| CARVIEW |
Ventotene è l’utopia del tempo immobile
è il senso semplice delle cose
è il vento salato della Storia
è la leggerezza eterea di un’emozione…
SARETTA, 11 luglio 2022
Ti porto con me bimba mia
dove sempre avrei voluto…
NOTTE, 17 luglio 2022
e lucean le stelle…
TEMPO, 24 luglio 2022
Esiste un tempo sospeso
senza il tempo
il tempo delle cose perdute e poi ritrovate
il tempo di un amore…
RICORDO, 31 luglio 2022
il ricordo cammina etereo sulla corda
come un funambolo
tra realtà e desiderio
È così, sono cambiato…perché è naturale, perché il mondo attorno a me è cambiato, perché ho imparato a difendermi, forse troppo.
Perché ho sofferto e mi sono chiuso, perché ho investito ciò che avevo di molto prezioso ed ho perso troppo. Ed ho imparato ad investire con oculatezza, oppure a non farlo per niente.
Ma mi manca terribilmente la mia passione e le mie emozioni belle, mi manca la fiducia di un sorriso rassicurante.
Ho bisogno di sentirmi a casa tra le mura di un amore… ]]>
e ho anche voglia di prendere un aereo e volare, non è importante quanto lontano ma volare…
penso alla pace della mia anima della Cattedrale minore di Assisi
alla musica delle strade di Parigi, al Pastis ai tavolini dei bar sulla strada al tramonto
alle ceneri e lapilli dello Stromboli nelle notti settembrine, al sale dei capperi di Panarea
alle luci del tempio di Capo Sounio in Grecia, ad una roccia con 2 pini mediterranei e il mare blu davanti
al caldo soffocante di Atene e agli odori del cibo dei vicoli della Plaka
al blu e al bianco di Myconos, agli strapiombi di Santorini
all’aria candida e pungente di Sofia, ai nastrini di lana bianchi e rossi sugli alberi che invitano la primavera
agli odori delle strade del Cairo, alla polvere della piana di Giza
allo scarabeo e alle colonne di Luxor
alle torri di corallo di Giftun kebir, alle murene giganti di Careless reef
alla festa di colore dei pesci Ras Mohammed
alle jacaranda del giardino di casa di Asmara, all’aria limpida di eterna primavera, al caffè del bar Vittoria
alla “confidenza” della piccola Keren
al caos delle strade di Massawa alla sera, ad un ventilatore e a muri verdi
al mare rosso d’Eritrea, alla dolcezza rude dell’Isola verde
ai portoni ed ai fiori di Zanzibar, alla spiaggia candida e alla fresca acqua di cocco
ai palmizi di Mombasa e all’Africa sulla pelle
alla Gente di Madrid
ll tufo giallo cariato di Ventotene, alla limpidezza del mare e al tonno fresco di Ponza
agli arancini di Trapani
alle storie della tonnara di Bonagìa
alle fortezze calcaree di Trani
alle linee orizzontali e ai sapori di Lampedusa
al cuore di Sorrento, ai vicoli e alle scale, ai gatti di Capri
ai sassi della spiaggia di Positano
all’armonia dolce di Venezia e alle sue lacrime
al rosso di Bologna
alla Buqueria di Barcellona, ai suoni caldi delle ramblas
ai palazzi e ai bockwurst di Vienna
al mare degli stretti canali e ai ponti di Amsterdam
alle magie delle notti di Praga
Alla mia Isola
Alla mia Vita
penso a Te…
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Mi sento perso, vuoto.
Significa che non ho nulla davanti, nulla che vorrei accadesse veramente.
Vorrei solo tornare indietro, al giorno prima del mio primo giorno con acufene.
Vorrei che mi piacesse davvero qualcosa, profondamente…
Vorrei un’idea, un obiettivo, una strada davanti a me.
Immobile nel tempo che scorre alla velocità del tempo.
Ho lasciato l’anima sotto un baobab, o forse non era un baobab,
ho paura di tornare a riprenderla, dovergli raccontare delle cose che non ho fatto e che avevo promesso di fare, del male che mi sono inferto, della vita che non ho vissuto.
Mi angoscia scrivere tutto ciò.
L’antidepressivo paralizza le mie emozioni
Immobilizza i pensieri, qualunque pensiero, qualunque aspirazione, qualunque pulsione,
qualunque desiderio…
Aspetto che il tempo si fermi a riprendermi, ma non lo farà.
Aspetto che il mondo si ricordi di me, ma non avverrà.
Vorrei rileggere questo scritto e sorridere di tanta tristezza come di un tempo ormai trascorso.
Vorrei l’armonia, vorrei ascoltare il silenzio, odorare, gustare, eccitarmi.
I sensi….
Vorrei non avere più paura.
Vorrei vivere…
Ci sono giorni che non vanno, girano storti e qualunque cosa tu faccia ti sembra silenziosamente insensata, inutile…
Sembra che tu stia facendo cose semplicemente per riempire un tempo che inesorabile trascorre senza pause. E c’è sempre qualcuno che, quando sei lì ad esprimere o a non esprimere questo confuso senso di inquietudine è pronto a dirti che la vita è bella e merita di essere vissuta in ogni istante, che sei una persona speciale, che se avessi gli occhi per guardare dietro ti renderesti conto di tutte le cose importanti che hai fatto e bla bla bla….
