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A 100 giorni dalle Olimpiadi, è stata lanciata l’ultima campagna P&G, uno dei main sponsor delle Giochi, che riprende il tema della “forza“, quella utile per superare le proprie paure, un incidente, una catastrofe naturale, le burla di un gruppo di amichetti o una turbolenza. Come sempre, come se il tema non fosse già abbastanza schifosamente triste, è accompagnato dalle note di Ludovico Einaudi, il brano scelto è Experience, ecco lo spot:
Siccome le lacrime non sono mai abbastanza, la prima campagna delle madri olimpiche è stata lanciata quattro anni fa alle Olimpiadi di Londra 2012, in quel caso il lancio era un semplice Grazie mamma, rivediamolo con un box di fazzoletti:
Anche in questo caso, le note sono di Ludovico Einaudi (Divenire), sulle note di Primavera, invece, l’agenzia Wieden + Kennedy ha realizzato lo spot dedicato alle madri olimpiche “invernali” di Sochi 2014:
E siccome le lacrime non sono mai abbastanza, nel 2014, è stato fatto uno spot dedicato agli alteti Paraolimpici,
Nel 2012, W+K lanciò il bellissimo Kids, uno spot con piccoli fans l posto degli atleti
Vi lasciamo con la programmazione dei Giochi, fra uno spot e l’altro,
Maria Procter & Maria Gamble

Dopo 4 ore non lo sappiamo neanche noi cosa ci ha emozionato… Kudo per la scelta di Antonio Pinto come autore della “colonna sonora” della cerimonia d’apertura, la musica è stata sempre schifosamente emozionante, da pelle d’oca per quattro ore. Vi riproponiamo il tema della colonna sonora di Senna, così giusto per riavere di nuovo la pelle d’oca.
Non solo musica, la cerimonia d’apertura ci ha emozionato, anche se è stata “braccina” rispetto alle ricche Londra 2012 e Pechino 2008. Abbiamo adorato le biciclette al posto del solito figone o solita fighissima a reggere il nome del Paese come si fa solo sui ring.
Where can I find a bike like this?! #openingceremony #nbcolympics pic.twitter.com/Ap6ZFO8vcv
— Rose Wetzel (@rosewetzel) August 6, 2016
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Abbiamo adorato il parkour a costruire Rio de Janeiro, gli 11mila atleti con pollice verde, Gisele che fa sembrare 500 metri del Maracanã la miglior passerella del globo, i fuochi d’artificio che manco a Napoli a Capodanno, la diversità, i Giochi che pongono l’attenzione sul riscaldamento climatico, l’atleta americana con il hihab Ibtihaj Muhammad e quella dei rifugiati…
E poi ci sono i momenti assurdi, tipo la Spagna che è in uno stato perenne di gita scolastica, seguita a ruota da TUTTE le nazioni centro-latino americane e anche tutte quelle mediterranee (Francia, sì anche tu ci hai messo del tuo).
Tipo la Germania – che come sempre si veste a cazzo – ma questa volta sfiora il ridicolo… facendo indossare a 400 atleti i leggings!

Anche la Svezia non è da meno, con sotto il piumino niente…

Abbiamo amato anche Pita Nikolas Taufatofua, l’unto portabandiera di Tonga, unto… non dal Signore

Nella cerimonia, poi, c’è stato tantissimo (oseremmo dire troppo) samba, ma alla fine siamo in Brasile. Abbiamo amato tantissimo Guga Kuerten e per un po’ abbiamo sperato che fosse lui l’ultimo tedoforo, invece, è toccato al mitico Vanderlei de Lima, vittima di un pazzo leprauchan nel 2004… È toccato a lui accendere il braciere, un braciere bellissimo, ibrido…
Per ora è tutto, stay tuned
Maria Vanderleia e Maria Gisele

1. La pelle d’orso
Una volta sopravvissuto all’attacco dell’orso, DiCaprio va in giro per quasi 120 minuti usando come copricapo la pelle dell’animale, ora potete immaginare quanto cacchio poteva puzzare?
