Ciao Mondo!!!!!!!
Così in un attimo, a braccia spalancate vi inglobo tutti… che, lo so benissimo, siete un manipolo.
Ma io sono contenta lo stesso perché, a parte la stima di qualcuno che non mi ha mai incontrata di persona, io sono molto orgogliosa e felice delle mie amicizie vere, dell’affetto vero di chi mi conosce.
Il mondo virtuale ha un suo fascino. Il falso può sembrare vero e il vero può sembrare più vero. A me questo blog serve più che altro per fissare dei pensieri, esprimere dei concetti e ragioni valide per me e forse condivisibili con altri.
Io non vado necessariamente contro corrente. Non è il mio compito essere una sovversiva o una contestatrice. Non rientra nelle mie corde. Tuttavia…
Tuttavia mi rendo conto che pian piano sono diventata una vecchia baccuana un po’ stordita. Buon per me che il mio maritino adorato non è un tipo difficile. Ci passa su, alle mie stravaganze. Alle mie smanie che spaziano indifferentemente dal cucito al bricolage, dalla scrittura creativa allo Spencerian antiquo. Dai lavoretti con la gomma crepla ai fiori di raso. Insomma: una follia.
Oggi, smanettando sul pc, ho trovato questa bozza che doveva contenere almeno gli auguri di Buon Anno, e senza colpo ferire, la posto lo stesso tre settimane dopo Pasqua. Tanto a casa mia… il caffè non è più un problema (come dice lo spot di Che amor di caffè). E neppure il tempo, visto che, pur avendone in abbondanza, scorre via velocissimo.
Ma il motivo per cui sono qui, è per condividere un piccolo racconto, scritto sull’eco di un fatto realmente accaduto in America nel 2018. Un un gruppo di amiche si è rasato completamente la testa in segno di solidarietà con una di esse colpita da un tumore al seno e rimasta calva in seguito alla chemio.
Ciao.
Lo specchio
La camera da letto è bella. Bianca, con delle rose delicate dipinte sulle ante.
La porta finestra che da sul giardino è schermata da una doppia fila di tende chiare ma la luce entra copiosa nelle ore centrali del giorno.
Il colore si rincorre dal copriletto ai tappeti, dalla poltrona nell’angolo al dipinto naif sopra il letto.
Tutta la stanza si raccoglie nell’ampia cornice che mi circonda sopra un tavolo da trucco.
Da quando sono entrato nella casa questo è sempre stato il mio posto. Impassibile, immobile, restituisco alla vista tutto quello che può essere visibile dal mio punto di osservazione.
Nessuno fa caso a me salvo rare eccezioni, se si esclude quando vengo pulito.
Gerdi, la padrona di casa, è una bella donna, bionda alta, formosa. Si ferma davanti a me qualche minuto ogni mattina, per la toeletta quotidiana. È una tipa sbrigativa ma comunque attenta al suo aspetto. Ha imparato a truccarsi velocemente, quasi senza controllare l’effetto finale, e con un paio di colpi di spazzola, i suoi riccioli… mantengono l’aspetto sbarazzino di sempre.
Tuttavia nell’ultimo periodo qualcosa è cambiato.
Subito non ho capito cosa potesse essere successo.
Qualcuno mi ha coperto con un velo colorato nel tentativo di nascondermi alla vista.
Penso che se avessero voluto nascondermi per qualche motivo, non so, perché mi ero incrinato, o rovinato o peggio, rotto, sarebbe stato sufficiente portarmi in cantina o in qualche angolo poco trafficato della casa o da un restauratore. Invece no. Mi hanno lasciato al mio posto, a memoria di tempi migliori.
Io sono uno specchio, quindi non posso fare la spia. Tutto quello che “vedo” accade, ma non resta traccia in me; esiste, ma basta cambiarmi angolazione che subito tutto cambia prospettiva.
Posso sentire tutto ma niente ripetere. In fondo, non sono poi così pericoloso.
O forse sì?
È accaduto una sera, sul tardi.
