Exporters From Japan
Wholesale exporters from Japan   Company Established 1983
CARVIEW
Select Language

Tanti anni fa, se ve lo ricordate, c’erano le lucine a luce fissa.  File da 10 o da 20 a seconda la tensione di alimentazione ridotta da un piccolo trasformatore.

Erano collegate in serie o in parallelo.

Non entro nel dettaglio. Vi basta sapere che le lucine sono viste come delle resistenze. Se applicate in serie (una dietro l’altra), quando se ne brucia una che va in corto, tutte le altre si spengono. In parallelo, (hanno tutte la stessa tensione), all’inizio se ne può spegnere una e a poco alla vota tutte le altre. Ad ognuna c’è un aumento di corrente. E’ come se passasse più corrente che le brucia.

Il risultato? L’anno successivo dovevi comprare altre luci.

Io mi ero attrezzato con un tester e andavo alla ricerca della lampadina o delle lampadine bruciate per sostituirle. Bisognava fare attenzione. Le vendevano sfuse in bustine a seconda la tensione applicata.

Poi sono arrivate le lucine intermittenti. Quelle che si accendevano e si spegnevano attraverso un piccolo commutatore, che potevi comprare a parte. Potevano essere monocolore, a vari colori. Un circuito di transistor che funzionano come interruttori. Acceso, spento.

Ora ci sono i circuiti a led (Light Emitting Diode): I LED consumano meno energia e durano di più rispetto alle vecchie lampadine a incandescenza.

Vengono alimentate con diverse combinazioni dei chip, a onde, sequenziale, lenta, inseguimento/lampo, dissolvenza lenta, lampeggio/lampo, corrente costante, lampeggio rapido, salto luci 50%, salto luci 30%, e stella brillante.

Possono essere a fila unica o una treccia di fili.

Faccio una prima spiegazione per quelli che “gli può fregare di meno” e una seconda spiegazione per i “volenterosi”.

Spiegazione 1

I componenti sono generalmente 4, ma ogni costruttore fa come crede più opportuno o secondo la loro scelta di vendita:

  1. Un trasformatore per abbassare il voltaggio a quello di esercizio;
  2. Un circuito stampato che funge da scanzione del tempo:
  3. Un circuito contatore che manda in successione questi segnali ad opportune porte.
  4. Un circuito dove sono collegate una serie di catene di led pari al numero dei colori predisposti dal chip di comando. Ovvero alle relative porte della serie di led.

Spiegazione 2

  • A – E’ il classico trasformatore di tensione di alimentazione al voltaggio di esercizio;
  • B – Un circuito stampato che scandisce il tempo generalmente azionato da un condensatore. Quando questo condensatore raggiunge 2/3 del massimo voltaggio, il circuito cambia stato, cioè un suo piedino (OUT) passa da fornire 9 volt a fornire 0 volt. Grazie a questo cambiamento di stato, si possono scandire un tempo prestabilito.
  • C – Un circuito per assegnare un colore ad uno specifico piedino numerato (ad esempio 1 blu, 2 rosso, 3 giallo, 4 verde). Quando questo componente è arrivato a quel numero, accende i led di quel colore. Il componente che fa questo lavoro è un altro chip appositamente programmato.

I chip (o microchip, circuiti integrati) sono minuscole piastrine di materiale semiconduttore (solitamente silicio) su cui sono incisi miliardi di transistor e altri componenti elettronici, con precise «istruzioni» che passando da 0 a 1.

I transistor sono come interruttori che passano da uno stato 0 a 1, acceso-spento. Una sequenza di transistor o acceso o spento permette di “convogliare” opportunamente la corrente e permettono di elaborare, immagazzinare e trasmettere dati. Sono il “cervello” fondamentale dell’elettronica moderna. Ce l’ha anche il nostro telefonino. E’ un po’ come programmare in basi. Dici al computer: fai questa operazione, dopo fai quest’altra, poi quest’altra ancora. Nei chip questo avviene quando un transistor passa da 0 a 1 al transistor successivo.

Questo chip, ogni volta che il suo pin (piedino) del chip passa da 0 a 1, aumenta di uno il suo conteggio (questo grazie al suo pin, chiamato clock), e, quando arriva a 5, ritorna a 1, grazie alla funzione di reset (il pin di reset)
insomma fa questo ciclo: 1,2,3,4,1,2,3,4,1,2,3,4….

Facciamo un esempio migliore: diciamo che quando arriva a 1 accende solo i led blu, quando arriva a 2 accende solo i led rossi, quando arriva a 3 accende solo i led gialli, e quando arriva a 4 accende solo i led verdi.

Il suo ciclo sarà il seguente: Accendi i led blu … aspetta che il pin clock passi da 0 a 1 … accendi i led rossi … aspetta che il pin clock passi da 0 a 1 … accendi i led gialli … aspetta che il pin clock passi da 0 a 1 … accendi i led verdi …. aspetta che il pin clock passi da 0 a 1 … accendi i led blu …

  • D – Un componente al quale sono collegate le serie di led. Ogni serie è in parallelo. Hanno tutti la stessa tensione. Ad ogni serie sono collegati dei transistor di entrata e uscita della orrente passando da uno stato 0 a 1. Ogni serie ha la sua resistenza di ingresso che serve a impedire sbalzi di corrente. Stabilizzatori di corrente. Ogni led ha la sua resistenza di controllo. Anche la terra ha le due resistenze di controllo.

Il primo ciclo del componente C accende la prima serie di led (Es blu)
Il secondo ciclo di C attiva la seconda serie di led (Es: rosso)
Il terzo ciclo di C attiva la terza serie di led (Es: giallo)
Il quarto ciclo di C attiva la quarta serie di led (Es: verde)

Ritorna a IngegneriaRitorna a Home Page


]]> https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/12/15/lucine-di-natale/feed/ 0 39906 silvanodonofrio Studio di una funzione fratta (1) https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/12/07/studio-di-una-funzione-fratta-1/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/12/07/studio-di-una-funzione-fratta-1/#respond Sun, 07 Dec 2025 09:30:58 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39744 Continua a leggere ]]>

Come procedere

  • Dominio
  • Asintoti
  • Intersezione con gli assi
  • Segno della funzione
  • Massimi, minimi, flessi

fig 1

Dominio

 

Si tratta del “campo di esistenza” della x, identificando i valori esclusi in presenza di problemi matematici come divisioni per zero (denominatori), radici pari di numeri negativi o logaritmi di zero/numeri negativi. 

il numeratore x2 è sempre positivo
Il denominatore (x – 2) ≠ 0 deve essere diverso da +2


Asintoto verticale

per:
x = 2
y = ∞

Intersezione con gli assi

x = 0
y = 0

y = 0
0 = x2
x =0
O = (0,0)

Studio nell’intorno di 2

Limite nel punto x = 2+                      valori di poco maggiori di 2 molto prossimi a 2

.

limite sinistro di x = 2                             valori di poco minori di 2 molto prossimi a 2.

