Aveva bisogno di qualcosa di nuovo per cui stare sola e, soprattutto, sentirsi bene da sola? Ha sempre pensato fosse così.
É bastato un attimo. Per capire che qualcosa può farla stare bene, le dà soddisfazione, basta un attimo. Un respiro. Ed eccola assuefatta da qualcosa che non conosceva, ma che bramava sempre di più.
Non era mai abbastanza. Mai abbastanza.
Non sapeva che cosa fosse, che mondo fosse riuscita a scoprire, ma si sentiva un eroe per aver trovato finalmente l’antidoto alla sua guerra. Era felice come se avesse tirato i dadi e le fosse uscito un doppio-sei. Poteva tirare di nuovo i dadi. Sperare in un altro doppio per ritirare.
Ritirare.
Ritirare ancora.
In realtà sono poche le volte in cui il doppio-sei esce due o più volte di seguito. Spesso l’opportunità di tirare il dado di nuovo é quella cosa per cui poi si finisce in prigione o si paga pegno. La gabbia.
E fu così.
Era stata messa in gabbia da qualcosa che aveva creato lei stessa. Per stare bene.
Il suo doppio-sei. Il suo antidoto.
La rabbia di quando capisce che cosa fa. La rabbia per essere andata oltre. La rabbia per non aver capito prima. La delusione di non riuscire più a farne a meno. La delusione di non riuscire ad ammetterlo davanti a nessuno. La rabbia e la delusione.
La rabbia.
La delusione.
Ogni volta promettendo di non farlo più, ricordando il sentimento provato quando tutto era finito, l’ultima volta. Voglia di scomparire.
Nascondere tutto.
Ma non c’é mai niente da fare.
Alla fine é insoddisfazione tutto il piacere che sente all’inizio. Perché essere dipendente da qualcosa, significa non farsi bastare le sensazioni provate la prima, la seconda, la centesima volta che ne fa uso per il suo scopo.
Alla fine é l’insoddisfazione di non aver provato nulla di nuovo. Nulla di diverso dalla millesima volta prima.
Insoddisfazione. Ecco ciò che le rimaneva.
Ecco ciò che le rimane.