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IL PINZA
A great WordPress.com siteDIVIETO DI USCIRE DI CASA A CHI È SPROVVISTO DI GREEN PASS
Siamo in una fase molto delicata della pandemia. Grazie alla vaccinazione stiamo tornando alla normalità e non possiamo permetterci che le persone contrarie al vaccino rovinino tutto.
Per questo motivo, dal 15 ottobre 2021 fino al 31 dicembre 2021 (salvo proroghe), chiunque sia sprovvisto di Green Pass non potrà uscire dalla propria abitazione al fine di garantire la salute dei cittadini vaccinati e rispettosi delle regole.
Ai trasgressori verrà comminata un’ammenda di € 1499,90 e la denuncia per tentato contagio collettivo.

AUTOCERTIFICAZIONE SOSTITUTIVA DEL GREEN PASS
Da sempre la nostra illuminata amministrazione è vicina ai bisogni dei nostri cittadini, ma anche dei turisti che ogni anno vengono a spendere soldi da noi. Il nostro sindaco dott. Fabio Buggiani ha deciso di consentire a chiunque di venire a Bugliano anche se non sono in possesso del Green Pass. Tutti i turisti che verranno a visitare il nostro meraviglioso paese potranno acquistare un’autocertificazione che attesti di aver fatto la vaccinazione o di volerne fare una prossimamente, in modo da poter spendere i soldi nei nostri esercizi commerciali. Il modulo è acquistabile in municipio presso lo sportello al pubblico.
Il lunedì è il nuovo venerdì, 4 medie e la cena degli orfanelli.
Copiando spudoratamente il post quattro guinness di 321clic.com ci tenevo far sapere che quando capita mi alcolizzo ancora con tanta passione.
Il locale è sempre il solito, Birrificio di Lambrate, e la scusa, o l’occasione, è quella tipica di tutte le estati: mogli in vacanza, figli ai campi estivi, il caldo e tanta sete. Cucinare in casa è improponibile ed è più facile rifocillarsi ad un buffet, ancora meno dispendioso di un kebabbaro, birre da paura in una location (location… non mi veniva altro) da pub scozzese.
“Domani serata biretta a Lambrate?” Va bene ma è domenica sera e a quanto pare il lunedì è il nuovo week-end, infatti il locale è strapieno… come al solito. Primo giro di medie, giro di buffet, più si beve più si suda, più si suda più viene sete, il solito circolo vizioso.
Si parte con i le lamentele da lavoro, pettegolezzi fra amici, i prossimi che si separeranno, la moglie di qua, il figlio di là, vacanze alle porte e i racconti di quelle passate. Seconda media e si passa al tempo libero, film da vedere, i moto raduni e altre cose strampalate e gli amici che non hanno perso ancora le cattive abitudini.
Birdman è il film consigliato, per chi non lo ha ancora visto., uno dei migliori piano-sequenza girato da questi registi messicani che definirli pazzi è poco. A proposito, qualcuno è in grado di spiegarmi “A ghost story”? Io non ci sono riuscito. Ma per chi ama il genere ed è cresciuto negli anni ’80 Ready Player One è incredibile, una colonna sonora stratosferica, look da Simon Le Bon e personaggi della nostra infanzia. Invece mi piacerebbe scrivere di “Animali notturni”, magari lo farò.
Chi invece volesse leggersi le cronache da sbullonati di un gruppo di quasi cinquantenni su due ruote, qui c’è il link: https://motori.virgilio.it/moto/cronaca-di-un-viaggio-in-moto-la-route-des-grandes-alpes/112393/ Invece per le cattive abitudini… lasciamo perdere.
Man mano che arrivano nuove birre gli argomenti si fanno sempre più accesi, colesterolo, aorte al 50%, fegato e malanni dell’età avanzata fino alle teorie complottistiche, questa strana politica che si sta sdoganando, i controllori che sono anche i controllati, i tecnici sostituiti dai politici fai da te, un movimento di scappati di casa mossi da burattinai ancora da scoprire, una democrazia che viene sempre meno, sostenuta da una popolazione di rincoglioniti rissosi. Vorrebbero trasformare la nostra democrazia come quella di Putin, fortunatamente gli attuali politici sono talmente incapaci che non ne saranno in grado. Quelli attuali… ma quelli che arriveranno? Una volta aperta una strada….
Quarta media e tutti a casa, può bastare. In settimana ci organizzeremo per l’annuale cena degli orfanelli, tradizione nata… l’anno scorso, fra chi è rimasto da solo a casa senza famiglia. Sempre di lunedì, che è il nuovo venerdì.

Metallica…

Notizia del giorno, esce il nuovo album!!!
Nuovo album? Sono anni… dal 2012 ad oggi… che fanno Tour mondiali e solo oggi uscirà il nuovo album? E fino adesso che cazzo hanno portato in giro?? I soliti ricicloni? Come gli Scorpions che si cimentano nei loro soliti vecchi pezzi?
Quando, nel 2012, i Metallica annunciarono che avrebbero anticipato il tour europeo del 2013 per la paura della crisi e del crollo dell’euro e della remota possibilità di perdere anche un solo centesimo, da quel giorno non li sopporto più, quei quattro vecchi bifolchi… Uno vuole anche ascoltare la passione nella musica, non solo il suono dei dollaroni. M’immagino Lars svegliarsi all’improvviso nel suo lettino con a fianco il troione di turno, tutto sudato, con la consapevolezza che l’anno successivo l’Europa si sarebbe ritrovata più povera e rischiavano una diminuzione delle vendite dei biglietti. Da non dormirci più la notte!
Già li avevo perdonati in quel lontano 2000 quando dichiararono guerra a Napster, una pura guerra economica, non sopportavano che qualcuno potesse ascoltare gratis i loro pezzi. Scaricare un file mp3 era come per noi ragazzi degli anni ’80 registrare su “cassettina” le canzoni direttamente dalla propria emittente radio preferita. Il vero Fan si compra il vinile da collezione da custodire gelosamente, perché levare al ragazzino la soddisfazione di ascoltare le loro canzoni sul suo piccolo lettore?

Per queste mie dichiarazioni sono già stato minacciato, mi hanno augurato le fiamme eterne dell’inferno con gli ABBA che suonano live fino alla fine dei tempi insieme alle Las Ketchup. Io mi auguro che a farmi compagnia ci saranno anche loro, nel girone degli avari, a ripetere in eterno il balletto di Asereyé, con Hetfield in testa a tutti.
I Metallica sono una macchina per far soldi, nient’altro, la passione degli anni ’80 è finita, morta, in loro sono rimasti solo freddi calcoli economici. La grande crisi mondiale era l’occasione per fare bella figura, diminuire drasticamente il costo dei biglietti, organizzare eventi gratuiti… porco cazzo, sono i Metallica!!! 100 milioni di dischi venduti!!! Che vogliono di più? Il nostro culo?
La mia vita senza voi.
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Un micromondo formato di tante storie, sofferenze e tanta routine, questo è wordpress. Ognuno con la solita vita, uguale a quella di molti altri ma in ogni qual modo ognuna con la propria diversità. Nuove vite che nascono, amori che crescono, delusioni che si ripetono ed in ogni caso abbiamo il bisogno di dirlo a qualcuno, di esprimere i nostri pensieri, di svuotarci la coscienza con le parole. Provo amore ed odio per wordpress, quando mi rituffo nei post degli amici cibernauti sinceramente provo quel non so che di nostalgia, mi sento quasi a casa in mezzo a tutti gli imbrattapixel, come li chiama il Lupo. E’ come rivedere i vecchi amici, rientrare nella vecchia birreria di sempre e ritrovarli lì, ognuno col proprio boccale in mano. Ogni volta mi riprometto di tornarci, ti trovi così bene con loro che ti sembra impossibile aver abbandonato così drasticamente questa abitudine. Ma poi la testa va altrove… e questo non vuol dire che non vi voglia più bene… anzi…
Un abbraccio a tutti, a chi mi vuole e a chi mi ha voluto bene.
27/09/1992 – Finalmente è arrivato l’autunno – Terza ed ultima parte

La risposa fu ovvia: cedetti. Mi confidò che trascorse le vacanze pensando a me e che la settimana precedente sarebbe voluta fuggire, fra le mie braccia, ma non sapeva come contattarmi. Le ricordai che in quei giorni ero già in ufficio e sarebbe bastato chiamarmi al mio numero diretto. Glielo dissi con un certo sarcasmo ma mi accorsi della sua delusione, come aveva fatto a non pensarci?
Ed eccomi qui, ancora in mezzo alla tempesta, con la paura di continuare quella rotta e il dubbio di voler rientrare in porto, la madre patria è sempre l’attracco più sicuro. Questa volta però non volevo rifinire nel baratro, avrei condotto io le danze. Per fortuna che per il week-end successivo ero impegnatissimo, avevo la mia bimba da portare al concerto, un venerdì sera a casa mia, una serata con i soliti amici, l’Ire da riaccompagnare e una levataccia del sabato mattina, non si poteva arrivare tardi a Reggio anche perché il Generale mi avrebbe impalato.
E siamo arrivati ad oggi. Come al solito è il Generale a trascinarmi, è lui con questa sua iniziativa strampalata che mi aiuta a salvare il salvabile dopo un’estate da dimenticare. Esco dal lavoro in un tiepido venerdì pomeriggio, pranzo dalla Ire e raggiungo quel balordo di Charlie. L’intenzione è di partire con la Uno Turbo diesel del Gen. e trascorrere due notti accampati lì dentro a …. Monaco…. quello di Baviera e le sue birre da litro dell’Oktoberfest!!!
La Uno fuma tirata a mille, dobbiamo arrivare prima delle 22,30, orario di chiusura degli Stand. E il mezzo non ci molla, siamo puntualissimi! Entriamo in orario, chi c’è, c’è, e chiudono il portone fino alla definitiva chiusura di mezzanotte e mezza. Giusto giusto per scolarmi quei quattro boccali e ingoiare un panino lurido al merluzzo e cipolle!!!
La mattina mi sveglio in auto, a Monaco centro, esco e piscio su una cattedrale, come se un tedesco si svegliasse in corso vittorio emanuele e pisciasse sul Duomo di Milano. Non mi rendo conto che per molto meno la Polizei ti crepa di mazzate ma ho trascorso la nottata a vomitare e poco importa. Do la colpa al panino merluzzo e cipolle e mi fanno notare che 4 litri di birra in poco meno di due ore non fanno benissimo ma rimango fermo sulla mia posizione.
Colazione da Mc Donald e soprattutto gran cagata nel bagno del fast food, non è molto comodo soggiornare in auto. In meno che non si dica ci ritroviamo in fiera e con della birra in mano. Però prima, questa volta, ordiniamo preventivamente dei polli alla diavola, lo stomaco reclama.
Finalmente l’autunno è arrivato portandomi una ventata fresca nella mia vita, non avrei potuto ricominciare una nuova stagione con questo spirito. Adesso sono pronto a lottare ancora, a raggiungere i miei obiettivi e a combattere per la mia felicità. Senza di loro, gli amici, non ci sarei mai riuscito, devo ricordarmelo, da soli non si può vincere una guerra.
Il rientro vola, del resto guida il Generale mentre io me la dormo in coma etilico. Lui ha fretta, alle due deve essere a S.Siro, gioca l’Inter, non può perdersela. Non so come ma riuscì a vedersi l’intera partita….. fa paura quel ragazzo. Pensare che vedendolo non gli daresti una cicca.
27/09/1992 – Finalmente è arrivato l’autunno – Seconda parte

L’estate è ufficialmente iniziata, i primi villeggianti hanno invaso il paese e la cumpa s’infoltisce dei soliti amici di sempre. La Checca è partita, a malincuore, sicuramente mi mancherà molto ma quella sera trascorsa con lei mi ha riempito di speranze. Serata dalla Dina a bere un po’ di birrette, una compagnia che di anno in anno aumentava di dimensione, non per niente ci chiamavano la colonia, e pochi intimi rimasti fino alle 3 di notte in piazza. Ne approfitta anche la piccola Moncia, i suoi non erano ancora saliti e poteva tirare tardi tranquillamente. Era un paio d’anni che non la vedevo, fra l’anno di studi che si era fatta negli States e il periodo in Sud Africa ci eravamo un po’ persi di vista, non ci frequentavamo più da quell’ultimo capodanno dal Ciobi. Una passeggiata insieme fino sotto casa, ultime due chiacchere seduti vicini vicini sul marciapiede, un crapino che si appoggia delicatamente sulla mia spalla e un bacio che scappa leggero, pochi secondi e via. Lei che scatta in piedi e scappa a casa. Cazzo, ma che sto facendo? Tutte le storie sulla mia presunta maturità e sono ancora qui abbracciato ad una ragazzina di 17 anni, porca vacca fra pochi giorni ne compirò 24! E con tutto quello che sto passando mi comporto come il tipico maschio di merda, che non perde occasione nonostante il pensiero fisso che mi accompagna in queste ultime settimane. Chiodo schiaccia chiodo? Non può essere, io non sono così. Però torno a casa un po’ più leggero e quella trave incomincia a diventare un lontano ricordo.
Il giorno dopo ci comportiamo come se non fosse successo niente e c’è una grigliata al fiume da organizzare. Ormai sono arrivati tutti è il momento migliore per festeggiare l’inizio delle vacanze e il pomeriggio passa prendendo in rassegna la lista della spesa. Naturalmente la piccola Moncia è con me, non ha la patente e penso io a lei. Falò, salamella alla brace, tanta birra e musica a palla. Lei la vedo ormai provata dall’alcool e improvvisamente mi lancia le braccia al collo, mi bacia e chiede di perdonarla, la sera prima non voleva scappare e mi confida che era ancora sofferente per il suo ex e con quel bacio si era spaventata, non voleva soffrire ancora, soffrire per me. Del resto anch’io le racconto cosa mi stava capitando e al momento non sapevo cosa davvero cercavo, ma adesso sembrava non interessarle.
Naturalmente non avevo raccontato a nessuno della sera prima e quel secondo evento non passò inosservato, gli amici più cari cercarono subito di portarmi con i piedi per terra, che non era ne il momento ne la persona giusta, che mi sarei fatto del male. Nel frattempo mi ritrovai con i vecchi problemi adolescenziali, la Moncia era gelosa di FPC perché passavamo le serate insieme mentre lei doveva rincasare presto. Ma come, non hai capito un cazzo di quello che ti ho confidato? Di quello che sto provando? Avevano ragione tutti quanti, io ormai ero troppo adulto e lei ancora una bambina, non sarebbe durata. L’estate terminò in amicizia e pronto per ricominciare una nuova stagione.
Il rientro al lavoro non è stato duro come pensavo ma la prova del nove l’avrei avuta la settimana dopo, al suo rientro. E’ andò così, il giorno stesso mi ritrovai con un messaggio che diceva:
“Stasera ci vediamo?”
Continua…
27/09/1992 – Finalmente è arrivato l’autunno – Prima parte
1992. Un anno di transizione, il passaggio dalla giovinezza all’età adulta, una vita che fino all’anno prima mi stava un po’ strettina. Mi ritrovai a trascorrere gli ultimi due anni della mia vita da single, libero di cazzeggiare come volevo, di non rendere conto a nessuno, una primavera del ’91 iniziata da disoccupato (gli unici due mesi della mia vita senza lavorare), una vera pacchia e le ultime tre estati trascorse senza vincoli affettivi. Poi di colpo sentii che mi mancava qualcosa e tornai alle vecchie abitudini con una morosa giovane, troppo giovane e poco ingombrante che mi permetteva di vivere comunque le mie nottate come quando ero solo. Ma indubbiamente non era quello che volevo.
Inizia il ‘92 e tutto cambia, un incidente in auto il sabato sera di ritorno da casa di FPC, un Rolling Stone che non ho mai raggiunto, una serata finita al pronto soccorso con due punti di sutura in testa e la mia amata macchinina con due milioni e mezzo di danni. Sarà stata la botta in testa ma capii che qualcosa era cambiato, che cercavo di più. E li m’innamorai, non di una ragazzina ma di una donna, sposata, una collega appena rientrata dalla maternità. In pochi mesi toccai il cielo con un dito a assaggiai le fiamme dell’inferno. Dapprima mio fratello che partii per la naja, poi rinunciai all’auto nuova che tanto desideravo e rinunciai alle vacanze della vita con Cuggi, il Generale e Mauvo. Un viaggio a New York, attraverso la route 66 fino a Las Vegas con toccatina finale in California. Invece mi ritrovai sopraffatto dalla disperazione: prima il furto della mia amata macchinina poi il sogno di una famiglia spezzata, un figlio che non sarebbe più arrivato e scaricato dal mio amore, il tutto a metà luglio, poco prima delle ferie. Le ragioni erano quelle classiche di queste storie, una bambina troppo piccola e una famiglia troppo potente da contrastare.
