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Questo blog ormai fa le bizze…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 1 agosto 2008
Partire, tornare, ripartire…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 31 luglio 2008
Due mesi di assenza da queste pagine. I post di giugno, come se non li avessi scritti. Nel frattempo: ho studiato per un concorso interno (che ho passato), ho scritto un articolo sull’utilità del latino nella scuola del terzo millennio, ho passato un week-end a Venezia, ho partecipato ad un convegno sulle intelligenze multiple, sono stato in vacanza una settimana in Olanda. Non ho frequentato la blogosfera. Un po’ me ne rammarico. Per gli amici, soprattutto.
…ripartire…
Mi sono messo d’impegno, stasera. Mi sono detto: “rinfresco un po’ il template, cambio qualcosina, aggiungo un po’ di foto dell’Olanda…” ed invece eccomi qua a scavolarmi perché non capisco come mai InternetExplorer mi fa vedere i commenti e MozillaFirefox no…
Senza commenti
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 23 giugno 2008
Notizia rinfrescante, nell’afa odierna. Magari nessuno la leggerà ma è significativo che scenda in campo una rivista abbastanza autorevole. Chissà se qualcuno aprirà gli occhi.
(Spiace notare che mr. Splinder ha eliminato il link inserendo uno strano numero javascript. Non ho colpa, cercherò di rimediare)
Intelligenza pratica
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 17 giugno 2008
Ho seguito un workshop sulle intelligenze multiple. Interessantissimo. Anche perché ho scoperto un’attività pratica molto utile in ambito didattico. Si tratta di trasferire sul concreto idee astratte oppure, più semplicemente, trovare nella vita quotidiana degli esempi ‘pratici’ tratti da opere di fantasia. Ad esempio: prendiamo una canzone di Fabrizio de André, a sua volta tratta dalla Spoon River Anthology. La canzone è Un giudice.
A voi il resto.
Curiosità
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 9 giugno 2008
Mi è capitato fra le mani il “modello ISFOL delle competenze trasversali”. Chi vuole può andarlo a vedere qui. Prestare attenzione alla penultima pagina, e riflettere su se stessi. Commenti in pvt, per la privacy, grazie.
Sono bravissimo
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 22 Maggio 2008
Questa affermazione mi viene spontanea quando considero la quantità di cose che NON so fare. Sono bravissimo nel NON saper fare.
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Le termiti (no, non le isole, quelle sono le Tremiti –dette anche Diomedee: tutt’altra cosa) sono insetti che con le loro robuste mandibole frantumano la massa legnosa e se ne nutrono.
Non so quante ne ho in testa.
Da ciò si intuisce : ormai il mio cervello è una massa legnosa e attualmente sta ospitando degli insetti che, nel loro piccolo, contribuiscono a mantenere bene l’ecosistema terrestre, di cui anch’io, modestamente ed immeritatamente, faccio parte.
Maggio 1968 – parte terza
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 19 Maggio 2008
Non se ne è fatto nulla. La prossima fine della scuola e l’inizio delle vacanze ci avrebbero diviso per qualche mese. A me è successo che sono stato rimandato in due materie: mi sono giocato l’estate e le probabili (solo sognate se non agognate, più che altro) avventure.
L’anno precedente i miei avevano deciso di andare per la prima volta in una località turistica dell’alto Adriatico e ci eravamo trovati così bene da riprometterci di andare anche l’anno successivo, appunto. Io mi ero inserito in una bella compagnia, la sera ci si trovava nelle ‘rotonde sul mare’ ad ascoltare -da fuori- la musica (c’era un complesso che suonava parecchi lenti ma poi si concedeva qualche uscita nel primo pop. E’ qui che ascoltai per la prima volta le canzoni dei Cream di Eric Clapton suonate dal vivo dalle band che venivano a ‘fare la stagione’ al mare). Un conogelato, o lo ‘stecco’, qualche bibita e tanta voglia di divertirsi insieme. C’era anche una ragazzina di Padova con la quale avevo iniziato una fitta corrispondenza…
Insomma, l’estate del 1968 l’ho passata in città: qualche bagno nella nuovissima piscina scoperta, qualche giro in bici; qualche sera, con i pochi rimasti, un paio d’ore a chiacchierare. Unica uscita, un fine settimana a trovare i nonni a Venezia. Non so se attribuire ciò che mi è successo al caso o ad una scelta precisa di mio padre: sabato mattina, me lo ricordo benissimo, facevamo una passeggiata dall’Accademia a San Marco. Giunti vicino a campo Manin mio padre dice testualmente “Chissà se c’è ancora quella libreria dell’usato che frequentavo da giovane” e mi porta in una calletta nascosta, (calle della Màndola, per i veneziani), dove trovo un negozio con la mercanzia disposta in un finto (?) disordine. Solo che erano libri impolverati, vecchie edizioni magari un po’ rovinate, qualche libro dell’Ottocento. Rovistando qua e là l’occhio mi cade su un autore di cui avevo da poco sentito parlare: Cesare Pavese. Per farla breve, mio padre mi compra quasi tutta l’opera dell’autore piemontese. Anni dopo, in una delle tipiche discussioni generazionali fra figlio e padre, si lamentò di quel fatto, dicendo apertamente che ero stato rovinato dalla lettura di quei libri. Non si era accorto, invece, che fra i libri che avevo preso si trovavano delle vere e proprie bombe ad orologeria: Kerouac, Ginsberg, Burroughs…
La politica… sempre lontana
Insomma, l’estate del 1968 fu per me una scoperta. Non certo quella che avevo vagheggiato, densa comunque di importanti cambiamenti.
