È passato un anno, e posso solo ringraziare tutte le persone che hanno collaborato a questo libro.
Recensione
Ringrazio tutti quelle anime che lo hanno letto, che si sono commosse, che si sono arrabbiate nel leggerlo, che hanno trovato la loro chiave di lettura, che si sono sentite meglio dopo averlo letto, che hanno avuto la forza di continuare a lottare…e hanno provato sollievo.
Il titolo potrebbe portare a pensare che sia un romance, ma non è nel mio stile, è un romanzo psicologico che non ti lascia nemmeno quando hai letto l’ultima parola nell’ultima pagina: ti rimane dentro!
Il mio viaggio interiore, la mia terapia al dolore…
Recensione
Questo non è solo un libro, ma è un grido nel silenzio che fa rumore, è una spalla su cui piangere e poi ridere forte, un inno alle seconde possibilità mentre ti allontani dal baratro.
Crudo?
Politicamente scorretto?
Una narrazione visiva?
Un film dentro un libro?
È tutte queste cose e molto ancora…
Recensione
Il mio viaggio è ricominciato, il secondo libro che sto scrivendo è denso e carico di emozioni come quando sali sulle montagne russe…
Oggi tornano nella scarpiera per uscire il prossimo anno: stesso posto, stessa ora.
A me le scarpette rosse mi ricordano Dorothy del Mago di Oz quando batteva i tacchetti pronunciando “nessun posto è bello come casa mia”.
Nessuno toglierà dalla mia mente questo ricordo felice.
Se abbiamo bisogno di un simbolo, se necessitiamo di segnare sul calendario la data, questo significa che il problema esiste e non è stato risolto.
Non puoi pensare di trovare una soluzione efficace senza il supporto dello stato, non puoi pensare che sia solo violenza fisica.
È violenza quotidiana quella subìta dalle donne e se non prettamente fisica, si usa quella psicologica in ogni ambito: scuola, famiglia, lavoro.
Quante di voi vengono strumentalizzate perché donne, quante si lasciano inconsapevolmente strumentalizzare?
Perché?
Perché siamo cresciute in una società organizzata così: c’è poco da dire!
Non ho nessuna intenzione di fare l’ennesima predica con consigli annessi, che a quello ci pensano gli altri…abbondantemente!
Oggi è il 26 novembre, e la rabbia non diminuisce.
Dorothy aveva il potere magico di poter tornare a casa con il battito dei tacchetti.
Il potere di decidere se stare o andare è ciò che possiamo avere in qualsiasi circostanza, e quello non ce lo può togliere nessuno.
I segnali che ci mandano i comportamenti di chi circonda sono chiari, e dobbiamo essere brave a coglierli per evadere da situazioni pericolose, perché abbiamo secoli e secoli di esperienza.
Il sesso debole dicono, ma non è così.
Siamo noi a scegliere nei rapporti umani intrecciati con gli altri e sempre noi dobbiamo allontanare subito e senza possibilità di ritorno.
Sono veramente stufa di dover assistere al circo mediatico che si innesca ogni 25 novembre.
Anche in questo caso si rispolverano “le uniformi da parata” e il politicamente corretto ci impone di condannare duramente.
Erano i primi anni ’90, e il decennio precedente ci aveva consegnato una nuova malattia terrificante: l’AIDS.
La pubblicità dei profilattici Control ci ha traghettati dall’amore libero degli anni ’70, all’eroina degli anni ’80 fino all’uso del preservativo e delle siringhe monouso.
Nel periodo in cui passavano queste pubblicità, io ero una ragazzina che iniziava a farsi domande, curiosa e intraprendente.
In famiglia non si usava parlare di sesso, di droga, non erano argomenti liberi e i miei genitori non erano preparati.
La morte di Freddy Mercury nel ’91, il film Philadelphia che andai a vedere al cinema, mi aiutarono a capire cosa stesse succedendo, insieme alle pubblicità progresso.
Nulla sarebbe stato come prima.
Non c’era internet e gli unici canali d’informazione erano la TV, radio e giornali.
Il terrore era palpabile, ma alcune volte, la paura ti salva la vita.
L’AIDS non è scomparso, ma non se ne parla più e i giovani di adesso, quelli che frequentano medie e superiori non hanno una guida anzi, un qualcosa c’è ma non è quella giusta.
Si parla di sesso, si vede sesso, e si pratica sesso da condividere, violento, e senza consenso…si stupra, si filma e lo si butta in rete, o non si accetta la fine di una relazione ammazzando, perché il NO è troppo.
Il governo ha deciso di togliere il corso di educazione sessuale e affettività dalle scuole.
Io sono inorridita.
Dicono che non serve questo corso che parla di affettività, del cambiamento fisico nelle future donne e uomini, di malattie veneree, dell’uso del profilattico e del rispetto dell’individuo.
La violenza e i femminicidi, non sono affatto correlati con la giusta e sana informazione…dicono.
Intanto anneghiamo nell’ignoranza, l’uso del preservativo non è più menzionato, pubblicizzato e si rimescolano le carte, i ragazzini fanno sesso presto, e sono tornate malattie debellate come la sifilide, la gonorrea.
Internet sta crescendo un manipolo di inconsapevoli e i genitori, troppo occupati ad apparire in video discutibili, incoraggiano esempi di vita che portano alla morte, perché “ciò che non ho fatto prima lo faccio adesso”… e i figli osservano e prendono spunto.
Una volta, la gioia dei genitori era vedere la realizzazione scolastica, un successo sportivo, la laurea, mentre adesso sono il numero dei followers del Calippo Tour, dove le protagoniste sono delle ragazze che girano l’Italia in un furgone e praticano sesso orale a chi paga, o sentire l’influencer di turno dire che se Madre Natura non ti ha dotato di bellezza è meglio che studi, perché non avrai mai nessuno che ti manterrà…dovrai lavorare.
Tra qualche anno, quando questa bolla scoppierà, mi piacerebbe vedere che fine hanno fatto tutti questi personaggi, che hanno barattato gli anni migliori della loro vita, quelli della costruzione della personalità, delle attitudini e passioni che ti accompagneranno il resto del tempo, con sesso a pagamento, video su Only Fans e nient’altro.
Non è bigottismo.
Mi rifiuto di innalzare lo slogan “il corpo è mio e lo gestisco io”, che le nostre madri, le nostre nonne orgogliose di emancipazione gridavano sfilando in corteo.
Questa non è emancipazione…è ignoranza donne!
A questo serve il corso di educazione sessuale e affettività: a volersi bene, a non essere mercificate e mercificati per far guadagnare altri, ad amare solo perché è bello, a sentire le farfalle nello stomaco e non in ultimo, a rispettare chi ti dona il suo amore, anche lasciandolo andare quando l’amore finisce.
La mia nonna quando stendeva il bucato, le ultime cose a cui metteva le mollette di legno erano le mutande e rigorosamente nel filo indietro, nascoste, per quel pudore che ho sempre rispettato tantissimo.
Di tutte queste persone che escono in mutande, cosa penserebbe?
Che si sono dimenticate un pezzo…
La questione non è girare in coulotte, il problema è tutto il resto che si esibisce a ruota libera, senza ritegno.
L’immediatezza con cui si passa dal privato al pubblico è qualcosa di agghiacciante.
Così, è come vivere in un cubo trasparente piazzato in centro strada!
Non parlo solo di contenuti a sfondo sessuale che mi saturano la vista, ma della mercificazione delle emozioni troppo disinvolta e falsa, fatta solo per impietosire facendo salire i like.
La persona famosa che piange, in crisi nera, mentre si riprende con lo smartphone è proprio “il raschiamento della pentola”!
Divulgare l’intimità della propria vita in pasto a chiunque, non sembra un gesto estremo di volere attenzione, un egocentrismo disperato, la ricerca del famoso “quarto d’ora di celebrità”?
In tutto questo calderone di mostruosità mi sento soffocare…
Le esperienze negative raccontate a favor di videocamera non sono un gesto caritatevole per aiutare, ma solo per guadagnare sui click…
Potete raccontarmela, ma non farmela credere. Il nuovo trend è questo, e dai commenti che leggo, ahimè, la gente ci crede!
Ognuno di noi ha esperienze dolorose, terribili, che custodisce segretamente ben chiuse e sigillate dentro ad un vaso e mai vorrebbe riviverle raccontandole, parliamoci chiaro.
In questi tempi di miseria emotiva vale tutto pur di rimanere al centro dell’attenzione mediatica.
Poi, ci sono i fatti, e quello è un altro paio di maniche.
Abbiamo genocidi documentati, che ci vogliono far credere inesistenti, guerre con informazioni errate per far passare carnefici da vittime e viceversa.
Ci manca l’occhio critico che abbiamo perso negli anni, soffocato dalla troppa esposizione, dalla mancanza di confronto diretto.