Poche ore dopo il mio chiodo fisso era quella trave che sovrastava il salotto della casa in montagna, davanti a quella finestra che dava sul balcone ed a una splendida vista sui ghiacciai dell’Adamello. Quella era l’ultima immagine che volevo vedere, le mie adorate montagne illuminate da una spettacolare stellata. Aspettai il week-end e senza auto dovetti anche aspettare un passaggio che arrivò dal Biri, le sfighe non vengo mai da sole (non Biri, naturalmente…) Ma non andò come programmai, lì ritrovai l’affetto degli amici ed una FPC che non mi aspettavo, che mi stette vicino in quei giorni tanto che rinunciai a partire la domenica sera e rimasi la notte con lei e i suoi fratelli ripartendo poi con il pullman delle 5 di mattina. E soprattutto quella trave rimase così com’era.
Ultima settimana di lavoro dal traguardo delle ferie estive, ultima serata prima del gran giorno e una telefonata inaspettata: vieni da me, ti regalerò l’ultima nostra notte d’amore. La sera dopo ero ancora lì, davanti a quella trave e un lungo mese d’agosto che mi aspettava. Questa volta però chi ti trovo? La mia bellissima bimba, non più la stessa Checca dei suoi quindici anni, come quando la portai al Violetor tour dei Depeche Mode, ma una ragazza al pieno della sua voglia di vivere. Con il suo taglio alla Sinead O’Connor, le serate passate a prendere le sberle al suo posto nel proteggerla dai buttafuori del Rolling Stone (tutte le volte la scambiavano per un ragazzino). Questa sera sfilò come una delle più trash di quell’estate, ubriachi in discoteca, la convinsi pure di uscire infilandosi un gonnellone prendisole abbinato a degli anfibi, sembrava uscita da un film inglese punk. E se avesse fatto la brava il mese prossimo l’avrei portata anche al Monster of Rock di Reggio Emila. Una nottata insieme, come altre volte, a raccontarci le nostre esperienze ed i nostri sogni. E quella trave si allontanò ancora di più. L’indomani sarebbero arrivati i suoi genitori e sarebbe partita per la Sicilia come ogni anno ma mi sentivo meno solo e la prima giornata di ferie passò senza traumi.
E stasera? Cosa succederà senza di lei?
Continua…….
07/03/1987 Carnevale al 2001 di Erba
Forse è la volta buona, finalmente riuscirò a farmi un Carnevale senza l’influenza, è da qualche anno che puntualmente mi ammalo.
L’anno scolastico sta trascorrendo piacevolmente, queste scuole private non parificate sembrano centri aggrega giovani, ma non quelli normali, con i peggiori scansafatiche di Milano e provincia. Andrea propone di festeggiare al 2001 di Erba, tanto per cambiare, basta con quei buchi delle discoteche di Milano.
Alla fine Francesco deve rinunciare e la mia morosa non ha il permesso di uscire la sera fino tardi, questo vuol dire che finalmente mi potrò godere la serata in santa pace, senza lei appiccicata. Rimane sono Paolo e qualche altro suo amico di Bresso. Dopo un rapido consulto ci accordiamo di vestirci tutti da donna, è la prima volta che oso così tanto. Non so se ho fatto bene ma lo propongo anche a Spillo che naturalmente accetta subito, del resto avevo bisogno di un passaggio in auto, mio padre non mi lascia ancora guidare il sabato sera.
I preparativi sono imbarazzanti, smalto rosa confetto di mia madre, che mi guarda divertita, vestitino felpato cortissimo della mia cuginetta e trucchi di mia zia, sono in tre a prepararmi e se la ridono come matte. Il risultato è incredibile, non pensavo, e i miei lunghi capelli ricci naturali fanno la differenza, sembro quasi Diana Ross…. Riflettendo bene mi piaccio molto, più di Sara e non va bene, c’è qualcosa che non va, e penso che forse non mi è mai piaciuta veramente. A Natale avevo rinunciato a Simona perché non mi sentivo di tradirla e adesso me ne sto pentendo, non faccio altro che pensare a lei.
Appena mi presento da Spillo i suoi scoppiano a ridere e quel porco di amico che ho mi guarda quasi allupato, mi dice che se non sapesse che sono io, un pensierino se lo farebbe. Arriviamo ad Erba e il pezzo di strada dal parcheggio all’entrata è da sincope, i collant non riparano un cazzo, mi entra un’aria gelida da tutte le parti. Una ragazza mi guarda e se la ride di gusto: “Hai visto cosa dobbiamo patire?” Già, ho le chiappe congelate.
Appena incrocio Andrea e Paolo ancora un po’ e mi piscio addosso dal ridere! Entrambi hanno già il segno della barba ed uno è vestito da Preppy con felpa e mini in jeans con la scritta “I ❤ my Paninaro” e Paolo con i vestiti della nonna, credo. Non si possono vedere. C’è anche un ragazzo che ha un bellissimo abito da sposa, con gonna ampissima che gli limita i movimenti ma sembra proprio una gran figa. Peccato che ha fine serata gli si vedrà il segno della barba…..
Questa mia prima volta è andata alla grande, non mi sono mai divertito così tanto e ho conosciuto una figa spaziale, chissà se riuscirò a rivederla, è un’amica di Paolo. Ma lo so già, non avrò il coraggio di chiedergli niente. Il problema del giorno dopo è che mia mamma non ha l’acetone per le unghie, mi tocca uscire con Sara senza potermi togliere lo smalto….. Vabbè, tanto è la festa delle donne….
Che fatica…..
Ricominciare una vita, tutto da capo. Questa sarà la mia terza e ultima e non ho intenzione di sprecarla, di rovinare tutto per delle incomprensioni, per le mie debolezze, per le mie paure. Sono un uomo, e come tale devo comportarmi. Ho fatto delle scelte e devo accettare le conseguenze senza troppi piagnistei. Adesso tocca a me ad essere forte!!!
Finalmente intravedo la luce fuori dal tunnel….
Sliding doors.

Ieri mi è stato chiesto: torneresti indietro? La fatidica domanda che tutti, prima o poi, si pongono. Cambieresti qualcosa nelle tue scelte passate?
Ogni tanto penso alle ipotetiche sliding doors, immagino l’altro me che nel lontano 2012 invece di capitare per sbaglio nel blog della Vagi dedicava la sua pausa pranzo ad altro. A quest’ora l’altro Pinza si ritroverebbe tranquillamente a casa con la sua famiglia, quella stessa persona che rientrava la sera immergendosi nel focolaio domestico, con uno scarno conto in banca ma mai in rosso, il profumino d’arrosto che arrivava dalla cucina, l’inseparabile divano che contribuiva ad ingrassarlo ulteriormente, quello che s’imbriacava tutti i venerdì sera con gli amici e rientrava a casa messo sempre peggio, letteralmente sui gomiti e sfogava le sue frustrazioni su youporne.
Ma poi? Come sarebbe finita? Sicuramente in rovina…. o peggio…. e avrei rimpianto quello che non sono stato capace di osare. Avrei perso il nuovo me, che adesso si sentirà anche un po’ spaesato, non abituato, preoccupato (comunque niente di nuovo, sensazioni già provate in passato…..) ma felice con il mio grande amore. Nel dubbio mi tengo stretta la mia nuova vita, non capita a tutti di poter ricominciare.
Fortunatamente non prendo mai i mezzi pubblici…. 🙂
20/02/1988 Carnevale in valle.
Due macchinate, siamo in nove, ci dovremo adattare per la notte ma questo non è un problema. Prima di partire, per il secondo anno consecutivo, frego un vestito alla mia cuginona, un bellissimo abito nero in lana con spacco vertiginoso dietro la schiena.
La camera matrimoniale la lasciamo all’unica coppia del gruppo, noi altri ci arrangeremo un po’ in cameretta e un po’ in sala. Il problema è per la Pippa, unica ragazza del resto del gruppo. Ceniamo e tutti a nanna, il sabato sarà una lunga giornata.
Dopo una mattinata di spese, pranzo e passeggiata a Ponte di Legno, la sera s’iniziano i festeggiamenti: cena a casa, gran bevute e via con le maschere. Esco il mio bel vestitino, mi faccio truccare dalle ragazze che usano anche un rossetto che non sbava, alle erbe, è verde ma con una strana reazione trasforma le labbra rossissime. La Nunzia mi assicura che durerà per tutta la sera!
Si va a ballare al Jolly di Ponte insieme agli altri, saremmo in tutto una ventina e le preoccupazioni della vigilia crollano appena arriviamo, nel locale c’è il delirio. All’interno ci si muove a malapena, anche se da quelle parti non si festeggia il carnevale ambrosiano sono in molti quelli mascherati.
Fra un cocktail e un altro mi ritrovo due tipi che mi seguono per tutta la sera, complimentandosi per la mia bellissima schiena, un vero colpo di fulmine! Mi riempiono di complimenti tutta la serata e indubbiamente sono molto più figa della maggior parte delle ragazze presenti, incomincio ad avere dei dubbi sulla mia sessualità…… Invece le donne m’insultano di continuo, si divertono a chiamarmi troia e qualcuna mi tratta anche come tale, le manate sul culo e sulle mie tette finte non si contano.
La mattina il risveglio è un po’ frastornato, forse ho bevuto troppo. Sono già tutti svegli, mi guardano e ridono e non ne capisco il motivo. Una volta giunto in bagno comprendo, il rossetto è ancora lì, al suo posto, pare duri 24 ore.
Pranziamo alle Fontanacce, i casoncelli che fanno lì sono squisiti. Peccato che anche le cameriere mi prendano per il culo per il rossetto….. E’stato un week-end perfetto! L’unico dispiacere è non aver cuccato, dopo essere stato mollato dalla Sabry qualche settimana fa m’avrebbe fatto bene infilare la lingua in bocca a qualcuna.
LA BUONA SCUOLA
Super Renzi pensaci tu!!!! Ciò che non uccide fortifica…… 🙂
Ci sono professioni più pericolose di altre. Anni fa un’amica psicologa che lavorava in un istituto di sanità mentale si prese una sediata in testa, commozione celebrale e un mesetto di collare…… c’è da dire che in un istituto di scuole medie certi rischi dovrebbero essere minori, con che coraggio un genitore può lasciare i propri figli in balia di certa gente? Terrificante…..

(Immagine personale)
Oggi durante il lavoro, sono stata aggredita e presa al collo da un’insegnante della mia scuola (nella foto sono visibili i segni lasciati da tale stretta). Cosa ho fatto io per scatenare in lei questa reazione? Assolutamente nulla. Questa persona è seriamente disturbata, ha deliri paranoici e tratti schizofrenici. La cosa “bella” è che da novembre è in sostituzione maternità di un’insegnante di sostegno. Tale persona, avendo dei seri problemi di salute, è stata messa su bambini con diverse disabilità.Usa spesso un linguaggio volgare davanti agli alunni, li offende e in alcuni casi ha spintonato degli alunni. Ha precedenti in un’ altra scuola, da dove è stata allontanata perchè picchiava i suoi colleghi di lavoro. In tutto questo, dopo varie relazioni scritte dai vari professori e suoi colleghi, dai genitori degli alunni, la “signora SUA MAESTA’ la preside o Dirigente Scolastico come viene chiamato ora, non ha a tutt’oggi…
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04/02/1989 – Carnevale in Duomo
Quest’anno il Carnevale decidiamo di trascorrerlo a Milano in giro per il centro. L’idea è di Carletto, sostiene che ci divertiremo molto in giro per il Duomo, festeggiare per strada è sicuramente meglio che rinchiudersi in una patetica discoteca.
Come al solito decido di conciarmi da mignotta, vado a fregare un vestitino alla mia cuginetta sotto casa, tanto lei se li compra e non li mette, si vergogna troppo. Sono talmente magro che li indosso perfettamente solo che su di me sono ancora più corti. Invece i capelli ce li ho talmente lunghi che sembro Cher e non ho bisogno di parrucche. Me fradel invece decide di vestirsi da mio pappone, con un bel completo cammello che fa molto malvivente bulgaro.
Dopo trucco e parrucco gentilmente offerto dalla mia mammina ci avviamo a casa di Carletto per poi darci appuntamento direttamente in corso Vittorio Emanuele con il Rambet, che come al solito si presenta vestito da se stesso con il suo bel bomberino dei Celtic. Carlo invece sfoggia un bel trucco preso dal film Warriors, faccia bianca, occhio nero e tenuta da baseball.
La serata scorre bene, non pensavo, in giro c’è aria di festa. Le solite ragazze che si avvicinano per urlarmi in faccia “Troiaaaa!!!” o il solito coglione lumacone che fa lo scemo per poi accorgersi ad un metro di distanza che non sono una donna. C’è da dire che sono proprio una bella figa…..
Passando da Transex ci accorgiamo che quelli che sembrerebbero mascherati da metallari sono invece vestiti come il resto dell’anno e che quelli mascherati da drag queen sono in realtà drag queen. Il Carnevale non è poi così strano come sembra……
Davvero un’ottima serata, non avrei mai pensato. Bevuto, conosciuto gente, ballato e cuccato zero, come sempre…… si torna a casa in bianco….. e col culo congelato, fa proprio freddo in giro con mini e collant!
M5S peggio della Lega.
Avrei voluto non parlare più di politica ma a quanto pare siamo di fronte ad un nuovo movimento fascista basato sugli insulti, lo stile che contraddistingueva la Lega.
Mi dispiace tanto, Grillo l’ho sempre considerato una brava persona ma a quanto pare sta perdendo di vista il vero problema, gli italiani. Non bastano buone idee per migliorare questo paese, ci vogliono anche le persone giuste.
In dettaglio l’articolo.
“Dal blog di Grillo attacchi a Littizzetto per una battuta sul M5S
Accusata di aver dileggiato il Movimento la conduttrice presa di mira dagli attivisti sulla pagina Facebook e sul sito del comico che poi ha chiesto di evitare gli insulti.
Insulti a raffica sulla bacheca Fb di Beppe Grillo contro Luciana Littizzetto, finita nel mirino dei 5 Stelle per una battuta contro il Movimento fatta durante una puntata di «Che tempo che fa». Nel suo sketch Littizzetto ha paragonato i movimenti intestinali al Movimento Cinque Stelle, suscitando così le ire del pubblico pentastellato. A dire il vero però dopo poco lo stesso Beppe Grillo su Facebook invitava alla moderazione i militanti: «Vi chiedo uno sforzo: evitiamo gli insulti! Grazie!» tentando così di fermare la raffica di insulti piovuti in Rete.
Le proprietà di Luciana
Tze Tze, portale della Casaleggio associati, aveva infatti rilanciato poco prima una notizia de «Il Giornale» sulle presunte proprietà di Littizzetto, articolo ben presto rimbalzato sulla bacheca Facebook di Grillo. E qui sono piovuti gli insulti degli attivisti contro la comica. «Tutti bravi a farsi il gruzzolo coi soldi del canone, cessa maledetta», scrive tra gli altri Carmen. «Potete evitare foto in primo piano?», chiede Alessandro, mentre Francesca rincara la dose: «per favore, dopo pranzo questa foto mi fa tornare tutto su…». «I nostri soldi del canone fanno arricchire questi pezzi di m… parassiti», scrive Claudio, mentre per Max «La faccia della Littizzetto è direttamente proporzionale alla sua comicità». La maggior parte dei commenti attacca l’aspetto fisico della conduttrice tv: «Vergognati! Per quelle quattro cretinate che dici rubi soldi tutti i giorni alla povera gente, almeno offrissi uno spettacolo di… bellezza»; «Ma quando si ritira questa brutta racchia?».”
Roma, la città che non ti aspetti.
Cosa mi aspettavo da Roma? Non lo so neanch’io, forse solo una città caotica, come Milano del resto, una metropoli quasi mega intorno ad un centro storico, il più bello del mondo…… Niente di più sbagliato….. ma non per centro storico, quello è spettacolare come te lo immaginavi…..
Anche Milano è divisa in tanti quartieri, molti con il loro fascino altri con le brutture che solo i quartieri dormitorio possiedono. Roma invece è completamente diversa, ogni quartiere fa paese ed è una comunità a se. Giri per le strade e respiri ancora quell’atmosfera che mi ricorda tanto Milano negli anni ’70, quando ancora conoscevi tutti, il vicino, il negoziante sotto casa, quello che ti dava la buona abitudine di acquistare e fare mettere tutto sul conto, specialmente per la gioia dei più piccini……..
Ad un primo sguardo ti accorgi già che c’è qualcosa che non va. Passeggi e noti che il panorama è diverso, ti ritrovi in mezzo a palazzoni senza tetti, terrazzamenti piatti completamente ricoperti da antenne televisive, migliaia di antenne che ricoprono l’orizzonte, tutte collegate agli appartamenti dei rispettivi proprietari con cavi spenzolanti nel retro dei condomini. Mi vengono in mente quei film d’azione ambientati in paesi arabi, quando gli inseguimenti vengono girati sui tetti dei palazzi, le facciate scrostate con pezzi d’intonaco mancanti, balconi fatiscenti, le armature di cemento visibili e i tendoni dei condomini uno diverso dall’altro. Cammini e trovi spazzatura ovunque, cartacce che ricoprono i bordi delle strade, osservi le saracinesche dei negozi, garage, bar, sui muri, sui pali, nelle colonnine elettriche e ti accorgi che sono ricoperti di adesivi pubblicitari, milioni di autoadesivi che ricoprono la città. E i cani legati fuori dai negozi? Ogni bar e negozietto ha dei appositi ganci dove attaccarci il guinzaglio. Non trovi una regola precisa, ognuno fa come vuole.