Errata corrige
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 18 Maggio 2008
Pensavo di cancellare il post precedente. L’avevo anche dichiarato. Tornato dal convegno, ho deciso di lasciarlo, a futura memoria. I template cambiano, i post rimangono. Ciò che noi siamo dentro rimane, i nostri avatar cambiano.
grazie a
maddalena,
mario,
paolo,
daniele,
dario,
pasquale,
emma,
barbara,
stefano,
simona
e a tutti coloro che si sono con-fusi nell’esperienza di ibridamenti .
Un particolare ringraziamento anche ad una specie di deus ex machina: roberto aka “CA(RE)FOSCARI” per una certa sua passione…
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Ho trascorso la mattina di domenica navigando fra i post degli Ibridi. Mi dispiace essere arrivato in ritardo e di non aver avuto occasioni di un più intenso colloquio. Non ho scusanti, la colpa è solo mia. Ma quello che ho letto e visto mi ha convinto della validità di quanto ascoltato e metabolizzato durante il convegno di Venezia.
Al di là di quanto potrei dire io -il mio punto di vista sarebbe senza dubbio quello di un entusiasta e pertanto poco credibile- approfitto della gentilezza di Maddalena per riportare qui il frammento di un suo commento, che mi sembra ben riassumere lo spirito del convegno. Parole profetiche, scritte alcuni giorni prima.
“[…] Al convegno a Venezia secondo me emergerà netta una differenza: tra coloro che hanno continuato dall’Università a fare solo “teoria” senza aprire un blog e comunicare in rete, e coloro che invece hanno “praticato” l’ibridazione. (o perchè come blogger hanno aderito alla ricerca, o perchè come ricercatori hanno accettato l’idea di aprire un blog). La via di mezzo è l’ibridazione, appunto, la difficile sfida di apprendere continuamente dagli altri, dalla differenza, e di innovare attraverso lo scarto, attraverso lo scacco del proprio punto di vista… […]
Convegno a Venezia
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 15 Maggio 2008
[Notizia per gli addetti ai lavori]
sabato 17 c’è un interessate convegno a Venezia:
https://ibridamenti.splinder.com/post/16903824/17+maggio+2008…+pensiamoci+i
io ci sarò.
Maggio 1968, seconda parte
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 8 Maggio 2008
Che poi è forse dai primi rifiuti che nasce l’ansia da prestazione, il non sentirsi adeguati, il guardarsi vivere come se fossi dall’altra parte (è una cosa, questa che ho elaborato molti anni dopo, grazie al lavoro di insegnante: mi immagino, mi vedo, mi concentro sul mio sguardo, sui miei occhi, sui movimenti della testa e del corpo. Parlo e spiego, come fossi davanti a uno specchio).
Io ero negato per il ballo, lo ammetto: un palo nei lenti, una scimmia sgraziata nei veloci. Non sapevo dove mettere le mani, o meglio l’avrei saputo benissimo, ma mi sentivo bloccato e quindi nei lenti gesticolavo o lasciavo cadere mollemente il braccio lungo il fianco, tenendo l’altro delicatamente sulle spalle della sfortunata (o fortunata, dipende dai punti di vista). E’ lì che ho cominciato a fumare: la sigaretta permetteva l’occupazione di una mano per la durata del lento.
Una volta ho azzardato un approccio un po’ più concreto (non con lei, non mi sarei mai permesso un’azione del genere). Mi aspettavo una reazione violenta, tipo una sberla o qualche frase a voce alta che mi avrebbe fatto diventare rosso di vergogna. Mi è andata bene: delicatamente si è staccata un po’, continuando però a ballare.