Tenete qualcosa per voi, perché a forza di pubblicare tutto, in qualsiasi momento, che sia vero o no, rischiate solamente di svuotare l’anima e i ricordi a favore di un pubblico, che vi avrà già dimenticato con lo scorrere di un dito sul vetro del telefono…
Adoro Tim Roth e tutto quello che fa. Mi piace la sua recitazione aggressiva e un po’ paracula, ma dove mi sono innamorata totalmente di lui è stata la serie “Lie to me”.
Lui, interpreta uno scienziato che per vent’anni della sua vita ha studiato il comportamento umano, le microespressioni facciali, i gesti e la postura che si usano involontariamente quando si raccontano balle venendo pagato per smascherare i bugiardi.
Non è pura invenzione, ma esiste per davvero: lo psicologo Paul Ekman ha studiato per più di quarant’anni questa scienza dimostrando che ha basi solide, e ovviamente ha collaborato con la serie TV.
Certo, per esigenze televisive le bugie vengono scoperte nel giro di una puntata, che è cosa improbabile smascherare un bugiardo in 50 minuti, ma le microespressioni sono veritiere.
“I volti della menzogna” e “Giù la maschera” di Paul Ekman sono stati molto illuminanti per chi, come me, è amante del genere, ma è sempre meglio andare in fiducia nella vita di tutti i giorni.
Foto personale
Affascinante, no?
Un po’ meno, quando siamo noi a subire le bugie raccontate.
Quando menti, puoi avere tutte le ragioni di questo mondo, ma parliamoci chiaro, è una grossa mancanza di rispetto verso chi subisce la tua realtà distorta.
Verrai scoperto, non t’illudere!
Meglio una brutta e dolorosa verità che una bella frottola. I segni sono chiari, il tuo corpo ti tradirà, a meno che tu non sia un pallonaro seriale e quindi parliamo di arte, mestiere.
In questo caso o sei un truffatore di professione, o un giocatore di poker, o hai una vera e propria patologia clinica.
Mitomane o pseudologia fantastica, sempre balle sono, ma la diversità è che qui si parla di malattia vera propria.
Anche le bugie bianche sarebbero da evitare, ma potrebbe finire a botte ogni cinque minuti, perché la troppa verità non è mai gradita da tutti anzi, da quasi nessuno.
Non si tratta di avere un’opinione, ma di “vivi e lascia vivere”, perché alcune volte nelle domande che ci vengono poste è già contenuta la risposta: allora menti, anche se il maglione che ti hanno regalato gratta la pelle perché è sintetico, l’arrosto bruciato di tua moglie è ottimo lo stesso o, una che non sopporti ti chiede se il nuovo taglio di capelli le dona, e tu ne parli entusiasta…sì, perché è veramente orrenda!
Ah no,quella è vendetta! Scusate!
Solo sulle cose importanti, con gli amori della tua vita non si mente mai, perché se ami non menti e le bugie hanno sempre avuto le gambe corte a casa mia.
“Non faccio affidamento nelle parole” Cal Lightman – Lie to me
Non sono proprio la donna del consumismo, anche se ho provato ad esserlo.
Lavorando nel commercio da tutta la vita ho avuto acquisti compulsivi e spese inutili per un certo periodo.
Poi, ti rendi conto che possedere cose non ti fa stare meglio e sono tornata in una dimensione di essere e non avere da qualche decennio.
Riciclo, riuso e compero solamente per necessità, mai per sfizio.
Nel periodo storico in cui siamo dobbiamo tenere “fieno in cascina”, cercare di vivere tagliando a priori ciò che non serve veramente.
Niente rate per televisioni da 6000 pollici, o cellulari che ci costano come 2 rate del mutuo.
La domanda che mi scatta subito in testa è: “ne ho veramente bisogno?”
Torniamo alla semplicità, facciamo noi con la nostra intelligenza e non quella artificiale che ci rende pigri anche nei pensieri…
Il mio titolo appartiene ad una strofa di Canerandagio di Neffa, che descrive perfettamente la mia attitudine, la vera essenza di come ho vissuto e continuerò a vivere…
“NON HO PAURA DELLA CATTIVERIA DEI MALVAGI, MA DEL SILENZIO DEGLI ONESTI”
Martin Luter King
Ragionavo su queste due parole: apparenza e appartenenza o meglio, il senso di appartenenza.
Quanti di noi hanno la sicurezza di appartenere ad una tipologia di gruppo?
Questo può essere dettato da molte variabili, e non è facile a volte sentirsi completamente facenti parte di una cerchia di persone con cui interagisci quotidianamente.
Qui, ad esempio provo pochissime affinità, solamente con un gruppo risicato di persone, splendidi esseri umani, e mi rincresce dirlo, ma i fatti me lo hanno dimostrato: non ho dimenticato che molti di voi hanno cercato di far piegare me, redimermi in qualche modo, mentre dall’altra parte scorrevano fiumi di miele e commozione generale per il grande atto magnanimo compiuto: il chiedermi scusa, con un post dedicato a me…nel suo blog. Questo paragrafo lo capiranno in pochi, ma sicuramente io avverto ancora molto risentimento e rabbia per ciò che è stato il comportamento usato da tanti blogger.
D’altronde, non sarei quella che sono se stessi in silenzio facendo finta di niente senza rimarcare, e continuando a scrivere qui come se niente fosse. Giusto? Non si può fare finta di niente e fischiettando andare avanti: non sarò mai “la reginetta del ballo”, e so che chi mi viene a trovare è sincero, perché si fanno due chiacchiere e ci si confronta, ci si conosce piano piano.
Poi, qui da me, c’è tutta una serie di persone che stanno in attesa, che non commentano, non interagiscono, ma leggono: arrivati a questo punto, se va bene per voi, chi sono io per dirvi ciò che dovete fare, no?
Nella quotidianità invece ho instaurato rapporti strettissimi con persone diametralmente opposte a me, forse complice la mia disponibilità al confronto, la comprensione che metto in fase di ascolto, e il non giudizio a priori.
Mentre, la parola “apparenza” non la frequento molto anzi, per nulla direi: quello che splende di facciata, un sorriso smagliante, non è sufficiente a convincermi, perché i fatti sono sempre meglio delle mille parole, spesso usate a sproposito proprio per attirare a sé un bacino più ampio di “seguaci”, di nuove prede da depredare di sentimenti o peggio: tutti bravi così! Vi piace vincere facile!
Ci sono argomenti che non tratto per rispetto verso la diversità delle scelte: in primis la religione, perché (per chi crede, io sono atea) mi sembra una cosa talmente intima da non potere essere disquisita e liquidata con due frasi di circostanza, due preghierine e due santini: Dio è una concetto profondo e serio, un dialogo con sé stessi attraverso un’entità astratta, che diventa quasi una barzelletta se smembrata in un contesto del genere.
Sono atea, ma molto rispettosa della religione di ognuno, della fede, qualunque essa sia.
L’apparenza solitamente è molta poca sostanza: apparire buoni ti fa “prendere punti”, come il non schierarsi, il rimanere vaghi e non mostrare mai avversione verso qualcuno: non si fa, perché “chissà cosa penserebbero di me gli altri”, “a me non ha fatto nulla”.
Che frasi tristi e inflazionate…tanto quanto l’apparenza!
“Mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica Mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano”
Da “Quelli che ben pensano” Frankie Hi nrg
“Al mio tre scatenate l’inferno”, forse è un pochino troppo, ma neanche lasciarsi investire da un uragano senza nemmeno proteggersi rimanendo in balìa della pioggia torrenziale e del vento forte che scoperchia case e fa volare tutto…anche se le previsioni meteorologiche erano state chiare!
Poi, mentre scrivevo ho avuto una sorta di epifania: provo una grande senso di appartenenza verso chi affronta tutto senza scappare, chi è sincero con sé stesso e di riflesso anche con gli altri, chi non ha paura di combattere battaglie in prima linea pur sapendo che sarà tosta, e questa sinergia la percepisci, ti affianchi volentieri a loro e gli sussurri: ‘Non sei solo, proviamoci insieme!’
Siamo impredati nell’effimero ma a me per scatenare un incendio mi basta solo un fiammifero!
Torno indietro veloce e scorro tutto quello che ho fatto.
