| CARVIEW |
Certi dolori rabbiosi sono schifosi cosi, impotenti svuotanti.
L’anima, ancora una volta, alla mercé della profonda delusione.
]]>Se dovessi scrivere a me stesso, vergherei le parole con un inchiostro nero come il vero allo specchio ogni mattina. Che di sconti non me ne sono mai fatti.
Se dovessi scrivere a me stesso, mi direi dove ho sbagliato e dove sbaglio e dove, probabilmente, sbaglierò ancora. Che si cambia, sì, ma mai all’opposto.
Se dovessi scrivere a me stesso, mi suggerirei di smettere di credere alla gente, alle loro parole senza i fatti, ai castelli in aria senza ossigeno perché li non si respira e se non puoi respirare sarà anche un castello ma ci soffocherai. Prima o poi.
Se dovessi scrivere a me stesso, cercherei di spiegarmi cos’è l’amore così come l’ho imparato, che prescinde dall’a maiuscola o minuscola ma non dal maiuscolo esserci verso il minuscolo, effimero, vano apparire. Ed altro ancora.
Se dovessi scrivere a me stesso, non credo rileggerei per limitare un po’ il male che, per quanto inevitabile, non diventi gratuito. In fondo sei solo un essere umano imperfetto.
Se dovessi scrivere a me stesso, ne avrei per pagine e pagine e pagine, capitoli di errori e fallimenti, incisi di fugaci gioie, richiami ad immagini di quella felicità che mi sono ostinato ad inseguire senza capirla. Ed ora che l’ho capita, non so che farmene.
Se dovessi scrivere a me stesso. Ma non voglio farlo. Il mio sguardo severo nei miei occhi spersi mi dice già tutto senza rileggere.
]]>O almeno sorridendo.
E’ che certe sofferenze non si spengono proprio mai.
E’ che certi vuoti sono davvero incolmabili
E’ che certe notti sono così fredde e vuote e lunghe. Troppo.
Pensare che basterebbe così poco.
Un abbraccio vero, profondo, caldo, voluto.
Chiudere gli occhi con quella pace nel cuore, quel poco di pace sì, che mi permettesse di scivolare nel sogno senza sforzo.
Quella pace che solo la tua casa, il tuo sentirsi a casa, può garantirti.
Saranno gli anni importanti che sto per compiere.
O forse gli ultimi venticinque, quelli vissuti così intensamente e dolorosamente.
O più semplicemente, sono così e non posso cambiare e basta.
Ma vorrei davvero tornare, un giorno, qui a scrivere ridendo, magari di certi splendori che ancora sono tra queste pagine, come la memoria che avrei voluto poter rileggere e che, spesso, rileggo.
Un giorno. Forse.
]]>Vorrei raccontarti di ogni istante vissuto insieme nei nostri sei anni e mezzo.
Vorrei trovare le parole più belle in questo mare di lacrime e assenza e dolore, per confezionare il più dolce e delicato fazzoletto di conforto, tesserlo con l’ago dell’amore.
Ma non trovo i limiti del male e non posso cucirne alcun bordo.
Sei stata il capolavoro. Ed un capolavoro hai saputo fare.
Hai saputo amare davvero, tutti, senza chiedere, un dono straordinario, con la tua anima grande…”tu che sei così piccola che solo i cani piccoli come te sanno essere piccoli come te”.
Potrei scrivere giorni di te.
Potrei scrivere giorni di noi.
Potrei scrivere della nostra simbiosi quotidiana e dei segreti che ti ho confidato e che custodirai per sempre.
Ma anche ora non ho le parole.
Perchè ogni mio passo è il tuo passo ed io ho i tuoi occhi dolci nei miei, Jiji…
]]>Ho bisogno di respirarti in silenzio, con i nostri passi, con le nostre impronte fugaci.
Ho bisogno di raccogliere me in te, e di mescolarci così, per natura, per ritrovarci.
Ho bisogno dal profondo, dallo stomaco dell’anima, di bagnarmi.
Ho bisogno di mare.
]]>Di terra, di dominio, di vantata democrazia.
Riserva esclusiva.