Nel maggio di quarant’anni fa le mie passioni musicali erano nettamente separate. C’era un negozio, nella mia città, che vendeva a poco prezzo i dischi dismessi dai juke-box: i soldi raggranellati con la mancetta settimanale mi permettevano l’acquisto della musica necessaria allo scopo (i lenti pomiciosi, per intenderci), un po’di shake per vedere muoversi adeguatamente quello che era un sogno raggiungere). Ma qualche soldo in più lo destinavo ad un musica che con il ballo aveva pochissimo a che fare: Traffic, Cream, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Iron Butterfly. Ebbene sì: fra i quattordici e i quindici anni conoscevo già questi personaggi mitici, che mi avrebbero accompagnato assieme a tanti altri negli anni a venire. Qualche vinile, molte cassette registrate dalla radio (mio papà aveva comperato un radio-registratore Grundig eccezionale per i tempi), alcuni manifesti psichedelici che tappezzavano la stanza, le pagine centrali di CiaoAmici O Giovani, chisseloricorda…
Insomma, dal 3 maggio al 10 maggio 1968, date fondamentali per il famoso “maggio francese”, io guardavo distrattamente il Telegiornale pensando sempre a lei. “Studenti operai uniti nella lotta”, “senecandebu” (incomprensibile, allora) erano gli slogan che cominciavo a sentire a scuola, e ad urlare anch’io, forse neanche troppo convinto, nelle prima manifestazioni. Ci andava anche lei, forse più convinta, non gliel’ho mai chiesto: ricordo solo che una volta ci siamo presi per mano, e d’improvviso non me ne fregava più di niente. Si correva in mezzo ai compagni, io e lei, ed eravamo soli nella folla ed avrei voluto urlare ben altre parole, se non fosse stato per quel “mi piace un altro” che pesava come un macigno nel mio ricordo.
Primo maggio 1968 – parte prima
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 1 Maggio 2008
Che cosa stavo facendo il primo maggio di quarant’anni fa? Probabilmente stavo studiando. Quarta ginnasio, primo anno di classe mista dopo sette anni di classi solo maschili, di cui tre in un istituto privato confessionale. Mi ero innamorato perso di una mia compagna di classe che ovviamente non mi considerava, o era troppo educata per mandarmi a quel paese, visto che l’accompagnavo a casa tutti i giorni ed era chiaro che, insomma, ero troppo timido per dichiararmi.
In poche parole, c’erano ancora i trimestri, ed io ero sotto di alcune materie: rischiavo la bocciatura, a dirla tutta. Studiavo, quindi, anche se la testa non era sempre dove doveva essere, per i motivi di cui sopra. Qualche sabato pomeriggio andavo con qualche compagno di classe alle prime feste nelle cantine con le luci colorate. I più abbienti avevano le luci stroboscopiche, qualche fortunato aveva uno scantinato a più locali, dove la luce non arrivava se non molto fioca: posto adatto per i primi veri e propri pomiciamenti che venivano subito dopo le strusciate con i balli lenti in cui si tentava il primo approccio. C’era sempre lo sfigato di turno, che si trovava, guarda caso, a fare il moccolo perché era arrivato lì accompagnando uno o più amici che, più intraprendenti, trovavano subito chi di dovere. Poi c’era l’imbranato, che non capiva che era lei che stava tentando: faccia rossa (per fortuna non si vedeva), mani sudate e gola secca. D’obbligo le bibite, con contorno di salatini e patatine. Qualche volta faceva la sua comparsa il superalcolico prelevato dal mobile bar di casa oppure si faceva colletta e si andava al supermercato vicino a comperare qualcosa di forte, che veniva subito nascosto non appena si sentiva la mamma che veniva ‘a dare un’occhiata’ e a far sentire la sua rassicurante (?) presenza.
Chi non aveva la cantina (io, ad esempio) faceva qualche festicciola nel salotto: passava le prime ore del pomeriggio a spostare verso le pareti tutti i mobili possibili per creare uno spazio adatto al ballo. Le persiane venivano chiuse (“perché?” era la domanda più frequente della mamma, che non capiva –o non voleva capire? Questo me lo sto chiedendo ancora), si prendeva qualche lampada e si sostituiva la lampadina (le conservo ancora: una rossa, una verde ed una blu), si cercava il luogo adatto per il giradischi e si aspettava con ansia che arrivassero tutti –soprattutto lei, per la quale ti eri preparato un sacco di discorsi da farle durante il ballo… e poi la frase risolutiva, fatale: “mi piace un altro”.
Questo per dire che a quattordici anni e mezzo, nel maggio del glorioso 1968, la politica non era in cima ai miei pensieri.
Avviso ai naviganti…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 23 aprile 2008
Per un po’ di tempo, tanto per capire come funziona, mi sono trasferito qui. Ogni commento (anche nel blog, ovviamente), sarà gradito.
Giornata di mercato, oggi…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 6 marzo 2008
… Mi aggiro fra le bancarelle pensando alla cena di stasera. Ho in mente di fare qualcosa di leggero, con un tocco di stagionalità: mi lascio entusiasmare dalla visione di stupendi carciofi freschi. Aggiudicati, anche se non credo di mantenere la promessa della leggerezza con ciò che penso di preparare.
Come apertura, ci sta bene una fantasia di verdure crude, adeguatamente marinate: zucchine, peperone rosso, carote, carciofi e uno scalogno. La marinatura è composta da un trito di aromi (origano, timo, maggiorana), uno spicchio di aglio, tanto per insaporire l’olio, un po’ d’aceto bianco, il succo di un limone e del prezzemolo fresco tritato poco prima di servire. Quasi quasi aggiungerò anche qualche pinolo. Se faccio a tempo, preparo tutto questa mattina, in modo che le verdure si insaporiscano al meglio.