Ma tutto questo lo sai, nessuno deve spiegartelo, e nonostante ciò resta il disagio e la paura di non usare al meglio delle tue capacità la tua vita. Ed vivi il senso dell’inutilità, perché è un peccato verso se stessi non cogliere la bellezza della tua esistenza: il dono di esserci e vedere sottintende il dovere di essere felici.
Ma quel giorno tu non sei felice, e sospetti che non riuscirai più ad esserlo.
Pensi che forse sei stanco, sei sotto torchio per un lavoro, per un amore, per il tempo grigio o per chissà quale altro motivo.
Il problema vero sono gli occhi, che non ti servono per guardare fuori a tutte le meravigliose cose che hai attorno o quelle orrende dalle quali, per fortuna sei fuori…
no, oggi ti servono occhi per guardare dentro, e non li hai.
Ma forse è solo un giorno che non va, nulla di più….. ]]>
Ho bisogno di tornare sulla stessa spiaggia, o su una spiaggia qualunque di un mare qualunque.Le spiagge sono del Mare che ne decide il destino.
Io sono sabbia, vi cammino aspettando stupidamente che le mie orme restino lì per sempre…
Cerco come tartaruga antica quel nido che in una notte di luna piena ha partorito l’emozione profonda
ne ha rinchiuso il ricordo in un angolo compresso di un cuore
Ho perso la chiave…
cammino su questa o su qualunque spiaggia di questo grande, unico Mare seguendo un richiamo antico,
cerco la chiave…
Sono su un confine sottile, quello tra l’incoerente sabbia e l’avvolgente Mare,
tra pace ed emozione,
e mi fa paura,
ma è lì che torno aspettando l’onda,
quella che mi travolgerà dentro una emozione.
Guardo a terra orme effimere
spariscono come il presente
e ascolto il Mare…
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Ci sono dieci cose vive
tra queste mura e finestre
Sono piante
quattro sono Orchidee
una è una Sanseviera
una è un’Anthurium
due sono piante grasse.
C’è anche una mosca,
silenziosa e confusa dal calore della stufa e dal freddo che c’è fuori
piove…
Loro vivono senza consapevolezza.
Ci sono e questo basta.
E poi ci sono Io
Io penso, e perciò sono.
Vorrei esserci senza pensare
come le nove cose che vivono con me…
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A volte faccio fatica a riconoscerlo. La testa mi porta lontano e mi dimentico chi sono.
Già, chi sono, da dove vengo e dove vorrei andare…
Sgonfio il mio giubbetto e volo, lentamente, giù, verso il mio cielo capovolto.
C’è una costante dei miei momenti “duri”, lì sotto dimentico, quel mondo non ha nulla a che fare con i miei casini, le delusioni, l’angoscia che mi preme lo stomaco…
Nel Mare tutto funziona.
La pressione mi spinge addosso il peso dell’esistenza, gonfio un po’ la muta stagna e un soffio liberatorio mi circonda di un’aura leggera, piacevole. Sono solo con me stesso ma sto bene.
Ora sono sul fondo, sgonfio definitivamente il mio giubbetto, ho bisogno di lavorare ben saldo allo strumento che devo riportare su. E’ qui da oltre un mese, ed ha registrato puntualmente, ogni 15 minuti, senza mai sbagliare la luce che lo avvolgeva. Non ha fatto altro…
Mentre io sopra, nello stesso tempo provavo ad amare, a scappare, a disperarmi e a vivere lui catturava la luce grigia di questo brutto inverno.
Ora i nostri tempi si incontrano, lui ha conservato luce grigia, io non so ancora cosa, forse un grande vuoto…
I perni che stringono le fascette d’acciaio si allentano sotto le evoluzioni della mia chiave, sfilo lo strumento e in suo “occhio” magico, lo avvolgo nella sua rete e ricomincio a tornare su.
Sopra, la pallida luce del sole filtrata dalle nuvole mi viene incontro mentre recupero la superficie. Vorrei restare lì sotto, dove la testa resta vuota e leggera proprio come quando mi stringi forte, e sono felice.
Esco fuori, sposto il mio erogatore dalla bocca e respiro a polmoni pieni.
Sono tornato,
purtroppo sono tornato
e non mi piace.
Ma devo vivere ed essere felice, e con la testa vuota
proprio come quando mi stringi forte….
A volte le cose arrivano al momento giusto.
Questa pioggia è puntuale ed inesorabile quando c’è bisogno di lavare via coscienze, tradimenti, emozioni e confusioni.
Porta via ciò che non doveva essere lì, lo disperde nel mare grigio delle cose sbagliate, senza lasciare traccia…
Alle prime gocce la polvere prova ancora a volare via, a scappare dalla terra, ma ne resta intrappolata, diventa fango sporco.
La pioggia lava.
Resta ciò che ha radici e passioni profonde.
La terra bagnata, questa volta pulita, odora di muschio,
suscita nuova vita…
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