Parole con musica che profumano di vita vissuta, senza sprecare nemmeno un minuto…
Ecco il testo:
Ho preso qualche treno, qualche nave Qualche sogno qualche tempo fa Seguendo un’intuizione e poi sono tornato qua Coi miei bagagli a mano su per tutte queste scale Scalciando contro il cielo, scavando sul fondale Senza pensare a ciò che ho perso nel tragitto Tenendo stretto il meglio di me stesso che non ho mai scritto Ringhiando al buio contro una parete Grattando via la quiete Saltando giù nel vuoto senza rete A picco nell’imbuto Dritto nel conflitto, perché so che si rialza solo chi è caduto Noodles, e chi si ferma è perduto Non torna indietro neanche un minuto Neanche uno sputo di ciò che non ho detto Di quando non ho fatto Cercando nel silenzio il mio riscatto Chiedendo più tempo al tempo o un senso Qualcosa che fosse vero e non andasse perso In mezzo a questo panico dove nessuno ascolta E ognuno ha la sua recita E ognuno pensa alla sua svolta Nessuno che si volta mai ad aspettarti e da ‘ste parti Se ho lasciato è stato solo per salvarci E non tradirci e ritrovarci Liberi e lontani da lucchetti e catenacci Forti anche contro la corrente (Eh sì) Pronti a giocarci tutto Sennò la vita è niente
Noodles E chi si ferma è perduto Non torna indietro neanche un minuto Neanche un minuto E chi si ferma è perduto Non torna indietro neanche un minuto
Eh sì, Noodles E chi si ferma è perduto Non torna indietro neanche un minuto Neanche un minuto E chi si ferma è perduto Ma so che si rialza solamente chi è caduto
Ho fatto er core pietra E ho riempito la faretra Perché il tempo non aspetta e non arretra Nessuna pietas Non vengo per nessun bottino in questa terra di banditi I giorni hanno ammazzato pure i più astuti, Noodles Battiti del cuore, sfido pure la pressione Vivendo in fretta questo tempo e cancellando il nome Perché la sfida con la vita ì in mezzo alle persone E conta quello che hai lasciato, capito come? Vivendo e consumandomi ho perduto le mie tracce Gli estranei differenti nelle loro facce Col freddo della vita che toglie il respiro Ho costruito bunker pe’ arriva’ al mattino Vivo certe volte sulle punte pe’ vede’ lontano Altre volte piedi a terra per quello che amo E se tutto fosse invano? Gelo come Jack dentro il labirinto con un ascia in mano
Noodles E chi si ferma è perduto Non torna indietro neanche un minuto Neanche un minuto E chi si ferma è perduto Non torna indietro neanche un minuto
Ho capito che nella vita, soprattutto la mia, vince il più furbo, ma poi non va molto distante…
Ho capito che tutto ha un inizio e una fine… per questo, il pezzo che c’è nel mezzo va vissuto bene, perché non si ripeterà.
Ho capito che non leggerò mai più un libro nuovo di Stefano Benni, ma i ricordi in sua compagnia prendendo in mano un suo libro, non si cancellano.
Ho capito che gli Amici lontani non lo sono mai veramente.
Ho capito quanto dolore risiede in ognuno di noi e va rispettato con il silenzio, senza giudicare.
Ho capito che gli esseri hanno perso la loro componente umana e difficilmente tornerà.
Tutto questo odio, che ogni minuto della nostra giornata attraverso i canali d’informazione è diventato abitudine e prassi: ci si arrabbia senza far nulla…e si rimane incazzati sempre e senza soluzione.
Ho capito tutto, a volte quasi niente, ma riconosco gli errori e cerco di non ripeterli…al limite ne faccio altri diversi.
Ho capito quando mollare la presa e quando ancorarmi senza cedere di un millimetro…ne vale la pena di lottare per proteggere, proteggersi: è amore puro!
Ho capito gli altri ancor prima che si capissero loro.
Ho capito quanto può essere nocivo salire sul carro dei vincitori appena prima della vittoria…io sarò una perdente a vita, e me ne vanto, perché se vincere significa calpestare gli altri…non fa per me.
Ho una frase di un pezzo di Neffa che non smette di risuonarmi in testa…è appartenenza:
“Con le cose che tu butti a terra…io sopravvivo”
Sono fiera di chi sono, di possedere quasi niente, ma di essere veramente tanto!
È molto tempo che nel web gira la notizia, grazie alle condivisioni, al passaparola che un gruppo mondiale di persone arriverà in barca a portare aiuti alimentari e medici a Gaza.
Sono una cinquantina di barche a vela provenienti da tutto il mondo che hanno raccolto centinaia di tonnellate di latte un polvere, medicinali e cibo a lunga conservazione per i palestinesi.
Questa opera di bene civile e pacifica ha il nome di “Global Sumud Flottilla”.
Nei telegiornali non se n’è mai parlato fino a ieri, perché non fa bene sapere che si può alzare la testa e combattere anche senza armi…
Ci hanno abituati alle disgrazie, alla paura, al terrore senza mai darci coraggio, come se vivessimo in un tunnel buio senza via d’uscita.
Questa notizia così forte, che mi commuove da giorni è un faro di speranza: gente che prende posizione e agisce.
Fa male all’opera mediatica del terrore, che ci fa credere di non avere speranza e di guardare impotenti il genocidio di un popolo iniziato decenni fa.
Qui non si parla di schieramenti politici, di bandiere, ma solo del lato umano delle persone.
Sulle barche sono saliti diplomatici, gente senza titoli, persone conosciute e non, e la cosa che li lega è portare aiuti ad un popolo che sta patendo la fame, che non ha più voce, perché la stanno silenziando con falsa propaganda.
Il discorso è molto semplice: uno ha deciso che questo popolo deve sparire e fa qualsiasi cosa perché questo avvenga.
Bambini che muoiono di fame…
Queste persone meritano la mia voce, e se tante voci ne parlano tutto ciò che stanno facendo diventa reale.
Durante il corso di ogni vita subiamo traumi, dolori così forti che neanche andando in terapia riusciamo a farli passare.
A volte guariamo, solo temporaneamente, ma cerchiamo di vivere lo stesso, di andare avanti perché non ci si può fermare, non puoi rallentare.
La società non lo permette.
E se rallenti e ti siedi, rimani indietro…non è consentito.
Intanto, t’ incerotti l’anima nella speranza che non sanguini più, ti fasci la testa, ti ungi il petto e torni nei binari in fila con gli altri.
Ci sono persone che rimarranno rotte per sempre…come i giocattoli che avevo da bambina a cui scocciavo le braccia perché non si incastravano più nella sede, e anche se l’arto non girava più, tenevo ugualmente la bambola.
Accettare di rimanere rotti è un grande gesto di amore verso noi stessi, lottare contro i demoni e perdere accusando la sconfitta è segno di crescita interiore…un atto rivoluzionario di questi tempi!
La perfezione a cui tutti ambiscono non mi interessa, come non mi tange essere un numero a caso e mai la numero uno, perché se devo vincere passando sopra agli altri preferisco arrivare ultima.
Mi ricordo, che da piccolina leggevo, quasi in modo ossessivo, la storia della ballerina e del soldatino di piombo…forse è lì che mi sono caricata di sensibilità e amore verso il diverso che soccombe al forte e al prepotente.
Io sono rotta dentro da tanto tempo, ricucita diverse volte, incerottara in alcuni punti, pezzi non sostituibili mancano e se mi soffermo a pensare ciò che ho affrontato e superato, mi domando spesso come faccio a essere ancora al mondo.
Non sono una persona positiva, detesto i life coach, perché è impossibile fare l’allenatore della vita di altri.
Ognuno ha reazioni e emozioni diverse, esperienze e guerre interne che non danno mai tregua, ma reagiscono e fanno del loro meglio per vivere e non solo sopravvivere.
Non giudichiamo i comportamenti altrui…non abbiamo idea delle crepe emotive di ognuno.
Non buttiamo via i giocattoli rotti, cerchiamo di aggiustarli, perché sarebbe come se buttassimo via noi stessi…
Per chi non conoscesse i Sonic Youth, sono un gruppo di musica alternative/noise rock statunitense con 20 album all’attivo agli albori della loro carriera musicale.
Ci sono stati ospiti anche i Nirvana, Chris Cornell e molti altri.
Erano i tempi di “Avanzi”, a tarda sera sulla RAI.
Dove abbiamo perso la voglia di sperimentare, di ascoltare la parte alternativa, di dissentire?
Non ho una risposta a questa domanda.
Io non ho mai smesso di guardare il mondo dalla parte sbagliata rispetto a molti…io sono quella sempre sbagliata.
Mi sta bene così.
Erano i tempi in cui, il servizio pubblico sfornava Santoro, Luttazzi, Biagi, Guzzanti, Grillo ancora prima degli anni ’90.
Messi all’indice dai politici di allora hanno fatto altro, ma quel vuoto di satira, di contenuti istruttivi che facevano sorridere riflettendo, che davano speranza è mancato.
Svuotando la TV di contenuti, cosa è rimasto? Trent’anni di tette e culi, mercificazione dei corpi femminili, importazione di format dall’America come i reality (che di realtà non avevano nemmeno l’ombra) e un decadimento cerebrale fortemente voluto.
Il fumo negli occhi…
Mi ricorda il Colosseo ai tempi dei romani, in cui il popolo scontento veniva tranquillizzato con spettacoli sanguinari.
Intanto, il governo aveva carta bianca, nessun tipo di opposizione che valesse il nome e leggi ad personam senza alcuna condanna.
Una lenta ninnananna verso l’oblio, e nessuno che osi disturbare il sonno dei giusti!
Anche io guardo internet, ho i social (solo alcuni), e se non ti lasci travolgere dalla propaganda e scavi più a fondo, trovi notizie che non vedrai mai in nessun telegiornale, in nessuna tribuna politica, o televisione pubblica o privata.
