L’uomo con la barba folta e bianca sorseggiava il suo solito tè caldo, seduto al solito posto in quel bar della stazione della sua città che ormai era solito frequentare aspettando. Ma in attesa di cosa? Domanda che si poneva da ormai tre mesi la ragazza che lavorava in quel bar. Bar di una stazione significa scontrarsi con tante vite; passato, presente e futuro di chi viaggia verso mete ignote, luoghi mai visitati e terre di origine che con la voce pregna di nostalgia ti richiamano al luogo che ti ha visto nascere, crescere e partire mentre l’attenzione della ragazza per tutti quei mesi era sempre rivolta verso un signore silenzioso con in mano la sua tazza di tè e attento a non perdersi i dettagli dei passanti che osservava correre da una direzione all’altra. Da contratto non si sarebbe mai potuta permettere di ficcare il naso nelle vite altrui ma la curiosità ardeva dentro lei come fuoco. In un pomeriggio di metà ottobre, all’incirca alle quattro e mezza del pomeriggio quando ormai per il sole bisognava aspettare un nuovo giorno, il signore seduto al solito posto stringendo tra le mani la tazza calda e lo sguardo fisso su chi di fretta prendeva il treno o correva tra le braccia di chi amava, la ragazza pronta per iniziare un nuovo pomeriggio di lavoro colse subito l’occasione di puntare l’occhio sulla sedia puntualmente occupata dal signore silenzioso. Passarono i giorni e il bar si dipinse dei colori del Natale con canzoni americane di sottofondo e le decorazioni che abbracciavano il locale. Vestiti più pesanti, mani fredde e nervosismo per il periodo più impegnativo dell’anno ma il signore continuava a stare lì; stessa bevanda, stesso sguardo attento e senza battere ciglio non trapelava nessun cambiamento nella sua espressione. Jingle Bell in sottofondo, i bambini con occhi brillanti che stringevano le mani dei loro genitori con la tensione di chi ha qualcosa di importante che lo aspetta; beati loro che vivono con l’ingenuità di chi aspetta di ricevere il proprio dono dall’uomo più amato del mondo. La ragazza del bar sotto tensione delle centinaia di persone che incontrava in ora e ora ma con la voglia di staccare e tornarsene a casa dalla propria famiglia. Un anno difficile, tra perdite e arrivi ma consapevole che la vita è un po’ come la stazione che la cullava con la sua frenesia. Musica natalizia continuava a suonare di sottofondo e il bar che iniziava a calmarsi con l’avvicinarsi della veglia della vigilia ma rimase colta di sorpresa quando vide arrivare il signore del tè che prendeva posto ma non il suo solito dato che era stato occupato da una coppia di giovani innamorati. Trovandosi da sola nel locale colse l’occasione non solo di portare il tè ma anche di offrire dei pasticcini all’uomo con la barba che ormai era diventato un po’ come suo nonno Domenico che riempiva il suo cuore di gioia quando lo vedeva sulla sua amata poltrona a fumare la pipa. L’uomo accolse la ragazza che teneva in mano il vassoio con uno sguardo pieno di sorpresa di chi non si sarebbe mai aspettato di essere servito con la sua bevanda preferita senza dover prima ordinare.
<<Se posso permettermi, questo lo offre la casa>> disse la ragazza timidamente abbassando lo sguardo per l’imbarazzo con la paura di essere fraintesa. L’uomo non smetteva di fissare la tanta bontà che si trovava sul vassoio nero per poi passare a osservare la ragazza davanti a lui. Il suo cuore si strinse forte e i suoi occhi colmi di amore verso un gesto tanto gentile da una perfetta sconosciuta.
<<Grazie. Sono piacevolmente sorpreso e grato di tanta gentilezza>> disse l’uomo con fare delicato. La ragazza colse l’occasione di chiedergli di più della sua vita, del perché era così tanto legato a quel bar da andare lì ogni pomeriggio dalle 16 alle 18 per assaporare un tè che alla fine si poteva gustare in un qualsiasi altro bar della città. Il signore con un gesto della mano invitò la ragazza a sedersi con lui e lei all’inizio titubante ma dopo aver controllato la situazione del locale decise per qualche minuto di sedersi e finalmente conoscere di più del signore che da cinque mesi a questa parte riempiva i suoi pensieri durante i suoi pomeriggi di lavoro.
<<Deve sapere signorina che in questa stazione mi sono innamorato di mia moglie. Binario diciotto, treno direzione Torino, orario della partenza sette di sera di un nove dicembre. Ci siamo conosciuti precisamente in questo bar mentre lei sorseggiava tè caldo e io bevevo il mio amato caffè. Vuole sapere la verità? A me il sapore del tè non mi piace per niente, come anche passare i pomeriggi dentro un bar ma tutto questo mi ricorda il sapore delle sue labbra, i suoi occhi brillanti al racconto delle mie avventure quando ero in viaggio con la mia squadra di lavoro e le sue mani che toccavano delicatamente le mie promettendomi di continuare a esserci nonostante la distanza. Vuole sapere che fine ha fatto? non lo so neanche io. Un giorno ha deciso che non era più tempo per noi e mi ha lasciato solo su questa sua amata terra. Vuole sapere la verità? A me la vita mi è sempre stata stretta e per questo vivevo per lavorare e non lavoravo per vivere. Ironia della sorte? Adesso aspetto che finisca la mia giornata lavorativa per rifugiarmi tra le mura di questo caldissimo bar e lasciare che le vita degli altri mi cullino nella speranza che amori come il nostro abbiano un finale migliore. Signorina, lei è innamorata?>> la ragazza rimase spiazzata ancora con la speranza di metabolizzare presto quel racconto colmo di rimpianto che l’uomo finalmente era pronto a lasciare andare per godersi finalmente la vita e non lasciando che il tempo che è stato si divorasse ciò che non è stato.
<<Non lo so. Mi fa paura l’amore>>
<<Lei ha paura di respirare? No. Vuole sapere il perché? Perché non è possibile vivere senza come non è possibile vivere senza amore. Si fida di me, è il motore che muove il mondo, questo bar, il suo gesto verso di me, la mia sincerità verso lei. Cosa sarebbe questa stazione senza persone che amano? Probabilmente un luogo privo di emozioni da morire come una pianta senza acqua per molto tempo. Lei coltivi la passione, si nutra del dolore e non lasci appassire la speranza che tiene il peso di questo mondo stanco. Signorina, non si senta triste per un uomo come me che ha perso tempo dietro ciò che è materiale ma stasera torni dalla sua famiglia, chiami la sua persona e passi un bel Natale>>
<<Signore, come passerà il suo Natale>>
<<Gustandomi del buon tè insieme a mia moglie che vive dentro ogni giorno dentro me. Non abbia paura di morire quando non c’è neanche più tempo per vivere>>
Buon Natale 🙂