A tutte le auto manca almeno un copricerchio e generalmente sono tutte bozzate, scocciate e con fanali penzolanti. Solo dopo capisci i motivi. Non esistono strade asfaltate di recente, le enormi buche sono la conseguenza più lampante della perdita dei cerchi e ormai nessuno ci fa più caso.
Man mano che giri ti accorgi anche di altro, ogni via ha il suo meccanico che lavora in un garage che si affaccia direttamente sul marciapiede, in ogni strada c’è il fruttivendolo di fiducia, generalmente gestito da arabi e i mini market ne fanno da padroni. Non mancano i negozietti all’ingrosso cinesi, sono ovunque, tutti lì, sotto casa. Poi piccole aziende artigianali, come vetrai o di manifattura tessile, tutti che si affacciano su quello stesso marciapiede, passi e li vedi lavorare, alla faccia della ISO 9001 o OHSAS 18001. Esistono ancora i calzolai, quelli di una volta, da noi ne sopravvivono ancora pochi. A Milano abbiamo le zone industriali dove hanno spostato tutte le piccole aziende, non ne vedi più per la città.
La differenza sostanziale è che a Roma non si butta via niente, dal numero di meccanici e dalle auto che si vedono parcheggiate è lampante che non si ha l’abitudine di rottamare ma di riparare. Era dagli anni ’80 che non mi capitava di vedere una FIAT Argenta o una Opel Ascona coupé color aragosta metallizzato con spoiler nero! Il consumismo è meno marcato al confronto di Milano, si getta solo quando qualcosa è irrecuperabile! E non ti chiedono trenta euro solo per un preventivo di riparazione!
Ma una piacevole particolarità del romano è la disponibilità, si respira tanta solidarietà, sia fra parenti ed amici che da perfetti sconosciuti, come dai vicini o dal negoziante sotto casa. Il tutto però viene compensato in auto, appena il romano si mette al volante si trasforma nella persona più arrogante e maleducata che tu possa immaginare, una giungla dove vige la legge del più forte. Da milanese sono abituato al traffico caotico ma qui non c’è paragone! Dove andrà a finire tutta quella solidarietà? Boh, è un mistero.
Alla fine più la frequenti più l’atmosfera diventa familiare, è facile ambientarti dove ti trovi a tuo agio, dove stai bene e dove le regole non solo alla base della comunità ma sono solo un “consiglio”. Dopo pochi giorni la gente t’incomincia a salutare, tu non cerchi più di apparire e ti senti libero di essere te stesso. Giro per la città come non ho mai fatto, infradito e pantaloncini, con la testa alta per incrociare lo sguardo dell’altra gente, nessuno che ti sorpassa di fretta e generalmente le auto si fermano per farti passare sulle strisce pedonali, è un falso mito quello che ti stendono appena metti un piedi fuori dal marciapiede. Dopo pochi giorni ho già il mio soprannome dato dai negozianti della zona, nei ristoranti non si fanno problemi ad appellarti con un sonoro “rompicojoni” se richiedi qualcosa di particolare in base alle tue intolleranze alimentari. E’ una città spettacolare, già mi sento un po’ romano……
Concorso “Lego col Pinza” – I Vincitori.
Per il momento questo è il risultato finale, dovessero arrivare altre proposte interessanti e progetti colossali sono disposto a cambiare tutto, unica condizione, mi mandate almeno un paio di aiutanti per terminare il lavoro.
Bando alle ciance, saltiamo le nominescion e passiamo ai vincitori:
Vince il concorso come unica partecipante: 321clic
Ringrazio la fotografa per i progetti che mi hanno ispirato nella composizione alla “cazzo di cane”
Premio della critica invece a Patty, che è arrivata solo in ritardo:
https://pattykor122.wordpress.com/
Il mio ringraziamento va al supporto morale dato, nella speranza che prima o poi arrivi, speriamo al più presto, il maritino Niphus ad aiutarmi nel restauro.
I premi vanno ritirati al Birrificio di Lambrate, data da destinarsi.
Grazie a tutti, e per chi volesse dovrei ancora finire d’imbiancare il resto della casa…..
LEGO – Gioca col Pinza.

Dopo la consulenza di grandi esperti e professionisti con preventivi stellari (una giornata di lavoro, due persone, 450 euro per montare tre, dicasi tre, pensili) ho deciso di cambiare parete ed utilizzare il muro esterno portante (consigliato dalla mia vicina di casa, I vecchietti sono sempre un pozzo d’esperienza).
Non sapendo come sistemarla, dato che la parete è di 2 metri e 40 centimetri mentre la composizione iniziale è di 2 metri e 70, a questo punto vi chiederei di giocare con me per la composizione dei pensili, tenendo presente che quello lungo è 1,80 x 40 cm, gli altri due di 1 metro x 40 (uno da montare in verticale e l’altro in orizzontale) e i due piccolini a vista sono 50 x 40.
Mandatemi pure i vostri disegni via mail all’indirizzo:
ilpinza68@gmail.com
Grazie a tutti!!! I migliori progetti verranno ripagati con una media al Birrificio di Lambrate!!!
P.s. notare l’arredamento vintage….. la casa era chiusa da un po’ di anni….. La radio rossa l’ho tenuta, è bellissima!!
Uomini veri per Emily Dickinside
Vecchia bozza mai pubblicata di qualche tempo fa…. oggi la dedico ad Emily… 🙂
Donne, come scegliere il vero uomo, lo strappa mutande? In Italia c’è l’imbarazzo della scelta! Il teutonico trentino o il granatiere friulano, entrambi alti e biondi. Il raffinato piemontese con l’effeminato francesismo o lo sborone romagnolo, il calabrese piccolo e scuro o il siciliano, che fra tutte le dominazioni subite si ritrova qualsiasi genere di sguardo maschile, dagli occhi azzurri ereditati dagli svevi al nero di seppia tipico mediterraneo. Come scegliere?
L’uomo classico mediterraneo, grosso, spallato, magari con la divisa. Il vero maschio latino, assatanato a letto, una protezione, una sicurezza per la famiglia. Forse un po’ malandrino, noi focosi italiani fatichiamo a rinchiudere il boa nelle mutande. Chissà cosa farà in caserma, con tutte quelle cadette. Poi, magari, un giorno sparirai in un bosco e ti ritroveranno perforata da 35 coltellate.
Meglio non rischiare, il bravo ragazzo di buona famiglia è più sicuro. Soprattutto se nordico, a sangue freddo. Poco geloso, poco passionale. Si sa, il femminicidio è dettato soprattutto da questo, dalla gelosia. La mamma sarà più contenta quando ti presenterai con questo nuovo ragazzino dai bei occhi azzurri, biondino con gli occhialini. Una laurea quasi in tasca, trascorre le sue serate al computer pensando solo alla stesura della tesi. Uno di fiducia, da poter lasciare a casa tutta sola la tua bambina in quell’immensa villetta. Con quel ragazzino che gira per il paese con la sua biciclettina…….
Mah… l’uomo italiano non è più una sicurezza. Il benessere ha guastato le nuove generazioni, troppo viziate, poco propense ai sacrifici. Gli ultimi uomini duri che solcano il nostro paese sono gli stranieri, gli extracomunitari, quelli legati ancora alle tradizioni ed ai valori familiari, che si sacrificano per la famiglia e mai e poi mai abbandonerebbero il focolare familiare. Ma neanche tu donna, nessun ripensamento, con lui per tutta la vita, al suo servizio. La patria potestà non si discute! Chi non segue muore!
Io non riesco a credere che l’uomo possa odiare così le donne. Sono le nostre madri, le nostre figlie, le nostre sorelle, perché non proteggerle? Eppure facciamo di tutto per mantenere l’attuale situazione, pronti a criticare le leggi contro il femminicidio o considerandole superflue e privilegianti. Ma purtroppo le prove sono intorno a noi e chi nega il problema agisce solo per approfittarsi dell’attuale situazione.
Ragazze…. non è bene armare il proprio nemico.
Basta poco per l’amore.
Non ci avevo mai pensato, basta poco per innamorarsi ma non di una persona qualsiasi ma della donna della tua vita. L’ho capito chiaramente in un post di Curi, mi ha aperto gli occhi, lo vedete qua sotto:
Mi è stato chiesto diverse volte la motivazione di un amore, forse è capitato anche ad altri e le risposte sono sempre le stesse: ci siamo visti, ci siamo piaciuti e ci siamo amati. Ma non è una spiegazione esauriente, la questione rimane.
Adesso ho capito che non servono tramonti mozzafiato, ristoranti raffinati e paesi esotici. Bastano solo due anime e due corpi e l’Universo ti si forma intorno perché se è la persona giusta ci si riconoscerà subito, senza parole, come due poli che si attraggono.
Sembrerà una banalità ma non esistono altre spiegazioni, basta un “Ciao sono io”.
LEGO
Ne uscirò mai? Tanto tempo dedicato per un unico scopo, quello di ricominciare una nuova vita, crearmi un nuovo nido e ripartire con l’amore e forse una famiglia. Tutti questi sforzi vanificati da un muro vuoto, mattoni spessi come gusci d’uova, dove non ci si può appendere neanche un quadro.
Progettavo già di riposizionarci sopra i miei fumetti e i miei vinili, ritornare al passato nella mia post adolescenza.
Invece mi sono ritrovato bambino a giocare ancora con dei grossi lego.
VIVO DA SOLO
E’ arrivato il momento inatteso, quello che non pensi ti capiterà mai nella vita.
Da ragazzo vedi la possibilità di scappare dal nido come la terra promessa, il sogno proibito, la maturità dello spirito. Ti vedi circondato da amici mentre con il grembiulino cucini e inforni pizze impastate con le tue manine mentre il tuo pastore tedesco ti controlla nella speranza ti cada un bocconcino anche per lui. Cerchi d’immaginare dove posizionare un angolo bar, dove allestire uno spazio cinema e ritagliare un angolo per il tavolo da biliardo.
Invece mi trovo a quasi 50 anni a vivere da solo, dopo mezza vita passata con mamma e papà e l’altra con la mamma dei miei figli, in un appartamentino vuoto, con le pareti grigie da imbiancare e un materasso buttato a terra che dovrebbe farti da letto.
A volte mi sento eccitato mentre progetto la mia nuova tana, mentre immagino la persona che amo gironzolare mezza nuda (magari….) e scalza con una tazza di caffè in mano e con l’altra che si gratta una chiappa. Ma adesso ci vedo solo un gran casino, i termosifoni scrostati da riverniciare, i bidoni di tempera ammassati, i pennelli sporchi e i vestiti sparpagliati per terra e la sera mi ritrovo con mezzo letto vuoto.
Non è facile ricrearsi una vita a questa età, specialmente per chi non ci è abituato, per chi come me è passato da ragazzino a padre senza vivere le tappe intermedie. Però mi sento giovane, con la fidanzata che mi viene a trovare durante i week-end, le cene porcherie, le tasche vuote e un frigo pieno di condimenti.
Una nuova alba mi attende e non ho tempo per dormire.
L’ AMORE A DISTANZA
Il mio amore.
(Immagine presa dal web)
L’amore a distanza è difficile, faticoso e anche doloroso. Dopo lunghi giorni in cui si è stati separati, c’è la gioia del rivedersi, dello stare di nuovo insieme di trascorrere il tempo quasi in simbiosi. Ma quando ci si separa, anche se è solo un arrivederci e non un addio, senti dentro qualcosa che si strappa, un dolore al cuore perché sai che tornerai ad addormentarti e a risvegliarti senza lui/ lei accanto.
L’amore a distanza è fatto di lunghe telefonate, di sms e messaggi whatsapp; di scambi di foto e lunghe mail; di videochiamate su Skype e sesso telefonico.
L’amore a distanza ti mette a dura prova, ti fa soffrire, piangere, ridere e gioire.
L’amore a distanza aumenta le insicurezze, i dubbi e la gelosia.
L’amore a distanza è una lunga e faticosa salita alla fine della quale sarete voi a scegliere se ci sarà…
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Dormire nudi fa bene alla salute…
Fatene buon uso.
Un girovita più sottile, una più appagante vita di coppia e un equilibrio ormonale più solido. Sono questi insintesi i benefici del dormire senza veli,e, secondo gli esperti, dormire svestiti ha i suoi vantaggi.
Innanzitutto, dormire senza pigiama potenzia gli ormoni anti-invecchiamento. Quando dormiamo in un ambiente troppo caldo (con temperatura superiore ai 21°C) l’organismo interrompe ilrilascio degli ormoni anti-invecchiamento, tra cui la melatonina. Il raffreddamento del corpo, al contrario, stimola la produzione di questo ormoneche ci fa sentire più giovani e forti.
Se di notte fa troppo caldo, inoltre, non sarà nemmeno possibile bruciare i grassi. E naturalmente la lineane risentirà. Dormire almeno 7-8 ore aiuta a bruciare calorie e controllare l’appetito.
E dormire svestiti è ancora più vantaggioso per un corretto equilibrio ormonale.
Un altro degli ormoni particolarmente influenzato dalla temperatura corporea notturna è il cortisolo, se fa troppo caldo tendiamo a svegliarci durante la notte, quando il livello dicortisolo è ancora troppo alto. Ciò provoca stress, aumento dell’appetito edella pressione sanguigna e una diminuzione della libido.
Libido che invece è favorita e alimentata quando si dorme senza veli accanto al partner, aumenta considerevolmente il livello dell’ormone ossitocina, molto importante soprattutto per la donna perché la aiuta a controllare e gestire lo stress…

Fonte Web,,,,
Gnocchi del giovedì… nostrani #Il Pinza
Questo me lo ribloggo…. e quando mi ricapita più 🙂
La carrellata di gnocchi prosegue oggi con, nientepopodimenoche: Il Pinza. Direttamente dalla sua trasferta capitolina, si intravede il Colosseo alle sue spalle.
Nonostante si trovi a giocare fuori casa, è decisamente a suo agio nella sua posa da gnocco nostrano, anche perché, è sicuro di portare a casa il risultato. Le trasferte per lui non sono state mai un problema, infatti, ha già slacciato la maglia per scambiarla a fine partita…
Tutti credevano di vedere la panza del Pinza e invece… la panza non c’è. Questo è un colpo da fuoriclasse, che nessuno si aspettava. Una magia degna del migliore Iniesta. O come Iniesta, è solo un illusionista?
*Potevo celebrare i 9 anni dalla vittoria del Mondiale da parte dell’Italia, e invece di mettere Cannavaro che alza la Coppa ho pubblicato Il Pinza (che comunque ha sempre la maglia azzurra)… poi non dite che non ci tengo…
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RAW II
https://ilpinzadotcom.wordpress.com/2014/10/
Chi non ha mai visto RAW di Eddie Murphy? In tanti, forse in troppi. Ogni volta che cito questo film nessuno lo conosce, un grandissimo spettacolo di Cabaret portato sul grande schermo e poi in televisione probabilmente incompreso. In Italia è stato trasmesso pochissime volte in questi 30 anni ed è la causa principale che l’ha reso sconosciuto a gran parte del pubblico italiano, probabilmente ritenuto troppo volgare all’epoca con troppi riferimenti sessuali.
Credo sia stato il primo a portare in evidenza al grande pubblico i rapporti di coppia, ridicolizzandoli. Basta circolare nel mondo dei blog e si capisce subito che tutt’ora è l’argomento più gettonato, approcciarci nella sfera sentimentale sembra il problema di tutti. Lui analizza e ironizza molti aspetti che all’epoca non venivano presi in considerazione, si parla sempre degli anni ’80, dal sesso Crackers alla finta anoressica.
Trent’anni fa i mezzi che ti permettevano di trombare non erano vasti come adesso, nessun imbroglio, nessuno schermo protettivo, ci si conosceva in discoteca, nei locali, nei luoghi di struscio o in vacanza a scuola e nei posti di lavoro. Adesso potresti organizzarti una scopatina anche dall’altra parte del mondo. In pochi minuti. Invece una volta si aspettava, si aspettava impaziente quello che Eddie considerava il crackerino e lo si mangiava come se fosse la pietanza più buona della terra, dai da mangiare un cracker ad un morto di fame e gli sembrerà il massimo. Le donne ci tenevano a stecchetto così, ci imbrogliavano e alla fine ti ritrovavi con lo stesso e ammuffito crackerino tutti i giorni.