Il popolo bue è sempre esistito, ma mai come in questi ultimi decenni.
Ecco perché il mio libro l’ho pubblicato in solitaria! Nessuna casa editrice lo avrebbe fatto: troppo sincero, troppo crudo, per niente politicamente corretto!
Riflettevo su quante volte nella mia vita sono stata giudicata.
Sono stata additata e derisa per il mio abbigliamento centinaia di volte: pantaloni troppo larghi, gonna troppo corta, zeppe troppo alte, capelli esageratamente colorati…
Sono passata per la fidanzata del figlio del capo (che oltretutto odiavo a morte), a decine di storie con ragazzi, uno diverso ogni sera (sono tutt’ora i miei più cari amici e mai avuto storie sentimentali con loro), giudicata perché nei locali bevevo o ballavo sui tavoli o uscivo di notte da sola, o mangiavo al ristorante con la sola compagnia di un libro, o andavo a vedere un film in solitaria.
“Quella musica che ascolti non ti sembra esagerata?”
“Perché non provi ad essere più ragionevole?”
“Se continui ad essere così chiusa in te stessa rischi di rimanere sola!”
“Devi fare sempre la diversa, non puoi pensarla come la pensiamo tutti?”
“Avvocato delle cause perse!”
“Giri con della gente strana…”
“Sei così strana…”
“Ma ci sono altri colori per vestirsi…mica c’è solo il nero!”
Questo è quello che succede sistematicamente nella mia vita da quando ho 14 anni.
Giudizi pronunciati a mezza bocca dietro le spalle, alcune volte detti sotto forma di consiglio amichevole, pareri non richiesti e pettegolezzi così grandi da non passare dalla porta.
E io zitta…incasso e taccio…da sempre.
Ora, giunta vicino al mezzo secolo direi che, non me n’è mai fregato nulla di tutto questo.
La mia strada l’ho sempre percorsa a testa alta, senza minimamente curarmi di ciò che via via veniva costruito dietro le mie spalle a suon di calcestruzzo e balle…
…io, il vostro muro lo scavalco, ci salgo sopra e salto giù continuando a camminare…
Pensate realmente di ferirmi, di scalfire la mia essenza?
Poveri illusi…
Lascio correre…perché un precipizio,prima o poi, c’è per tutti!
Questo post è dedicato a chi si trova a subire le chiacchiere dietro le spalle, chi non si sente libero di fare e di dire, e a chi teme il giudizio altrui a tal punto di star male anche fisicamente.
Non permettete a nessuno di gestire la vostra vita, di rubarvi l’essenza…siate liberi, e soprattutto…
Ho scritto un libro, di cui vado particolarmente fiera, perché è intriso di forza, di libertà e di rinascita…non vi arrendete mai a cercare la vostra felicità e non abbandonate i sogni...
Ultimamente, è balzata alla mia attenzione, come uno schiaffo in piena faccia, la moda (chiamiamola così) delle raccolte fondi sui principali canali social.
Fin qui, nulla di dire.
Ci sono sempre state.
Quando ero piccola mio nonno scriveva gli auguri di natale e di pasqua a tutti i parenti e amici su cartoncini che arrivano da un’associazione di bimbi sfortunati con varie malformazioni a cui dava una donazione tramite bollettino postale. Sarà stato vero? Chi lo sa, ma lui era felice di fare del bene.
Qui, invece, il discorso prende una piega vomitevole e di bassa umanità.
Tutti ormai sappiamo chi sono gli influencer e gli youtubber. Non voglio dare giudizi su loro: ognuno fa come può, ma quando si strumentalizzano i propri figli lì, perdo ogni segno di civiltà ed educazione.
Una giornalista ha sollevato il problema pubblicando filmati di raccolte fondi dove, senza nessun rispetto e amore per i propri figli, vengono sistematicamente mandati in onda nei momenti più fragili e dolorosi della loro ancor breve esistenza per impietosire gli animi di chi morbosamente (si tratta di questo) guarda.
Personalmente, non sono nemmeno arrivata alla fine delle stories, perché mi sono sentita male e ferita da questa ulteriore mercificazione dell’essere umano.
I volti coperti nel profilo della giornalista, ma sul canale dove c’è la raccolta fondi o i click di visualizzazione, tutto a volto scoperto.
Purtroppo non parlo del solito balletto, ma di cicli di chemioterapia, di bambini intubati in ospedale, di come si applica l’ago per l’infusore dell’insulina sul pancino del proprio figlio.
Siete dei mostri! Non meritate i vostri figli.
Io sono contraria a qualsiasi pubblicazioni di minori sui social, figuriamoci se mi piace vedere un bimbo che fa la chemioterapia.
Siete malati voi, ma nella testa e i bimbi, inconsapevoli o consapevoli attori sono posizionati a favore della telecamera.
Come cresceranno questi pargoli nelle mani di mamma e papà che pensano a quante visualizzazioni hanno avuto oggi, o fanno vedere i regali che hanno ricevuto dagli sponsor impietositi?
Quando i vostri figli saranno grandi, superando le loro malattie, cosa penseranno di voi genitori? Come prenderanno il fatto di avere una documentazione audiovisiva della loro malattia con migliaia di visualizzazioni.
Poi, ci sono raccolte fondi di associazioni serie, che impiegano i soldi raccolti per la ricerca, e questo è bene. I rendiconti delle donazioni vengono pubblicati e si sa che i soldi dati vengono investiti per il bene di chi soffre. Ma questi individui che raccolgono soldi senza postarne l’utilizzo…sono dei cialtroni!
Ma gli altri? Non si può fare nulla per bloccare questo scempio si umanità? Sono sempre più magonata.
Genitori vuol dire proteggere dal male del mondo, accudire con amore, preparazione al brutto, ma anche far amare il bello che c’è.
“I figli iniziano amando i genitori, in seguito li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano”.
Oscar Wilde
Il mio libro: https://amzn.eu/d/8Zfay3HIl prologo di “Quando le lacrime si confondono con la pioggia”
Sono passati sette mesi dalla pubblicazione di “Quando le lacrime si confondono con la pioggia” e sono molto felice di aver scelto il Self Publishing.
Ultima recensione
La storia di questo libro scritto nell’arco di dieci anni, mi ha spinto a continuare a scrivere senza curarmi del tempo che scorre.
Recensione
Non c’è ansia da prestazione nel fare da soli, non c’è nessuno che taglia, che edulcora per rendere il romanzo più vendibile, nessuno che impone.
È la mia dimensione.
Le recensioni mi sono arrivate nelle maniere più strane: a notte fonda con infiniti vocali, con voci commosse e parole di gratitudine, parole scritte su fogli di carta strappati da un quaderno o dette all’orecchio: ” il tuo libro è arrivato nel momento giusto”.
C’è chi si è sentito Penelope e chi Emma, chi ha portato il libro in viaggio a New York, chi sotto l’ombrellone, chi l’ha letto mentre cucinava per non interrompere quello che stava succedendo tra le righe, o chi lo tiene sul comodino…sempre vicino.
Il mio viaggio prosegue senza tentennamenti e il prossimo libro è già in scrittura.
Recensione
Lascio qui, con una grande felicità,le recensioni ricevute su Amazon.
Recensione
Il mio ringraziamento a chi mi ha lasciato parole di grande affetto.
Recensione
Non avrei mai pensato, che un romanzo così realista e senza censura potesse raggiungere un pubblico così ampio e diversificato.
Recensione
Potere alle parole!
Recensione
Non smetterò mai di scrivere!
Segue sotto…Recensione
Queste sono solo alcune…il mio cuore è colmo! Grazie🖤
Questo libro è un grido di libertà, unfuoco che arde e non smette di bruciare neanche con la parola “fine”.
Avendo scritto un libro, pubblicato in Self Publishing e usando i social per la promozione, mi sono imbattuta in una moltitudine di scrittori e scrittrici. Da cosa l’ho capito? Vicino al nome c’era la dicitura “scrittore, scrittrice”.
Wow, quante persone che scrivono! Sono felice per questa prolificazione di cultura.
Essendo curiosa per natura ho aperto parecchi profili per vedere il frutto del loro titolo: una pubblicazione, una forse pubblicazione, forse sarò uno scrittore perché produco frasi motivazionali, e con l’accento e a con l’acca sono un optional come i congiuntivi…
A cosa serve il titolo vicino a nome e cognome? A farti camminare più dritto con la schiena, a farti vendere di più o vuoi solamente che la gente sappia che hai scritto un libro?
Ma se di professione fai il saldatore o la fruttivendola, piuttosto che l’avvocata, o il barbiere, e ti mantieni con quello, mi domando a cosa serva quel “scrittore/scrittrice”?
A vendere più copie, a saziare l’ego o semplicemente te la credi molto?