Come primo piatto, sono ancora incerto se preparare dei tagliolini ai carciofi (che però potrebbero risultare un po’ pesanti, visto che la ricetta prevede un condimento di uova sbattute) o delle tagliatelle, sempre con un sugo di carciofi amalgamati questa volta con dei funghi secchi ammollati, tagliuzzati e soffritti con un po’ di cipolla, aglio e prezzemolo.
Il piatto “forte” sarà costituito da piccoli flan di carciofi con una fonduta di pecorino: ho trovato la mentuccia fresca, che aggiungerà un sapore particolare al tutto. E’ ben vero che panna e pecorino insieme sono ipercalorici, ma cercherò di contenere le dosi.
E per finire, alla faccia delle calorie, una mousse di cioccolato e Grand Marnier, guarnita con una manciata di nocciole tostate e tritate grossolanamente (l’occhio vorrebbe anche qualche ciuffetto di panna, ma lascio la scelta alla discrezione degli ospiti… e al loro appetito).
Per gli abbinamenti enologici, il carciofo è una brutta bestia: mi manterrei su un Muller Thurgau di Colterenzio a tutto pasto, sperando che la complessità delle ricette non lo rendano amaro e sgradevole. Forse però è meglio darsi alla birra…
Per il dessert, so bene che certi sommelier ritengono semplicemente impossibile l’accostamento tra vino e cioccolato, ma in casa ho qualche vino dolce e liquoroso, deciso come sapore: mi sembra che un Passito di Pantelleria possa ben accompagnarsi all’aroma del cacao. E se invece acquistassi un Barolo chinato? o un Recioto della Valpolicella? Vi aspetto con i vostri consigli! (se poi volete portare anche l’esempio pratico….)
Si riapre, forse
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 4 marzo 2008
Stasera, a tutti gli amici che passeranno di qua sarà offerto un menu a buffet, con accostamenti non abituali e qualche effetto a sorpresa che spero possa piacere. Ho pensato ad un menu delicato: non vengono usati soffritti o sapori eccessivamente forti; l’uso dei grassi, dato il mio elevato tasso di colesterolo, è estremamente limitato. Si parte con un risotto ai mirtilli, in cui il colore viola è dato da una leggera spruzzata di vino e da qualche mirtillo frullato (anche l’occhio vuole la sua parte: qualche frutto servirà come guarnizione). Si prosegue con una piccola porzione di carne leggera, di tacchino, solo bollita ma aromatizzata adeguatamente con timo, alloro ed erba cipollina e condita a crudo con un filo di olio d’oliva e qualche goccia di aceto balsamico; le patate sono cotte al vapore; chi lo desidera può, ovviamente, diversificare il condimento arricchendolo a suo gusto: in casa non mancano di certo le spezie! Come dolce, ho pensato ad un gelato a base di yogurt e frutti di bosco, che di certo non appesantisce il menu. Lo vedo molto adatto a questo tipo di cena. Generalmente chi prepara la cena è costretto a salti mortali per tenere contemporaneamente compagnia agli ospiti: allora ho pensato che se il risotto ai mirtilli va fatto ovviamente all’ultimo momento, il secondo può essere preparato con un certo anticipo: la fesa di tacchino l’ho marinata per diverse ore nel pomeriggio, cotta per un’ora circa e poi raffreddata nel liquido di cottura. Una parte di questo liquido l’ho poi usato per cuocere al vapore le patate. Anche queste lo ho preparate con un certo anticipo. Il vino in questa casa non manca: ci vedrei bene un Grignolino piemontese, ma se qualcuno ha qualche altra idea, ben venga!
Per il 29 febbraio
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 28 febbraio 2008
(Post della durata di un giorno)
In un libro gentilmente regalatomi da una carissima amica leggo queste parole, che trascrivo (il corsivo è nell’originale):
“[…] le parole pesano in quanto tali: le parole hanno e fanno peso, sono segni che articolano voci, sono corpo, fatto e cosa […]; sono incisioni le parole, iscrizioni di mondi, di tempi e di spazi, di territori e contesti vitali, e di storie personali; se è così, le parole con-portano – portano con sé – immagini, modelli e criteri che raffigurano molteplici e differenti pratiche esperienziali della realtà; […].”
Scegliere di non parlare più attraverso il blog, oggi, è non pesare, non incidere, non iscrivere, non con-portare pratiche esperienziali di realtà. E’ come non esistere più. Als ob.
In parte, però. Perché ci sei comunque, attraverso i passaggi che lasci nei commenti: sei visibile, e contattabile. Sei in-esistente.
Minimalia interretialia – 3
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 23 gennaio 2008
DARWINTERNET (sive Content is the king)
Il fatto che nella rete non vi siano regole, restrizioni, controlli permette a chiunque di esprimere i propri ‘contenuti’ (estensivamente, di fare informazione). E questo, di per sé, non è negativo: è un processo di democratizzazione insito nella rete, anche se criticato da alcuni, che paventano la progressiva sostituzione delle “tre C del Web” -conversazione, comunità, collaborazione- con l’autopromozione e le masturbazioni intellettuali, -in pratica un narcisismo spinto. La crescita esponenziale dei blog, con la conseguente possibilità da parte di un *autore* -spesso anonimo- di rendere fruibile a migliaia di persone le sue storie, i suoi sentimenti, le sue esperienze e la sua weltanschauung, dimostra proprio che “il contenuto è il re” e “il pubblico-utente il suo suddito acclamante”.