Con la solita ironia pungente raccontava quegli anni di benessere, quando la ragazza la portavi a cena e si mangiava un oliva e un sedano con il loro stomaco che gorgogliava dalla fame, facevano le finte timidine mentre erano le prime con gli scheletri negli armadi, montagne di scheletri. E il grande dilemma finale era solo uno: preferisci una donna che ti chiede “Non è il momento giusto. Non voglio scopare, voglio fare l’amore” o semplicemente che ti prenda per la testa e ti dica ”Fottimi gran figlio di puttana”? “Dai fottuto bastardo, scopami, scopami, scopami….”.
Personalmente, nell’intimità, nell’impeto amoroso, con il respiro affannato mentre i corpi sudati e grondanti scivolano insieme, al posto di sentirmi dire “amore, continua così che arrivo all’orgasmo” preferisco di gran lunga un “Amò, du’ colpi forti e vengo!”. Sono soddisfazioni…..
Coglione, che cazzo scrivi??!!??
Questo scrivevo più di un anno fa, l’ho ritrovato fra i post mai pubblicati. Inutile dire che uscivo da brutti momenti, anni difficili senza tregua. Probabilmente se non fossi cambiato in questi ultimi 12 mesi a quest’ora mi ritroverei solo, amareggiato e probabilmente molto infelice. Con molti di voi avrei già litigato da tempo, con altri non mi sarei neanche approcciato, risultando antipatico o peggio, mi sarei trasformato nell’Umarell della blogsfera descritto da TADS. Mi ha fatto bene rileggerlo.
“Coglione, che cazzo scrivi??!!??”
“Il più delle volte dovrebbe essere il commento più appropriato su wordpress. Ma come nella politica e in una società civile si cerca di essere accondiscendenti su tutto, le risse si lasciano per quando si è in auto e il veicolo che ci precede scorda una freccia oppure per quando andiamo allo stadio. Ho sempre odiato le persone aggressive e invadenti ma sento che sto cedendo al mio lato scuro. Credevo che con l’avanzare degli anni, il testosterone in calo, sarei riuscito a calmare i nervi , ma non è così. Sono un imperturbabile e pessimo cacciatore, mal tarato in questa collettività.
Invece ho l’impressione che la stragrande maggioranza dei wordpressiani tenda ad esaltare un blogger ripetendogli quanto sia bravo, lo si lode, lo si divinizza e poi termina sempre con l’invito a leggere i propri post. La massima aspirazione è aumentare i propri followers e i numeri di visite sul sito, questione di contatori, viviamo solo per elargirci complimenti reciproci. E se provi a contraddire qualcuno subito si altera, si offende e non accetta critiche. E tutto questo non fa altro che aumentare il mio livello di nervosismo e mi ritrovo in quella minoranza di pessimi elementi aggressivi che girano il web per sfogare i propri istinti primordiali.
Sono giunto alla conclusione col pensare che Wp sia solo un mezzo per allargare il proprio ego, è come l’auto costosissima che acquisti per allungarti il pene, è la bella donna da portare al bar da mostrare agli amici. Non è obbligatorio scrivere ogni 5 minuti come non è obbligatorio seguirti ma vogliamo essere gentili e compiacenti con tutti. ‘Azz, morditi la lingua, chettefrega, non rispondere, lascia perdere, non sono affari tuoi, ognuno scrive quello che vuole nel suo blog! Perché devo essere sempre il solito avvocato del diavolo, coglione di un Pinza! Ma è più forte di me, non riesco a frenarmi sia on line che nella vita reale. Saccenti, supponenti, arroganti, ultimamente sono troppo intransigente. Dovrei scopare di più?”
In questo ultimo anno non ho scopato di più, sia chiaro. Probabilmente, finalmente, mi si è solo abbassato il livello di testosterone.
Parma Football Club
2007, è appena passato il Capodanno e ci ritroviamo al Milwaukee di Varedo per la solita cena dei cretini. Sfiga vuole che stasera non suonano le solite band anni ’50 o country che caratterizzano il locale ma ci becchiamo una cazzo di band vascoligabuiana di merda che mi rompe i coglioni tutta la sera. Vabbè, tanto dopo il secondo cocktail non li sento neanche più e la compagnia è sempre molto ignorante e cazzara, non abbiamo bisogno di nient’altro per divertirci. Con il Ranky, il nostro capitano, alla fine si va a parlare di calcio, stranamente gli interisti hanno ricominciato a farlo specialmente in presenza degli juventini. Più che altro si pensa d’acquistare una nuova casacca per la nostra squadra del Mazzadì, la terza, ma è solo una proposta. A quel punto butto la mia:
“Invece di cambiare maglia, acquistiamoci una squadra nuova! Il Parma è in vendita all’asta per soli 10 milioni, bazzecole. Si fa 500 mila a testa, le banche non sanno più dove infilare i soldi che l’economia va a gonfie vele, e ci rifacciamo subito rivendendo i giocatori. A questo punto… tac… e subentriamo noi! Io ho ancora l’età di Maldini, se quello gioca ancora in champions lo posso fare anch’io, tutti voi altri spaziate dai 30 ai 35 anni, potremmo anche dire la nostra in serie A”
Vengo sommerso d’insulti, come al solito, mi lanciano di tutto. Facendo due calcoli, durante l’intero campionato potremmo pensare di passare una sola volta il centrocampo, detto da Mirko, uno che giocava in serie B a calcio a cinque.
“Ma ragazzi, chissenefotte della classifica, parliamo di veline!!! Parla di Millionaire!! Parliamo di Forte dei Marmi e Milano Marittima fra VIP!! Parlerebbero di noi per cento anni in tutto il mondo, venti squinquernati che non potranno mai più avvicinarsi alla provincia di Parma!!!”
Qui sono tutti inbriaghi e continuano a sfottermi, penso che non se ne farà niente.
Col passare del tempo, con l’avvento di cicciociccio al Parma, i malumori incominciano a farsi sentire:
“L’idea del Pinza non era poi così male, potevamo provarci, era alla nostra portata….” ma si sa, non si piange sul latte versato. E alla fine Gene Gnocchi ci ruba pure l’idea.
In data 28 maggio 2015 ricevo questa mail dal Ranky:
“Pinza è il nostro momento, non è più in serie A ma anche noi non siam più dei giovincelli..
Le altre tre precedenti aste erano già andate deserte. Il prezzo base, si partiva da 20 milioni di euro, era arrivato, a forza di ribassi del 25%, a 6,3 milioni. Briciole. Ma l’esito è stato lo stesso…”
“L’hai detta giusta Ranky, non siamo più giovincelli, in campo non ci potremo tornare e francamente delle veline non saprei più cosa farmene. Adesso voglio solo una vecchiaia tranquilla aspettando i nipotini…..
P.s. i 25 milioni di debiti arretrati come li copriamo?”
“Vendendo allenatore e giocatori e giocando noi in serie B, veline non ne troveremo sicuro e potremmo far esordire i nostri figli in serieB.
Obiettivo 1 gol in tutta una stagione”
“Ha rischiato il Perugia di tornare in serie A, dici che noi non ce la faremo?”
“No!
però abbiamo davanti 3 anni da professionisti del calcio:
B-C1-C2”
“Ahahahah!!!! Ma le trasferte come ce le paghiamo??? Il Campo, palloni, tenute……”
“Con gli sponsor ci tiriamo fuori anche i nostri stipendi per tre anni costiamo meno degli attuali giocatori”
“Ok, va bene. Chi le chiede le fidejussioni? Passo io alla Cariplo di Solaro o vai alla Comit di Saronno?”
“La comit era a caronno, io ho la cariplo con il conto orizzonti, mi aveva aperto il libretto mio nonno quando son nato, con gli interessi degli ultimi 40 anni possiamo arrivare a comprare tutte le figurine del parma dell’album panini.
L’anno prossimo ci saremo noi, e i nostri figli ci attaccheranno sulle pagine secondarie del prestigioso album:
Pinza celo celo manca…”
Avremmo potuto salvare il Parma, avremmo tenuto a turno una Coppa UEFA o una super Coppa Europea in salotto ma senza coraggio non si fa da nessuna parte. Nella vita chi non risica….. sono stufo di non rosicare…
Day 4: Biarritz e il Wheels and Waves
Per riaccendere il buon umore.
Preludio: la sera prima corriamo al faro, il luogo del tanto atteso evento. L’albergo era stato scelto 9 mesi fa proprio perche’ ci avrebbe consentito di arrivare all’evento a piedi. Arriviamo fin su dopo una consistente scarpinata ma… niente. Vuoto. Anzi, a essere precisi nel buio si aggirano maschietti con bottigliette d’acqua in mano che sembrano lì per cercare e offrire compagnia. Niente di male, ci mancherebbe.. ma fare 1300km per trovarci nella zona delle marchette di Biarritz non era nel programma originale del viaggio. Sono le 22,00, e abbiamo fame, chiamiamo un taxi e si materializza Super Mario Kart che guidando come se non ci fosse un domani raggiunge un luogo X a noi ignoto in mezzo alla cittadina dove dice che avremmo trovato il party. Ma anche lì… Nulla. Delusione, stanchezza, fame. Ma basta guardarsi in giro e lo spettacolo e’ ovunque, lo spettacolo e’ per le strade, lo…
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ANGELI NEL FANGO
Il tempo di dire vado e mi hai uncinato il cuore.
Come faccio a spiegare i mondi intorno a noi, come faccio a far comprendere? L’anima viaggia a nostra insaputa e a noi rimane solo la sensazione del sogno.
Se l’uncino non mi lacera il cuore, il tuo volto lo spalanca lasciandomi senza difese.
Se fosse follia, vaneggiamenti di una mente malata che cerca riposo in bugie pietose. Fuggo per tornare, un patto antico, io so, chi è come me sa, tu sai, siamo angeli nel fango
Angeli con le ali spezzate
caduti su questo mondo di fango.
Non sono migliore di te.
Arranchiamo trascinando i piedi,
il sangue ci colora la vita.
Non sono migliore di te
Appoggiamo le mani sulla merda,
la pelle ci puzza di sudore.
Non sono migliore di te.
Cammino al tuo fianco, guardami!
Non sono più in alto di te.
Non sono migliore di…
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The “Rella factor”
Ricordo mio nonno, la sua pelle ruvida e l’odore di acqua di colonia. Lo ricordo mentre mi teneva sulle sue gambe e mi diceva: “un giorno forse potrai vedere la Tangenziale Esterna di Milano. Quel giorno Milano sara’ un posto migliore, con meno traffico, con le persone che arriveranno a casa prima e avranno piu’ tempo da dedicare a se’ e ai propri cari… forse tu un giorno avrai questa fortuna.” E poi rimaneva in silenzio a guardare lontano, verso la tangenziale est ribollente giorno e notte di carni e metallo roventi.
L’altro giorno decido finalmente di percorrere per la prima volta la TEM per andare al lavoro. Solo un breve pezzo, pochi km in moto per provare l’emozione di un’attesa lunga generazioni.
Mi preparo, prendo la moto, arrivo a Paullo e via che mi infilo emozionato verso il casello! Il primo dubbio che qualcosa non vada mi viene quando…
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PRIMO BACIO
Quand’è che si inizia ad amare un’altra donna che non sia tua madre? La prima volta che scappi dalle sue grinfie, penso. Le donne, con l’abitudine di legare i propri ometti a filo doppio!
Quale può essere il primo amore per un bambino? Per una compagna di classe dell’asilo? Giammai, viene considerata un tuo pari con i capelli più lunghi. L’asilo, una volta si andava all’asilo, adesso c’è la scuola materna. All’asilo c’erano le suore e non ci volevo andare nonostante tutto avessi già 5 anni. Ho frequentato solo l’ultimo anno, ero troppo timido e mammone per andarci prima.
Piccolino, timido, mammone, ho resistito in casa fino all’età di 5 anni, finché la mamma decise che era il tempo di sbattermi fuori, per lo meno durante il giorno. Un rompino per casa con un altro patatone di 2 anni era troppo. E così mi ritrovai alla scuola materna, non quella comunale ma dalle suore. Penserete voi: “questo si è innamorato di una suora?”. Macchè, ero nell’unica classe con la “signorina”. Me la ricordo bellissima, mi abbracciava, mi sbaciucchiava, mi coccolava quando arrivavo piagnucolante la mattina, quando non riuscivo a staccarmi dalle braccia della mia mamma o del mio papà. Tutti i bambini intorno che mi guardavano ed io abbracciato a lei. Non ricordo nemmeno il suo nome e mia mamma non c’è più per chiederglielo. Mi rimane solo una sua foto.
Fredda mattina autunnale del ‘73 o fredda mattina di maggio del ’74, non ricordo bene, chiesa di Cinisello Balsamo, tutti i bambini alla cerimonia di nozze della maestra. Ricordo una prospettiva lontana, eravamo sulle file in fondo, con il mio cappottino di loden verde e cappellino con paraorecchie in attesa che tutto finisse. Finalmente l’applauso, la gioia, i giovani sposi che salutano tutti uscendo dalla chiesa. Ad un certo punto la sposa si ferma, si china e mi bacia. Una foto che immortala la scena. Un mio compagno che mi picchia per gelosia. Il mio primo bacio d’amore……
Dedicato alle insegnanti che amano i loro bambini ed a tutte quelle che sono state il primo amore di un giovane ometto. Noi non lo dimentichiamo.
Duff McKagan – It’s so Easy e altre Bugie (Chinaski edizioni – Voices 2011)
(foto da web)
Questa autobiografia, come tutte quelle che ho letto che riguardano i Guns n’ roses, sono un ottimo esempio di come non si gestisce un gruppo di successo.
Dalle strade di Seattle un giovane polistrumentista, chiamato Duff, si mette in viaggio fino a L.A. con il preciso intento di diventare un musicista e riuscendo a diventare, poi, il bassista di una delle più famose band di rock degli ultimi 30 anni. Da questa posizione di privilegio osservera i gruppi andare alla malora, complici l’ego esagerato dei componenti e svariate dipendenze. Le sue dipendenze, d’altro canto, non sono da meno e lo porteranno ad un passo dalla morte. Questo è il punto più basso e da quel momento in avanti c’è la risalita: la laurea in economia e la ripresa della forma fisica, poi la famiglia e i successi di lavoro e con i Velvet Revolver ecc…
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Donne che non hanno capito un cazzo!
E dopo donne che amano troppo mi piacerebbe lanciare un best seller senz’altro più intuitivo intitolato:
“Donne che non hanno capito un cazzo”
Premetto che non sono una psicologa ma ne vedo e ne sento di tutti i colori, ma soprattutto me ne capita di ogni, quindi un bel giorno mi sono svegliata e mi sono resa conto che ci sono ancora molte / moltissime donne che non hanno capito una benamata minchia.
Perché cioè tu sei lì ancora adolescente che sogni il principe azzurro che ti svergini e ti porti a vivere nel suo castello, sogni questo fantomatico uomo immaginario, ma non hai accettato o forse non hai compreso questa splendida cosa della parità dei sessi.
Nell’era della parità dei sessi e soprattutto grazie alle nostre gentilissime femministe tu cara mia sei libera.
La libertà è una cosa magnifica tesoro, libera da ogni legame, sei indipendente economicamente, sei indipendente…
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MOOD MUSIC TAG ❤ by dominella
Ciao, rispondo all’invito di Dominella
GHB Memories – https://ghbmemories.wordpress.com
e inviterò qualche amico amante di musica a fare altrettanto. Queste sono le regole:
•Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta.
•Scegli almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo al positivo.
•Tagga almeno 5 blogger (o anche di più ) e avvisali di averli taggati.
•Cita il mio blog all’interno del tuo articolo con link diretto o esteso: GHB Memories –https://ghbmemories.wordpress.com, scrivendo che l’idea è partita da qui.
•Se vuoi spiega anche brevemente perché hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.
Adesso le mie tracce:
Depeche Mode – Enjoy The Silence: non poteva mancare, avrei potuto citarne altre mille dei Depeche ma questa mi sembra la più rappresentativa.
https://www.youtube.com/watch?v=m0AKJMGxwpE
Spandau Ballet – To Cut A Long Story Short: idem come sopra, primo successo in assoluto degli Spandau con una canzone dark-punk elettronica.
https://www.youtube.com/watch?v=JE2sCISQmpE
Duran Duran – Save A Prayer: La canzone che vorrò sentire al mio funerale.
https://www.youtube.com/watch?v=6Uxc9eFcZyM
Bon Jovi – Wanted Dead Or Alive: sogno di libertà.
https://www.youtube.com/watch?v=SRvCvsRp5ho
Metallica – One: non c’è bisogno di dire altro
https://www.youtube.com/watch?v=EzgGTTtR0kc
The Cure – Lullaby: so contare ma non potevo lasciare fuori i Cure.
https://www.youtube.com/watch?v=ijxk-fgcg7c
E i nominati di questa settimana sono:
https://personalefemminile.wordpress.com
https://vetrocolato.wordpress.com
https://colpoditacco.me
https://cippes.wordpress.com
https://roadtobiarritz.wordpress.com
Dura lex sed lex
“Dotazione obbligatoria per circolare in
Francia
– Avere a bordo almeno 1 Alcool Test monouso o Etilometro , omologato con la dicitura “FN” , pronto all’utilizzo.