C’è da dire, che conoscendo tante persone diverse tra loro posso avere esempi di dottori che non mettono targhette sulla porta per non essere disturbati, scrittori che lo fanno di professione a cui è sufficiente nome e cognome, stilisti, chef con 50 anni di esperienza che si sono declassati a cuoco per non incolonnarsi nella categoria di chi dice ma fa niente, ecc…
Su, cerchiamo l’umiltà persa e ritroviamola subito!
Ho letto molte anteprime di libri di queste persone…
Inizio col dire che la frase del titolo, ultimamente, la ripeto spesso…troppo spesso.
Quando hai a che fare col pubblico per lavoro, e io ho sempre lavorato in questo ambito, il tuo sesto senso si sviluppa scalando la classifica dei sensi diventando il primo…per sopravvivenza.
Non mi piace fare la maestrina, mai…non è un vanto essere stata fregata.
Questo è il motivo per cui, nei rapporti interpersonali concedo una sola possibilità scemando alla svelta chi mi affianca nel percorso di vita.
Diciamo, che metto a disposizione la mia lunga esperienza di fregature (per non usare un termine scurrile) per evitare a molti di finire in situazioni senza uscita e problematiche.
Mi si chiede spesso cosa penso di quella persona, di una situazione, per la mia propensione ad espormi dicendo la mia opinione in tutta sincerità salvaguardando la persona che me lo chiede, ma non sempre si è preparati alla verità nuda e cruda.
Allora, me ne torno nel mio angolino, per poi uscirne con scopa e paletta a raccogliere i cocci di chi non ascolta e va in pezzi.
Il mondo è sempre stato abitato da persone con grandi problemi mentali, che per abilità riescono a mascherare in modo eccellente.
Non mi fido del troppo…il troppo stroppia, soprattutto di quelle persone sempre sorridenti, amiche con tutti, che tendono a copiare i tuoi modi di fare, di dire, di scrivere, per avvicinarti.
Mi piaci, solitamente, perché hai un qualcosa diverso da me, un qualcosa che mi dà insegnamento, un appoggio nei momenti difficili o magari un’ opinione in contrasto con cui si può avere un bel confronto costruttivo.
Qui, nel caso specifico, ci ho provato qualche anno fa, ma con scarsissimi risultati visti gli ultimi post pubblicati con sfoggio di simpatia sparata col cannone, apprezzamenti, complimenti, ecc…
Mitomani, bipolari, narcisisti, stolker, hanno campo libero e nessuno sembra accorgersene.
Molto bene, anzi benissimo!
Se parlo così è perché conosco i retroscena dei fatti, perché ho studiato alcuni dei più comuni (ahimè) meccanismi della mente umana, perché la prassi usata per circuire è appropriarsi della vita di altri dà loro un senso di appagamento estremo e quando ti spingono nel baratro senza scaletta per risalire non te ne liberi più e tu sei fottuto.
Basterebbe, per queste persone, farsi aiutare, ma come diceva qualcuno: ” i veri pazzi sono quelli che non sanno di esserlo”.
E allora, come faccio di solito, depongo le mie armi, mi siedo a gambe incrociate sulla riva del fiume, con un bel libro e aspetto che passi il cadavere.
Il “te l’avevo detto” non lo uso più.
Adesso uso “arrangiati!”
Non mi piace nemmeno la giustificazione “poverini, sono malati”, perché nel 2025 gli strumenti per farsi aiutare ci sono…eccome!
Quando i messaggi, dal buongiorno e buonanotte diventeranno 20 al giorno con vocali e foto, quando il “ti vengo a trovare perché passo di lì” diventerà “posso stare a casa tua per un po’” avete già superato il livello di guarda e siete in balia del loro malessere.
Attenzione…perché le montagne e le praterie dove Heidi correva libera e felice con le sue caprette potrebbero tramutarsi in un nanosecondo nel “Titty Twister” di Quentin Tarantino ne “Dal tramonto all’alba”.
Low🖤
Nel mio libro si racconta anche di questo, perché la vita ti mette davanti scelte, prove, ma senza dotarti del libretto d’istruzioni:
Com’è possibile cercare di stare in due universi completamente diversi?
Non credo si possa…almeno nel mio mondo fatto di sincerità e rispetto per gli esseri umani con cui mi rapporto.
Certo che se vivete così non meritate nessun tipo di rispetto anzi, il disprezzo mi sale in automatico senza possibilità di marcia indietro.
Non si può mercificare l’Amicizia e non ci si può schierare contro una persona discutibile sotto ogni punto di vista, e poi decantarne i pregi in pubblica piazza, addirittura incontrarla, come se le porcate fatte non fossero mai successe.
Vergognatevi di stare al mondo, o perlomeno non esponete le vostre miserie…evitate, veramente!
Qui si pensa e si scrive come se la gente non avesse sentimenti, morale, etica calpestando esseri umani a discapito di altri.
Come siete messi?
La medaglia è un oggetto inanimato, ma le persone hanno anima e cuore.
Continuate a foraggiare la pazzia altrui come se fosse normale, come se fosse un bene…
Vergognatevi…o perlomeno non riducete tutto ad un teatrino grottesco dove esporre trofei umani.
Amo fotografare, moltissimo, perché mi serve imprimere nella mente la frazione di secondo in cui i miei occhi sono felici.
Anche questa guerra a chi si fa un autoscatto in solitudine o peggio con il VIP e lo pubblica quasi istantaneamente non è una cosa sana.
Ci sono diversi episodi di persone famose che si sono rifiutate di farsi fotografare venendo poi, nei commenti, caricate dei peggiori improperi per non averlo fatto.
Siamo arrivati a mercificare anche le immagini?
È giusto fissare un incontro nella propria mente, un ricordo legato, il sentimento provato, con una foto? Certo!
Trovo meno giusto pubblicarlo, molte volte anche senza chiederlo, per esporre il trofeo sui social, o sui blog.
È possibile che non si riesca a tenere più nulla nel privato?
In questi giorni a Torino ho visto per la prima volta la mia sorella d’anima, ho rivisto amici che non vedevo da anni e mai mi sarei sognata di scattare foto e meno che mai di pubblicarle.
L’affetto, la complicità di una colazione di 4 ore che poteva durarne 12 e sarebbero state ancora poche, un aperitivo con risate, un pranzo, una cena…non ho una foto…non mi serve.
Serve a chi vuole mostrare un trofeo, un qualcosa per invidia agli altri, per darsi importanza…altrimenti nessuno saprebbe nulla. E come si fa?
In un mondo dove conta più l’apparenza che la sostanza, dove sei un grande solo se dai la prova tangibile di avere un amico famoso, o incontri gente facente parte di una cerchia di persone che non hanno rapporti personali, ma solo virtuali, la prova dell’incontro deve essere in bella vista, alla mercè di tutti.
Ma teniamoci qualcosa solo per noi, cerchiamo di preservare il privato come qualcosa di molto prezioso, da custodire nel profondo e non da esporre nella vetrina dei trofei.
Per caso, nella noia estiva della scorsa estate, in quei pomeriggi dove l’unica cosa da fare era chiudersi in casa, facendo zapping velocemente, una musichetta mi ha fatto sobbalzare e fermare il giro di canali.
Ero un po’ restia a guardare, perché so che delle mie grandi serie televisive del passato hanno fatto delle orrende copie.
Invece no, erano proprio loro in genio e sregolatezza!
L’ A-Team mi è sempre piaciuto tantissimo, con tutte le loro storie a difesa dei più deboli, con la violenza contenuta di una scazzottata, colpi sparati, esplosioni che lasciavano tutti in vita o al massimo qualcuno ferito.
Infatti il bollino è verde.
Lo possono guardare anche i bambini, perché non ci sono scene truci.
Le serie TV degli anni ’80/’90.
Quanti di noi sono cresciuti a pane, marmellata e A-Team?
Erano fuggiaschi, reduci del Vietnam e le persone in difficoltà contro “i cattivi” li chiamavano per risolvere problemi e soprusi…che meraviglia!
Era il periodo storico della Guerra Fredda, delle spie russe e americane.
Effetti speciali dozzinali e riconoscibili, stuntman professionisti facevano le scene più pericolose, e nessuna elaborazione col computer: esistevano, ma erano scatole enormi con ricerca di dati e niente più, perché internet non c’era ancora.
Lo guardo ancora, tutti i giorni, per ricordare chi eravamo e cosa siamo diventati…era meglio prima!
Ci sono angeli che le ali non le hanno mai avute, che non volano, ma in silenzio fanno e fanno, senza dire: nessun ploclama, zero post o foto, agiscono per aiutare, e non per saziare il loro ego ingordo.
Poi, ci sono quelli che avevano le ali e si sono spezzate a forza di botte prese nella vita, e non ricresceranno più: vagheranno senza meta, fino ad incontrare qualcuno che possa disinfettare le loro ferite.
Quelli caduti a terra e calpestati, ancora e ancora, tra l’indifferenza dei passanti: non meritano aiuto…sono diversi da me.