Anche se è vero, d’altra parte, che non c’è possibilità di verificare a monte l’accuratezza di quei contenuti informativi, è qui che scatta la selezione naturale: se quei contenuti sono considerati di buona qualità o sono realizzati in forma corretta, si ha la possibilità di essere apprezzati e quindi seguiti. Se il materiale è scadente o di scarso interesse si viene -giustamente- ignorati.
Nulla di significativo da dire? Meglio un dignitoso silenzio.
Minimalia interretialia – 2
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 21 gennaio 2008
(sive Quod non est in interrete non est in mundo)
Sono dodici anni esatti che frequento la rete. Ricordo la prima connessione, le prime navigazioni incerte, le prime e-mail inviate e ricevute. Il mio approccio alla tecnologia è stato lungo, altalenante, dubbioso, con momenti di euforia ed altrettanti di sconforto per gli scarsi risultati. Ma probabilmente non c’è stato un vero impegno da parte mia: ‘c’ero anch’io’ perché avevo un indirizzo e-mail, ma non ero visibile perché ‘non avevo un mio sito’. In pratica: quello che oggi viene chiamato il Web1.0 era incentrato sulla singola persona che rendeva pubblici (“pubblicava”, in gergo) i suoi interessi e navigava fra i siti altrui (li “visitava”). Uno spazio come quello offerto ad esempio da Geocities, (è il primo che mi è venuto in mente: ve li ricordate quegli indirizzi lunghissimi?) permetteva a chiunque avesse un po’ di pratica di avere una sua “casa” nel Web, di essere “proprietario” di un luogo virtuale in cui inserire i propri contenuti. La caratteristica del Web delle origini era proprio questa: connettere persone attraverso contenuti. Personalmente non ne ho mai sentito l’esigenza, forse non ne ho avuto interesse, sicuramente non ho provato invidia per coloro che riuscivano “ad esserci” in breve tempo.
Nel giro di pochi anni è avvenuta una vera e propria rivoluzione, non solo tecnologica. E’ cambiata la stessa filosofia del Web, che da individuale è diventato “sociale”: dalle “comunità virtuali” degli spazi offerti dai vari provider (ricordiamolo: ambienti ben delimitati dai singoli individui che lo componevano), si è passati ad un sistema di socializzazione in rete che prevede delle vere e proprie relazioni fra individui e la costituzione di gruppi di interesse. Non si è più solo “presenti”, ma si mettono in connessione informazioni e dati: adesso non si pubblica più, “si posta”, si visita ancora, ma in più “si aggiunge”. Insomma, la *vecchia* rete è diventata una vera e propria *rete di persone*: lo dimostra l’incredibile successo di network come Myspace e Facebook.
(Ho già il mio profilo in Myspace, ma non lo sto usando…; il podcasting non mi è sconosciuto ma non lo frequento; in compenso mi sto divertendo con il mashup. Passivo.* [In questo preciso momento, tale Madonna -non credo che sia la cantante- sta dirigendosi con il suo mobile lungo la Lower Thames Street])
*= il mashup è un’applicazione ed io non sono un programmatore.
Minimalia interretialia – 1
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 18 gennaio 2008
(sive Quod non est in interrete non est in mundo)
A proposito di blog
Mi sto convincendo che se, e solo se, si intende il blog non come puro e semplice “diario personale” ma come luogo di conversazione e quindi spazio virtuale dove *condividere* conoscenze e opinioni -lasciando ai lettori la voglia (se l’argomento interessa) o il tempo (sempre se si ha interesse a farlo) per commentare- ed eventualmente replicare o rispondere ad un commento, allora il blog ha un suo valore per così dire *sociale* . Che senso ha escludere i commenti, oppure scrivere post uno dietro l’altro senza leggere i commenti o replicare? Certo si può rispondere a distanza di tempo e c’è la funzione “ultimi commenti” che rimanda direttamente al post commentato. Ma sono funzioni che il proprietario del blog può escludere o di cui si può disinteressare.
In questo caso però il blog rischia di diventare solo un urlo nel vento, o peggio un titillamento del proprio ego, non una conversazione. Come guardarsi allo specchio e dirsi “Come sono bello!”. Potrà forse essere gratificante, ma inutile.
(eppure mi diverto…)
Minimalia interretialia – 0
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 16 gennaio 2008
The real Big Brother
Nel web attuale è fondamentale l’hyperlinking: scoprire il contenuto di nuovi siti, creare link ed aggiungere altro contenuto. Come il nostro cervello, attraverso la ripetizione e l’intensità, crea associazioni sempre più forti, così l’attività collettiva di tutti gli utenti del web crea un aumento esponenziale di connessioni e di potenziale aggiunta di concetti e nuove idee. Anche questa è una *architettura partecipativa* alla Wikipedia, per intendersi. In poche parole: gli utilizzatori aggiungono valore.