– Indossare un capo di abbigliamento riflettente posizionato tra vita e spalle con superfice riflettente di almeno 150 cmq”
Cari amici transalpini, pronipoti di Asterix e figli dell’unico golden goal che l’uomo ricorderà come scempio sportivo, perché trattate chi va in moto come fosse il figlio scemo? La sicurezza stradale è importante e l’applicazione del codice stradale deve essere rigorosa per tutti, ma a quanto pare la tendenza ad accumulare compulsivamente regole esotiche per i motociclisti, come implicita accusa di essere gli unici responsabili delle proprie sciagure sulle strade e quindi meritevoli di essere messi sotto “doppio controllo segreto” ha superato la soglia critica della serietà, entrando a vele spiegate nel magico mondo delle minchiate. Ecco allora alcune mie proposte aggiuntive che credo meritino di essere almeno valutate dal regolatore:
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Morchia e social networks
Mi sveglio e non prendo più in mano un giornale da anni. Twitter è la mia rassegna stampa, un mix di testate locali, internazionali più account italiani, anglosassoni e arabi che negli anni ho selezionato: come avere una specie di sarto di news e approfondimenti che ogni istante ti ridisegna il vestito in base a quanto cambia il tuo corpo. Il Corriere ritroverebbe una sua funzione per me giusto se avessi il caminetto… Esco, mi metto in metropolitana e apro Instagram perché mi piace sognare: dov’era ieri Tommy Lee? E Armenta di Love Cycles che fa? E Kimura con la sua Chabbott? Un occhio a cosa pubblicano i preparatori giapponesi, giusto per non dimenticarsi che il mondo è grande e pieno di gente che ha un gran gusto per le moto semplici ed evocative di tempi in cui “si correva per rabbia o per amore”. Ogni poco una controllata se…
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Episodio 1: un tranquillo weekend di Liguria
C’è una doverosa premessa da fare: questo non è un gruppo di persone che sono diventate amiche grazie alla passione per la moto, questo è un gruppo di amici che è cresciuto insieme e ha sviluppato la passione per le moto insieme, nel tempo, ascoltandosi e influenzandosi a vicenda. Questo ha fatto sì che ci fosse una cosa in più ad unirci, ma non fosse l’unico debole collante e motore della nostra amicizia, infatti tanti altri tra noi non hanno la moto e non cambia niente. Altro fattore che ci accomuna è qualcosa che non si può spiegare facilmente: è la certezza che quando ci si mette insieme per fare qualsiasi cosa, è solo una questione di tempo e succederà qualcosa. Senza forzature e senza che nessuno faccia il fenomeno, è solo che succede. E’ chimica: basta mescolare e aspettare. Anzi, è un misto di chimica e magia. Proverò a…
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La lunga e polverosa strada per Biarritz
Giorno 1 mercoledì
Milano / Castellane e la Route Napoleone.
Milano, Ventimiglia, Nizza, Cannes, Grasse, Escragnolles, Castellane.
Secondo giorno giovedì 11
Castellane, gole del Verdon,Aix en Provence, attraversamento canal Galifett a Martigues, attraversamento Rhone alle saline di Giraud, tutto il parco nazionale di Camargue fino a Carcassonne per la Notte.
Terzo giorno, venerdì 12.
Carcassonne / Biarritz attraverso il Parc National Dei Pirenei
Carcassonne, Montreal, Mirepoix, San Martin de Caralp, La Bastid de Serou, Saint Caudens, Lourdes, Nay, Oloron Saint Marie, Bardos, Biarritz.
Questa la strada che Claudio, il Road Captian con l’insana passione per i dispositivi elettronici accrocchiati sulla moto, ha preparato e condiviso. È bellissima solo a leggerla, ma mi viene la stessa domanda di quando vedo un alpinista che contempla sereno il panorama dalla cima dell’Everest: ma… e il ritorno?
La risposta è che al ritorno ci penserà lui, o forse decideremo insieme, o forse lasceremo che…
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One night al Tunnel di Milano FEAT Derrick May
Moro: Cazzo fai? Hai già saltato viale Lombardia e tiri dritto saltando pure viale Monza?
Pinza: Viale Zara? Può andare?
Moro: Sono l’una e quaranta, gira per il Rock N’Roll che ci facciamo una birra prima che chiuda……… guarda il Tunnel, figa…. che bordello c’è?
Pinza: Il solito di tutti i venerdì, non li hai mai visti gli zombie verso le due che si aggirano da queste parti?
Moro: Dai, fermati, andiamo a vedere cosa fanno, è dal ’96 che non ci entro!
Pinza: Vabbhé…..
Grullo di Prato: Ciao, Milano è stupenda! Non è come in Toscana che ti rompi i coglioni tutte le sera, qui ci si sballa in continuazione.
Moro: Anche Firenze non è male e Siena è bellissima.
Grullo di Lucca: Ma la sera ci si rompe i coglioni! Tutti quanti! Lui è di Prato, lei di Grosseto, lui di Pisa e lei di Firenze. A Milano ci si diverte di più! Poi stasera suona un DJ di Detroit, un mito, l’inventore della Tecno!
Pinza: Bella Moro, pure il DJ che suona, senti i bassi che escono dal locale, mi vibra già la prostata.
Staff: Ragazzi quanti siete?
Pinza: io e lui, poi ci sono i toscani.
Staff: Andate pure alla cassa
Cassa: Ciao 18 euro
…………………………
Moro: Figa, 18 euro…… io entravo a 5 mila lire per dei concerti della madonna…
Pinza: E adesso? La musica è veramente di merda.
Grullo di Prato: Io voglio sballarmi, dov’è la droga pesante?
Pinza: Visto le facce che girano non deve essere molto lontana.
Moro: 18 euro, non possiamo andarcene via così! Ma la consumazione?
Pinza: Ci hanno fatto solo un timbro sulla mano con scritto “Voyage”, non penso che valga come consumazione. E poi che ti bevi ancora? Almeno avviciniamoci al palco, vediamo chi cazzo è che fa tutto sto casino.
Moro: Quello si sta facendo una canna.
Pinza: L’hai guardato malissimo e l’ha spenta. O ci ha preso per la Digos o ti crede un buttafuori.
Moro: Adesso ci divertiamo un po’, qui sono in tanti che si fanno che canne.
Pinza: Adesso mi piscio addosso dal ridere, ti basta un cenno e la spengono! Poi sei appena uscito dalla palestra e sei gonfio come quello degli Incredibili! Ti manca solo la tutina rossa! Vabbhé, adesso cheffamo?
Moro: Mmmhmmm
Pinza: Io devo andare a pisciare altrimenti me la faccio addosso.
……………………………………………………..
Moro: Già fatto?
Pinza: I pisciatoi erano liberi, la fanno tutti nel lavandino.
Moro: Vuol dire che non ti sei lavato le mani?
Pinza: Direi proprio di no. Ma la musica non cambia mai? Sto’ Derrick del cazzo si è dimenticato i CD a casa?
Moro: Bella merda…..
Pinza: Ma hai notato che quando aumentano i bassi tutti urlano e alzano le braccia? Mi sento come i vecchietti dei Muppett…….
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Pinza: Adesso???
Moro: Mmmhhhhmmm…..
…………………………………………………..
Moro: Forse sarebbe stato meglio andare al Goganga con One.
Pinza: Direi di sì, avremmo risparmiato 18 euro e visto qualche bella Milf al posto di queste sgangherate.
………………………………………………………..
Pinza: Sono le quattro, abbiamo ammortizzato a sufficienza?
Moro: Andiamo a casa.
Grullo di Lucca: —————————————
Pinza: Mhm, cervello piatto…….. si muove per inerzia.
Cos’è Locausto?
Oggi mi sono sentito chiedere questo. Non da un bambino o un ragazzino ma da una quasi cinquantenne. Ogni volta mi chiedo dove abbia vissuto questa persona fino ad oggi, come abbia trascorso l’infanzia e l’adolescenza, quali siano stati i suoi hobbies e interessi in quella inutile vita, come trascorreva il suo tempo libero. Stranamente sono le stesse persone che seguono le fiction RAI e Mediaset e che non conoscono Robin Williams. “A proposito, era quello che cantava, vero?”. Mi hanno chiesto anche questo.
Tutte le volte viene da ridere ma pensandoci bene c’è solo da piangere. Noi diamo a queste persone la possibilità di votare, di decidere del nostro destino, affidiamo anche la nostra vita e quella dei nostri figli nelle loro mani. Sto esagerando? Controllate i dati d’ascolto di “Pomeriggio cinque” e poi ne riparliamo.
Ancora femminicidio.
Da quello che si legge in giro s’intuisce che non tutti abbiano ben compreso l’essenza del femminicidio come reato. Al di là della terminologia che può piacere o meno (avrebbero potuto chiamarlo in un altro modo, tipo “Reato sentimentale”), bisogna tenere presente che è solo un’evoluzione dell’Uxoricidio, cioè i legislatori hanno solo cercato di allargare la cerchia prettamente familiare, visto che oramai sono in pochi a sposarsi, coinvolgendo anche le famiglie di fatto e non solo, ovvero amanti, fidanzati, conviventi e semplici stalker.
A quelli che si chiedono se sia giusto o meno separare i normali omicidi dai femminicidi (secondo molti non è più sbagliato uccidere una donna rispetto ad un uomo) io rispondo che c’è una differenza abissale nell’uccidere la propria moglie, fidanzata, ex o semplicemente un amore non corrisposto, che è mille volte più grave uccidere fra le quattro mura domestiche o all’interno di un rapporto. Lì nessuno ti può proteggere, non hai possibilità di scampo, è una vigliaccata, a volte una tortura psicologica perpetrata per anni che sfocia con la violenza. E la mano è sempre la stessa, quella che avrebbe dovuto amarti e proteggerti.
La legge sul femminicidio serve a tutelare una persona dove altri occhi non arrivano, cercare di evitare l’omicidio, prevenirlo e non attenderlo. Questo in teoria. La pratica è ancora lontana da questo intento, non sempre si distingue la violenza domestica, è complicato. La prova la troviamo fra gli ultimi fatti di cronaca, persone denunciate precedentemente, violente, che hanno già dato segni di squilibrio per mezzo di stalking e minacce e che nonostante tutto alla fine arrivano a compiere un massacro.
Molti pensano che il femminicidio sia un’invenzione italiana, un capriccio della signora Boldrini, un’altra imposizione di un fantomatico movimento lesbo femminista. Non tutti sanno che è frutto di uno studio incominciato negli anni ’90 da un’accademica, antropologa messicana, Marcela Lagarde e ratificata dalla convenzione di Istanbul e approvata dal Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011, poi divenuta legge in Italia nel giugno 2012. Ma in Italia è più facile accusare di “buonismo” invece di credere nella “democrazia”. In un paese predominato dal maschio etero per quale motivo accettare una legge castrante?
Con l’occasione vorrei sottolineare un errore comune: non è vero che tutti gli omicidi sono uguali, la sezione omicidi delle forze dell’ordine sono da sempre suddivise in altre categorie, vengono da sempre suddivisi gli omicidi di mafia e criminalità organizzata da quelli di genere, e per chi non l’avesse ancora capito i casi di femminicidio vengono separati dagli omicidi generici di donne. Un reato su una donna durante una rapina non viene catalogato come femminicidio ma come reato generico.
Concludendo vorrei ribadire un concetto. Non bisogna chiedersi se sia sessista o meno dare il nome a questa violenza di genere, dovremmo chiederci come evitarlo, il problema c’è ed è sotto i nostri occhi. Chiamatelo come volete ma non è da sottovalutare, le donne vengono ancora uccise solo perché alcuni uomini credono ancora di possederle pienamente, convinti siano una loro esclusiva proprietà.
UN AMORE CHIAMATO MILANO
Prendendo spunto da un post della cara amica Simo su una tipica giornata fra le calle veneziane e da un commento del fratello Lupo sulla bellezza antica di Milano, vorrei dire anch’io la mia senza dover invadere lo spazio altrui.
E’ facile parlare bene di Milano come lo è parlandone male. La Milano da bere, la Milano gotica e Rinascimentale, la Milano Fashion, l’infaticabile metropoli risorta dalle ceneri degli Yuppies anni ’80 e quella ripiombata nel baratro in questo ultimo quinquennio. La Milano che fa stringere il cuore al buon Lupo mentre sale i gradini dei ponti sul Naviglio è la stessa città che a me fa stringe il culo dalla paura. Non parlo della delinquenza dilagante dell’ultimo decennio ma dell’emergenza idrogeologica. Con crolli ed esondazioni c’è poco da emozionarsi!
A Milano per decenni hanno ricoperto fiumi e interrato canali. Anche noi vivevamo in una sorta di Venezia ed effettivamente adesso ci ritroviamo l’acqua alta e la laguna. Ci chiediamo come mai viale Zara sia sempre allagata mentre il Seveso attraversa la città nel sottosuolo senza sbocchi e rimaniamo stupiti nel vedere il quartiere Isola sott’acqua. Nell’ultimo week-end gli abitanti della zona hanno trascorso un’intera notte sommersi e senza elettricità. Ci sarà una spiegazione storica?
Secondo voi, perché a Milano esiste un quartiere denominato Isola? Semplice, perché fino al dopoguerra era un’isola: da piazzale Lagosta, Via Alserio, Carlo Farini fino a Valatellina, Milano era attraversata da canali, tutti collegati al Naviglio e il quartiere Isola ne era circondato. Nel centro del quartiere esisteva anche una sorgente curativa che sgorgava sotto la chiesa. Di notte a Milano lavoravano gli Acquaioli, addetti alle chiuse dei canali. Il loro compito era, soprattutto d’estate, di distribuire equamente l’acqua nei vari canali, specialmente per le zone più agricole. La fonte di questa ricerca è il mio papino con i suoi vecchi racconti di una Milano povera, distrutta e felice nonostante una guerra devastante.
Adesso questi canali, creati nei secoli addietro dai geniali ingegneri meneghini, sono tutti interrati, ricoperti e in caso di pioggia i fiumi che attraversano Milano non hanno più libero sfogo. Sono bastati pochi anni per distruggere una rete idrica che ha permesso a Milano di resistere alle inondazioni. Se non bastasse tutto questo anche le falde acquifere si sono innalzate e il motivo principale è l’allontanamento dal centro della città di tutte le antiche fabbriche che, con le loro attività, contribuivano al consumo dell’acqua. Il risultato è che ci ritroviamo con box e cantine allagate e metropolitane a rischio. E’ stato giusto investire frettolosamente tante risorse nell’Expo con lavori svolti non a regola d’arte e lasciare la città con questi orrori?
Stanno costruendo nuove infrastrutture su un territorio a rischio idrogeologico senza risolverne i problemi.
Mirtillotti e Fragolotti
C’era una volta una foresta incanta dove viveva una fatina del bosco. Il suo compito era mantenere tutti gli abitanti in perfetta armonia tra loro e la natura. Il bosco era anche abitato da due tribù di gnomi, quella dei Fragolotti e quella dei Mirtillotti. Come si poteva intendere dal nome i primi erano golosissimi di fragole mentre gli altri di mirtilli.
Un giorno la fatina diede in custodia ai fragolotti la sacra mela di cristallo, assicurandosi però che venisse trattata con particolare cura, quasi maniacale. La mela aveva un valore incommensurabile ma fra tutte le sue caratteristiche la più rilevante era che illuminava il bosco anche di notte. Con questo stratagemma i fragolotti riuscivano a trovare più facilmente le fragole sia di giorno, fra la fitta vegetazione, che nel buio delle cupe serate. Posizionata nel centro del loro villaggio era venerata come una divinità, coccolata come una figlia ed invidiata da molti.
Per l’appunto, in contrapposizione alla felicità del fragolotti, i mirtillotti erano verdi di rabbia, invidiosi per l’opportunità mancata e rabbiosi per la scelta dell’amata fatina. Non riuscivano a capacitarsi di come avesse potuto scegliere gli odiati fragolotti. Non sopportando questa ingiustizia decisero che era giunto il momento di agire poiché non avrebbero retto un giorno in più in questa condizione, ed escogitarono un piano d’azione per ribaltare la situazione.
Nelle notti successive attesero il momento giusto, una volta piombati fra le braccia di morfeo. Non potendo entrare tranquillamente nel villaggio poiché la mela era posizionata in bella vista, escogitarono una così semplice ma quanto efficace manovra: sporcarla colpendola ripetutamente con delle cerbottane. Quatti quatti, lesti lesti, si appropinquarono nei pressi del confine del villaggio e con grandi capacità balistiche mandarono a segno ripetuti colpi. Soddisfatti e contenti ritornarono a casa.
Il giorno dopo, puntuali come la morte, si presentarono alla dimora della fatina e con aria saccente le comunicarono quanto erano inaffidabili i fragolotti e che non meritavano la sua fiducia.