Asintoto obliquo
si ha se il grado del numeratore è più grande di 1 del denominatore

Equazione della retta
y = mx + q

si ricava dividendo il numeratore con il denominatore

x2 = (x- 2) (x +2) + 4 =x2 + 2x — 2x -4 + 4 = x2

Asintoto obliquo
y = x + 2

Segno della funzione f(x)

il pallino rosso indica che in quel punto la funzione non può essere determinata
il azzurro è la intersesione con gli assi

Previsione del grafico della funzione.

y >0

da – ∞ a +2 la funzione è negativa
da + 2 a + ∞ la funzione è positiva tendente all’asintoto obliquo

y <0

la funzione parte da -∞ raggiunge lo zero delle funzione per poi seguire l’asintoto verticale x=2
da +2 a – ∞ non è presente.

 Massimi e minimi           

Per determinare i massimi e minimi di una funzione occorre studiare il segno della derivata prima

risparmio i calcoli

Segno della derivata prima

il pallino rosso sta ad indicare che nel punto 2 c’è un asintoto verticale.

coordinate dei punti di massimo e minimo

Ritorna a Matematica Torna alla Home Page
]]> https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/12/07/studio-di-una-funzione-fratta-1/feed/ 0 39744 silvanodonofrio Campo di esistenza delle funzioni, facile. https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/29/campo-di-esistenza-delle-funzioni-facile/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/29/campo-di-esistenza-delle-funzioni-facile/#respond Sat, 29 Nov 2025 10:01:33 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39665 Continua a leggere ]]>
  • Campo di esistenza o insieme di definizione, insieme associato a una funzione che designa, in generale, l’insieme dei punti in cui la funzione è definita dalla sua legge costitutiva.
  • Il campo di esistenza è costituito dall’insieme di tutti i valori che può assumere la variabile indipendente x affinché risultino reali e finiti i corrispondenti valori della variabile dipendente y. Per esempio, il campo di esistenza della funzione
  • Il campo di esistenza di una funzione è il primo passo per tracciare la curva di una funzione sugli assi cartesiani, gli asintoti, massimi, minimi, flessi.
  • Più precisamente studiare le simmetrie (pari/dispari), trovare le intersezioni con gli assi e lo studio del segno, calcolare i limiti per trovare gli asintoti, e analizzare la monotonia e la convessità tramite lo studio della derivata prima e seconda

Es:

è l’insieme dei numeri reali che in valore assoluto sono maggiori o uguali a 1, perché non si può fare la radice quadrata di un numero negativo.

Per trovare il campo di esistenza di una funzione, devi individuare tutti i valori di x per cui la funzione è definita.

Consideriamo la funzione.

E’ una funzione irrazionale fratta e di indice pari. Per determinare il campo di esistenza di una funzione irrazionale, occorre imporre l’argomento maggiore o uguale a zero.

NUMERATORE

-25 + X2 ≥ 0                Coefficiente x2 positivo. Parabola con vertice basso.

X2 ≥ 25
X ≥ ± 5

X ≥ -5
X ≥ +5

Valori esterni

DENOMINATORE

1 – X2 > 0                   Coefficiente x2 negativo. Parabola con vertice alto.

-X2> -1
Cambio di segno e quindi la condizione di verifica
X2 < 1   
X < ± 1

X< – 1
X< + 1

Valori interni

CAMPO DI ESISTENZA DELLA FUNZIONE

Numeratore:

X ≥ -5
X ≥ +5

Denominatore

X < – 1
X < + 1

Riportiamo il tutto in scala.
– con il segno + i campi dove la incognita x è verificata.
– con il segno – i campi dove x non è verificata.

Le operazioni sui segni li conoscete.
La zona positiva è il campo di esistenza della funzione.

ASINTOTO

Il limite del denominatore (1 – x2) per x che tende ad 1 la funzione f(x) tende all’infinito sia da -1 che +1. Avvero nel punto 1 abbiamo un asintoto verticale.


Ritorna a Matematica Home Page

]]> https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/29/campo-di-esistenza-delle-funzioni-facile/feed/ 0 39665 silvanodonofrio La regola di Ruffini https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/27/la-regola-di-ruffini/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/27/la-regola-di-ruffini/#respond Thu, 27 Nov 2025 09:13:45 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39643 Continua a leggere ]]>

Serve a scomporre una equazione di ordine superiore.

Per esempio

2x3 + 3x2 -17x -30 = 0

Ok, si comincia con il termine noto (-30).
Cerchiamo, se ci sono, i termini per i quali è divisibile. Ovvero il termine che rende nulla la equazione.

Lo è per

 ±1, ±2, ±3

Ora sostituiamo a ‘x’ questi valori uno alla volta.

Vi risparmio i calcoli:

P(+1) = -42 ≠ 0
P(-1) = -12 ≠ 0
P(+2) = -3 ≠ 0
P(-2) = 0

Quindi il polinomio è divisibile per (x + 2), cambiato di segno.

Ora applichiamo la regola di Ruffini seguendo lo schema in figura.
Sulla prima riga i coefficienti della incognita. All’esterno il termine noto

Si abbassa il primo termine sulla terza riga, che viene moltiplicato per -2. Il risultato sotto il secondo termine nella seconda riga. Si procede nella somma riportata nella terza riga. E così via.

Possiamo quindi scrivere abbassando di un grado la equazione:

(x + 2) (2x2 -1x -15)

Ora troviamo per quale termine è divisibile il termine noto 15.

±1, ±3, ±5 ……

Risparmio i calcoli

P(+3) = 0

Il polinomio è divisibile per (x – 3)

Stessa procedure con Ruffini.

Si ha

(x -3) (2x + 5)

La scomposizione risulta

2x3 + 3x2 -17x -30 = (x + 2) (x – 3) (2x +5)

Ritorna a Matematica Ritorna a Home Page

]]> https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/27/la-regola-di-ruffini/feed/ 0 39643 silvanodonofrio Cuzco – Il mistero delle pietre perfette https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/26/cuzco-il-mistero-delle-pietre-perfette/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/26/cuzco-il-mistero-delle-pietre-perfette/#respond Wed, 26 Nov 2025 16:53:26 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39622 Continua a leggere ]]>

La fotografia di questo muro proveniente da Cusco mostra in modo chiaro ed evidente perché non può essere stato realizzato da una civiltà poco evoluta.