Per le società informatiche diventa perciò fondamentale la competenza sulla gestione dei database: chi è in grado di offrire un’applicazione che controlli e sfrutti i dati in suo possesso (tutti gli indirizzi, le identità, i dati personali, gli ID, i nick che spesso inconsapevolmente lasciamo al nostro passaggio nel web, attratti dalle varie opportunità offerte), sa perfettamente che questa è l’occasione principale del proprio vantaggio competitivo. In pratica, ogni prodotto sviluppato in quello che viene chiamato ‘contesto open source’ (utenti come sviluppatori) ha la caratteristica di essere un *beta perpetuo*, cioè un’applicazione che viene aggiornata costantemente e non è mai definitiva.
E’ un’ovvietà affermare che il nostro cervello è paragonabile ad un vastissimo archivio di dati, a cui accediamo in varie maniere. Un po’ meno scontato è il pensare che il controllo delle nostre intenzioni, delle nostre impressioni, delle nostre reazioni di utenti-collaboratori-sviluppatori (rilevabili proprio grazie a quei dati che immettiamo nel web) possa in un futuro ormai prossimo determinare scelte che non nascono più da un libero arbitrio ma dalle reazioni spontanee ed inconsce che il nostro cervello subisce per effetto di ciò che ci passa davanti agli occhi quando navighiamo nella rete.
E’ forse il momento di interessarsi di *neuroetica* per non diventare vittime del *neuromarketing* ?
Leggere per credere:
https://www.ecplanet.com/canale/salute-7/neurologia-69/1/0/17555/it/ecplanet.rxdf
https://www.lswn.it/neuroscienze/articoli/la_morale_nasce_dalle_sinapsi
E per chi crede che la visione prospettata in queste righe sia apocalittica, ecco una pagina veramente illuminante, in cui sono incappato proprio in questo momento (ore 16.05) :
Io, nell’evoluzione della rete
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 14 gennaio 2008
E’ passato quasi un anno da quando ho conosciuto le potenzialità di Flickr. Ricordo che ci ero arrivato tramite una blogfriend: avevo inserito subito una foto (seguendo le istruzioni in inglese: ora sono anche in italiano) e poi nulla più. Ci sono ricapitato oggi, ‘studiando per lavoro’ l’evoluzione di Internet.
Tutto nasce da un principio sostanzialmente conosciuto, ma poco praticato: l’intelligenza collettiva come potenziamento non solo del Web, ma anche di ciò che al suo interno si può produrre, cioè cultura e conoscenza. E’ la filosofia di Wikipedia: l’architettura della partecipazione.
In altre parole, il Web viene usato come luogo in cui co-operare attraverso una fitta rete di continui rimandi (link, tag) da un sito all’altro, da una fotografia ad un’altra. A ben vedere anche i blog, nati come evoluzione dei siti personali di qualche anno fa, rappresentano oggi, grazie ai permalink e ai feed RSS, un valido elemento di aggregazione dell’intelligenza collettiva.
E mentre sto “imparando”, mi chiedo: il cooperative learning questo sconosciuto, quanto ha attecchito nella scuola italiana? Può essere una soluzione ai problemi che la attanagliano? L’area conversazionale costituita dai vari sistemi di messaggistica online può entrare a far parte di una nuova didattica? Ma soprattutto: gli insegnanti (io stesso, senza ombra di dubbio) sono pronti ad affrontare questa sfida?
da Youtube
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 10 gennaio 2008
Sempre a proposito di scuola, chiedo scusa ai miei lettori, ma credo che valga proprio la pena di prendersi il tempo per guardare questo video -inviatomi da una collega- trovato su YouTube:
https://glpetrillo.blogspot.com/2007/12/le-tlc-viste-dagli-studenti.html
The title is below the photo…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 7 gennaio 2008

(…patris vanitas…)
A proposito di prof.
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 7 gennaio 2008
Titolo interessante, quello che si legge nelle pagine di repubblicaonline : "Aspiranti giudici ma un po’ somari. Oltre il 90% bocciati agli scritti" . Riporto alcune frasi illuminanti (il grassetto è mio):
"Verbi sbagliati, errori di grammatica e di ortografia. Un disastro per gli esaminatori che sono inorriditi di fronte a lacune da scuola dell’obbligo e incapacità di coniugare i verbi secondo regole elementari, e hanno respinto oltre il 90 per cento dei candidati aspiranti giudici."
"Una situazione che ha preoccupato la categoria e ha gettato ombre sulla formazione scolastica, universitaria e non solo, visto che la maggior parte dei candidati non era costituita da semplici neo-laureati, ma da avvocati, giudici onorari, funzionari della pubblica amministrazione, titolari di dottorati di ricerca e di specializzazioni giuridiche."
