| CARVIEW |
Si lo so, quando un libro è primo nelle vendite dei supermercati uno dovrebbe giustamente darsela a gambe. Già il podio in passato è stato di “Va’ dove ti porta il cuore” o “Tre metri sopra il cielo”. Anche Vespa è stato in pole…
La solitudine dei numeri primi è un libro favoloso. Sarà che l’autore è quasi mio coetaneo, ma ha saputo toccare corde molto nascoste dentro di me.
Ha scritto un libro che ti fa riassaporare il malessere dei quindici anni, la rabbia dei venti, la rassegnazione del poi.
Ti immergi in un mondo che conosci, che ti fa venire voglia di scappare di casa, per poi tornarci con la coda tra le gambe.
Ti soffia in viso l’amore, quello vero, che ti fa battere il cuore. E ancor più ti fa sentire solo, perchè il tutto, o forse niente, sembra avere senso.
Perchè il senso è tutto, e chi lo perde è perduto. Giordano e i suoi maledetti numeri primi gemelli mi hsnno fatto piangere tutto il pomeriggio. Dunque si sconsiglia la lettura nei pomeriggi grigi quando uno si sente un po’ così….
Un bacio a tutti
]]>Ceccherini.. quello lì coi capelli unti che non mi ha strappato un sorriso neanche ne “Il ciclone”.
Ceccherini… quello lì che se non dice “culo” tra una bestemmia e l’altra non sa cosa dire.
Ceccherini che anche visto dal vivo è viscido come un’iguana.
Ma poi parliamone… in questi giorni a teatro c’è un sacco di cose carine: al teatro comunale c’è ‘Un uomo è un uomo’ di Brecht; nel comune a fianco c’è la rassegna QUARATEATRO che in questi giorni mette in scena ‘Cyranò contro il cielo’; e ancora il festival dei cortometraggi, ‘I’ bisnonno Garibaldo si sposa’ (due tempi in vernacolo fiorentino di Dory Cei) e addirittura LIBROVAGANDO!!!
Ceccherini, Paci e Monni.
A teatro.
Un sacco di gente.
Si può?
]]>
Mi sono divertita proprio tanto, il film è brillante, ironico, leggero. Non avevo mai visto niente dei fratelli Coen (neache l’osannatissimo ‘Non è un paese per vecchi’), ma credo che recupererò il tempo perduto.
John Malkovich è come sempre fantastico, Brad Pitt squisito e George Clooney sarà costretto un giorno anche lui ad invecchiare! Poi c’è anche lei… Tilda Swinton, che son stata tutta la sera a dire: eppure l’ho già vista.. per ricordarmi in calcio d’angolo che faceva quello strano personaggio in Vanilla sky…
Luoghi comuni sull’intelligence americana, personaggi macchiette di se stessi. Insomma, semplicemente squisito e inaspettato. E a chi lamenta un po’ di sconclusionatezza… beh: è il suo bello!
]]>
Vi lascio con l’introduzione al libro. Travaglio come sempre inimitabile.
C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.
C’è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.
C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.
C’è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.
C’è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.
C’è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché confonde l’equidistanza con l’equivicinanza.
C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.
C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.
C’è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.
C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.
C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.
C’è chi nasconde i fatti perché «hai visto che fine han fatto Biagi e Santoro».
C’è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l’abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione.
C’è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il «dibbattito».
C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.
C’è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo.
C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.
C’è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui.
C’è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare.
C’è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel’ha ancora chiesto, ma magari, prima o poi, qualcuno glielo chiede.
C’è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.
C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Rai o con la Regione o con il Comune o con la Provincia o con la Camera di commercio o con l’Unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo.
C’è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.
C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, «c’è gente che pagherebbe per vendersi».
All’improvviso… ZOOOM! Eccolo: un ragnetto veloce e zompettante sbuca da dietro il cruscotto, si arrampica contorcendosi lungo un lieve pizzo di ragnatela e mi arriva a portata di tiro.
Mi sfilo l’infradito hawaiano e sto per colpirlo al petto. Sarà un eroe morto in battaglia.
Poi qualcosa scatta, una molla, un ricordo, un’emozione, e io inizio a piangere.

Mi torna in mente un cortometraggio di Mauro Spinelli visto con una persona speciale qualche anno fa: il sorriso di Diana.
Diana (che poi è la bellissima Anita Caprioli) si trasferisce in un vecchio appartamento polveroso, decidendo di rimetterlo a nuovo. Tra gli innumerevoli ragnetti che assediano le stanze c’è anche l’impavido guerriero Agenore. A lui basterà scambiare un sorriso di Diana per un suo gesto di amore per farlo innamorare follemente della ragazza.
Per una serie di circostanze, Agenore crederà che Diana lo ami, ma scoprirà quanto sarà dura dimostrare di amare qualcuno quando si appartiene a specie diverse e canterà così dell’amore che ci rende incompresi e sigillati in un mondo platonico…
Il Sorriso Di Diana è così una piacevole poesia agrodolce sull’amore che a volte ci fa uomini e a volte ci rende insetti arricchita da un simbolico senso allegorico dal sapore fiabesco.
A quasi venti giorni di distanza il mio Agenore è sempre lì. Ogni tanto salto dalla paura quando lo vedo sbucare all’improvviso da dietro lo specchietto retrovisore, ma è lì a ricordarmi che forse non fa tutto schifo.
Consiglio vivamente la visione, basta avere 15 minuti, anche su youtube:
https://www.youtube.com/watch?v=POgSnT7LYyU (parte prima)
https://www.youtube.com/watch?v=yk70R9TAXJ8 (parte seconda)
]]>