Elenchiamo, in ordine, gli aspetti principali. La pietra ha dodici angoli. Se fosse stata solo scolpita, vorrebbe dire che gli edificatori dovevano conoscere in anticipo la forma delle pietre vicine, degli incastri successivi, il peso totale e la compressione angolare. E tutto questo senza un margine di errore superiore a un millimetro.
Da notare che non esistono segni di scalpello sulle rocce, nemmeno sui bordi che avrebbero dovuto “lavorare” per modellarle. Per ottenere un risultato del genere, sarebbe stato necessario creare prima un muro intero, poi tagliarlo con un laser e infine ricomporre tutte le rocce come in un puzzle. È impossibile che le cose siano andate così.

Il blocco di roccia nella foto pesa tra le sessanta e le ottanta tonnellate. Sollevarlo anche di poco richiede un lavoro immenso. Posizionarlo con tale precisione, in modo che aderisca perfettamente agli altri blocchi, è qualcosa che probabilmente non riusciremmo a ottenere nemmeno oggi, nel XXI secolo. Da notare che tra un blocco e l’altro non c’è malta o cemento. Nonostante ciò, tutti i blocchi sono perfettamente adiacenti.

Come si può notare dalla foto, su alcune rocce sono presenti delle specie di “sbuffi” o “colature”.
In geologia e archeologia le irregolarità che sembrano colature o bolle solidificate sulla superficie della pietra vengono classificate in modi diversi a seconda del processo che le ha generate.
Alcune si chiamano “spalling bulbs”: sono rigonfiamenti plastici che compaiono quando una roccia subisce un riscaldamento localizzato o una microfusione superficiale. Questi fenomeni sono identici a quelli che si osservano sulle rocce di Cusco. Oppure possono essere “creep marks”: segni che si formano in una massa rocciosa ancora parzialmente malleabile a causa delle altissime temperature, come accade nelle rocce vulcaniche. In altri casi si tratta di “lipping”, che si produce quando due superfici si deformano per pressione e temperature elevate, come se fossero state “ammorbidite”.…

Indipendentemente dal fenomeno specifico che le ha generate, tali “escrescenze” si formano solo quando una roccia viene sottoposta ad altissima temperatura o viene fusa.
Quindi, mettendo da parte qualsiasi idea preconcetta e attenendosi esclusivamente alla scienza, è evidente che quelle rocce non sono state scolpite, ma fuse sul posto. La forma trapezoidale conferisce inoltre alle mura una notevole capacità antisismica.…

La fusione sul posto spiega in modo semplice diversi aspetti.
 (1) Spiega perché le rocce pesavano decine di tonnellate: in realtà gli ingegneri trasportavano solo qualcosa di simile a “sacchetti di cemento”, che venivano svuotati in stampi, dove solidificavano dopo la fusione.
 (2) Spiega perché i blocchi usati dagli Inca come “puzzle antisismici” potevano avere qualsiasi forma: non erano scolpiti, cosa praticamente impossibile, ma creati tramite colate. Ogni forma era quindi possibile.
 (3) Spiega l’assenza di segni di scalpello, l’assenza di malta e l’adesione perfetta tra un blocco e l’altro. Se una roccia viene fusa e colata, non necessita di nulla: ogni roccia successiva si appoggia in modo “naturale” a quella precedente.
 (4) Spiega la presenza degli “sbuffi” di roccia: erano semplicemente resti della massa fusa che, in alcuni casi, rimaneva attaccata alla roccia mentre usciva dallo stampo.…

Ma questa spiegazione, logica e convincente, non chiarisce come mai un popolo considerato arretrato potesse possedere tali conoscenze di chimica e tecnologia, al punto da saper creare “mura di roccia fusa”, cioè geopolimeri.
Questa spiegazione presuppone l’esistenza di una civiltà avanzata che è scomparsa o che si è irrimediabilmente degradata. Evidentemente, la storia delle popolazioni del Centro e Sud America è tutta da riscrivere.

L’articolo continua nel libro: PRIMA DI NOI C’ERA QUALCUNO

Ritorna a MisteriRitorna a Home Page

]]> https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/11/26/cuzco-il-mistero-delle-pietre-perfette/feed/ 0 39622 silvanodonofrio Statica. Simulazione dei carichi sul Ponte dello stretto di Messina. https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/09/27/statica-simulazione-dei-carichi-sul-ponte-dello-stretto-di-messina/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/09/27/statica-simulazione-dei-carichi-sul-ponte-dello-stretto-di-messina/#respond Sat, 27 Sep 2025 08:05:48 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39464 Continua a leggere ]]>  



Equazioni della statica, gradi di libetà, vincoli
Trave con carico distribuito.Reazioni vincolari. Diagramma del taglio. Momenti flettenti.
Simulazione del Ponte sullo stretto di Messina


Il Ponte sullo Stretto di Messina, in fin dei conti, non è altro che un carico distrubuito su tutta la sua lunghezza, ovvero il peso della struttura, automezzi e treno che tutti assieme contemporaneamente rappresentano la massima sollecitazione a cui la stuttura deve far fronte per scaricare a terra tutte le forze.
Le due catenarie e le funi servono a sostenere e rendere rigido l’impalcato (trave).

EQUAZIONI DELLA STATICA, GRADI DI LIBERTA’, VINCOLI,

Un corpo rigiso su un piano può muoversi nella direzione degli assi (x;y) e ruotare attorno al suo asse. Si dice che il corpo ha 3 gradi di libetà, ovvero 3 possibili movimenti. I gradi di libertà rappresentano il numero di parametri indipendenti necessari a descrivere la posizione e l’orientamento di un corpo o sistema di corpi nel suo spazio di moto.

Sono vincoli le condizioni che limitano il movimento del corpo. Un corpo soggetto a forze è vincolato quando le reazioni ne impediscono il movimento. I vincoli hanno direzioni opposte alle forze.

Equazioni della statica

Un corpo è in equilibrio quando rispetta le condizioni

  • Quando la sommatoria delle componenti delle forze lungo gli assi (x,z) sono nulle.
  • Quando le rotazioni (momento) attorno ad un pinto qualsiasi è nullo.

Nel nostro caso la trave (ponte) è appoggiata su una cerniera ed un carrello alle estremità che tolgono rispettivamente 2 (z;y) + 1 (y) = 3 gradi di libertà. Pertanto i vincoli rendono statica la struttura..