"E le lacune riscontrate non sono solo giuridiche : "La conoscenza della lingua italiana è una pre-condizione per partecipare al concorso, ma alcuni candidati non ce l’avevano" racconta il magistrato. "Ci siamo trovati a fare la disarmante constatazione che in alcune prove c’erano errori di grammatica e di ortografia, oltre che di forma espositiva, testimonianze evidenti di una mancanza formativa, che non è emendabile".
""Non faccio esempi per ragioni di riservatezza" prosegue Frasca, "posso dire solo che se il mio maestro delle elementari avesse visto in un mio compito verbi coniugati come in certe prove che ci sono state consegnate, mi avrebbe dato una bacchettata sulle dita".
La riflessione che qui si impone non è tanto quella di un "ritorno alla grammatica e alle tabelline", ma un ripensamento su alcune modalità di valutazione dell’apprendimento: non è che i tanto sbandierati "test" (le domande cui si risponde con una crocetta, tanto per semplificare) abbiano la loro parte,diciamo così, negativa in tutto questo?
Interessante anche questo articolo del Corriere, anch’esso online: I prof sanno meno degli allievi, da cui estrapolo alcuni passaggi (il grassetto è mio):
"L’ indagine Ocse-Pisa 2006, che ha visto i nostri quindicenni piazzarsi agli ultimi posti nella graduatoria internazionale relativa alla cultura scientifica, non risparmia neppure i prof. Gli stessi test sono stati infatti proposti dal settimanale Panorama a un campione di 100 docenti di Scienze delle medie e superiori con risultati non molto diversi. Se la maggior parte dei nostri quindicenni non ha saputo rispondere alla domanda: perché si alternano giorno e notte, non pochi insegnanti di Scienze si sono trovati in difficoltà di fronte alla domanda: «Perché la fermentazione fa lievitare la pasta?».[…] Per esempio, alla domanda «Perché la fermentazione fa lievitare la pasta?», appunto, ha risposto correttamente, scegliendo l’ unica opzione giusta sulle quattro proposte, solo il 36 per cento degli intervistati: «La pasta lievita perché si produce un gas, il biossido di carbonio».
«Stiamo lavorando su un piano di aggiornamento degli insegnanti», è il laconico commento del ministro Fioroni, che proprio in seguito ai risultati dell’ indagine Ocse-Pisa 2006 ha deciso di varare un piano di emergenza. L’ inchiesta di Panorama non stupisce il presidente dell’ associazione nazionale dei presidi, Giorgio Rembado. «La selezione del personale attraverso i concorsi – spiega – è sparita dagli orizzonti della scuola da moltissimi anni». «La maggior parte degli attuali insegnanti – continua Rembado – sono entrati attraverso lo scorrimento delle graduatorie per supplenti, ovvero per anzianità. E l’ anzianità non è mai un buon criterio di selezione». «Fino a quando non avremo la possibilità di selezionare i docenti attraverso le competenze disciplinari e didattiche – conclude Rembado – non avremo la certezza di poter contare su un buon corpo docente». «Non penso che gli insegnanti di scienze siano così ignoranti – protesta Anna Pascucci, presidente dell’ associazione nazionale dei docenti di Scienze naturali -. In queste statistiche non si sa mai chi sono le persone intervistate e che cosa si vuole sondare. Penso che si stiano amplificando dei dati sulla cui validità bisognerebbe riflettere». «I docenti di Scienze – conclude Anna Pascucci – non sono ignoranti. Certamente hanno poco tempo per aggiornarsi: solo cinque giorni l’ anno».
Lascio a voi i commenti.
Riflessioni libere
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 2 gennaio 2008
Inizio il nuovo anno con una riflessione che ha lasciato sorpreso anche me. Tutto è nato dalla lettura di una frase, che qui trascrivo:
" E’ un ……………………… fanatico e la verità per lui è solo quello che può essere utile alla sua causa".
Non c’è bisogno di citare il libro da cui l’ho presa, né vi dirò cosa c’è al posto dei puntini. Lascio a voi la scelta. Per quanto mi riguarda, il pensiero che qualsiasi idea (ideale? ideologia? religione?) possa andare bene mi ha lasciato alquanto perplesso.
In sottofondo: la voce di Emiliana Torrini
Senso di vuoto
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 28 dicembre 2007
(in sottofondo la musica southern rock della Marshall Tucker Band)
Leggo stancamente qualche blog. Avverto uno strano senso di vuoto intorno a me.
Natale 2007
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 22 dicembre 2007
Quest’anno mi sono preso in anticipo: l’albero è già pronto da quasi una settimana, il presepe anche, gli ultimi regali sono già stati comperati. Qualche piccola correzione dell’ultimo momento non costituirà un problema.
Sono pronto per affrontare la tre-giorni-non-stop di cena (il 24 a casa mia), pranzo (il 25 da mia suocera), merenda (il 26, ancora da decidere).
Le analisi del sangue le ho fatte preventivamente il 21.
AUGURI DI CUORE A TUTTI
Cosa servono i blog?