2. Il fegato di bufalo
Leo ha mangiato un fegato di bufalo e tante altre schifezze in quei 120 minuti, a onore del vero ha vomitato il fegato subito dopo.
3. La carcassa del cavallo
Per ripararsi dal freddo, Leo ha dovuto dormire in una carcassa di un cavallo, una cosa orrenda. Ok, sì va bene sappiamo che neanche questo era vero… ma alla fine, fa schifo uguale.
4. La barba
Potete riuscire a contare quanti batteri (e pulci) si nascondevano in quella barba??? Anche perché…
5. Mai un bagno
In 2h 36′, capiamo il freddo, ma porco cacchio una doccia Leo vuoi fartela?
Nonostante tutto, Leo vincerà l’Oscar stasera… e se vince, ci vediamo al Circo Massimo!
Sinceramente vostre,
Maria Leonarda e Maria Rediviva
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Con il primo motivo… veniamo allo scoperto:
1. Duckie
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Le Commari sono da sempre pro-Duckie, sì ok che gli devi dire a Blaine? Ma Duckie è sempre stato perfetto per Andie, infatti, in originale Duckie sarebbe dovuto finire con Andie, ma il fatto che Blaine finì per andare al prom da solo (come Andie) cambiò le carte in tavola. A noi, comunque, non importa saremmo sempre pro-Duckie:
Rivediamo la scena più triste del film:
Va aggiunto che John Hughes ottenne il “suo” finale, la storia di due amici che finiscono per innamorarsi nell’altro splendido Meraviglioso Batticuore.
2. Andie
Andie è perfetta, forse è la miglior eroina dei film di John Hughes. È orgogliosa, intelligente, ma non si lascia buttare giù dai perfidi ricchi, dalla miseria o da un cuore spezzato.

3. La colonna sonora
Il titolo del film è “copiato” da una canzone degli Psychedelic Furs, anche se la canzone (ovviamente inserita nella colonna sonora) ha una versione diversa, eccola:
Non solo, il film lanciò If You Leave degli OMD e in Bella in Rosa si possono anche ascoltare gli Smiths e i New Order con la splendida Elegia, il passaggio è talmente breve che su YouTube hanno un realizzato un video ex novo per farla riascoltare.
Ecco, invece, il link su Spotify con parte della colonna sonora:
4. Gli abiti
Lo stile di Andie è pazzesco, un omaggio agli anni ’80, ecco alcuni abiti:
5. Iona
La migliore amica di Andie è una ragione in più per vedere questo film, vi dice nulla: collant che vanno a fuoco? O vinili attaccati al soffitto?
5 bis. Blaine
Ok, viva Duckie, abbasso Blaine. Ma in un altro film Blaine sarebbe stato il nostro candidato ideale:
Sinceramente vostre,
Maria Andie e Maria Iona
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1) Il libro e il film
Allora, quante volte avete pronunciato la frase: Il libro era meglio. Bene, in questo caso il libro di Irvine Welsh è stato tradotto in un modo perfetto nel film di Danny Boyle. Seppur tralasciando i capitoli preferiti de lafilledepoche (in originale Na Na and other Nazis e There Is a Light That Never Goes Out), il film è una riproduzione fedele del libro e non solo… Nel libro c’è solo una parte del monologo iniziale che ogni ragazzo/a nato dal 1978 al 1988 ha attaccato almeno una volta nella sua vita in casa.
Choose a life. Choose a job. Choose a career. Choose a family. Choose a fucking big television. Choose washing machines, cars, compact disc players and electrical tin openers… Choose DSY and wondering who the fuck you are on a Sunday morning. Choose sitting on that couch watching mind-numbing, spirit crushing game shows, stucking junk food into your mouth. Choose rotting away in the end of it all, pishing your last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked up brats you spawned to replace yourself, choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that?”
