Pare il tempo un cui tutto è patologia, tutto è categorizzato. Ogni forma espressiva, perché esista, sembra necessario abbia un nome: se non ha un’etichetta, non esiste (ciao Kant, ciao Aristotele).
Cosa sei?
Cos’hai?
Di dove sei?
Cosa fai?
Domande basiche la cui risposta determina una cascata di elaborazioni da parte di chi ascolta – stile Matrix, parete nera con letterine verdi che scendono e formulano cose.
Io vorrei due cuori e almeno due vite, parallele e contemporanee.
Pensandoci meglio, probabilmente sarebbe più intelligente ottenerne almeno tre, di vite, così una la terrei di scorta.
Determinare una certa identità personale mi mette ansia, vera ansia. Ansia da tachicardia, quella che istintivamente tendi a domare ed anticipare, spostando il pensiero altrove.
Non sono abile nell’atto della condivisione di spazi. È qualcosa che mi piace poco e anche raramente.
Non sono stata educata a questo principio,… forse è che non sono cattolica (ecco una categoria).
Sono cresciuta in un contesto in cui mia madre non prestava nulla, ma piuttosto comprava ex novo e donava, in un atto di apparente generosità (è una cosa che faccio anch’io, pari pari, uguale uguale). Lei stessa, per oltre 30 anni ha avuto una relazione fissa con un uomo con cui non ha mai voluto condividere il tetto.
Ragionavo su cos’è l’amore, dopo aver letto melense frasi si Instagram ed ecco, sì, per me l’amore è condivisione. Una delle cose più difficili per me, che riservo a poche anime che probabilmente non immaginano quanto sia complesso per me aprire quel varco e lasciare che entrino.
È per questo che non amo tutti, per questo non sono adatta a stare in contesti massivi, in situazioni amorfe in cui non ho riferimenti affidabili. È difficile dire cosa sono, qual è la mia patologia, cosa faccio.
Posso dire cosa sono e appena conclusa la frase vorrei già dire l’esatto opposto, perché dipende dai momenti, dai giorni, da chi c’è davanti a me.
Vorrei dire che ho una patologia comportamentale, neurologica, Sì sono un Asperger anch’io, ma poi chi glielo spiega che scherzavo, ma non si scherza con queste cose, come ti viene in mente, pensavo fossi seria.
Eh. Come concludo?
Così.