“E’ vero fatina cara, l’abbiamo visto con i nostri occhi, loro non sono come cercano di sembrare. Tu sei sempre stata buona con tutti gli abitanti del bosco e non meriti questo tradimento!”
Incredula e sospettosa la fatina si recò, insieme ai mirtillotti, presso il villaggio dei fragolotti per constatare le accuse e chiedere eventuali spiegazioni sul mal operato. Perplessi e dispiaciuti i fragolotti non credevano alle loro orecchie, l’amata fatina dubitava di loro e del loro buon cuore. Giunti nei pressi dell’altare si accorsero anche loro che effettivamente la mela era ridotta in uno stato pietoso, in un avanzato stato di degrado. Riluttanti nel confessare le loro colpe i fragolotti stettero li per alcuni minuti a confrontarsi fra loro sempre più perplessi ed umiliati.
“Cari i miei adorati fragolotti, questa volta mi avete delusa profondamente” disse la fatina in modo severo. “Contavo molto su di voi ed invece vi siete comportati da irresponsabili e avete tradito la mia fiducia!”
“Fatina cara, giuriamo su quello che abbiamo di più caro che abbiamo sempre accudito la mela come avevamo promesso, pulendola e lucidandola quotidianamente!” Nel mentre stavano pronunciando queste parole la fatina si accorse di una stranezza: la mela era sì, sporca, ma di strane macchioline. Ne toccò una ed aveva una strana consistenza, qualcosa di familiare. Ne assaggiò un’altra e con grande stupore si accorse che erano mirtilli!!
Con gli occhi iniettati di sangue, rossi di rabbia, si voltò verso i mirtillotti e con un rigore mai visto da parte sua disse:
“Ero a conoscenza della vostra poca purezza d’animo, della vostra poca caritatevole propensione al bene altrui, ma non mi sarei mai aspettata un comportamento simile da parte vostra! Vi siete soggiogati di me, della mia bontà, della mia compassione, per raggiungere un vostro scopo a discapito di brava gente. Questa è una prova che effettivamente avevo ragione a non fidarmi di voi e che non meritavate la mela di cristallo. Per punizione da oggi in poi i mirtilli diventeranno scuri scuri così da non permettervi di trovali di notte e rendendo più faticosa la raccolta anche di giorno!”
Ancor oggi i mirtilli sono scuri, probabilmente la fatina non li ha ancora perdonati.
RAW
Mi è sempre piaciuto parlare di cacca, è uno dei miei argomenti preferiti. Adoro mangiare, bere, la buona cucina, più passano gli anni e più divento gola dipendente e il peso aumenta. Ma tanto è bello mangiare quanto è bello liberarsene. La sensazione di pesantezza è terribile, ti leva anche l’appetito e per ritornare piacevolmente in tavola ad ingozzarti è indispensabile evacuare e io lo faccio con gran piacere.
Parlarne liberamente è un’abitudine che mi porto fin da giovanotto. Sono cresciuto in una casa con il tabù del cesso, quello che facevi nel cesso doveva rimanere nel cesso e ci si chiudeva a chiave con tre mandate anche per mingere. Per esorcizzare questo tabù, che mi portava a non defecare liberamente fuori casa, ho cominciato a parlarne liberalmente e nel tempo ne ho perso un po’ il controllo. Sarà che amo fare il pirla in qualsiasi momento, la battuta, la situazione imbarazzante la devo sempre buttare lì. Vacanze, spiaggia, chiaro di luna, ragazze brille da intortare e la mia battutina di MERDA la dovevo sempre servire con gran odio del mio amico di turno. Perché non avrei dovuto informare tutti della mia difficoltà di defecare in campeggio? Diciamo che era un test finale, chi vorrebbe uscire con una senza senso dell’umorismo? Ma i miei amici non ne erano molto d’accordo e alla fine mi toccava sobbarcarmi le loro rimostranze.
Un desiderio latente che imperversava dentro me come soffio di vento africano autunnale nei tipici colori di stagione. Merda, ma qual’è stata la causa scatenante? Ci ho riflettuto bene e l’ispirazione, lo stimolo, l’influenza maggiore è arrivata con Eddie Murphy in Nudo e Crudo, con il suo monologo della cacca. Questo film mi ha risvegliato, misticismo e adulazione per una pietra miliare della comicità. Forse non mi avrà aiutato a trombare ma ha reso sicuramente più divertente la mia vita! Piccoli momenti che segnano il tuo cammino. Grazie Eddie!
P.s. non prendetelo come un suo epitaffio, Eddie non è ancora morto!
Non tengo voglia.
Apatia, pigrite, lazzaronite. Non ho più niente da dare, sono rientrato dalle ferie e non ho più aperto neanche feisbuk, mi sto trasformando in un passivo telespettatore. Però seguo ancora con piacere i miei cari amici blogger, m’introduco furtivamente a casa loro, rattoppo le scuciture che vanno a formandosi, cerco di tenere viva la mia rete. Caro amico, non volermene, prima o poi passerà.
Vacanze 1990! (Terza ed ultima parte)
Finalmente si vede la frontiera all’orizzonte e potremo cambiare treno. E’ già giorno e il sole spacca le pietre; ho sete, estremamente sete e siamo in fila per il controllo bagagli con documenti alla mano. Tantissimi, troppi, fa sempre più caldo, ho sempre più sete. Le fighe che avevamo addocchiato alla partenza adesso sembrano dei vecchi moci vileda. Lo zaino sembra ancora più pesante, oltre a sacco a pelo, materassino e tenda mi sto trascinando tanta roba inutile, tipo il phone col diffusore d’aria e i Durango. Non mi bastavano le puzzolenti All Star che portavo ai piedi? Che cazzo li ho portati a fare gli stivali? C’è di buono che mi ci posso sdraiare su, portarmi in giro quel coso è come avere un materasso sempre a portata di mano.
Passata la dogana siamo a punto e a capo su una banchina ad attendere un treno. Sento un tipo lamentarsi che il viaggio forse non ne valeva la candela, tutto questo strazio con il miraggio di qualche etto di carne….. L’assalto ai bar è stato in stile carica degli Unni ma di acqua non se n’è comprata, costava troppo. In compenso la birra costava la metà e per una questione pura economica (sssssèèèèè…….) ne abbiamo fatto il pieno. Fra la stanchezza e la disidratazione l’alcool ha fatto subito effetto intorpidendomi i sensi e il panino al salame rancido con maionese andata a male ha fatto il resto, piombandomi in un coma indotto.
Il risveglio non è stato da meno del resto del viaggio, con lo stridolio dei vagoni e la gente che si affrettava all’ennesimo arrembaggio. Questa volta con calma, tanto mancavano solo un paio d’ore a Barcellona, credo, e un posto valeva l’altro. Eravamo tutti massacrati, centinaia di persone riverse per terra incapaci pure di parlare. Mi ritrovai sdraiato con a fianco due ragazze bolognesi che mi stordiscono con una storia bislacca, che si erano appena sposate e i loro mariti le avrebbero raggiunge la prossima settimana….. ssssééééé……. volevo rispondre che come dissuasore bastavano le loro facce sofferenti, neanche il fisico di Carol Alt avrebbe retto a quello sforzo. Comunque ci ritroviamo su un treno di linea per il trasporto locale con persone che salgono e scendono ad ogni singola fermata. Non manca neppure il tizio con canna da pesca e secchio di pesci appena pescati. Ormai sopportiamo di tutto.
Incomincio a comprendere la disperazione e l’istinto di sopravvivenza che poteva assalirti durante la deportazione in un campo di concentramento. Il senso di liberazione che ho provato uscendo dalla stazione di Barcellona è indescrivibile, ancora un’altra ora di treno, una sorta di metropolitana, e arriveremo al camping. Sento anche quell’eccitazione quasi fanciullesca simile all’attesa del Natale e i doni di Gesù Bambino.
Ultimi metri a piedi, lo zaino mi ha sfondato le spalle, le gambe non le sento da un po’, ad ogni passo la schiena si piega sempre di più. Giungiamo a destinazione scoprendo che il camping non esiste più, al suo posto c’è un’enorme spianata. Mi viene da piangere…….
Vacanze 1990!! (Parte seconda)
Scattano le 17,00 e il treno non accenna a partire. Siamo in troppi, tutti stipati in una ventina di carrozze, gli autoparlanti della stazione continuano ad invitare la gente a scendere dal treno perché in quelle condizioni non è possibile partire. La solita situazione di merda italiana, come è possibile aver venduto tutti quei biglietti? Ma li sanno fare due calcoli?
Il treno è un forno a micro onde e in stazione il calore è insopportabile. Sono passate due ore e siamo ancora fermi sullo stesso binario, siamo troppo carichi e nessuno vuole scendere. Finalmente verso le 19,00 incominciamo a muoverci, destinazione Genova. Sembra fatta! Sembra….
Giunti a Genova solita situazione e per di più c’è altra gente che vorrebbe salire! E’ incredibile, hanno venduto biglietti anche a Genova! Dopo un’altra ora fermi in stazione riusciamo a ripartire. Fra una stazione e l’altra abbiamo perso già 3 ore, siamo spossati, il caldo è spaventoso, la sete ci ha sopraffatti e l’acqua incomincia a scarseggiare. Mi sembrava di rivivere un film sulla deportazione nei campi di concentramento, c’era gente stipata anche in bagno, tutte le volte che dovevi pisciare bisognava scavalcare le persone in un corridoio stracolmo e chiedere a chi viaggiava nel cesso di uscire, tenevano anche il conto di quante volte li disturbavi! Ma giunti a Ventimiglia piombammo nel panico.
Dopo otto ore di viaggio eravamo ancora a Ventimiglia. Era mezzanotte e faceva caldissimo, l’acqua era finita, non sapevamo quanto potesse durare quella sosta ma eravamo stremati. La stazione era vuota, non c’era anima viva. Ci mettemmo tutti in coda alle poche fontanelle sulla banchina. Sgorgava un liquido giallognolo ma eravamo ugualmente tutti lì in fila per riempire le bottiglie con questo piscio. Eravamo disidratati con i nostri viveri ancora intatti, con il salame ormai rancido dal caldo e la maionese diventata color senape. Dopo un’ora fermi attraversammo la frontiera avvicinandoci alla decima ora rinchiusi fra quelle lamiere.
Attraversare la Francia fu estremamente più semplice. Notte fonda, stremati, accatastati l’uno sopra l’altro negli scompartimenti, per terra sui corridoi, pezzati, gli aloni secchi di sudore sulle magliette, ormai in uno stato semi comatoso d’incoscienza. In quelle condizioni il giorno arrivò presto e la frontiera spagnola s’avvicinava sempre di più nonostante i tentativi di fermare quel treno sempre troppo carico.
Vacanze 1990!!! (Parte prima)
Archiviato il Mondiale casalingo non vedevamo l’ora di partire per le ferie! Si tornava in Spagna, a Sitges, poiché l’hanno prima c’eravamo trovati benissimo, una sorta di paese dei balocchi, un miscuglio di divertimento per qualsiasi età. Non esistevano limiti, non esisteva sessualità, non esisteva un target vacanziero, era una città per tutti! Un tranquillo paesino per famigliole di giorno e una vita notturna di tutto rispetto con locali sempre aperti fino alla mattina. La parte cittadina più storica a levante con i suoi locali di prevalenza gay e quella di ponente con un’impronta più etero. Ma alla fine della nottata ci si ritrovava tutti insieme nella vecchia Sitges al “El ritiro”, ultimo baluardo aperto nella lunga serata. Non ci eravamo mai divertiti tanto, in Italia non esisteva niente di simile, nemmeno la riviera Adriatica si avvicinava lontanamente alla vita notturna spagnola! Anni prima mi era capitato di soggiornare a Benidorm ma non offriva che inglesi ubriachi che dormivano sui marciapiedi.
L’unico ostacolo fu per un problemino di locomozione. L’anno precedente utilizzammo la vettura del papi, il caro vecchio tank, classe ’82, una grande annata, quella del mondiale di Rossi e Tardelli, per intenderci. Purtroppo il ’90 fu il suo anno di rottamazione e col nuovo mezzo di famiglia mio padre non mi permise di partire. La cara vecchia Horizon era inaffidabile (chissà come mai….poverina) e non ci rimase che il treno. L’idea sembrava ottima, prezzi modici con la carta verde per i giovani e un viaggio più rilassante, lo pensavamo ad una sorta di transiberiana o Orient Express, un buon inizio vacanze. Lo pensavamo…..
Ritrovo in Stazione Centrale con zaini, tende e sacchi a pelo precedentemente acquistati da Bertoni. Io e il mio fratellino di un metro e novanta ci eravamo equipaggiati di panini e merendine d’ogni tipo, mancava solo qualche salamella per il barbecue ed eravamo a posto. Avevamo rinunciato solo alle birre, berle calde sarebbe stato impossibile.
Partenza prevista dalla stazione: 17,00. Ritrovo al binario alle 16,00. Io, me fradel, il generale, Dario, Caniggia e Lele. Obiettivo: occupare uno scompartimento! Appena arrivato il treno ci catapultiamo sulla prima carrozza a portata di mano e conquistiamo la meta. La banchina era stracolma di persone, è il primo agosto e fa un caldo spaventose, ci saranno stati 40 gradi. E’ stata un’estate caldissima, una bellissima estate italiana non come adesso che beccare la settimana giusta per le ferie è come vincere al Lotto. Non ci pareva vero di aver occupato uno scompartimento tutto per noi e la calca nel vagone peggiora sempre di più, anche i corridoi sono stracolmi.
Ma come dicevo, non ci pareva vero. Infatti erano tutti posti già prenotati. Arrivati con fatica i titolari con biglietti alla mano, ci ritrovammo in una drammatica situazione: come uscire da quell’inferno? Il vagone era strapieno, il treno era strapieno, non era possibile muoversi. Ci ritrovammo in una sorta di treno lager da deportazione impossibilitati dal cambiare posizione. Fortunatamente venimmo ospitati nello stesso scompartimento invece di ricevere lo sfratto, anche se era adibito per sei persone si stava bene anche in dieci con i turni in corridoio per gli altri due in esubero.
Sembrava fatta ma era solo l’inizio…….
13/07/1984 Eurovan meeting.
Tranquillo pomeriggio di sole gironzolando in bici per Paderno, dobbiamo incontrare delle compagne di classe di Luca. Il negozio di dischi è sempre un punto d’incontro, ed io ne approfitto sempre per spulciare la cesta degli spartiti. Loro sono già fuori in strada, una di loro ha appena acquistato il nuovo 33 degli Spandau Ballet. Personalmente preferisco i Duran Duran ma anche loro non sono male. Nel negozio troviamo la pubblicità per un meeting sponsorizzato da Radio Deejay che verrà presentato da Gerry Scotti. E’ L’Euro Caravan Meeting e decidiamo di andarci domani pomeriggio.
L’appuntamento è per sabato alle 14, ci ritroviamo direttamente lì, all’interno del circuito di Monza con le nostre bici sotto il culo. Mi è sempre piaciuto girare per il circuito in bicicletta e tentare sempre di percorre la vecchia parabolica, oltretutto cadendo sempre rovinosamente. Entriamo nel paddock e….che figata!! Oltre al mitico caravan di Radio Deejay, quello che sembra spezzato in due e dal vivo fa ancora più impressione, ci sono una marea di vans bellissimi che arrivano da tutta Europa. E’ la prima volta che vedo dei mezzi aerografati e i disegni sono spaziali! Gli interni poi sono bellissimi, dai lussuosissimi divanetti che ricordano tanto le limousine americane a quelli che ricordano dei bordelli del Far West.
Il pomeriggio scorre piacevolmente, Gerry Scotti è troppo simpatico e molto alla mano. Rimane con noi ragazzi e fa morire dal ridere. Dovrebbe solo mangiare un po’ di più, è quasi scheletrico! Ma per il resto è veramente in gamba, avercene così. Altro che quei due fratelli teroni della nostra radio locale, sempre lì in piazza del nostro paesello a fare i pirla. Ma chi si credono di essere? Uno con la faccia di merda che si fa chiamare con un nome ridicolo da cartone Peanuts, mi sembra del cane, se non ricordo male Snoopy. E l’altro è un piccoletto rachitico che si fa chiamare giustamente con il diminutivo. Mi scoccia solo che ha il mio stesso nome, ma dove crederanno di andare quei due?
02/07/1988 – Fine maturità
Dopo una maturità da incubo come privatista sotto gli effetti di un sovradosaggio di Memoril, 24 ore di stato comatoso per disintossicarmi dal farmaco, ero pronto per partire con la mia Talbot verso Bibione per raggiungere mia madre e mia zia in quella che doveva essere una settimana di totale riposo.
