serve crederci”.

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Sale (di bromo) in zucca

Ha suscitato dibattito, indignazione, sarcasmo e tutti quegli altri bei sentimenti viscerali che servono ad aumentare l’engagement ed a spingere gli utenti a consumare sempre più informazione, la notizia dell’uomo che, ricevuta una diagnosi di ipertensione arteriosa, ha ben pensato di chiedere a ChatGPT con cosa potesse sostituire il sale da cucina; la pretesa intelligenza artificiale gli ha presentato come valida alternativa il bromuro di sodio, col quale il novello iperteso ha in effetti iniziato a condire i suoi cibi, fino all’inevitabile ricovero ospedaliero, durante il quale, presumo, non ha più dovuto preoccuparsi di cosa mangiava. Come ho scoperto grazie a V for Venom di Kathryn Harkup, di cui ho parlato nella scorsa puntata di Book tracker, infatti, già all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, quando veniva utilizzato come tranquillante per i piloti, si notò che il bromuro ha svariati effetti collaterali, soprattutto a carico del sistema nervoso centrale, ed oggi questo fatto è noto a tutti… tranne, evidentemente, a ChatGPT, e ad alcuni suoi utilizzatori.

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Il passato è quel che è

(Per quanto in maniera critica, vorrei dedicare questo articolo a bortocal ed a mydirtywords, che con due loro recenti post, che non ho condiviso, hanno aumentato l’urgenza di scriverlo).

È esperienza comune, quando si riconsiderano certe opinioni che in passato si sono professate, magari con forza, trovarle non più condivisibili, e addirittura vergognarsene.

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