La struttura può essere considerata come un carico concentrato nella mezzeria. ​

CALCOLO DELLE REAZIONI VINCOLARI

Dalle leggi della statica

Σ Fxi  =0 F1x + F3x + F4x + F5x = 0
Σ Fyi = 0 F1y + F2y + F3y + F4y + F5y = 0
Σ MFi = 0 M1 +M2 + M3 + M4 +M5 = 0

quindi risulta. ​

X1 =0
Y1 – P +Y2 = 0
Y2L – P L/2 = 0

X1 =0​
Y1 = P – P/2 = P/2
Y2 = P/2

Ovvero le due reazioni Y1 e Y2 vincolari sono pari alla metà del carico.

DIAGRAMMA DEL TAGLIO

Quando le forze agiscono in direzioni parallele tra loro e tendono a far scorrere le parti del materiale l’una rispetto all’altra.

Il taglio è positivo quando tende a far ruotare il concio in senso orario

Tx + px – Y1 = 0 ​
Tx = – px + Y1 ​
Tx = – px + P/2

 TAGLIO T(x)

T(0) = + p L / 2
T(L/2) = 0
T(L) = – p L / 2

Tx + px – Y1 = 0
Tx = – px + Y1 
Tx = – px + P/2

Equazione di una retta.

Y = – px +pL/2

DIAGRAMMA DEI MOMENTI

Indica dove il momento è massimo, minimo o nullo, aiutando a identificare la sezione più sollecitata (detta “sezione pericolosa”) da utilizzare come riferimento per il dimensionamento.

Il valore del momento flettente in quel punto sarà dato dal prodotto della forza “F” per la distanza della stessa dal vincolo.

Mx + px *x/2 – pL/2 * x = 0
Mx +px2/2 – pxL/2 = 0
Mx = – px2/2 + pxL/2

Equazione di una parabola

y = -ax2 + bx

Calcolo del vertice.



VINCOLI Y1, Y2

X1 =0​
Y1 = P – P/2 = P/2
Y2 = P/2

I dati sono puramente teorici per l’esercizio.

TAGLIO T(x)

MOMENTO M(x)

Semplicemente con Excel si possono fare tutte le simulazioni che vogliamo.

Ritorna a IngegneriaRitorna a Home Page

]]>
https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/09/27/statica-simulazione-dei-carichi-sul-ponte-dello-stretto-di-messina/feed/ 0 39464 silvanodonofrio
Risonanza, effetti sul Ponte dello Stretto di Messina https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/09/03/risonanza-effetti-sul-ponte-dello-stretto-di-messina/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/09/03/risonanza-effetti-sul-ponte-dello-stretto-di-messina/#respond Wed, 03 Sep 2025 19:33:25 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39404 Continua a leggere ]]>


Risonanza
Altalena
Ponte sullo Stretto di Messina
Risonanza elettrica
Risonanza magnetica


Avete mai visto lampioni della luce vibrare impazziti in una bufera di vento?
Avrete sicuramente saputo del famoso ponte di Tacoma situato negli Stati Uniti d’America che oscillò paurosamente per poi crollare il 7 novembre 1940.

È il cosiddetto effetto risonanza.

Non è facile dare una definizione.
Diciamo che bisogna essere in due.

– Un sistema definito «oscillante» che abbia inerzia ed elasticità per esempio proprio il lampione, lo stesso ponte.
– Un sistema di sollecitazioni, per esempio una forza esterna, il vento.

Per frequenza (f) si intende l’inverso del periodo di ritorno di una oscillazione. Ovvero il numero di oscillazioni in un certo periodo.
La combinazione delle frequenze dei due sistemi produce in particolari situazioni una «amplificazione» dell’effetto risultante.



ESEMPIO DELL’ALTALENA

Se spingete vostro figlio, dopo un certo periodo l’altalena ritorna nella posizione di partenza. Ora se applicate una spinta e poi un’altra ancora ogni volta che ritorna vuol dire che il periodo o frequenza della oscillazione dell’altalena è uguale al periodo o frequenza della spinta.
Altalena e spinta sono in risonanza, in sincronismo.

fo = fs

Ogni volta che spingi l’altalena, la forza esterna si aggiunge a quella del moto dell’altalena. Se poi l’ampiezza della spinta è molto superiore alla resistenza di assorbimento dell’altalena, l’altalena si capovolge.

E’ quello che è successo al ponte Tacoma. Al raggiungimento della frequenza di risonanza il ponte ha iniziato ad oscillare. Poi l’ampiezza della forza del vento maggiore della resistenza meccanica del ponte lo ha distrutto.

E’ successo anche al ponte di Angeres (Francia) che venne attraversato da centinaia di soldati che marciavano al passo militare. La frequenza del passo dei soldati fece vibrare la struttura alla sua frequenza di risonanza. Quindi, l’oscillazione del ponte si amplificò sempre di più durante il passaggio, fino a staccarlo dai punti di ancoraggio.

Se una onda sismica è lieve ma si prolunga per molti minuti con una frequenza costante, gli edifici che hanno la stessa frequenza di risonanza oscillano di più rispetto agli altri. La intensità fa il resto.

Possiamo quindi dire che la risonanza provoca un aumento significativo dell’ampiezza delle oscillazioni con un effetto amplificazione.

Le cose sono più complesse.

Semplificando al massimo, in un sitema armonico semplice (massa vincolata ad una molla o un pendolo) sollecitato da un forza esterna si ha risonanza quando:

Fcos2πfst = Acos2πfot – kx – rdx/dt

Dove F è la sollecitazione, A la massima ampiezza consentita al sistema oscillante.
fs è la frequenza della sollecitazione.
fo è la frequenza del sistema oscillante.
k è una costante che tiene conto la forza di richiamo della molla.
r è una costante che tiene conto della resistenza all’avanzamento dx/dt.

per  kx, rdx/dt trascurabili rispetto a F e con F=A le ampiezze delle oscillazioni si ottiene:

fs = fo

per F >A. il sistema si amplifica e collassa.



RISONANZA DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Nei ponti sospesi, la risonanza può verificarsi quando le vibrazioni del ponte causate dal vento interagiscono con il flusso stesso del vento.

Determinare la frequenza di risonanza propria del Ponte è estremamente complesso.

Si parte con il flutter che si intende un fenomeno di instabilità aeroelastica dovuta ad autoeccitazione della struttura.

 A causa del vento e dei vortici da esso prodotti, la struttura (impalcato di un ponte sospeso) inizia ad oscillare, sia verticalmente che torsionalmente.

Tale fenomeno dipende anche dalle variazioni delle forze aerodinamiche che patisce l’impalcato a causa delle sue stesse oscillazioni che si sono innescate.

Ogni impalcato ha proprie caratteristiche strutturali, dalle quali dipende la risposta della struttura, e soprattutto dipende la velocità critica dei venti per instabilità da flutter.

