Alessandro Trionfetti

Notte di barchine alla deriva
Di sferzate, di botte
Materia che conduce ai cretti
Di Burri, le lune
Così vicine da dargli una spinta
Lasciarla andare almeno una
Tonda pagnotta
Specchio contro specchio
Nel buco di un pozzo al centro
Di una vecchia finestra
Arsura, un secchio, fuori
Inseguire le luci della mente
Nella burrasca col cappotto
E l’ombrello per piantarlo non
Nel muro che sfonda la grotta
E l’azzurro ma proprio incistarlo
Nel cretto e pensare che quello
Sia il punto, sicuro! Pensiero
Vagabondo, visibile e impuro
Pigna di terracotta che si butta
Oltre il perno della notte.

Oscilla la notte (Interno Libri Edizioni, 2026)

Arturo Grieco

Impegno

Non ho domani da darti in cambio
per provare le mie intenzioni, ho solo oggi
e idee sulle mani e una manciata
di buone ragioni. Offro la leggerezza

nell’inizio con l’ebbrezza
e lascio la consapevolezza del rischio
di continuare e non conoscere il resto,
come si fa quando si interra devozione
con la ferma convinzione

che non tutti i semi daranno frutto
ma che i migliori restituiranno foreste
e basterà la voglia per non perdersi,
basterà per appartenersi,
basterà per questo.

Inedito

Franco Fortini


Gennaio 1946

Milano, cieche viscere ti colano
per le vie, di macerie nere; i fumi
che dai camini volano
son torvi e verdi; la vita, acre e sciatta.

Ma di quassù visibili
sono, nell’aria netta, l’Alpi. Ecco
lontane, irraggiungibili,
bianche e celesti le grandi montagne.

Poesia ed errore (Feltrinelli, 1959)

Luigi Nacci


Avrai poche cose ma quelle le avrai:
la forfora nei vasetti, i ciuffetti
di sebo, il pelo perso a primavera.
L’urna che mi conterrà non la mettere
nell’atrio: scoperchiala presto, riempila
di bora, fanne una fioriera
di cicloni. Stappali i vini,
versali a terra, allaga il corridoio:
chiama alla festa il condominio.

Quel che il lampo ha da dirti (Pordenonelegge – Samuele Editore, 2025)

Blaise Cendrars


Caccia all’elefante

I

Terreno infernale
Alberi d’alto fusto su una palude di liane aggrovigliate e un sottobosco di palme basse con foglie di enorme diametro
Spunzoni acuminati
Verso mezzogiorno e mezzo avvertiamo la presenza di un branco dei mastodontici animali che stiamo cercando
L’equilibrio è instabile
L’avvicinamento lento
Riesco appena a scorgere gli elefanti che subito prendono la fuga

II

Notte
Ci sono elefanti nelle piantagioni
Al rumore stridente di rami spezzati strappati segue quello più sordo dei grandi banani rovesciati con una spinta lenta
Ci dirigiamo direttamente in quella direzione
Salendo su una collinetta vedo la parte anteriore dell’animale più vicino
La luna perpendicolare lo illumina favorevolmente è un bell’elefante
La proboscide in aria l’estremità rivolta verso di me
Ha sentito la mia presenza non bisogna perdere neanche un secondo
Il colpo
All’istante una nuova pallottola passa nella canna del Winchester
Poi accendo la pipa
L’enorme bestia sembra dormire nella radura azzurra

III

Arriviamo a un terreno argilloso
Dopo aver fatto il bagno nel fango le bestie hanno traversato dei boschetti particolarmente fitti
A quindici metri non distinguiamo ancora che masse informi senza che sia possibile rendersi conto delle dimensioni né delle zanne
Raramente ho sentito così distintamente il rumore intestinale degli elefanti il loro russare il rumore dei rami spezzati
Tutto questo a seguito di lunghi silenzi in cui crediamo a malapena che siano così vicini

IV

Dall’accampamento sentiamo degli elefanti nella foresta
Tengo un uomo con me per portare il pesante apparecchio kodak
A dodici metri distinguo a fatica una grossa bestia
Accanto mi sembra di vedere un cucciolo
Sono nell’acqua paludosa
Li sento letteralmente fare i gargarismi
Il sole illumina in pieno la testa e il petto della grande femmina ora irritata
Che foto interessante ha potuto scattare l’uomo di sangue freddo che mi stava accanto

 

*

 

Chasse à l’éléphant

I

Terrain infernal
Haute futaie sur marais avec un enchevêtrement de lianes et un sous-étage de palmiers bas d’un énorme diamètre de feuillage
Piquants droits
Vers midi et demi nous entendons une bande des grands animaux que nous cherchons
On perd l’équilibre à chaque instant
L’approche est lente
À peine ai-je aperçu les éléphants qu’ils prennent la fuite

II

La nuit
Il y a des éléphants dans les plantations
Au bruit strident des branches cassées arrachées succède le bruit plus sourd des gros bananiers renversés d’une poussée lente
Nous allons directement sur eux
En montant sur un petit tertre je vois l’avant de la bête la plus rapprochée
La lune perpendiculaire l’éclaire favorablement c’est un bel éléphant
La trompe en l’air l’extrémité tournée vers moi
Il m’a senti il ne faut pas perdre une demi-seconde
Le coup part
À l’instant une nouvelle balle passe dans le canon de la
Winchester
Puis je fume ma pipe
L’énorme bête semble dormir dans la clairière bleue