Gerdi si era messa a letto con la solita tisana al finocchio sul comodino e stava sfogliando una di quelle riviste per donne che parlano di vestiti, di viaggi e vacanze. Tra una pagina di gossip e un’inchiesta tra le donne manager, aveva scovato una rubrica di medicina dedicata alla prevenzione del tumore al seno.
Questo lo ricordo bene, perché si era sdraiata sul letto e aveva cominciato a palparsi il seno, in cerca di un “qualcosa” che, penso, neppure lei sapeva cosa fosse.
La stessa scena si era ripetuta diverse volte nel tempo con una frequenza che si era intensificata con l’intensificarsi di timori e paure.
Io non potevo certo sapere di cosa si trattasse, fino a quando, un pomeriggio, seduta sul letto è scoppiata a piangere, raccontando tutto al marito. Che aveva un brutto male, che non voleva morire… che non ci credeva che quella brutta cosa fosse capitata proprio a lei.
Lui, che non s’era accorto di niente, aveva cercato di “spegnere le polveri”.
Io l’ho sempre detto che i mariti sono sempre gli ultimi a capire le cose. Che se non gliele dici, da soli non ci arrivano. Tuttavia lui era stato bravo.
L’aveva abbracciata, l’aveva baciata, aveva tentato, come sapeva, di consolarla.
“Vedrai, non è niente di grave. Stai tranquilla. Domani andiamo dal medico e vedrai che si risolverà tutto.” E per qualche attimo angosce e paure erano state messe all’angolo.
Poi, per un certo periodo Gerdi era stata lontana da casa o, almeno, non dormiva più nel suo letto tutte le sere come prima. E quando tornava, era sempre stanca e debole. Il cellulare squillava di continuo perché le sue amiche la chiamavano a tutte le ore. Per sapere come stava, per farle compagnia… per raccontarle una barzelletta che riempisse con un sorriso vuoti e incertezze.
Lei raccontava delle cure in ospedale, della chemioterapia… dei suoi splendidi capelli biondi che cadevano a ciocche… di come si sentiva e si vedeva cambiare. Parlava della paura di morire, di perdere i suoi bambini e George…
La voglia di non cedere all’alieno che voleva impossessarsi di lei andava e tornava. Aveva centuplicato gli sforzi per resistere al dolore e alla frustrazione di quella situazione sospesa sull’abisso.
Un’altra sera, poi, l’avevo vista completamente sfatta dall’angoscia, dopo che uno dei chirurghi le aveva prospettato la possibile asportazione del seno destro, come soluzione definitiva alla cura.
Adesso è da un po’ di tempo che non so più niente.
Gerdi non dorme più a casa e neppure George viene a letto. Credo che trascorra le notti nella stanza dei bambini o sul divano del soggiorno. C’è in casa una tensione palpabile. Un silenzio innaturale posato dappertutto come un leggero strato di polvere.
Oggi però sento che sta accadendo qualcosa… di bello.
C’è di nuovo trambusto in casa. Dalle voci direi che Gerdi è tornata. La sua voce squillante riempie d’un colpo tutta la casa. La sento avvicinarsi.
“Finalmente a casa mia! – esclama entrando in camera.- E quello?”
“Non volevi più vederti allo specchio, ricordi?” risponde George, mentre con gentilezza mi toglie lo scialle di dosso.
Gerdi è bellissima, come non l’avevo mai vista. Ha la testa completamente lucida, perfettamente tonda come una palla da biliardo. Lo sguardo è acceso, la bocca per un attimo sorride.
Il suo sguardo scivola in me. Non c’è niente che abbia perso che valga più della vita con i suoi bambini e suo marito riconquistata.
Suonano alla porta. È un attimo. La stanza si riempie di donne chiassose e festanti. Le sue amiche.
Ma…un momento… mi confondo… sembrano tutte.. Gerdi. La sua copia…
Dieci donne, completamente rasate la circondano d’affetto e di chiacchiere, e di risa.
Di un’amicizia che si divide e condivide e cresce.
Le abbraccio tutte queste donne meravigliose che sanno, per fortuna, anche dimenticarsi di me.