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 21 dicembre 2007
Pausa caffé: chiavetta aziendale prepagata, bicchierino anonimo di plastica bianca, cucchiaino usa e getta. Comunque dieci minuti di pausa: lettura veloce di qualche blog. Esigenza di una scrittura altrettanto veloce.
Alcuni giorni fa avevo letto un post interessante, di cui ho condiviso subito i contenuti. Non ho invece letto i commenti, ma il post successivo, di cui riporto una frase estremamente significativa:
[…] Ma il problema non è tanto quello che ho scritto io, ma il fatto che la gente non legga e che invece abbia voglia di scrivere. O meglio, che la gente voglia apparentemente discutere, ma in realtà vuole solo dire quello che pensa, al di là di quanto ha detto l’interlocutore. Senza ascoltare, senza leggere, senza pensare. Diamine, e allora a che serve questo blog? […]
Riflessioni
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 17 dicembre 2007
Piccoli problemi con il pc di casa. Schermo nero. Non è grave in sé, c’è ovviamente di peggio. Ma la sensazione di essere isolati dal resto del mondo è quello che mi desta più preoccupazione: possibile che io *dipenda* in maniera così forte dalla Rete?
Non sapendo quando tutto sarà a posto, faccio subito gli auguri di Buon Natale a tutti. Ci risentiamo al più presto…
<<<<<<<<
Mi sono or ora imbattuto in una frase che mi ha lasciato basito:
Come potrebbe una disciplina mostrarsi socialmente rilevante e utile se non avesse un suo corpo di conoscenze solide e non riuscisse a rendere evidente la differenza di comportamento tra chi possiede tali conoscenze disciplinari e chi ne è estraneo?
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Est modus in rebus?
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 11 dicembre 2007
Nell’applet "dizionari" nella colonna qui a fianco, provate a digitare la parola *volgarità*. La definizione che appare è di per sé illuminante: natura di chi o di ciò che è grossolano; mancanza di buon gusto. La seconda calza a pennello con l’argomento del post precedente e con un commento scritto nel blog di un’amica. Ma cos’è il *buon gusto*? Ma soprattutto, chi o che cosa determina il *buon gusto*?
Una volta si poteva rispondere: "Il Partito", ma oggi? Quali sono i limiti oltre i quali si cade nel *cattivo gusto*? L’antico motto oraziano Est modus in rebus mi sembra abbia acquistato una sempre maggiore ampiezza, raggiungendo ormai i punti estremi.
Esempio chiarificatore: Enrico Mentana, giornalista di fama, non un pivello qualsiasi o una delle tante pubbliciste procaci ed arrembanti, nella puntata di Matrix dedicata alla tragedia di Torino, alla moglie di uno dei quattro operai morti intervenuta alla trasmissione ha chiesto con candore: "Le manca suo marito?".
Ora mi domando: cosa ha pensato il giornalista in quel momento? Ha ragionato sulla domanda da fare o no? E’ caduto anche lui nel voler compiacere un pubblico con la coscienza addormentata o è stata una semplice caduta di stile?
Probabilmente una domanda del genere sarebbe venuta in mente anche a me, non posso negarlo. Ma da qui a farla, non lo so. Autocensura, senso del limite, buon gusto?
Mi dissocio
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 10 dicembre 2007
Premetto che non ho visto la puntata incriminata di Decameron (la trasmissione televisiva su La7 di e con Daniele Luttazzi), e quindi sono consapevole di non trovarmi nella condizione più corretta per esprimere un giudizio. Mi sono però *informato*: ho letto varie opinioni,( 1, 2, 3, 4, 5, 6: qui solo alcune), e penso di essermi fatto un’idea. Opinabile, come tutte le idee personali; criticabile, se proprio vogliamo cavillare sulla premessa.
C’è anche da dire che le performances di Daniele Luttazzi mi hanno quasi sempre divertito: mi piace il suo mondo surreale, il suo modo di essere tagliente e nevrotico. Poi ho letto la sua scheda su wikipedia. Non so se l’abbia scritta di suo pugno. Ma ho cominciato a ricredermi sull’uomo e sulla sua comicità.
La battuta detta durante la trasmissione mi è sembrata completamente fuori luogo, inutile e volgare nel senso più deteriore del termine, cioè destinata ad un pubblico di bassa levatura mentale, che si mette a ridere solo ed esclusivamente se l’argomento è la coprolalia. Ecco la frase:
“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli p… addosso, Previti che gli c… in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti”.
No, secondo me non ci siamo. La distanza con Lenny Bruce (uno dei modelli di riferimento di Luttazzi; utile sarebbe rileggere l’unico suo libro pubblicato in Italia, How to Talk Dirty and Influence People) è decisamente astronomica.
Non è satira, nonostante le intenzioni. E’ un’offesa all’intelligenza di chi cerca nella satira una frustata ai vizi umani. C’è eventualmente da chiedersi se *il pubblico* televisivo sia intelligente: ma questo è un altro paio di maniche…
In sottofondo, un Guccini al meglio di sé: Cyrano, seguito dalla sempre attuale Avvelenata.
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