III

Nous arrivons sur un terrain d’argile
Après avoir pris leur bain de boue les bêtes ont traversé des fourrés particulièrement épais
À quinze mètres on ne distingue encore que des masses
informes sans qu’il soit possible de se rendre compte ni de la taille ni des défenses
J’ai rarement aussi bien entendu les bruits intestinaux des éléphants leurs ronflements le bruit des branches cassées
Tout cela succédant à de longs silences pendant lesquels on a peine à croire leur présence si rapprochée

IV

Du campement nous entendons des éléphants dans la forêt
Je garde un homme avec moi pour porter le grand kodak
À douze mètres je distingue mal une grande bête
À côté d’elle il me semble voir un petit
Ils sont dans l’eau marécageuse
Littéralement je les entends se gargariser
Le soleil éclaire en plein la tête et le poitrail de la grande femelle maintenant irritée
Quelle photo intéressante a pu prendre l’homme de sang-froid qui se tenait à côté de moi

Kodak (Interno Poesia Editore, 2026), a cura di Mia Lecomte

Angelo Guida


Antimateria

In memoriam Paul Celan

Prova a guardare giù, giù dal Pont Mirabeau,
nello specchio dei tempi, nella nebbia dei giorni.
Saprai il peso dell’aria e la forza dell’oscurità.
Ascolta. Udrai le spoglie risuonare attraverso
la cruna degli anni. In esilio dalla luce,
l’antimateria giace sul fondo delle cose
ora annichilendo ora smembrando il passato
nell’assente o nel vago.

Non è acqua lustrale quella da cui procedi
ma l’inumana temperie della dissoluzione.
Generi l’informe e il pulviscolo che ti pervade,
degeneri in confuse argomentazioni
sui latrati dei cani. Disperdi il tuo nome,
il tuo vero nome in un letto di ardesia.

Prova a pensarci su mentre affiori
dalla tua catàbasi personale fra gli scaffali,
guadagnando l’uscita verso casa
nell’ottuso sferragliare del carrello della spesa.
È comprensibile il disagio che provi
se produci solo deiezioni e rifiuti solidi urbani
da selezionare con cura per la raccolta differenziata.
L’eterno kling klang ti decompone, sorprende
il tuo spirito già sghembo a scorrere, ricurvo,
le immagini di uno smartphone o, allettato,
a progettare acquisti (a sperimentare autismi).

Consulti cataloghi e opuscoli pubblicitari
per trovare una ragione (o un consenso)
al possesso.

Ti pieghi, irsuto,
in un attimo congelato,
a formulare opzioni,
scrupolose erosioni.

E la guerra è separazione,
la speranza contrizione.

Il buio e le rose:
la tua sola vendetta.

interZONE: Il viaggio. L’altrove. Il piacere e il disagio della memoria (Oakmond Publishing, 2024)

Vladimír Holan


Anche la bellezza può essere troppo manifesta.
Anche la bellezza può essere ingannevole.
Anche una visione chiarissima può essere impura…

L’abisso non smette di precipitare mentre il fondo sale.
Ma c’è il paradiso, che merita il perdono
per non essersi fatto udire finché non è comparso lui…

Rivista In forma di parole, 1980, trad. it. S. Cordaus

Rainer Maria Rilke

rilke

Sacrificio

Il mio corpo fiorisce da ogni vena e più intenso
è il suo profumo da quando ti conosco;
più agile il mio passo, più diritto il mio cammino
e tu attendi soltanto – ma chi sei dunque?

Lo sento: mi allontano e lascio alle mie spalle
foglia dopo foglia stagioni ormai remote.
Sopra di te e presto su di me come stelle
all’orizzonte resta solo il tuo sorriso.

Tutto quello che attraverso la mia infanzia
senza nome e come acqua ancora splende
io te lo consacrerò recandoti parole
dove arde la tua chioma: sull’altare
dolcemente coronato dai tuoi seni.

 

Poesie d’amore (Passigli, 2007) a cura di S. M. Carmignani

Isacco Turina

Ph. Gildo Nogueira Gomes

Sentirti passare nel buio
come un seme nel frutto. Prevedere
il momento in cui mancheremo, il dopo
delle piazze crollati i campanili
superbi. Ti trovo nel buio:
da una palude immensa come un occhio
emerge la pupilla che mi sfiora. Dobbiamo
amare in silenzio la terra che ama
i morti come un marmo le sue vene.

I destini minori (Il Ponte del Sale, 2017)

Edoardo Lopriore

Ho bisogno di intermezzi
cuoio battuto a incudini d’aria
mendicate agli aironi sui contorni del vento.

Vivo solo sincopato
interseco i passi abusando
l’a-capo. Mi insegni
che volere è peccato
trovare un vezzo
la ricerca
due corsie per viaggiare.

Poserò l’armonica nel secondo cassetto
non chiederò altro al maestrale d’inverno.
Ascolteremo ancora le colonne del cielo
mi porgerai i palmi:

cercavi una voce e hai trovato
due polsi a cui stringerti.

Alterøego (Interno Poesia, Ritratti di Poesia, 2025)