Dopo una veloce telefonata alla morosa e verifica sulle pessime condizioni della vettura, decisi di raggiungere la stazione Centrale per salire sul primo treno per Mestre. Ad attendermi c’era puntuale il mio caro zione, e dopo una puntatina a Marghera in azienda, si partiva per il mare. Non vedevo l’ora di tuffarmi, faceva un caldo boia e quella matassa di lana che avevo in testa non aiutava. Quel look alla Michael Jackson cominciavo a non sopportarlo più, anche se il concerto di Torino mi aveva esaltato e Kim Wild aveva proprio un bel culo! Dopo essere stata scambiato per Jaco in un paio di occasioni, avevo deciso di mantenere tutta quella zazzera che chiamavo capelli, ma che sofferenza! Cià, adesso prendiamoci un po’ di coccole da mammina e zietta, e portiamo il cuginetto a ballare, che non aspetterà altro!
Dopo qualche giorno, 2-3 o 7, mi decido di chiamare la morosa, investiamo pure questi 5 o 6 gettoni telefonici. Quella che doveva essere una normale telefonata pallosa si è trasformata in quella che non dimenticherò mai:
“Complimenti per l’esame di maturità”
“Per cosa?”
“L’esame, sei passato, non lo sapevi?”
“No, e tu come fai a saperlo?”
“Ho incontrato Antonio, me lo ha detto lui”
“E lui? Come faceva a saperlo?”
“Oggi pomeriggio ha incontrato tuo padre, tornava dalla scuola”.
Mio padre? Non si era mai preoccupato fino ad ora della nostra istruzione! E di sua spontanea volontà si è fatto quei 15 chilometri per vedere i cartelloni con i voti! Era proprio preoccupato….. e me ne sono reso conto il sabato, quando ci ha raggiunti al mare, con un bel sorriso rilassato.
Ciliegina sulla torta? Sto dormicchiando adagiato sul mio asciugamano e sento arrivare mio padre:
“Alby, guarda chi ho incontrato?”
Massimo! In libera uscita dalla caserma di Codroipo! Erano mesi che non tornava in licenza! Solo mio padre poteva beccarlo col suo girovagare e il suo passo da montagnino, non riesce proprio a godersela una giornata al mare di sano riposo. Poco più di un mese e anche lui finirà la naja, a settembre ci sarà da ridere.
Filini Tour Sestri Levante.
No Alpitour? E sì, le gite fuori porta di mezza età portano alla memoria quelle organizzate dal ragionier geom.Filini quarant’anni fa. Cambiano i tempi, non le pirlate. Solitamente i neo quarantenni più saggi si limitano ad acquistare un camper, portarsi dietro tutta la famiglia e parcheggiare in un tranquillo camping con piscina e scivoli per i figli ed alcolizzarsi tranquillamente davanti a un barbecue. Ma chi si sente ancora superiogiov e pensa di poter scorazzare sopra una Harley Davidson?
Dopo aver definitivamente rinunciato al raduno Harley di Sestri del 6 luglio poiché in concomitanza con quello più interessante della BMW a Garmisch, si decide di anticipare la trasferta ligure di un paio di settimane. Partenza sabato mattina, 6 centauri, un ex rimasto senza HD e il sottoscritto automobilista convinto che nella vita si è limitato al Ciao, ma non abbastanza coraggioso per iscriversi alla Monferraglia.
Prima variante, Klaus è in ferie con la famigliola in riviera e per non prendersi lo sbatti di rientrare in treno a Milano il venerdì (gioca anche la nazionale) decide di partire sabato e di ritrovarci in stazione a Sestri. Il rientro se lo farebbe in auto con me e Totto.
Venerdì sera, dopo la splendida partita col Costa Rica, arriva l’altra tegola: il Moro è bloccato per il lavoro, la Centrale del latte di Roma ha un problemino e dovrà risolverlo entro sabato. Poco importa, gli altri quattro rimasti sono determinati a partire e il sabato mattina riusciamo anche a trovare un B&B come alternativa al Camping visto che abbiamo perso un compagno attrezzato di tenda. Noi optiamo per l’autostrada, abbiamo appuntamento in stazione con nonno Anselmo che partiva da Rimini alle 5,30, gli altri percorreranno strade più panoramiche.
A parte la colossale dormita che senza accorgerci saltiamo lo svincolo per Genova e tiriamo dritto verso Melegnano, per mezzogiorno arriviamo davanti alla stazione di Sestri. L’orario di arrivo di Klaus è per l’una e un quarto e nel frattempo optiamo per una passeggiata, andiamo a vedere un po’ di frittole in spiaggia, alla Baia del Silenzio. E qui partono i vuozzap.
Nel pavese al Dece si è accesa una spia, quella dell’impianto di raffreddamento e sono fermi che aspettano il carroattrezzi. La moto verrà portata all’officina Harley più costosa della Lombardia, quella di Max Pezzali. Il week-end incomincia a farsi caro.
Fortunatamente per noi va diversamente, decisamente meglio: ore 14 consegna chiavi della camera, 14,30 ristorantino e pinottino fresco, ore 16 Baia dei poeti, bagnetto e terrazzamento aperitivo vista baia. Ma verso le 19 ci chiama Charlie, deve lasciare il suo mezzo all’Harley di Portofino, l’officina più costosa al mondo dove ti accolgono con lo champagnino di benvenuto. A quanto pare è partita la primaria e non c’è verso di ripararla in breve tempo. Anche lei verrà abbandonata durante il percorso.
Dei sei iniziali solo in due sono arrivati con i propri mezzi integri. Non ci resta che la cena al prestigioso ristorantino con vista alla Fincantieri e un ritorno in cinque in auto sulla comodissima Clio di mia suocera. Rimpiango amaramente il camper carro funebre di Fantozzi.
15/06/1989 – R.E.M.
Dopo anni di scassamenti di balle alla ricerca delle loro musicassette , spulciando mucchi di roba accatastate negli angoli remoti nei negozi di musica, arrivano a Milano i R.E.M., baluardi dell’underground americana. Dato che Andrea è a naja Bobo adesso mi scassa il cazzo per andarci insieme, visto che lui manco ha la patente. Vabbè, cedo, il biglietto non costa molto e dopo tutti questi anni le canzoni le conosco a memoria, fra U2, REM e Doors non se ne può più, in auto Andre metteva solo loro.
Esco di corsa dal lavoro e passo a prenderlo a Sesto. Mi pressa perché non vuole sorprese e vorrebbe trovare posto vicino al palco. La giornata è abbastanza calda e non troviamo molto traffico per arrivare al Palatrussardi. Anzi, fuori dai cancelli c’è pochissima gente e il parcheggio per la mia Horizon lo troviamo agevolmente.
Aprono il concerto i Go Betweens, una piacevole sorpresa fra rock e violini, una grande performance. Ma il meglio della serata arriva con loro, un grande concerto. Il Palatrussardi era semivuoto, eravamo praticamente tutti intorno al palco. Tre ragazzi che danno il meglio di loro dal vivo, entusiasmano il pubblico e si parte col pogo. Ci siamo divertiti un casino, devo ringraziare Bobo per aver insistito. Questa serata me la sono proprio goduta, i live dovrebbero essere tutti così, poca gente, ambiente vivibile, una sorta di concerto acustico fra amici.
01/06/1991 – Paul Simonon
Sabato sera alternativo, niente serata al Rolling Stone visto che suona al Bloom di Mezzago Paul Simonon, ex-bassista dei Clash. Le solite idee di Marco che ci trascina a forza nelle langhe brianzole mentre io vorrei solo sfasciarmi di alcool al Totem, la nostra birreria di sempre. Siamo ancora a metà strada e io ho già tanta sete, la gola secca e gli occhi che bruciano per il fumo nell’abitacolo, Dario fuma come una ciminiera. Perlomeno non guido io, fuori è buissimo, piove e non si vede na’ mazza e qui da buoni brianzoli risparmiano sui cartelli segnaletici. Dopo un’infinità di tempo riesco a bermi un Petrus in mezzo al delirio del locale. Cmq parliamo di una rockstar anni ’80 e il posto è molto sacrificato per questi eventi. Un’ora di musica rockabilly con un caldo spaventoso e una calca delirante al bar e ai tavoli le ordinazioni con un super rilento, insomma, ho rischiato la disidratazione. Voglio tornare al Totem!!!
Premio Mi Piace La Musica by Viola
Finalmente un premio interessante inventato da Viola. Ringrazio la cara amica Liù
https://strangethelost.wordpress.com
per essersi ricordata di me. Solitamente le nominescion le faccio per dispetto, ma questa volta potrà risultare interessante a tutti. Non ho mai parlato molto di musica ma la foto del mio profilo la dice lunga, per chi lo conosce.
Le regole del premio sono :
* Inserire il Logo del “Premio Mi Piace La musica” by Viola
* Rispondere a dieci domande
* Nominare sette blog e avvisare i nominati .
Le domande sono :
1- Che tipo di musica ti piace?
2-Quando sei in auto che radio ascolti?
3-Hai mai cantato sotto la doccia oppure in un altro posto?
4-Chi é il tuo cantante preferito?
5- Quante volte all’anno vai ai concerti?
6-Hai autografi oppure foto con un cantante? Se la risposta é si chi é?
7-Di solito il venerdì sera oppure sabato sera vai in discoteca oppure in Pub?
8-Quante canzoni ci sono nella tua playlist?
9-Dove acquisti le canzoni che ti piacciono in negozio di discografia o su AppStore?
10- sai suonare un strumento musicale? se la risposta é si, quale strumento sai suonare?
Queste sono le mie risposte
1 – Rock, ma non quello finto del Liga o Blasco. Dai Led Zeppelin ai Thirty Seconds to Mars.
2 – Virgin Radio da quando è morta Rock FM
3 – Purtroppo sono stonatissimo
4 – Depeche Mode tutta la vita
5 – Sempre meno, l’età avanza e faccio sempre più fatica…..
6 – No commet!
7 – Pub, possibilmente dove suonano dal vivo.
8 – Pleicosa? Dischi in vinile e il graffiante rumore della puntina .
9 – Mercatini e siti dell’usato.
10 – Suonare è una parolona. Ho studiato pianoforte ma sono anni che non suono più.
Adesso chi nominiamo?
https://mairitombako.wordpress.com
https://personalefemminile.wordpress.com
https://ecodelvento.wordpress.com
https://velodicoinunorecchio.wordpress.com
https://forsesipuofare.wordpress.com
ttp://lastupefacentevitadiunafarmacista.wordpress.com
https://vetrocolato.wordpress.com
Lovely Blog Award
Grazie a Vic
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adesso romperò le balle anche a voi:
https://vetrocolato.wordpress.com
https://invernoeterno.wordpress.com
https://pimpra.wordpress.com
https://ideliridiunaneuroromantica.wordpress.com
https://scuolafinita.wordpress.com
https://nichirenelena.wordpress.com
https://dovesei.wordpress.com
https://ricettepensierieidiozie.wordpress.com
https://vivodasola.wordpress.com
https://ecodelvento.wordpress.com
Alla domanda “secondo voi è giusto amare (e renderlo noto) una persona già impegnata sentimentalmente?”
risponderei: “In guerra e in amore niente regole.” Secondo me fa sempre piacere essere corteggiati e soprattutto non hai niente da perdere, tranne l’amore.
A questo punto vi vorrei girare la stessa domanda.
19/05/71 – Primo amore, la Patatina
I primi ricordi a quando risalgono? Personalmente per il mio primo ricordo vivo devo tornare a quando è nato mio fratello. Ricordo il porte-enfant con dentro il fagottino, ricordo più che altro i giorni a casa senza la mamma mentre era in ospedale. Avevo due anni e mezzo, un mammone piagnucolone e adesso anche geloso del fratellino. Poi ci sono le ombre, ricordi svaniti, fotografie del passato, poco più di fermo immagini. Ne ho una in particolare, una visuale dall’alto di una stanza di ospedale, la grossa vetrata col corridoio illuminato e la stanza buia, avevo solo sei mesi e una grave gastroenterite. Dicono che in punto di morte l’anima si distacchi dal corpo e l’ultima immagine terrena sia una prospettiva aerea di quello che ci circonda nell’atto conclusivo della nostra vita. I traumi sono i più vivi nei nostri ricordi, la sofferenza è difficile da scordare, ma non sempre.
Quello che ricordo meglio è il mio primo amore. Ero a casa di mia cugina, aveva compiuto gli anni un paio di settimane fa, lei 5 io quasi 3. Dall’anno successivo non mi sarei più salvato dalla sua famelica festa di compleanno, le odiavo. Mi ritrovavo sempre in mezzo ai bambini più grandi che correvano all’impazzata, ed io seduto terrorizzato a guardarli mentre cercavano d’interagire con me coinvolgendomi nei loro giochi come fossi un bambolotto. Ricordo le feste in maschera, mia cugina vestita da principessa, mio cugino da moschettiere ed io da ninfea, tutto verde con i petali bianchi. E poi ci chiediamo perché abbiamo adulti traumatizzati. Dovrei avere ancora delle foto, ma evito.
Sono lì, nella sua cameretta. Mi guardo in giro, una stanza piena di giochi, alcuni nuovi arrivati dopo il compleanno. Improvvisamente la vedo: è alta quasi quando me, bionda, vestitino rosso, bellissima. Mi avvicino, l’abbraccio e non mi stacco più. A un bambino negli anni settanta era impensabile regalare una bambola, per questo motivo trascorriamo la vita rincorrendo ragazze. E’ la mancanza infantile di una figura femminile che non sia una madre o una sorella. Sentivo la felicità scorrermi dentro in quel abbraccio senza preoccuparmi della Lella che cercava di strapparmela dalle mani. Piangeva, era uno dei suoi regali di compleanno, rammento mia mamma che cercava di convincermi a lasciarla ma in quel momento non l’ascoltavo, troppo preso dal mio amore. Sentivo mia zia che cercava di spiegarle che ero piccolino, il suo cuginetto, di regalarmela pure che gliene avrebbe comprata un’altra. Non ho mollato, sono uscito soddisfatto da quella casa abbracciato alla Patatina, soppiantando così il mio orsetto Pepe.
Negli anni non le ho mai dedicato molto tempo, la mia infanzia l’ho trascorsa giocando con macchinine, lego e soldatini. Ma mi piaceva averla lì con me, sono sempre stato affezionato a lei, fino all’età di nove anni. Con riluttanza la regalai all’altra mia cara cuginetta, la maschiaccio distruttrice. Durò poco, dopo una settimana circa la ritrovai senza un braccio.
Stavo pensando di ricomprarmela, come ricomprerei il mio trenino Lina rubatomi durante l’ultimo trasloco dei miei, oppure i plastici dell’Atlantics o il Ciao per partecipare alla Monferraglia. Sarà meglio convincermi di crescere un po’.
Frocio o Puttana.
Qualche giorno fa mi è stato fatto notare da un’amica blogger che il termine “frocio” è deontologicamente scorretto. Ho cercato di rifletterci e non sono riuscito a dormirci la notte. Premetto che nel mio caso non è stato utilizzato come offesa verso qualcuno, ma era rivolto a me stesso.
Oggi, leggendo l’ultimo post di Vagina,
non ho potuto non notare che spesso e volentieri utilizza le parole “frocio” o “finocchio” per colorire i suoi racconti. Di che si dica, io non ci vedo niente di male se l’uso è realmente innocente, e la mia conclusione personale è al quanto sconcertante: secondo me si è giunti ad estremizzare dei reali problemi che affliggono la nostra società, che possono essere l’omofobia o il razzismo, portando avanti una sorta di caccia alle streghe e vederli anche quando non ci sono.
Nella storia umana i buoni propositi si sono sempre trasformati nell’esatto opposto. Dalle Crociate al socialismo sovietico, trasformatosi in una dittatura peggiore del nazismo. Ci siamo inventati la discriminazione territoriale negli stadi per combattere una violenza razzista dilagante, e adesso ci ritroviamo a non poter tifare liberamente la nostra squadra poiché potrebbe essere scambiato per razzismo. E’ vietato contestare Balotelli, poiché i fischi vengono scambiati per atti razzisti, e non perché semplicemente è antipatico, un cattivo esempio per i ragazzi ed è pure un maschilista! Settimana scorsa un ragazzo del Grande Fratello è stato accusato di omofobia solo perché si è permesso di chiedere se l’abito di scena che stava provando lo faceva sembrare un finocchio. E’ sconcertante come questa società inorridisca per un uso di termini che sicuramente sono offensivi in altri contesti, ma che effettivamente sono utilizzati per scopi ironici. Il primo paragone che mi è saltato in mente è stato questo: perché frocio no ma puttana sì?