2) La scena iniziale
La scena iniziale è il lungo monologo di Mark Renton in cui esemplifica perché non dovrebbe scegliere la vita, sì quello attaccato sui muri delle camerette, con colonna sonora di Iggy Pop:
3) La colonna sonora
Secondo NME, la colonna sonora di Trainspotting è il miglior esempio della musica del 1996, quando ancora qualcuno di noi ascoltava le boy band, la musica inglese stava per cambiare. La colonna sonora di Trainspotting fa questo: unisce nuovi nomi, vecchia guardia, lancia nuovi ritornelli orecchiabili che tanto piacciono ai giovani: LAGER, LAGER, LAGER vi dice qualcosa? (Bonus la playlist di Spotify con entrambe le colonne sonore)
4) La scena del pub
Frank Begbie forse è il cattivo di Trainspotting, o forse è solo un pezzo di merda, chiamato come volete, ma Franco è un uomo a cui piace menar le mani e bere, come ha insegnato ad amici in questa mitica scena:
5) Perfect Day
Amanti di Lou Reed o genti che l’avete messa in mixtape per far colpo sulla vostra donna, Perfect Day è una canzone sull’eroina ed è legata a una delle scene più belle del film, l’overdose di Renton.
6) I personaggi
Da Renton passando per Sick Boy, da Spud a Tommy fino a Begbie passando per Diane e Madre Superiora. Tutti i personaggi del libro e del film sono un autentico capolavoro di scrittura, eccoli nella scena della morte di Dawn:
7) It’s a shite being Scottish
In questa scena Tommy, Spud, Sick Boy e Renton parlano dell’essere scozzesi e s’intrattengono nel passatempo che dà il titolo al film.
It’s shite being Scottish!
We’re the lowest of the low!
The scum of the fucking Earth!
EroiCamente vostre,
Maria Renton e Maria Begbie
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Al primo posto la scena iniziale, per quante-quanti di voi entrare in un aeroporto non ha più la stessa atmosfera dopo Love Actually? Quante/i di voi hanno pensato dirigendosi verso gli arrivi di un qualsiasi aeroporto del mondo che non ci sia un luogo (o meglio non luogo) così ricco di gioia e umanità?
Al secondo posto, la storia preferita de filledepoche, quella irrealizzata fra Juliet e Mark, la sposa e il miglior amico dello sposo che non può e non vuole dichiararsi. Il momento in cui guardando il video Keira-Juliet realizza, Mark-Andrew Lincoln-Carl si difende e parte Here With Me di Dido ci lascia in lacrima. Tanto che la preferiamo più alla dichiarazione d’amore con i pannelli e siamo ancora più convinte che alla fine fra loro ci sia uno spiraglio o forse Mark è pronto a lasciarsi tutto alle spalle.
E sì, Peter, il marito è hiwetel Ejiofor.
Terzo posto, il premier Hugh Grant – David che s’innamora della segretaria Natalie appena messo il piede a Downing Street. La discesa per le scale di Hugh entrerà negli annali delle commedie romantiche, come dimenticarlo?
Quarto posto per Jaime e Aurelia, la storia d’amore “muta” fra l’inglese Colin Firth e la portoghese Lúcia Moniz.
Quinto posto per l’inno finale che chiude il film, quel pezzo meraviglioso che è God only knows:
BT: le migliori citazioni, momenti lasciati lì a caso o che forse ricordate a memoria, ve le raccogliamo in una gallery.
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Caro Netflix Italia,
ormai siamo abbastanza cresciute da sapere che Babbo Natale altri non è che un ciccione che si prende i meriti per i regali comprati da altri. Il nostro Babbo Natale sei tu. Da quando sei arrivato per noi non esiste altro, per questo la letterina per le Feste la scriviamo a te e di cose da chiederti ne abbiamo un bel po’.
Non ti spaventare se alcune delle nostre richieste possono sembrarti un po’ trash, cerca di capirci, siamo nate negli anni ’80 e, cosa ancora peggiore, siamo cresciute negli anni ’90.
