
Insolente la solitudine
tra le braccia dell’angoscia
intona un sìncrono canto
sulle tranquille acque
che scolorano i latenti risvegli.
Da lontano,
inquiete le emozioni addìtano
i battiti del tèmpo,
brindando in calici amari:
ancóra ci amavamo,
quando i campi fioriti
brulicavano
di papaveri scarlatti
e l’olezzo delle rose
si effondeva,
mentre si adombra il futuro,
riflettendo un cielo plùmbeo,
nel suo inarrestabile fluire
di pàlpitanti attése
e allettanti promesse.
Nell’evolversi delle aspettative,
ritorna il passàto,
in un continuo gioco…
@ Rosemary3

