C’è chi, queste ali, le nasconde all’interno di un impermeabile camuffando l’imbarazzo di saper aiutare. Sì, perché se non sei scaltro, menefreghista e una puntina razzista, le tue ali le devi nascondere o scopriranno che aiuti i deboli, gli emarginati…e quelli puzzano, sono sporchi e dormono per strada.
Sono troppo cruda? Troppo scorretta?
Dico solo ciò che pensate “voi”, perché non avete nemmeno il coraggio si ammettere di essere delle persone orrende!
Parlare di emarginazione non è mai facile: in poco tempo, tra la paura “dell’uomo nero” servita a colazione, pranzo e cena da tv o web, e tutta una serie di slogan assimilabili, facili e scorrevoli hanno convinto molte persone che era così, e via con odio, diffidenza…in molto casi anche peggio.
Che cosa state insegnando ai vostri figli, ai vostri nipoti? Come vivete male nella paura di ciò che è diverso solo perché non è uguale a voi.
Sono sempre andata nella direzione opposta alla massa…non so perché, forse per istinto, per la sopravvivenza della mia anima, o per il rispetto verso gli altri dato in famiglia?
Mi rifiuto di pensare che in ogni essere umano non ci sia più un briciolo di umanità, che sia tutto finito così…
Ah, si! Così sono capaci tutti, ed è tutto più facile.
Nascondere la polvere sotto al tappeto è il metodo più facile per pulire, se si aspettano ospiti improvvisi, i genitori in visita nella tua prima casa dove vivi sola, e una metafora della vita.
La polvere l’ho sempre associata alla staticità, al deposito su oggetti che non usiamo, e rapportato alla quotidianità, a situazioni che lasciamo in sospeso, che non riusciamo ad affrontare, e abbandoniamo lì a prendere polvere nascondendole sotto il tappeto per non vederle, ma prima o poi, dovremmo sbatterlo e raccogliere ogni cosa lasciata lì sotto.
A me i sospesi non sono mai piaciuti, perché ristagnano nella mente, creano dubbi e voli di fantasia che non voglio e non mi posso permettere.
Meglio prima che poi…voglio sapere, definire e se è il caso chiudere alla svelta, senza incertezza, perché già la vita lo è.
I rapporti interpersonali devono essere chiari, sinceri, senza sottofondi dove si celano sorprese sgradite e falsi sentimenti.
Affrontiamo le situazioni, anche le più spinose e controverse…poi, saremo liberi!
Mi ci vuole il “la la la la la la” di Iggy, in questi giorni non buoni, in questi mesi non buoni…
Notizie pessime, che mi schiaffeggiano e ti schiacciano a terra.
Niente di bello e dove ti giri è merda…
Allora guardo il cielo di notte, senza chiedere nulla e faccio come i bambini quando non ti vogliono ascoltare: dita nelle orecchie e la la la la la la…
Questa è una splendida vetrina virtuale, gratuita e totalmente libera, dove poter promuovere i tuoi libri aggiungendo qualche curiosità personale su gusti letterari o sulla costruzione di un libro, e molto altro.
Il potere del linguaggio usato dalle persone sbagliate, mi ha sempre fatto raggelare il sangue, specialmente se si spiatellano confidenze distorcendo la verità in un qualcosa che non le si avvicina per niente.
Parlo di donne (io le ho incontrate in versione femminile in questo specifico caso), perché hanno più finezza nella costruzione di castelli in aria, di verità relative e distorsione della realtà a proprio favore: lo riconosco…è una diabolica maestria. Chapeau!
Nella vita ho avuto a che fare con:
stolker non temibili, ma “volenterose”;
vittime medaglia d’oro;
mitomani certificati;
bipolari senza diagnosi;
egocentriche & narcisiste;
Devo dire che in questa lista del magico mondo della patologia a briglia sciolta, la definizione di “mangiatrici di vite” era latitante.
Vuoi non averne incontrato un esemplare? Figuriamoci se schivo una insanità mentale così ghiotta!
Qui ci vorrebbe in sottofondo la musica di “Super Quark”, ma facciamo senza:
La mangiatrice di vite ha un aspetto gradevolmente normale, è spigliata, intelligente e partecipa alla tua vita con gioia e complicità; osserva il tuo mondo, scavalca nella mitomania con frasi del tipo “anche io l’ho fatto”, “l’ho fatto prima di te” e se tu ha una cosa lei ne ha due più belle. Solitamente osserva il tuo rapportarsi con gli altri, i rapporti umani che hai costruito grazie alla tua lealtà, per il tuo animo buono e cerca di fare lo stesso… con le stesse persone: parte in sordina, quasi in retromarcia e lavora sotto chiedendo amicizia, offrendo comprensione, e tutti le danno fiducia…perché non dovrebbero?
Perché ti fotte: non ho ben capito se lo fa per gelosia, noia o abitudine a succhiare le vite d’altri, ma lo fa: s’impossessa di storie, le rigira come le fanno più comodo, distorce la verità…per cosa?
Solo per protagonismo: “Guardatemi quanto sono importante, quanto sono centrale nella tua vita e quella dei tuoi amici, che adesso sono anche i miei!”
Non tutti abbiamo la fortuna di avere un “Grillo parlante” di Pinocchio che ti mette in guardia: io sì…e lo ringrazio tutti i giorni per quante volte mi ha salvato le chiappe.
Non sempre, purtroppo, e quelle volte che mi hanno fregato lui, si vede che era esausto…povero mio Grillo parlante!
Potrei dilungarmi oltre, ma non sono logorroica: io allontano subitissimo e non permetto di entrare nella mia sfera privatissima quasi a nessuno…ormai da decenni.
Faccio attenzione a chi ho di fronte, ne seguo i comportamenti, sono prudente e dopo l’ultima volta (tanti anni fa), che mi sono trovata sdraiata su una chaise longue a casa di una ex collega (che era sì, una commessa, ma soprattutto una psichiatra) con lei che m’incalzava a raccontare la mia vita con domande mirate, conto fino a 1001 prima di parlare di me.
P.s. Dopo quell’incontro di psicoanalisi camuffato da “ti faccio vedere la mia casa”, e avendo chiuso i rapporti extra lavorativi con lei, l’ho trovata sotto casa, la mia, e non dico altro.
State attenti, il mondo è degli instabili mentalmente travestiti da brave persone!
Nelle mie gironzolate in libreria, solitamente non entro con i titoli da prendere: il famoso foglietto con i libri segnati rimane sul tavolo di casa.
Ma è il mio bello: poche idee e molto ben confuse.
Inizio ad esplorare partendo sempre da dove c’è meno gente e studio le copertine, i titoli e quasi mai le recensioni.
Per comperare Adelphi attendo sempre gli sconti, ma non rinuncio a mettermi davanti allo scaffale per farmi travolgere dai colori dei suoi libri: è la mia cromoterapia preferita!
La persona cinica: “Chi, con atti e con parole, ostenta sprezzo e beffarda indifferenza verso gli ideali, o le convenzioni, della società in cui vive; chi non arrossisce di nulla, impudente, sfacciato”
Folgorata dal titolo e dalla foto l’ho comperato senza leggere nemmeno la quarta di copertina.
È stata una lettura spassosa…se condividi il cinismo!
Il libro è una raccolta di racconti, precisamente 11, che ruotano intorno alle donne, non disdegnando anche gli uomini. Il periodo di scrittura è nel mezzo delle due guerre mondiali, quindi dimenticatevi il politicamente corretto: non esisteva ancora. Per capirci, ecco uno strancio:
Tratto da “Apparenza e realtà” «Se ti sposi, allora insisto che lasci il tuo lavoro. Il posto per le mogli è la casa, e l’idea che una donna sposata rubi il pane di bocca a un uomo va contro i miei principi».
Una lettura scorrevole e senza inciampi. Quando finisce, vorresti leggerne ancora!
Per chi, come me, segue il rap italiano dagli albori, oggi è un gran giorno.
Di Neffa si può dire ciò che si vuole, il suo percorso musicale è variopinto: da batterista dei Negazione, all’Isola Posse All Stars, ai Messaggeri della Dopa, ai Sangue Misto, i 107 Elementi, fino alla carriera solista…
Sentirlo fare il rap, ancora, su una base pazzesca mi fa stare bene.
Quando ho iniziato a scrivere su WordPress non capivo molto bene come funzionasse il tutto, cosa potevo inserire e cosa no, se fosse giusto mettere foto prese a caso dal web.
Chi mi conosce bene…
L’unica certezza che avevo, era far parlare solo le mie parole, le mie riflessioni… niente più, e a corredo mettevo le mie foto.
Foto mia
In questo mondo dove è essenziale apparire belli ad ogni costo, camuffando i difetti con tonnellate di filtri, sono entrata in punta di piedi, perché la mia necessità primaria, come nella vita, è essere me stessa in ogni cosa che faccio senza spostare il perno dove ruota tutto.
La mia pausa preferita
L’accettazione da parte di tutti è un vincolo troppo grande per me, e capisco di essere indigesta a molti, ma va benissimo così.
Le immagini sono il riflesso più intimo dell’anima…sempre pensato.
