“Finchè baseremo le nostre vite sul giudizio che il resto del mondo ha di noi saremo sempre “solo numeri su tesserine magnetiche”, ma il giorno in cui apriremo gli occhi e ci renderemo conto che SIAMO, allora sarà come rinascere…e questa volta per davvero.
Un bacione.
=^-^=”
Ho lasciato questo commento sul blog di una persona che conosco ormai da un po’ di tempo, una persona che spesso tramite i suoi interventi mi regala grandi spunti di riflessione…tipo questa sera.
Senza entrare troppo in concetti psicanalitici ed astrusi tipo quello di “se” o di “identità”, mi piacerebbe dar seguito a quella che è stata una riflessione lampo che però a volerne parlare si potrebbe andare avanti a ruota libera per un sacco di tempo.
Spesso accade di trovarsi in situazioni improvvise che ci lasciano di stucco e ci creano ansia.
Spesso accade di credere di non avere gli strumenti (intellettuali oltre che materiali) per spuntarla.
Spesso crediamo di non meritare nulla di buono, ma accade anche che ci succedano cose che crediamo di non meritare.
Succede…accade.
E’ accaduto a me come a tanti altri e continuerà ad accadere. E quindi?
Quindi credo sia bene smettere di vivere di vita riflessa, soprattutto se e quando il nostro specchio è il resto del mondo.
Ognuno, nel bene e nel male, può essere l’artefice del proprio destino…anche quando accadono cose per cui il nostro agire sembrerebbe non fare la differenza.
Sapete dove credo stia la differenza?
Nel decidere se essere attori o spettatori della propria vita.
Beh, per quanto mi riguarda, non ho intenzione di spendere soldi per acquistare un biglietto del cinema visto che lo spettacolo che andrei a vedere sono io la sola e l’unica a doverlo “mettere in scena”.
…e ancora…
…ma forse questa è un’altra storia…o forse no visto che credo dipenderà molto da come abbiamo vissuto…se davvero o per finta.
Sono molte le opere che Salvator Dalì ha dipinto durante la sua vita, ma forse i suoi orologi deformi sono fra quelle più note, quelle che tutti o quasi abbiamo probabilmente avuto modo di vedere nel corso della nostra vita.
Cercando idee per un progetto lavorativo legato all’arte mi sono imbattuta in queste immagini e mi sono soffermata a pensare a come passa il tempo e mi sono resa conto che non sempre un’ora dura un’ora.
No, non mi è andato definitivamente in pappa il cervello (o forse si?!), o almeno spero; quella che vorrei proporre non è tanto una riflessione sulla lunghezza del tempo quanto piuttosto su come percepiamo lo scorrere del tempo.
Sarà capitato a tutti di esclamare “questa giornata è proprio volata” o al contrario “oggi non passa più”.
D’accordo sul fatto che gli orologi non mentono e che oggettivamente un’ora è lunga un’ora; questo però cambia radicalmente se tiriamo in ballo una semplicissima variabile: la nostra emotività.
Quando stiamo bene, siamo tranquilli e sereni il tempo sembra scorrere più velocemente, sembra quasi accorciarsi, mentre quando ci troviamo in situazioni che ci pesano, il tempo si dilata e questo ci crea un notevole disagio.
Fondamentalmente ecco perchè ho inserito l’opera di Dalì all’inizio di questo intervento…perchè credo che sia la rappresentazione del tempo che maggiormente si avvicina alla realtà che ognuno di noi vive ogni giorno…e al diavolo se l’orologio super moderno dice che è presto o tardi.
A tal proposito mi viene in mente anche la frase di una vecchia canzone di Gino Paoli che dice: “…ora è già tardi, ma è presto se tu te ne vai”.
Ecco, appunto!!!
Beh, che altro aggiungere???
Credo non esistano immagini ne parole migliori per dare l’idea di questo concetto, che potrà pure sembrare banale, ma che a ben pensarci influenza notevolmente la qualità delle nostre vite.
Nel livido, triste chiarore lunare svettano bianchi i campanili,
gli alberi si ricoprono d’argento
e sui comignoli volano i vampiri.
Guarda: le arpie del cielo profondo batton le ali,
ridono ed osservano.
Sul morto villaggio sotto la luna
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follìa lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s’aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l’orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare ciò che gli appartenne
può rendere quest’ora meno immota: una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico e libera l’ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l’orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto tramando con le ombre maledette.
S’alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo…non cambia nulla:
chè l’antico e il nuovo insieme son ravvolti nelle pieghe del costume destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d’entrambi a dilaniare.
In un angolo scuro della mia stanza, da più tempo di quanto mi figuri,
una Sfinge bella e silenziosa mi fissa nell’oscurità che cade.
Inviolata e immobile non si alza non si muove
poiché le lune d’argento sono niente per lei, e niente il ruotare dei soli.
Il rosso segue il grigio nell’aria, le onde di luce lunare montano e rifluiscono
ma all’alba essa non va via, ed è lì durante la notte.
Le albe si susseguono e le notti invecchiano e frattanto questo curioso gatto
se ne sta sempre accucciato sulla stuoia cinese con occhi di raso bordati d’oro.
…
Spalanca i tuoi grandi
occhi di raso scuro, simili
a cuscini in cui sprofondarsi!
Strusciati contro le mie
gambe, fantastica Sfinge!
E cantami i tuoi ricordi!
…
(Da “La sfinge” di Oscar Wilde)
Il tempo passa; il dolore cambia forma, ma non per questo diminuisce.
Ci sono giorni in cui si pensa ad altro; giorni veloci, frenetici, giorni che iniziano e finiscono senza che nemmeno ce ne rendiamo conto, senza che l’angoscia ti prenda. Ce ne sono altri in cui non riesci a non pensare al passato perchè tutto ciò che c’è intorno sembra volerti ricordare a tutti i costi eventi con cui speravi di non dover più litigare.
Di ricordi ce ne sono tanti, belli e brutti, ma a volte è difficile riuscire a concentrarsi solo su quelli belli…ed è un vero peccato perchè non c’è niente di più bello che perdersi per qualche istante in un ricordo e sorridere d’istinto.
"...a voice from behind reminds me: 'Spread out your wings You are an Angel...Remember to deliever with the speed of light'...a little bit of Love and Joy..." ~ Queen ~ ~ The March of the Black Queen ~