Riserva escludente.
Avamposto.
Di futuro che magari c’è.
Di meglio, che comunque c’è.
Di qualcosa che altrove non c’è più.
Avamposto.
Abitato da chi non ha memoria.
Da chi non ha anima.
Da chi è fortunato e se ne fotte.
Avamposto.
Del nulla.Alla meglio, del molto poco.
Comunque del possibile.
E loro lo sanno.
Coraggiosi e disperati da affrontare la vita probabile.
A ritroso, la morte.
Il mare. La fame. La sete. Il sole. La notte.
L’imbarco.
Sognando lo sbarco, sull’avamposto.
Luna bassa, una fetta stanotte in questo cielo nero.
In questo cielo nero di questa terra promessa e falsa.
Nei miei occhi ancora i colori di poche immagini.
Un blu profondo mediterraneo ed un blu scafo.
Il legno chiaro e scuro macchiato di petali cremisi.
E poi legni bianchi inutilmente ingentiliti da righe blu e cuoricini rossi.
Infine inchiostro nero a marchiare i Coraggiosi con un numero.
Vorrei appartenere ad un Paese che fosse porto sicuro per chi sicurezza, al mondo, non ha.
]]>Più lacrime che risate a dirla tutta. Ma pur sempre emozioni intense.
Sarà un modo diverso di scrivere che diverso sono io, da allora.
Ma credo proprio riprenderò a scrivere.
dove corri lo sai soltanto tu
nelle urla del buio
nel silenzio dell’abbaglio
son rifugi sono tane sono cieli vuoti sono terre spaccate.
Da lì dietro i tuoi occhi sono soli con te
e vedono vite antiche e vite più vicine
riflessi luccicanti di terrore come lame di ghiaccio nella carne
ombre di colori fusi insieme come pece sul cuore
vedono quel che è stato e quel che non lo è.
Cerchi gli scintillii dei lampi di gioia
delle onde calde che sciolgono i dubbi
di mattini luminosi e di notti di pioggia scrosciante
di parole del dire, rese vere dal fare
ma anneghi nel falso e nel suo tacere e non distingui.
Sei dentro di te quando davanti alle palpebre
riapri la tua cantina segreta e ci vomiti ancora
come fosse passato quell’indicativo che pensavi futuro,
senza condizionale, qualcosa che oramai è solo tuo,
vissuto ucciso riesumato ed ucciso ancora.
Accarezzi quel mondo con l’istintiva lussuria
di una mano nello stomaco
di una lingua nelle viscere
di un battito nel battito
di una goccia sulle labbra.
Socchiudi le palpebre ora:
ascolta scivolare tra le ciglia il sangue dell’anima.
Bastarsi.
Non significa affatto accontentarsi. Al contrario.
Immagina l’impegno, la dedizione, l’attenzione, l’ascolto, la comprensione al di là di ogni ragionevole motivo, l’ingiustificabilità, l’accettazione di quel che sei sapendo che puoi farci un po’ ma non tutto; immagina il tempo trascorso a pensare, a riflettere, a capire e a non capire, a volere e non poter avere, a tacere che a volte è doveroso ed è anche meglio, a rileggere per ritrovare, a parlare da solo per ascoltarsi e cercarsi, spesso senza trovarsi; immagina allo stupore, all’incredulità degli altri di fronte ad una persona diversa, una persona che non piace neanche a te e quella persona sei tu, e immagina quando quell’incredulità la leggi negli occhi che non cambiano mai di quelle pochissime, rarissime, preziosissime persone che per te sono fondamentali, sono tutto.
Ecco perchè bastarsi non è accontentarsi.
Ogni tanto mi penso e ogni tanto mi manco ma mi trovo e mi regalo un sorriso.
Magari un giorno saprò regalarmi una risata…
Intanto c’è domani, bello come un segreto non solo mio, condiviso a metà, un segreto che mi dice che le risate più autentiche sono quelle che mi vengono da tempo regalate senza limite, che profumano di camomilla e di grano e che senza non ci voglio stare.
Ho dei sogni, qui.
Mi basto ma non a questi sogni qui.