La richiesta più importante è questa: Netflix caro, ti prego, facci rivedere tutte le puntate di tutte le stagioni di Fantaghirò! Non è la prima volta che ne parliamo in questo blog, ma adesso che ci sei tu sappiamo che il nostro sogno può diventare realtà. Conosciamo gli ostacoli, sappiamo che è una roba Mediaset e teoricamente Infinity potrebbe accaparrarsela, ma evidentemente son troppo scemi e non ci hanno pensato, senza contare che noi non ti tradiremmo (soprattutto perché Infinity lo abbiamo provato ed è una merdina in confronto a te).
Se riuscissi a farci rivedere Fantaghirò potremmo essere già abbastanza soddisfatte, tuttavia ti proponiamo qualcos’altro:
– L’immancabile Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato, quello originale con Gene Wilder, che pure lo rifaranno di certo in tv, ma il concetto è chiaro (no?): la tv non la guardiamo più, non potremmo mai più rinunciare alla libertà di vedere le cose dove, come e quando vogliamo e senza pubblicità.
– Altre robette trash (purtroppo Mediaset) come Sorellina e il Principe del Sogno e Desideria e l’anello del Drago (cioè… c’era Anna Falchi, Dio Santo, Anna Falchi…)
– Altri immancabili film come Nightmare before Christmas, ma anche le varie versioni di A Christmas Carol, a cominciare da Scrooged (S.O.S. Fantasmi) con Bill Murray (anche se sappiamo che ci stai riservando una sorpresona con l’idolo Bill Murray e te ne siamo grate)
– Robe sdolcinate con Hugh Grant e Colin Firth tipo Love Actually, i due film sul Diario di Bridget Jones e About a Boy (sì qui Colin non c’è, ma va bene uguale).
– Se ci dai anche La Storia infinita, Robin Hood, i Goonies, i Gremlins e tutti e tre i film della saga Le Cronache di Narnia saremo eternamente tue (ma forse lo siamo già).
Con addiction,
Maria Jessica e Maria Jones
Fai clic qui per vedere lo slideshow. ]]>
L’emissione è la nostra amata Le Petit Journal che ha deciso di passare un week-end con i parigini, senza allarmismi, litigi, stupide alzate di voci. Ed ecco che uno degli inviati incontra due bambini, che con i loro genitori hanno lasciato dei fiori di fronte a uno dei luoghi dei sei attentati. Un piccoletto franco-vietnamita è con il suo papà e viene intervistato da Martin Weill, l’inviato del Piccolo Giornale. Ecco il loro dialogo:
Il giornalista: Hai capito perché l’hanno fatto?
Lui: Sì, perché sono molto molto cattivi, non sono gentili i cattivi. E bisogna fare molta attenzione perché si deve cambiare casa.
Il papà: No, non aver paura, non c’è bisogno, la tua casa è la Francia.
Lui: Ma ci sono i cattivi, papà.
Il papà: Ci sono i cattivi ovunque.
Lui: Hanno le pistole per spararci perché sono molto cattivi.
Il papà: Loro hanno le pistole, noi abbiamo i fiori.
Lui: i fiori non servono a nulla.
Il papà: I fiori, li hai posati anche tu, sono per combattere le pistole.
Lui: Servono per proteggere.
Il papà: Sì.
Lui: Anche le candele?
Il papà: Servono per non dimenticare quelli che sono andati via.
Lui: I fiori e le candele servono a proteggerci?
Il papà: Sì.
Il giornalista: Ti senti meglio?
E lui dice sì.
Se tutto ciò non vi fa commuovere, gettate il cuore alle ortiche.
Sentitamente vostre,
Marie France et Marianne.
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Questa sera il cielo sopra casa mia era quasi interamente coperto da nuvoloni grigi. A un certo punto ho notato uno strano gioco di luci. Era chiaramente una navicella spaziale e anche se quando le nuvole si spostavano vedevo il cielo e le stelle, mi pare ovvio che si trattasse di una navicella trasparente, solo che gli alieni che c’erano dentro son rimasti fregati (devono avere anche loro l’app de Ilmeteo.it) e grazie alle nuvole ho potuto vedere le loro luci.