Albero amico
Proprio per questo motivo ho scelto di essere vera anche nelle fotografie pubblicate: dai libri recensiti, dalla musica divulgata senza filtri, passando attraverso ai temi trattati, ma senza mai entrare troppo nel personale.
La mia musica (solo un po’)
E come si fa a non scrivere qualcosa di sè? Impossibile…
In ogni post sono contenute le mie “briciole di pane”, come quelle che Pollicino lasciava per non smarrire la strada di casa.
I miei testi, quasi sempre introspettivi e accompagnati da una foto mia, in bianco e nero la maggior parte, e qualcuna a colori.
Papaveri regalati
Qui, su My Low Profile, una sorta di seconda casa, è tutto mio, dalle parole alle foto.
I miei rituali
Non importa se non si vede la mia faccia, perché io sono dentro ad ogni foto, in ogni scatto c’è un frammento della mia anima…senza alcun filtro.
La sorella d’anima che brilla nella notte
Una foto soltanto ho pubblicato, perché mi è stata richiesta, e l’ho fatto unicamente per il mio libro.
Eccomi qua!
Non troverai mie foto fisiche in nessun profilo social, né dietro la copertina del mio libro.
Sono scelte…
Non è una critica a chi lascia le proprie immagini…è solo un modo diverso di vivere.
Foto mia
Amo fare foto ai particolari che voglio non dimenticare: un pezzo di cielo, la mantide che si arrampica, i folletti che fanno danzare le foglie quando c’è il vento, l’alba sarda, il tramonto nella bassa, piccoli elfi che corrono sopra i balloni di fieno, i palloncini di una festa terminata, una tavola imbandita e i bicchieri vuoti.
La festa finita
“L’ESSENZIALE È…INVISIBILE AGLI OCCHI…”
E per concludere…
L’amore per I Ching, la Carta d’Armenia, Chanel, il Pensatore, e per il mio libro
Manifesti di qualche anno fa a Torino (foto personale)
In Italia ultimamente non mettiamo dei fiori nei nostri cannoni…li costruiamo!
Le fabbriche di armamenti pesanti che producevano i carri armati erano quasi chiuse, ma la guerra tra Ucraina e Russia ha prodotto nuove richieste, un incremento di personale e sono raddoppiate le assunzioni.
Quando dico che la guerra fa girare l’economia…è proprio così.
Non ci dovremmo lamentare, perché le fabbriche che spargono morte danno nuovi posti di lavoro!
Che ingrati!
Andrà tutto bene!
Mi sembra di vivere su un universo parallelo dove tutto gira al contrario:
“Dobbiamo potenziare le armi per difendere l’Italia”, e quando ho sentito questa frase ho subito pensato: difenderci da chi?
Chi si accollerebbe la conquista di una nazione sull’orlo del fallimento? Solo un decerebrato, ho pensato immediatamente.
Ma va bene, le armi sono sempre un introito, no? Eticamente facciamo cagare, ma se tutto il resto va benissimo, perché no?
Precariato ovunque, le scuole stanno colando a picco, insegnanti sbattuti a centinaia di chilometri da casa per un contratto a scadenza, ospedali senza medici, infermieri e molte volte picchiati e assaliti da pazienti o parenti di pazienti, e per fare una visita dovresti decidere di amnalarti l’anno prossimo…così potresti prenotare la visita quest’anno, in tempo per non morire.
Una percentuale mai così alta di famiglie è ridotta alla fame, ma occupiamoci di andare in giro a partecipare a qualsiasi incontro di rappresentanza…l’importante è non andare in parlamento a spiegare come mai le nostre bollette sono aumentate del 30% e sono le più care di tutta Europa, o in che modo è stato rilasciato un torturatore e seviziatore.
Ma pensiamo alla nostra difesa!
L’unica accozzaglia da cui dovremmo difenderci…è dalla nostra classe politica!
Parlo raramente di politica, ma nell’ultimo periodo sono veramente incazzata oltre misura…
Invece di usare i soldi per risanare il tessuto sociale, hanno il coraggio di venderci fumo come se fosse aria!
300 voli di stato da quando è iniziato il nuovo governo…
Mi ricorda moltissimo Maria Antinietta e i croissant…
Mi fa sognare ad occhi aperti, come il mago di Oz…Tori è la mia Dorothi…🖤
Per tutti i sognatori, per chi crede nelle seconde possibilità, nella forza dell’amicizia nata dall’istinto e per chi non si arrende… e scavalca il recinto. Per tutti voi:
Ci sono scrittori che non ho mai lasciato… Dal primo libro letto mi ha seguito in tutto il mio percorso di vita: Stefano Benni è uno di quelli.
I suoi libri adagiati in uno scatolone hanno viaggiato insieme a me tra regioni, sistemati in case provvisorie o in librerie improvvisate…alcune volte, mi sono stati regalati doppi, ma con dediche splendide.
Più che uno scrittore, è un amico buffo, che mi fa sempre sorridere con una lacrima incastrata tra l’angolo dell’occhio e le ciglia…
Lo ringrazio immensamente di aver creato un mondo dove ho sempre trovato rifugio, dove non mi sono mai sentita diversa.
La legge di Murphy insegna a vivere guardando le situazioni sotto un’altra prospettiva.
C come cuore & cervello…oppure?
Esatto, proprio quello lì…C come culo!
Nel corso della giornata ci armiamo di santa pazienza e affrontiamo qualsiasi cosa: vita, imprevisti, guai, ma la chiave per aprire ogni porta è sempre solo una: la classica botta di culo.
La fortuna è una componente essenziale per far girare le cose al meglio.
Ecco.
C’è chi nasce con la camicia, e chi no.
Non è solo una questione di scaramanzia o di credenze popolari…sembra, che avere culo sia una predisposizione.
Ho conosciuto persone molto fortunate in diversi ambiti, mentre in altri passavano da estremamente sfortunati a sfigati cronici.
Bisogna sempre differenziare quali sono le priorità, ciò che a noi interessa ottenere: successo nel lavoro, amore, soldi, o solo salute?
Tutto non si riesce ad avere.
In molti ambiti sono fatalista, e accetto senza fiatare ciò che arriva, mentre in altri faccio molta fatica a chinare la testa e subire.
Qui non si tratta di una spintarella, perché le cose s’incanalino nella strada giusta e comoda per noi.
La fortuna arriva, ti fa stare bene, ti consente di sognare che tutto in un periodo vada per il meglio, e poi, senza avvisare, se ne va: tutto crolla quando subentra l’avversaria della fortuna…la sfiga.
Per esperienza e malfidenza verso il fato so, che quando ho un periodo fortunato e sembra che tutto s’incastri perfettamente resto guardinga…non mi rilasso troppo, perché è proprio quando deponi le armi che un armageddon ti travolge.
Non conto mai troppo sull’effetto C, perché è imprevedibile e senza alcuna certezza.
Certo, alcune volte non guasta, ma la mia attitudine a non arrendermi, a lavorare sodo e a testa bassa, mi bastano.
La facilità con cui si risponde o si commenta un post, un articolo è disarmante per me.
Perché non si approfondisce,non si legge fino in fondo ciò che si è iniziato?
Superficialità è il nuovo mondo a cui non voglio abituarmi, né tantomeno una strada che voglio percorrere.
Certo, leggendo il titolo e guardando la foto potresti intuire di che cosa si parla, e poter mettere più like in meno tempo, commentare con frasi fatte, il famoso “un tanto al chilo”.
Che modo di interagire è?
Un paio di anni fa, a seguito di una discussione (diciamo cosi) con una blogger, avevo chiesto alle persone che mi seguivano di scegliere, perché era impossibile che potessero leggere sia me che lei per ovvie ragioni: molti hanno scelto non con riluttanza e altri non hanno capito il perché di questa richiesta così tanto anomala:
sono coerente con me, con chi seguo, con chi mi segue e mi aspettavo la medesima cosa.
Ho imparato a cucirmi la bocca da tanto tempo, a lasciar correre cercando di mettere paraocchi e paraorecchie, ma alcune volte non riesco a farlo…è più forte di me.. devo necessariamente dire la mia soprattutto a difesa di chi voce non ha, di chi prende colpi per rassegnazione e non ha più forza per ribellarsi.
Un tanto al chilo è il prezzo che si destina alle cose e non alle idee, ai pensieri dell’anima, alle riflessioni che vogliamo condividere.
Il perno della conversazione con una mia cara amica qualche tempo fa, è stata la sedazione.
Sì, perché per sopportare tutto ciò che ci circonda senza lasciarsi travolgere dalla rabbia è impossibile, e l’unico sistema per essere tranquilli sarebbe la sedazione.
Rimanete impassibili a tutto come l’acqua che scivola via da un impermeabile?
Io no.
Ci stanno facendo a pezzi e vendendo a tocchi?
Ma non importa, perché quella ha tradito quello, poi ci sono le sfilate e l’ultimo libro dell’influencer…
Che bel quadretto rassicurante, eh!