Nel caso in cui il rapporto tra i valori del primo periodo flessionale e del primo periodo torsionale, sia vicino ad 1, si hanno maggiori probabilità di avere instabilità. 

Nel caso del ponte sullo Stretto di Messina sappiamo che il primo periodo flessionale ha valore di circa 17 secondi (modo longitudinale antisimmetrico) mentre il primo periodo torsionale ha valore di 12 secondi (modo torsionale antisimmetrico), otteniamo un rapporto di 1.41 (qualcuno ha ottenuto 1.36, ma cambia poco).

Il tipo di struttura del Ponte (impalcato di terza generazione) presenta una modestissima resistenza al vento, ma è anche estremamente affidabile nei confronti dell’instabilità aeroelastica (flutter). In particolare, ingegneri che stanno lavorando al progetto, hanno ricavato una stima di velocità dei venti per instabilità da flutter in un range compreso tra 85 e 91 m/sec, venti tipici di uragani forza 4 o 5, che lo Stretto non vedrà mai. (estratto dal sito Il Ponte sullo stretto News)

La frequenza di risonanza per il Ponte sullo Stretto di Messina non è un dato pubblico e specifico, dipende da fattori come la struttura, la massa e le caratteristiche del vento. 

Tuttavia, la progettazione ha integrato studi e test per garantire che le frequenze di risonanza siano controllate e non vengano mai raggiunte le condizioni di instabilità aeroelastiche. 

In sintesi, la specifica frequenza di risonanza per un ponte di tale complessità è un dato tecnico che si basa su rigorosi studi e test che non vengono resi pubblici. 

L’attenzione è posta sulla garanzia che la struttura rimanga sicura e stabile anche nelle condizioni di vento più estreme. 

A scopo semplicemente informativo vengono rilevate le frequenze proprie di ogni struttura (per ogni grado di libertà otteniamo una frequenza propria, ovvero un modo di vibrare)

In un complesso sistema matriciale viene tenuto conto la inezia delle masse, il grado di smorzamento e di rigidezza, i vettori dei gradi di libertà del sistema e i vettori delle forze applicate

Questo complesso sistema di equazioni del moto, una per ogni oscillatore sono equazioni differenziali del secondo ordine dal quale è possibile ricavare le frequenze proprie di oscillazione della struttura.

In sostanza, dalla equazione della oscillazione propria della struttura rapportata alla oscillazione prodotta dal vento sulla struttura

Fcos2πfst = Acos2πfot – kx – rdx/dt

Il modo migliore per dare sicurezza al ponte si cerca di fare in modo, (una volta conosciuta la massima intensità del vento che incide sulle strutture, il momneto flettente sulle travi e pilastri), di rafforzare la forza di richiamo kx e la resistenza all’avanzamento rdx/dt, alzando così la frequenza di risonanza..

Non è difficile, infatti, calcorare il momento esercitato dalla forza del vento sulla superfice del ponte e ricavare le reazioni vincolari.(come avviene in una insegna pubblicitaria incastrata al muro).

Ad esempio, delle variazioni sulla rigidezza degli elementi strutturali, travi e pilastri.



RISONANZA ELETTRICA

E’ interessante notare che la risonanza è usata nelle telecomunicazioni.

Un esempio, infatti, è l’antenna per la TV o anche un’antenna radio.
I segnali tv e radio sono emissioni elettromagnetiche su specifiche frequenze.
Per intercettare queste frequenze sia la radio quanto la tv usano dispositivi di ricerca di specifiche frequenze.

Quando la frequenza del segnale viene intercettata si ottiene la frequenza di risonanza.

Come avviene questo?
Ogni circuito risonante (come un circuito RLC) ha una frequenza alla quale l’impedenza è minima e la corrente fluisce più facilmente.

Per sintonizzarsi su una stazione, si deve far sì che la frequenza di risonanza del circuito coincida con la frequenza della stazione radio che si vuole ascoltare.

Il circuito di sintonia include un filtro passa-banda la cui frequenza centrale può essere regolata.

Questa regolazione si ottiene variando il valore di un condensatore o di un induttore all’interno del circuito, spesso utilizzando un condensatore variabile.

Faccio un esempio

Calcoliamo il valore del condensatore per sincronizzarsi con un segnale radio di 103.2 Mhz.

Se in generale vale V=ZI
con
Z=R+j(XL−XC).
Dove XL=ωL  
XC=1/ωC

in condizioni di risonanza, cioè quando XL=XC
si ha

Z=R
Esplicitando: XC=XL
ωL=1/ωC

Risolvendo rispetto alla pulsazione ω e ricordando che ω=2πf

Un radio è un circuito RLC con L= 1.4 μH.

Se consideriamo trascurabile la resistenza R

Elevando tutto al quadrato la equazione della frequeza si ottiene

2f2 = 1/LC
C = 1/4π2f2L

Inserendo i dati si risolve facilmente

C = 1.7 pF

Questo valore la radio lo può ottenese con una sintonia automatica o manuale con un condensatore variabile.



RISONANZA MAGNETICA

Il termine risonanza è improrio. Preso in prestico dalla fisica. La risonanza magnetica utilizza le proprietà fisiche della “risonanza” come interazione tra le proprietà nucleari e i campi magnetici e le onde radio.

La RM serve a stimolare i nuclei degli atomi di idrogeno nei tessuti. I segnali riflessi sono poi elaborati per creare immagini molto dettagliate. 


Ritorna a IngegneriaRitorna a Home Page

]]> https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/09/03/risonanza-effetti-sul-ponte-dello-stretto-di-messina/feed/ 0 39404 silvanodonofrio Le proporzioni, facili https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/08/04/le-proporzioni-facili/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/08/04/le-proporzioni-facili/#respond Mon, 04 Aug 2025 17:12:45 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39279 Continua a leggere ]]>


1 – A cosa servono le proporzioni
2 – Cosa sono le proporzioni
3 – Proprietà delle proporzioni
4 – Calcolo del termine ignoto
5 – Conclusione


A COSA SERVONO LE PROPORZIONI?

Non solo a fare rapporti di misure come in figura, ma principalmente nei calcoli pratici quotidiani.

Il mio amico Pietro che abita difronte casa mia fa il pescivendolo ambulante con il suo Doblò Fiat rosso.
Almeno una volta a settimana mi citofona, e così scendo a comprare.

