| CARVIEW |
Sì però capisciammè 🙂 Hai ragione a dire che in realtà trip-hop e DJing sono connessi… basta prendere Ninja Tune. La mia affermazione é da mettere nel contesto del commento precedente. Se è vero che DJing e Trip-Hop sono connessi non è però vero che sia proprio il DJing a caratterizzare il Trip-Hop. Dato che come pratica la troviamo praticament ei tutti i generi della Dance Elettronica e in gran parte delle loro connessioni extra-dance, come appunto il Trip-Hop. Insomma hai certamente ragione a protestare sulla leggerezza della mia affermazione, ma allo stesso tempo devi capirla nel contesto dell’uso così “ideologico” della parola DJ nel commento precedente.
]]>E secondo te da dove nascono Del Naja e compagnia? Mai sentito parlare del Wild Bunch? Presumo di si. Collettivo composto prevalentemente da dj folgorati dalle gesta di gente come Grandmaster Flash in Wild Style. ]]>
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mi permetto di riportare il post perchè di consultazione pubblica alla pagina
https://lists.aimi-musica.org/pipermail/aimi/2006-October/000353.html
. “la dodecafonia si conferma oggi una strada chiusa”. Arrivare a
dirlo novant’anni dopo la sua introduzione non mi pare un gran
risultato “dal punto di vista fisico, biologico, e neurale”. Non
sembra all’autore che innovazioni ritmiche e “rumore” siano stati
assai più influenti nella musica del novecento di quanto lo sia stato
il metodo seriale?
. La tesi del prossimo libro sarà forse “punk’s not dead?”. Gli
accordi dei Sex Pistols sono assai più fotogenici, dal punto di vista
dal brain imaging e delle neuroscienze, di quelli di Webern, mi pare.
. Perché è così difficile costruire sperimentalmente una scala
psicofisica delle altezze (come la scala mel [1])? Non sarà forse
perché è difficile per il soggetto non commettere l’errore dello
stimolo [2], cioè liberarsi dell’intreccio tra percezione e cultura?
. Il fisico americano Richard Taylor ha studiato sperimentalmente le opere pittoriche di Mondrian e Pollock, concludendo che il metodo,
teoricamente impostato, di Mondrian non ha riscontro nella percezione dei soggetti. Viceversa, lo spontaneismo di Pollock rivela una nattura frattale (la cui dimensione cambia in maniera monotòna in 25 anni di carriera) che può essere apprezzata. Possiamo forse dire che la fisica e la psicologia sperimentale dimostrano che la strada di Mondrian è chiusa, mentre quella di Pollock è aperta? Dice Taylor: “The recent investigations of Mondrian’s patterns indicate that peoples’ aesthetic judgments of his visual language are insensitive to the ways that his language is applied. It’s tempting to conclude that Pollock succeeded in the quest for natural aesthetics and that Mondrian failed. However, this interpretation doesn’t account for the enduring popularity of Mondrian’s patterns. Perhaps he succeeded in glimpsing through nature’s “veil” with an unmatched clarity and was able to move his lines around with a subtlety well beyond our current scientific understanding of nature? Just as art can benefit from scientific investigation, so too can science learn from the great artists.”
In merito alle virtù delle neuroscienze, si legge in [3] “as neurologist Semir Zeki points out, whether these changes in brain
function are responsible for the observer’s aesthetic experience is
“a question that neurology is not ready to answer”
Infine, avrei una domanda anche per l’editore: Perché pubblica
un’opera di divulgazione scientifica, contenente delle tesi così
forti, scritta da una persona che non si è mai sottoposta a peer
review nel settore scientifico di cui sta parlando [4]?
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Mel_scale
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia
[3] https://www.uoregon.edu/~msiuo/taylor/art/Taylorchaos_1.pdf#search=%22pollock%20mondrian%20and%20nature%22
[4] https://chimera.roma1.infn.it/G29/frova/FrovaHome.html
Rimango in attesa, af
]]>Le devo dare ragione sulla citazione: ho scritto “rispetta” invece di “rispecchia”. Non oso correggerlo per non invalidare i commenti e mi espongo al pubblico ludibrio per questo errore. Che non inficia minimamente gli argomenti del post.
È vero che non ho letto tutto il libro, ma ciò è dovuto al fatto che ho incontrato problemi così grandi già nell’introduzione che all’epoca non me la sono sentita di andare avanti. È una debolezza, lo so, ma a volte, nel caos della vita, succede. Il post poi è rimasto come promessa di commenti successivi più dettagliati, ma è caduto nel “dimenticatoio”, insieme al blog a cui appartiene, che è praticamente defunto.
Questo suo messaggio ha avuto se non altro il pregio di svegliarmi e di farmi decidere, almeno per fare ammenda, di leggere in toto il suo libro e di commentarlo qui o su Doppiozero, dove attualmente scrivo. Le assicuro che sono onorato di annoverarla tra i lettori, pur occasionali e scontenti, del mio blog.
Ci siamo dunque scambiati a buon diritto critiche di metodo, sia quelle da parte sua, giustissime, su come ho impostato l’articolo del blog, sia quelle che ho indicato nel post su come lei ha impostato la ricerca che espone nel suo libro.
Spero che avrà voglia di rispondere a queste critiche così come io ho risposto alle sue. Oppure forse vorrà attendere che io le elabori in modo più compiuto dopo che avrò finito di leggere il libro.
In ogni caso, spero che si possa aprire un dibattito interessante. Cordiali saluti.
Ma “noi” chi? Io non credo che il trip hop sia l’essenza della musica, ma un genere, ormai storico, come tanti altri. Non credo che tu abbia letto con attenzione il post e comunque non è che il trip-hop centri molto con i dj…
Ma tu personalmente sai cos’è una battuta? Evidentemente no, altrimenti non mi avresti fatto questa domanda, che onestamente ha poco senso…