
Scrivevo bene.
L’ho realizzato come una sorpresa, come uno scroscio di pioggia improvviso mentre sei distratto.
Ho seppellito questo da tempo, ho provato a tornare da venti contrari e ragnatele di nebbia.
Ma non è bastato volere. O non volevo abbastanza.
Questo era il mio sogno. E seppellire i sogni non è facile, ci provi, piazzi un mucchietto di foglie secche e terriccio e speri di non vederli. Ma poi sono lì, il vento e il sole li hanno riportati alla luce.
Il dolore, le risa, le voci fuori, le dita che scorrono distratte su libri che non hai dimenticato.
Ho sepolto parole, persone, viaggi, ricordi. Ho sepolto slanci.
L’ho fatto per sopravvivere a loro. Non so. L’ho fatto.
E dopo un traguardo molle e facile da raggiungere, che non lo cerchi ma arriva, le gambe sono ansiose di continuare a correre.
Scorrere. Ho continuato a farlo in questi anni.
Trasformandomi in qualcuno che mi somiglia, che porta i miei vestiti, i miei occhiali.
Ma che non sono io.




Pagine della mia vita si aprono tutti i giorni. Basta una parola, una canzone, una frase ascoltata, un profumo e si aprono, inaspettate.
Il tempo che mi è concesso per questi momenti, del tutto superflui a guardarli con occhio severo, non c’è.
E quindi mi aggancio alle piccole gioie, quelle che si leggono e si vedono, quelle che durano il tempo di leggere una mail, di corsa, mentre si vorrebbe essere altrove magari.
Pagine che senza non sarei la donna che sono. E rimangono non sfogliate.
Che sfogliare e non avere il tempo di immergersi è come assaggiare un piatto prelibato e rimanere con la voglia di un bel boccone. Di sentire il sapore espandersi all’interno del palato.
Un assaggio sia quindi.
Oggi ho viaggiato con il pensiero sino in Nuova Zelanda. Ho una coppia di amici che ci vivono, sposati da poco. Lei slovacca, lui neozelandese. E ironia della sorte oggi c’è Slovakia-New Zealand e lei nell’inverno neozelandese, nella sua Christchurch, isola sud, provincia, senza riscaldamento centralizzato, in una casa che non può comprare perché non lavora ancora, senza gas per riscaldare, solo con l’elettricità, ha organizzato un party alle 11,30 di sera, ora in cui lo trasmetteranno lì, per tifare da sola per la sua Slovakia.
Ho pensato che siamo nello stesso girone dei mondiali di calcio.
Come nella stessa vita.
Come pagine dello stesso libro.
E quel poco che ci unisce ci basta, il resto possiamo toglierlo.
Le distanze, le abitudini, le stagioni.
(E.)