“Che hai di buono oggi?”
“Orate fresche”
“A quanto le fai”
“25 euro al chilo.”
“Ok pesamene 2, le più piccole”
“Quanto pesano?”
“800 grammi”
“Quanto ti devo?”
“20 euro”

C’è da dire che Pietro non ha nemmeno la 5 elementare, eppure è stato in grado di fare il prezzo in un istante. Fortuna o cosa. Come ha fatto? E’ un matematico?
Certo che no, ha usato il cosiddetto “calcolo della serva”. Calcolo fatto a mente o con pochi mezzi senza carta e penna, per stimare rapidamente una cifra o una quantità. Quella stima dell’ordine di grandezza che a noi elettrotecnici ci hanno inseganto alla Università.

Se il prezzo fosse stato 20 € al chilo, 800 gr sarebbero costati 2×8=16 euro. Manca la frazione di 5 euro al chilo: 8×5/10= 4 euro che aggiunti ai 16 fa per l’appunto 20 euro. Semplice.

I calcoli che Piero ha fatto a mente, matematicamente si insegnano alle scuole medie inferiori. Si chiamano proporzioni. E quest’anno dovrò insegnarle a mio nipote che va alle medie.



COSA SONO LE PROPORZIONI?

La proporzione è una uguaglianza fra due rapporti. Tipicamente una proporzione è espressa nella forma a : b = c : d, che si legge «a sta a b come c sta a d

In modo equivalente essa può essere espressa come uguaglianza tra frazioni nella forma /b = /d



PROPRIETA’ DELLE PROPORZIONI

Se abbiamo quattro numeri, quantità o grandezze a, b, c, d, allora

Esempio 1

80 sta a 40 come 2 sta a 1

80 / 40 = 2 / 1

80 / 40 = 2

2 / 1 = 2

80 : 40 = 2 : 1

Esempio 2

2 sta a 4 come com 5 sta a 10

2 : 4 = 5 : 10

4 * 5 = 20 prodotto dei medi

2 * 10 = 20 prodotto degli estremi

Il prodotto dei medi è uguale al prodotto de3gli estremi.



CALCOLO DEL TERMINE IGNOTO

Data una proporzione contenente un termine incognito x, è possibile calcolare tale termine tramite la proprietà fondamentale delle proporzioni: il prodotto dei medi è uguale al prodotto degli estremi e la regola del permutando.
Applicando tale proprietà si ha come conseguenza, infatti, che:

x : b = c : dx d = b cx = b c / d
a : x = c : dx c = a dx = a b / c
a : b = x ::dx b = d ax = a d / b
a : b = c : xx a = c bx = b c / a
a : x = x :dx2 =a dx = √a d

Esempio 3

Ora l’esempio del mio amico pescivendolo.

ab=cx
1000 grammi di pescecostano 25 eurocome 800 grammi di pesce costano x euro

Esempio 4

ab=cd
3 giorni di lavoro stanno a 500 eurocome x giormi di lavoto stanno a 15000 euro

Ecco una semplice regola mnemorica. In una proporzione:



CONCLUSIONE

Quanto è stato bravo il mio amico pescivendolo pur non conoscendo nessuna di queste regole.

Ritorna a MatematicaRitorna a Home Page

]]> https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/08/04/le-proporzioni-facili/feed/ 0 39279 silvanodonofrio A4 https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/07/13/a4/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/07/13/a4/#respond Sun, 13 Jul 2025 17:28:12 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39253 Continua a leggere ]]>
Ritorna a MatematicaRitorna a Home
]]>
https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/07/13/a4/feed/ 0 39253 silvanodonofrio
Arricchimento uranio, facile. https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/06/24/arricchimento-uranio-facile/ https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/06/24/arricchimento-uranio-facile/#comments Tue, 24 Jun 2025 16:14:26 +0000 https://silvanodonofrio.wordpress.com/?p=39100 Continua a leggere ]]>




Menù

I bombardamenti sull’Iran da parte di Israele hanno portato nuova attenzione sul programma nucleare iraniano e sulla possibilità che porti alla produzione di bombe nucleari.

L’uranio
Isotopi
Fissione nucleare
Arricchimento dell’uranio
Limite dell’arricchimento controllato
Massa critica
Fusione del nocciolo – Rimedi
Le centrifughe
Conclusione



L’uranio

L’uranio è un metallo pesante e radioattivo presente in natura in quantità molto piccole, diffuso in modo uniforme nella crosta terrestre.

L’uranio (U) ha numero atomico 92; è un metallo radioattivo e tossico. In natura si trova in forma pura color bianco-argento metallico. Nella tavola periodica lo troviamo nella serie degli attinidi.

  • L’uranio fu il primo elemento fissile (ovvero può subire fissione nucleare – rottura del nucleo – con conseguente rilascio di energia e neutroni). scoperto in natura; questa proprietà lo rende la principale materia prima per la bomba nucleare, spesso impropriamente detta “atomica”.
  • L’uranio è importante anche per la datazione radiometrica dei fossili: mediante il decadimento dell’uranio-238
  • L’uranio fonde a 1132 °C




Isotopi

In chimica, gli isotopi sono varianti di un elemento con lo stesso numero atomico (stesso numero di protoni nel nucleo) ma con diverso numero di massa (diverso numero di neutroni nel nucleo). In altre parole, gli isotopi di un elemento hanno lo stesso numero di protoni, ma differiscono nel numero di neutroni, il che influisce sulla loro massa atomica. 

  • I tre isotopi principali presenti in natura sono l’uranio-238 (238U), l’uranio-235 (235U) e l’uranio-234 (234U)
  • L’238U è il più abbondante, costituendo circa il 99,3% dell’uranio naturale
  • l’235U rappresenta circa lo 0,7% ed è l’unico isotopo fissile presente in natura.
  • L’234U è presente in quantità molto piccole.

238 – 235 -234, corrispondono al numero di massa.




Fissione nucleare

Prendiamo un atomo di uranio e lo spogliamo degli elettroni. Si arriva al cuore dell’atomo, dove si trovano le particelle fondamentali coinvolte nel processo nucleare che possiamo immaginare come una massa (neutroni) con alcune masse (neutroni) più piccole. Praticamente due isotopi dell’uranio.

Il punto chiave è la differenza tra due isotopi dell’uranio: l’uranio 235 dall’uranio 238.
L’uranio 238 è stabile e “non si spacca, questo nucleo è molto saldo”. Ma togliendo tre neutroni da questo isotopo si ottiene l’uranio 235, che ha una caratteristica fondamentale: “Nel momento in cui levo alcune particelle e ho l’uranio 235, riesco a spaccare il nucleo e quando spacco il nucleo emetto una quantità di energia enorme.”

La fissione nucleare è, dunque, una reazione nucleare in cui il nucleo atomico di un elemento chimico pesante decade (si trasforma) in nuclei di atomi di numero atomico inferiore, e quindi di minore massa, con emissione di una grande quantità di energia e radioattività.