Gente fin troppo realista e anche troppo sobria per i miei gusti mi ha fatto notare che molto probabilmente si trattava delle luci di una giostra, visto che a pochi chilometri da casa mia era in corso una festa. Sì, come no?! E perché non si vedeva il fascio di luce che partiva dal basso? Perché era lontano, mi dicono i sobri, ma è solo perché non vogliono vedere la realtà.
Ad ogni modo, dopo essere rientrata in casa volevo condividere questa mia esperienza su Facebook, come è naturale, ma vedendo il solito stream di selfie con bocche a culo di gallina e status deliranti, ho avuto un’illuminazione, probabilmente propiziata dall’incontro semi-ravvicinato quanto meno del quarto tipo che avevo avuto poco prima: ho capito quale sarà la fine dei social network.
Ci sarà un virus, che opererà come un filtro di Instragam e agirà sia sulle immagini sia sui testi. Ebbene questo virus farà sembrare tutti incredibilmente brutti (per quanto riguarda le foto) e renderà illeggibili tutti gli status scritti, non vi dico che li farà sembrare stupidi, perché gli status stupidi spesso sono quelli che prendono più “like”. Sono certa che qualche potente team di hacker russi ci starà già lavorando e creerà qualcosa di inattaccabile che nemmeno Kasperskij in persona sarà capace di annientare.
E così tutti coloro che stanno ore a posare davanti alla loro mano per avere il selfie perfetto non avranno più motivo di restare su Facebook. Anche i gatti sembreranno lombrichi in foto (e dunque me ne andrò in fretta anche io). Il virus che colpirà direttamente la vanità di tutti gli utenti causerà un fuggi-fuggi generale e finalmente i social network faranno tutti la fine di Myspace.
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1. Ferris
Ferris in realtà non andato salvato, Ferris ha salvato noi. Se avete visto il film, sapete che lo slogan Save Ferris è uno dei leit-motiv del film, in realtà Ferris salva noi stessi. È il miglior amico, fidanzato, cazzone che possiate incontrare e le sue frasi dovrebbero essere dei motivational poster.
1 bis. I monologhi di Ferris
Ferris, all’inizio del film, mentre senza che voi ne accorgiate strizza gli occhi a Pirandello, rilascia perle di saggezza di questo spessore:
Life moves pretty fast. If you don’t stop and look around once in a while, you could miss it. I do have a test today, that wasn’t bull-shit. It’s on European socialism. I mean really, what’s the point. I’m not European. I don’t plan on being European, so who gives a crap if they’re socialists. They could be fascist anarchists and it still doesn’t change the fact that I don’t own a car.
It’s not that I condone fascism or any ‘ism’ for that matter. Ism’s, in my opinion, are not good. A person should not believe in an ‘ism,’ he should believe in himself. I quote John Lennon: ‘I don’t believe in Beatles. I just believe in me.’ A good point there. After all, he was the walrus. I could be the walrus. I’d still have to bum rides off of people.
3. La scena del museo
Forse è la più bella di tutto il film, commentata dallo stesso Hughes ed è concentrata sul personaggio di Cameron. In visita al Art Instittue of Chicago, Cameron viene rapito dallo splendido Un dimanche après-midi à l’Île de la Grande Jatte di Georges Seurat e il motivo è semplice, a spiegarlo è lo stesso Hughes:
The closer he looks at the child, the less he sees. But the more he looks at, there’s nothing there. I think he fears that the more you look at him the less you see. There isn’t anything there. That’s him
4. Cameron
Cameron è l’anima di questo film, timido, impacciato, è forse il vero protagonista del film. Per fargli capire quanto sia geniale, Ferris gli canta con la collaborazione di un intero carro allegorico Danke Schön:
Tornati a casa, Cameron decide di distruggere la Ferrari del padre e diventa un eroe:
5. Twist and Shout
Dopo avergli cantato Danke Schön, Ferris nel lib-dub più famoso del globo e qui, in pieno stile bollywoodiano coinvolge anche gli zombie.
Il resto è storia.
Grazie Ferris, sei un eroe.
Sinceramente vostre,
Maria Joanie e Maria Sloane
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