Ma, ogni tanto, vi soffermate a guardare intorno a voi, a cosa sta succedendo, al degrado cerebrale in cui viviamo?
Per me è un continuo travaso di bile, vedo una lenta agonia, un trascinamento di corpi omologati e per bene, che non hanno più reazione a nulla.
Le comodità pagate a rate, le vacanze con i mutui, e va tutto bene…bisogna mantenere lo status sociale di benessere apparente.
Siete una foto sbiadita dentro una pozzanghera!
Nemmeno davanti alla verità vi fermate e pensate, neanche se ve la mimano ne fate tesoro: continuate imperterriti a cercare di entrare nella vita di persone che non vi vogliono, che non vi cercano e soprattutto che vi hanno, a loro modo, cancellato.
Questa roba mi terrorizza!
Ideali ne abbiamo?
Ma no, è più facile prendere in prestito quelli già confezionati, come le opinioni, che non devono discostarsi dalla maggioranza, perché potreste essere “schedati” come diversi, sovversivi, piantagrane…liberi pensatori!
Ma quale orrore, signori e signore!
Io sono tutto questo e anche di più, e odio con ogni cellula del mio corpo gli ipocriti, e chi si nasconde dietro al perbenismo di facciata.
Fammi vedere chi sei veramente, che faccia hai dietro il trucco, il parrucco e i vestiti buoni, fammi vedere chi ho di fronte…ma veramente!
Altrimenti non m’interessi minimamente, non ho nulla da dirti, non mi fido e quindi puoi andare per la tua strada senza nemmeno voltarti, perché io non ci sono più, ma già da tempo!
“Ciò che nuoce gravemente alla salute dei benpensanti è soprattutto la libertà degli altri”
Ho sempre amato la parola “home”: il suono e il significato, perché è diversa da house.
Tutti, bene o male viviamo in una casa: bella, fatiscente, con pochi mobili, da tinteggiare, in affitto o mutuo, con dei vicini o sperduta fra le montagne, ma a volte non è propriamente “home”.
Le motivazioni per cui un rifugio, un posto sicuro dove deporre le armi sullo svuota tasche e camminare a piedi nudi diventi house, anziché home possono essere infiniti: coinquilini insopportabili, la paura della solitudine, genitori rompipalle, insonnia da rumore, vicini discutibili.
Da quando ho lasciato la casa dove sono nata e cresciuta come scatto di crescita personale, qualsiasi scatola con tetto e mattoni è sempre stata “home”, e non potrebbe essere altrimenti per me.
Sento l’esigenza di poter rimanere in un posto, solo se mi sento a mio agio e libera: alcune volte ci sono situazioni a cui non ci si può sottrarre, quindi stringo i denti e non appena arrivata a casa mi rilasso…sono salva!
Ho uno stile non minimal, quindi per ogni trasloco fatto, la quantità di cose riportate era sempre in aumento, ma per me erano ricordi insostituibili e mi sembrava giusto che abitassero con me.
Non sono un’accumulatrice seriale, e cerco sempre di riciclare prima, e buttare poi, ma sono sempre oggetti con una storia, un passato, un ricordo di chi me lo ha regalato, dove, quando e perché. Hanno un’anima, perché è un frammento di mia vita condivisa con qualcuno di importante, che magari non c’è più o è lontano, e mi vuole bene.
Non parlo solamente di fotografie, libri o lettere, ma di piume, foglie secche, biglietti di treno o di concerti, scatole, foulard, quadri, penne, bottiglie di vino vuote, flyer di manifestazioni, perline di collane rotte in mezzo alla strada, sfere di cristallo, candele.
Lontano dagli occhi, ma mai dal cuore.
Ogni home che ho avuto da sola o condividendola è stato il porto sicuro per tutti i miei cari, non solo per me: nessuno ha mai avuto soggezione o imbarazzo acclimatandosi subito e usandola quando la vita non dava tregua, molte volte anche quando io non c’ero.
Chi ti conosce non ha bisogno di ordine maniacale e la cena pronta, ma solo di un bicchiere con qualcosa di forte e del silenzio interrotto solo dalle vostre risate o dai suoi singhiozzi o dai tuoi: toglie giacca, scarpe, alcune volte la maschera, e si lascia andare ad occhi chiusi sapendo che tu sei pronta a prenderlo senza lasciarlo cadere…
Trovo fantastica questa pagina di Instagram @una.lettrice.a.tokyo curata da Alessia, che anche quest’anno dedica tutto il mese di marzo ad una rubrica particolare “#amarzoleggounadonna”: ognuno può contribuire con un libro scritto da un’autrice donna.
Ho deciso di inviare il mio, perché non solo è scritto da una donna, ma anche le protagoniste sono donne…
Nel periodo storico che stiamo vivendo (con mia grande fatica) dove l’unica cosa che conta è apparire, costruire un contenuto che ti faccia avere più visibilità possibile, inverto la tendenza.
Il sottotitolo del mio blog è la chiave della mia esistenza: fai, senza incensarti troppo…però fai!
Low Profile ha dato l’inizio a tutto, ma senza manie di protagonismo.
Scrivo quello che penso, che mi piace, ma soprattutto ci tengo a mettere i punti sulle “I” di ciò che non mi aggrada, o peggio, che mi fa incazzare.
Condivido? Certo, ma è più che altro un’esigenza di trovare qualcuno che sia affine a me come pensiero.
Perché? Mi dà speranza.
Una frase che amo molto è “non cresce niente dai diamanti”. Non c’è verità più grande!
Le cose troppo luccicose mi danno noia, come le persone che brillano di luce riflessa e non della propria.
C’è una sottile e significativa differenza che solo con molto allenamento a contatto con il genere umano, si può capire.
Tornate a vivere quella vita semplice dove, l’imprevisto non può essere calcolato, ma semplicemente affrontato.
Per schivare i sassi è necessario volare basso e prestare molta attenzione a cosa si fa. Tutto questo finto protagonismo vi rende molli e abbassa la vostra soglia di guardia. Non ve ne rendete conto?
La capacità di reazione è necessaria.
Mentre pensate di mettere 4 filtri alla vostra foto…la vita scorre e vi passa sopra.
L’essere umano nasce unico: non troverai mai una persona uguale ad un’altra, nemmeno i gemelli monozigoti, che sono uguali fisicamente, crescendo acquistano caratteristiche differenti.
Quello che mi chiedo sempre più spesso è perché si debba necessariamente copiare qualcuno.
Mai seguito le mode poi, dopo aver letto “NO LOGO” di Naomi Klein ho intensificato involontariamente la mia repulsione all’omologazione in maniera definitiva.
Per questioni lavorative ho portato divise orrende, vestito abiti che lanciavo una volta tornata a casa rivestendo i miei pantaloni oversize e le mie magliette d’importazione. Neanche i capelli hanno mantenuto il colore “giusto”: verdi, arancioni, blu, rosso fuoco e neri.
La mia non è mai stata un’esasperazione a voler essere diversa, ma piuttosto un sentirmi bene, una naturale rappresentazione esteriore di quello che ero internamente, e non m’interessavano le risate, le opinioni non richieste o le prese in giro, perché sembravo una mosca sullo zucchero.
Perché non si va oltre l’aspetto fisico? Questo non l’ho mai capito.
Lo stesso zaino, le stesse scarpe, o taglio di capelli, addirittura gli stessi tatuaggi.
Che cosa vi fa pensare di essere migliori di me solamente perché siete fatti con lo stampino? Vi dà sicurezza? A me, invece, provoca repulsione.
Non cerco l’approvazione di nessuno, ma non sopporto che un clone di un altro clone possa avere qualcosa da dire su di me e il mio modo di essere.
Creati una vita, una tua immagine, una che quando ti guardi allo specchio rifletta realmente chi sei: stai tradendo la tua essenza e non l’hai ancora compreso!
La stessa cosa succede per la scrittura: si pubblica per il piacere di condividere un pensiero, ma questo non deve essere preso per diventare un surrogato venuto male buttato dentro le riflessioni di qualcun’altro.
Non è ruberia, ma è più un “prendo questo, perché suona bene, è un bel messaggio, allora posso tranquillamente rimaneggiarlo, mettere un fiocco e farlo mio.”
Non me accorgo? Dai su…non sottovalutarmi!
Una delle mie care amiche mi ha instradato sul significato delle proprietà intellettuali: una roba alla quale non ho mai pensato per ignoranza.
Faccio sempre molta attenzione a quello che mi sta intorno, perché i miei sensi lavorano a pieno regime, mi proteggono, e captano le anomalie.
Non ho piacere di essere etichettata, di essere messa su un piedistallo, usata o che le mie parole vengano sparse senza nemmeno una citazione. (il minimo sindacale)
Potete fare meglio di così, e se non riuscite fate altro…è più dignitoso.
Io lascio correre, alcune volte vi cerco anche degli alibi, ma è una procedura a scadenza ed come il timer delle bombe: l’unica cosa che potete fare successivamente è ripararvi o scappare…la bomba esplode!