  • Un atomo di uranio-235 ( materiale fissile ) viene bombardato con un fascio di neutroni a bassa energia.
  • Il nucleo dell’atomo che ha assorbito il neutrone aggiuntivo si scinde in due atomi più leggeri e libera due o tre neutroni.Questo fenomeno è detto fissione nucleare.

L’energia complessivamente liberata dalla fissione di 1 nucleo di 235U è di 211 MeV, una quantità elevatissima data dalla formula di Einstein E=mc2

{\displaystyle E=M_{^{235}U+n}c^{2}-M_{P}c^{2}}

dove la prima massa M è la massa del sistema formato dal nucleo di 235U e dal neutrone incidente (sistema che si assume fermo nel riferimento del laboratorio), la seconda massa Mp è la somma delle masse dei nuclei e dei neutroni prodotti e c è la velocità della luce nel vuoto.

ALCUNI PRINCIPALI USI DELLA FISSIONE NUCLEARE

  • Le centrali nucleari utilizzano la fissione controllata per generare calore ad usao civile, che viene utilizzato per produrre vapore e, quindi, energia elettrica.
  • La fissione è anche alla base della tecnologia delle bombe atomiche, dove la reazione incontrollata produce un’esplosione di grande potenza come la bomba nucleare.
  • La fissione nucleare è studiata in vari campi della fisica e dell’ingegneria nucleare per comprendere meglio le proprietà della materia e sviluppare nuove tecnologie.
  • La fissione nucleare può essere utilizzata per produrre isotopi radioattivi utilizzati in medicina, industria e ricerca.



Arricchimento dell’uranio

Questi grafici mostrano le proporzioni relative di uranio-238 (blu) ed uranio-235 (rosso) a diversi livelli di arricchimento.

LA REAZIONE A CATENA CONTROLLATA

I neutroni liberati dalla reazione nucleare dopo la fissione si muovono nello spazio circostante.

Se nel percorso incontrano un altro atomo di uranio 235, sono a loro volta assorbiti e innescano un nuovo processo di fissione che libera altri due o tre neutroni. La reazione si auto alimenta in una reazione a catena.

La reazione controllata evita il surriscaldamento del reattore nucleare. Il reattore produce nel tempo una quantità di energia termica costante e non supera mai una soglia massima (Emax)

E’ il principio fisico alla base del funzionamento delle centrali nucleari termoelettriche a fissione.

LA REAZIONE A CATENA INCONTROLLATA

Il materiale fissile è concentrato in uno spazio ridotto per aumentare le probabilità di fissione. Non ci sono altri atomi oltre gli elementi fissili e alle sostanze moderatrici.

In queste condizioni ambientali i neutroni liberati sono assorbiti dagli altri atomi fissili ( isotopi di plutonio o uranio ) che, a loro volta, si scindono liberando altri neutroni.

Se il il materiale fissile è presente in abbondanza, il numero delle fissioni cresce esponenzialmente rilasciando una grande quantità di energia.




Limite dell’arricchimento controllato

Perchè una reazione a catena incontrollata avvenga, è necessaria una massa sufficiente di materiale fissile, chiamata massa critica. Superata questa massa, la reazione può procedere in modo esponenziale. 

Una reazione nucleare incontrollata è un processo in cui una reazione a catena di fissione nucleare si verifica in modo rapido e divergente, rilasciando una grande quantità di energia in un breve lasso di tempo. Questo fenomeno è alla base del funzionamento delle bombe atomiche e può verificarsi quando una massa di materiale fissile, come uranio-235 o plutonio-239, supera la sua massa critica. 

  • Il limite di arricchimento dell’uranio per una fissione controllata in reattori nucleari è generalmente inferiore al 20% di uranio-235.
  • Per i reattori ad acqua leggera, l’arricchimento tipico è compreso tra il 3% e il 5%. 
  • Arricchimenti superiori al 20% sono considerati ad alto arricchimento (HEU) e sono tipicamente utilizzati per applicazioni militari o per la ricerca.
  • Parte dell’uranio a medio arricchimento prodotto nelle nazioni nucleari più avanzate è utilizzato come combustibile per i reattori ospitati in navi e sottomarini da guerra, rappresentando di fatto un utilizzo indiretto di questo elemento per fini bellici.

In sintesi, un arricchimento dell’uranio superiore all’80% è un indicatore di potenziale utilizzo in armi nucleari e richiede controlli rigorosi per prevenire la proliferazione e garantire la sicurezza. 




Massa critica

I nuovi neutroni prodotti dalla fissione possono venire assorbiti dai nuclei degli atomi di uranio-235 vicini: se ciò avviene possono produrre una nuova fissione del nucleo.

Se poniamo: K = neutroni presenti in una generazioneneutroni della generazione precedente

{\displaystyle K={\frac {\text{neutroni presenti in una generazione}}{\text{neutroni della generazione precedente}}}}
  • Se tale numero è uguale a K=1 si ha una reazione a catena stabile ed in tal caso si parla di massa critica. 
  • Se tale numero è K<1 la reazione a catena è controllata
  • Se tale numero è K>1 il numero di neutroni si ha una reazione a catena in cui il numero di fissioni aumenta esponenzialmente e diventa incontrollabile.

La quantità K viene definita in fisica del reattore come il fattore di moltiplicazione efficace ed è fondamentale nel controllo del reattore stesso.

La massa critica è dunque quella concentrazione e disposizione di atomi con nuclei fissili per cui la reazione a catena si autoalimenta in maniera stabile ed il numero complessivo di neutroni presente nel sistema non varia.

Se si varia tale “fattore di moltiplicazione” allora il numero di neutroni assorbiti può scendere, ed in tal caso la reazione si spegne, oppure aumentare, e si ha che la reazione cresce esponenzialmente ovvero non è più controllata.

QUANTITA’ DELLA MASSA CRITICA

La massa critica dell’uranio è la quantità minima di uranio, arricchito in 235U, necessaria per sostenere una reazione nucleare a catena. L’arricchimento, ovvero l’aumento della concentrazione di 235U, diminuisce la massa critica necessaria. Per l’uranio altamente arricchito (circa all’85%), la massa critica è di circa 50 chilogrammi, mentre per l’uranio arricchito al 20%, può salire a 400 kg, e al 15% a 600 kg

Esempi:

  • Uranio altamente arricchito (85%): Massa critica di circa 50 kg. 
  • Uranio a medio arricchimento (20%): Massa critica di circa 400 kg. 
  • Uranio a basso arricchimento (15%): Massa critica di circa 600 kg. 



Fusione del nocciolo, come si controlla una fissione nucleare

FUSIONE DEL NOCCIOLO

Il nocciolo di uranio, nel contesto di un reattore nucleare, è la parte centrale dove avviene la reazione di fissione nucleare. È composto da barre di combustibile nucleare, solitamente a base di uranio, che vengono bombardate da neutroni per innescare la fissione e produrre energia. 

Un nocciolo di uranio fonde quando il calore generato dalla fissione nucleare supera la capacità di raffreddamento del reattore, causando il raggiungimento della temperatura di fusione degli elementi combustibili. Questo fenomeno, noto come “meltdown” o fusione del nocciolo, può portare alla liquefazione del materiale radioattivo e a conseguenze potenzialmente gravi. 

In altre parole. La fusione avviene quando la reazione nucleare delle barre di zirconio che contengono il combustibile di uranio non è più controllata, il nocciolo radioattivo arriva a migliaia di gradi e inizia a liquefarsi.

Le cause di un guasto nel sistema di raffreddamento possono essere molteplici, tra cui: 

  • Guasti meccanici: Malfunzionamenti delle pompe, delle valvole o di altri componenti del sistema di raffreddamento.
  • Perdite:Rotture nei tubi o nei contenitori che trasportano il fluido di raffreddamento.
  • Eccessiva produzione di calore: Sovraccarico del reattore o aumento incontrollato della reazione a catena che porta a una produzione di calore superiore alla capacità di raffreddamento.

CONTROLLO DELLA FUSIONE DEL NOCCIOLO

La fissione nucleare si controlla regolando il numero di neutroni che partecipano alla reazione a catena. Questo si ottiene principalmente utilizzando barre di controllo fatte di materiali che assorbono neutroni, come il cadmio o il boro, che vengono inserite o estratte dal reattore per modulare la velocità della reazione. 

Ecco i passaggi principali per il controllo della fissione nucleare:

  • Assorbimento dei neutroni: Materiali come il cadmio, l’indio o il boro hanno un’alta sezione d’urto per i neutroni, il che significa che hanno una grande probabilità di assorbirli. 
  • Barre di controllo: Queste barre vengono inserite o estratte dal reattore per assorbire una quantità variabile di neutroni. 
  • Regolazione della reazione: Inserendo le barre di controllo, si riduce il numero di neutroni disponibili per la fissione, rallentando o fermando la reazione a catena. 
  • Moderatori: In alcuni reattori, si utilizzano materiali chiamati moderatori (come acqua o grafite) per rallentare i neutroni, rendendoli più efficaci nel provocare la fissione. 
  • Raffreddamento. Un sistema di raffreddamento, spesso basato sull’acqua, è essenziale per rimuovere il calore prodotto dalla fissione e prevenire il surriscaldamento del reattore. 

In sintesi, il controllo della fissione nucleare si basa sulla capacità di manipolare il numero e l’energia dei neutroni per mantenere la reazione a catena sotto controllo, evitando sia che si spenga sia che diventi incontrollabile. 




Le centrifughe

L’arricchimento dell’uranio viene ottenuto grazie a un processo di centrifugazione.
L’uranio grezzo, denominato “yellowcake”, viene convertito in esafluoruro di uranio (UF6, gas ottenuto negli impianti appunto di conversione).
Questo viene poi introdotto nelle centrifughe degli impianti di arricchimento, che aumentano la concentrazione dell’isotopo U-235, il più leggero.

Uno dei metodi più usati per arricchire l’uranio è quello che si basa sulla differenza di peso degli isotopi.

Il gas UF6 viene introdotto in centrifughe ad alta velocità. La forza centrifuga separa le molecole di UF6 contenenti U-238 (più pesanti) da quelle contenenti U-235 (più leggere). Le molecole più leggere si concentrano verso il centro della centrifuga, mentre quelle più pesanti si spostano verso l’esterno

La differenza di densità tra le due componenti è molto bassa e occorre far girare la centrifuga a velocità altissima (50 000 giri al minuto), mettendo a dura prova il materiale di cui è composto il rotore.

Il gas entra dall’alto. L’uranio-235 più leggero tende a rimanere vicino all’asse e l’uranio-238, più pesante tende a spostarsi verso la parete. La temperatura del rotore è più elevata verso l’alto, in modo tale che si instauri una lenta circolazione naturale che faciliti la separazione.

Il raggio del rotore è dell’ordine di 10 centimetri e l’altezza supera di poco il metro. Gli stadi sono pochi decine di volte meno di quelli richiesti dalla diffusione gassosa, ma per ogni stadio vi devono essere migliaia di centrifughe.

Ovviamente la separazione isotopica indotta dalla forza centrifuga che si crea per la rotazione del rotore verticale avviene in senso radiale (orizzontale).
In assenza di questa circolazione verticale, l’estrazione della centrifuga degli isotopi separati risulterebbe difficoltosa, mentre, proprio grazie alla sua presenza, il gas arricchito può essere estratto dalla parte superiore della centrifuga e quello impoverito dal fondo.

A tutt’oggi sono ancora in buona parte coperti da segreto molti dei dati relativi a dimensioni e velocità delle attuali centrifughe, come pure quelli sui materiali adottati e sui dettagli del progetto meccanico.

Conclusione

L’Iran possiede 14.689 centrifughe nucleari avanzate, principalmente installate a Natanz e Fordow. La maggior parte di queste centrifughe sono dispiegate presso l’impianto di arricchimento di combustibile di Natanz. Tuttavia il numero preciso delle centrifughe e i luogi di arricchimento dell’uranio non sono del tutto conosciuti.

È per questo motivo che nei suoi primi bombardamenti Israele ha preso di mira i siti iraniani che utilizzano migliaia di centrifughe, come quello di Natanz, nel nord del paese, dove si ritiene che l’Iran avesse superato l’80 per cento in alcuni test (per arrivare al 60 per cento occorrono mesi, mentre da lì al 90 per cento sono sufficienti settimane, perché la maggior parte del lavoro di separazione è già stata fatta). Ed è anche per questo che sono intervenuti gli Stati Uniti, che dispongono di bombe più potenti che hanno raggiunto le centrifughe in un altro sito, quello di Fordo, costruito sotto una montagna.




Torna a IngegneriaTorna a Home Page

]]>
https://silvanodonofrio.wordpress.com/2025/06/24/arricchimento-uranio-facile/feed/ 1 39100 silvanodonofrio {\displaystyle E=M_{^{235}U+n}c^{2}-M_{P}c^{2}} {\displaystyle K={\frac {\text{neutroni presenti in una generazione}}{\text{neutroni della generazione precedente}}}}