Analizzando attentamente il termine “puttana” o “troia” incappiamo in qualcosa di raccapricciante. Sono appellativi offensivi indirizzati a donne che quasi esclusivamente sono obbligate a vendere il proprio corpo, schiavizzate, torturate, violentate e ammazzate. Milioni di donne nel mondo obbligate a prostituirsi e noi coniamo e usiamo un termine per degradarle e offendere ancora di più. Anche per le vittime minorenni del Parioli abbiamo avuto il coraggio di definirle delle puttanelle rovina famiglie, poco di buono, ammaliatrici di uomini. La prostituzione è la condizione peggiore sottoposta ad un essere umano dopo la pedofilia. Esistesse un termine per definire le vittime della pedofilia, lo utilizzeremo per imprecare? Inorridisco solo al pensiero. Quotidianamente utilizziamo questi termini in modo rafforzativo o per imprecazione: “porca puttana che goal” o “porca troia!” dopo esserci pestati un dito col martello. Oppure definiamo così una collega poco simpatica, o semplicemente per invidia. Ma è evidente che l’uso fatto non è collegato alla tremenda condizione femminile del ruolo, ma solo ad un uso improprio del termine. Chi non l’ha mai utilizzato o chi ha mai avuto l’accortezza di correggere un amico, parente o figlio per questo tipo di utilizzo? Saremmo degli ipocriti nel condannarlo, sappiamo tutti benissimo che lo scopo è esplicitamente ironico. Settimana scorsa ho letto un post dove blogger e lettrici auspicavano di poter rivivere una seconda vita come gran puttane. Ovviamente era una supposizione ironica, ma se avessi avuto da ridire sul termine usato, facendo presente del reale significato del termine, so per certo che mi avrebbero mandato a cagare senza nessuna remora. Allora perché “frocio” non si può usare mentre “puttana” e deontologicamente concesso? “Porca di una puttana” è accettato ma “porco di un frocio” no.
Il termine “Frocio” è così terribile? O è peggio permettere che in questa società non sia concessa agli omosessuali la possibilità di sposarsi o crescere dei figli? Promulghiamo leggi contro l’omofobia e condanniamo l’utilizzo di parole deontologicamente scorrette per questa società bigotta ma non permettiamo di concedere gli stessi diritti a persone come noi? Non siamo inorriditi quando il governo Prodi cadde a causa del Vaticano che non volle permettere i pacs e obbligò i senatori democristiani a non votare la fiducia. Non inorridiamo dei cartelloni con cui la Lega ha tappezzato le nostre città sull’abolizione della legge Merlin proponendo di far pagare le tasse anche alle prostitute. Il razzismo, la schiavitù, l’omofobia si dovrebbe combatte con i fatti, non con le parole.
E’ tutta apparenza, agli occhi del mondo vogliamo sembrare migliori, ma permettiamo ai preti di dirci come crescere i nostri figli, quando loro non ne hanno, lasciamo i nostri figli in mano alle caritatevoli catechiste, le stesse che abbandonano i genitori negli ospizi perché si rifiutano di seguirli, e la chiesa predica che tutti gli uomini sono uguali agli occhi di Dio, ma a qualcuno non permettiamo di sposarsi o avere dei figli.
23/04/1991 – Serata Scocciante
Il 23 aprile è andata in onda su Italia 1 la trasmissione Azzurro-Il Galà, presentato da Gerry Scotti e Susanna Messaggio. E’ stato l’inizio di un incubo!
Tutto incominciò qualche settimane prima, quando Vittorio Salvetti contattò mio zio per chiedergli se era disposto a mettere a disposizione la sua villa di famiglia per la registrazione del programma. L’intenzione era solo di girare un paio di video di Cocciante, fresco vincitore di San Remo. Così, una bella domenica del 24 marzo partimmo alla volta delle colline vicentine, una bella macchinata di concentrata ignoranza: io, mio cugino, mio fratello, la giò (grande fan di Riccardone nazionale) e Charlie. Ad attenderci Vittorio Salvetti, Riccardo Cocciante e la moglie. Dopo i rituali saluti e la visita guidata alla villa, partiamo con le prove del video, ma arriva il primo intoppo: il pullman con il finto pubblico non arriva, e non c’è modo di rintracciarli. Probabilmente l’autista ha utilizzato una cartina per le canne invece di quella stradale. Soluzione? Facciamo noi da pubblico raccattando gente in giro! 10 registrazioni per due video, quasi otto ore di lavoro e finiamo verso mezzanotte. Saltiamo anche la cena pagata da Salvetti, lunedì hanno tutti scuola e dobbiamo rientrare subito a casa.
23 aprile sera, 20,45, incomincia il programma. Primo finto collegamento in diretta con Cocciante, e poi si parte con “Se stiamo insieme”. Qui si materializza la tragedia: dato la mia folta capigliatura vengo preso come il piccolo emulo di Cocciante e costantemente inquadrato dalle telecamere. Poco importa, chi se lo caga stò programma di merda? Porco Giuda Porco, a quanto pare interessava a tutti! Prima serata trascorsa al Rolling Stone dopo il fattaccio, e qui si consuma la tragedia. Chi non ha in casa una sorella, madre, zia o cugina fan di Cocciante che per niente al mondo se lo sarebbero perso? Pure Piero, anni per conquistarmi la sua stima, e pochi minuti per perderla. Questo incubo durerà sicuramente per anni.
Rieccoci, Ylenia candidata alle Europee.
Ci risiamo, una tronista candidata per Forza Italia. Dopo presentatrici, cantanti, calendariste, coloradine, adesso il grande e maestoso Ilvio si ripresenta con le sue candidate da scendiletto pensando che gli elettori siano ancora dei beoti deficienti….. o forse no….. il tempo ci darà ragione, vedremo dopo le elezioni. Ironia della sorte, perfino la sua compagna ha cercato d’opporsi all’inserimento della soubrette nelle liste. Sto’ vecchio non ci sta proprio più con la testa…..
Che strano, non c’erano altre candidate 45-55 enni in Sicilia, magari con una maggiore esperienza e un cv consono al ruolo? E questa ha l’arroganza di chiederci di giudicarla dai fatti. Cara signorina, i fatti sono che stranamente è passata da una trasmissione di Mediaset ad essere la pupilla di una persona notoriamente attratta dalle ragazzine, che valutazione potremo darle?
14/04/1991
Si conclude la mia seconda settimana da disoccupato. Ho perso il lavoro dopo 4 mesi dall’assunzione, non mi hanno confermato nel periodo di prova. Ho lasciato il mio vecchio posto per loro, e mi sono preso il ben servito. Ma tutto sommato non è andata così male: fra stipendio più alto e buona uscita in 4 mesi ho guadagnato quello che avrei preso in un anno nell’altra azienda. Finalmente mi posso dedicare ad un meritato riposo, e quando mi ricapiterà? Me la devo godere il più possibile, ma non ho fatto i conti con la mammina. Non mi sopporta nel vedermi a letto fino a mezzogiorno, vorrebbe che dedicassi più tempo alla ricerca di un nuovo lavoro.
A questo punto, visto la bella giornata, mi sveglio di buon ora, vado a prendere Klaus, e ce ne andiamo insieme all’Università. Qui sì che si sta bene, un sacco di fighe, tutti molto rilassati (le sessioni d’esame dovrebbero essere lontane), prime settimane di sole, le ragazze incominciano a spogliarsi. Mentre cazzeggiamo in giro, chi vado a beccare? Le mie due stordite preferite!! Nel senso buono, le voglio immensamente bene, e insieme sono troppo divertenti. La stranezza è che le trovo sempre ovunque. L’ultima occasione è stata durante il concerto dei Depeche. Sanno benissimo che sono un grande fan, perché non mi hanno avvisato. Tanto ero già passato a prendere pure la mia piccola figlioccia per portarla al suo primo vero concerto serio. Stranamente i suoi si fidano ciecamente di me, e pur avendo solo 15 anni riesco a portarmela dappertutto, anche al Rolling Stone. Cmq è quasi mezzogiorno e decidiamo che la giornata culturale possa finire lì. Visto che i genitori di una delle due stordite sono partiti per il week-end, c’invitano a passare la serata da loro. Klaus come al solito rifiuta, troppo uno sbatti addentrarci nella bassa bergamasca, preferisce tornare a casina. Accompagniamo l’anzianotti a casa e si parte!
Appena arrivati a destinazione avverto subito la mia mamma che non sarei rientrato a casa a dormire, ma come al solito mi devo sorbire le solite prediche, che dalla prossima settimanali mi sarei dovuto impegnare di più nella ricerca di un’occupazione. Sviata la predica, se magna e pisolone!! Le due stordite mi sono sempre piaciute un sacco, entrambe, ma so che non c’è trippa per gatti! Allora me la dormo. Ci svegliamo giusto per un giretto in centro town, aperitivo e pizzone con birrone. Sono già esausto, quelle due mi tirano scemo, fanno troppo ridere, e non è ancora finita. Si riparte destinazione Rolling Stone, e s’incomincia a ridere sul serio! Negli anni mi soffermavo di sovente per osservarle. Come due formichine o api operaie, sono sempre affaccendate in attività pressocchè inutili a noi altri, ma con un senso per loro. Le vedo confabulare con un barista e successivamente dirigersi alla cassa. Vogliono a tutti i costi bersi una birra dalla bottiglia, a canna, e stanno cercando di acquistare una Ceres. Con la consumazione danno solo le birre alla spina, ma a loro piace l’idea del vetro. Fanno e disfano, salgono al bar superiore perché l’altro non le tengono. Finalmente il Santo Graal! La bottiglia di Ceres, viene appoggiata sul bancone, il barista impugna il cavatappi, la apre e….. e la versa in un bicchiere di plastica:
“No ragazze, non posso lasciarvi la bottiglia, è per la sicurezza”
Ahahahah!!!! Ero piegato a terra dal ridere, avessi avuto dietro la Polaroid….. le loro espressioni parlavano da sole! Loro erano così, non ci si annoiava! La sera stessa, sfrattato in quella cameretta perché nel lettone con loro non mi volevano, mi veniva ancora da ridere. Dovrei frequentarle di più!
La sveglia arriva come al solito verso mezzogiorno, dobbiamo pranzare e lasciare la casa, fra poco arrivano i matusa. E allora nel pomeriggio decido di andare a trovare la mia cognatina, per il momento ancora “EX”. Citofono, ma non c’è in casa, è dalla cuginetta. Gli zii sono partiti ed è rimasta a casa da sola…. Come da sola? Ma quanti anni ha, me la ricordavo una bimba!!! Bene, mi faccio dare l’indirizzo di casa e le raggiungo.
La cuginetta si è veramente fatta grande, passa il tempo. A questo punto mi autoinvito per il week-end e scrocco un’altra telefonata per chiamare la mia mammina ed avvisarla che ci vedremo domenica a pranzo, ed avviso il brother aggiornandolo sui progetti della serata, e ci accordiamo ancora una volta di trovarci al Rolling Stone. Nel frattempo ci raggiunge la Cri….. la Cri… è sempre più carina. Decidiamo di fare un giretto in centro e poi l’ennesima pizza serale, ma non prima dei preparativi: vestizione, trucco e piastrazione. Mi sento Richard Gere in Pretty Woman, svaccato sul divano mentre sfilano in passerella. La cosa si fa lunga, ma interessante.
Purtroppo dopo la pizzata la Cri ci lascia, ha ancora dei genitori apprensivi e non la lasciano dormire fuori casa. Peccato, o meglio così. Nonostante siano passati diversi anni non sono ancora pronto per una relazione stabile, e con la Cri non potrei mai fare lo scemo da una serata e via. Quando succederà sarà per qualcosa di serio, le voglio troppo bene. Ma al momento so solo di aver perso un’altra occasione per stare con lei e prima o poi finiranno. Perlomeno la nottata va secondo i piani, ho ancora una cognatina che adoro e un fratello felice. In questi ultimi anni stò cretino si sentiva troppo un cappotto fuori stagione, rimesso nell’armadio a inizio primavera e rispolverato verso l’avvicinarsi dell’autunno.
Si rientra, altri 50 chilometri e si va a nanna. Bacetto alle cuginette, e sfatto si cerca di non collassare. Un ultimo pensiero della buona notte: la piccolina si è fatta veramente carina, ma meglio accantonare velocemente certi pensieri se non voglio finire sbudellato.
E’ quasi mezzogiorno, torniamocene a casa che oggi è il compleanno del Papi!
Vaticano e Celiachia: potrebbe essere il mio ultimo post.
Non mi sento convintissimo, forse ancora un po’ indeciso, ma tra pochi istanti vi confiderò delle terribili verità, però diffidandovi dal leggere questo resoconto.
La storia della prima Repubblica Italiana è costellata da intrighi e segreti, dal muro di gomma di Ustica all’omicidio Moro. Non si salva nessuno, nemmeno il Vaticano che in questi ultimi settant’anni non è stato da meno. “Vaticano”, già semplicemente nominandolo potrebbe suonare come un’intimidazione dal continuare la lettura. Se aggiungiamo la banda della Magliana la trama si fa ancora più complicata.
La trasmissione “Mistero” se n’è occupata con la puntata del 6 marzo, ma soffermandosi solo sul perché il boss della banda, Enrico Renatino De Pedis, fosse sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare e del suo coinvolgimento sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Punto. Come mai non si sono addentrati oltre? Per comprendere meglio questa congiuntura parliamo un po’ di Calvi.
Roberto Calvi fu il presidente del Banco Ambrosiano fra metà anni ’70 e inizio anni ’80. Negli ultimi anni, su pressione di papa Wojtyla, sovvenzionò Solidarnosc utilizzando dei loschi capitali, ovvero soldi sporchi di cosa nostra. Capitali successivamente adoperati per salariare gli operai polacchi durante gli scioperi e contribuire a quello che fu la caduta della cortina di ferro. Ma cosa successe quando Calvi pretese la restituzione dei soldi sotto pressione di cosa nostra? Qui entra in ballo la banda della Magliana con un omicidio fatto passare per suicidio sotto il ponte di Londra, motivo per cui De Pedis ottenne una sontuosa sepoltura da Papa. Probabilmente Emanuela servì a far tacere involontari testimoni o evitare pentimenti del personale vaticano coinvolto.
Ma perché “Mistero” non è andato oltre? Chiediamolo a Daniele Bossari, non come conduttore ma in altre vesti, quelle da Presidente dell’Associazione Italiana Celiachia. La celiachia, in questi ultimi anni, si è tramutata in un vero e proprio business globale sui prodotti alimentari gluten free. Leader mondiale è la Schär, azienda austro-italiana che detiene il monopolio del mercato dettando i prezzi al dettaglio, soprattutto per la commercializzazione della pasta e assorbendo tutte quelle aziende che negli anni si sono permesse di abbassarli. Ma qui entra in gioco il potere del Vaticano favorendo Bossari in questa lotta, in cambio della non messa in onda del programma per la sua integrità. Come è noto la Barilla è sempre stata una grande sostenitrice del modello della famiglia cattolica, da qualche parte ne ho scritto anche un post, e si è sempre tirata indietro alle innovazioni sostenendo sempre le tradizioni e la spiga di grano. Ma magicamente da poco più di un mese sono apparsi i primi formati di pasta senza glutine della Barilla. Come mai? Con che coraggio la Barilla si è messa in concorrenza con la Schär? Ci sono state pressioni del Vaticano a protezione del mercato senza glutine? Sta di fatto che il mercato si è riaperto con un ribasso dei prezzi, sarà solo un caso? Io non credo nei casi, specialmente con i preti di mezzo.
Come direbbe Lucarelli, queste non sono ipotesi ma semplicemente una raccolta di informazioni reperibili ovunque. Ho solo fatto una fantasiosa associazione d’idee, supposizioni non comprovate. Meglio essere chiari, non si sa mai……
03/04/1988 – Week-end con il morto
Nonostante operassero la mamma siamo partiti ugualmente per la montagna. So che non ce la perdonerà mai, ma già che sia stata operata il primo di aprile sa di scherzo. E’ la prima volta che non trascorriamo la Pasqua in famiglia, e scommetto che la zia s’incazzerà tantissimo! Organizziamo due macchinate, siamo in 8 e non so come faremo per la notte, ci sono solo 6 posti letto. Come al solito la casa è molto fredda e proviamo ad accendere anche il camino, tanto è già ora di andare a nanna penseremo domani al resto. Sveglia verso mezzogiorno, non mi dovete rompere il cazzo, da quando frequento le serali prima di quell’ora non riesco ad alzarmi dal letto. Il brother e il cuginastro sono già usciti per chiamare casa, hanno avvisato che stiamo bene, e a questo punto possiamo metterci ai fornelli che fra poco qui si riempirà di gente, tutte le volte che siamo su da soli questo appartamento si trasforma in una comune. Klaus, che passava da quelle parti, mi chiede preoccupato: l’acqua della pasta fa le bolle, non è che c’era rimasto un po’ di detersivo dentro? Vabbhè, i figli unici…….faccio finta di niente….
Dopo pranzo succede quello che non ti aspetti: suona il citofono e chi ti risponde? Antò con Massimo al seguito! Non è possibile! Questa mattina Antò ha incrociato per strada Massimo che era appena tornato a casa in licenza, e con un sotterfugio l’ha convinto a fare l’autostop con destinazione ignota, e dopo 5 ore, dicasi 5 di viaggio, e gli ultimi chilometri a piedi, ci hanno raggiunto! Adesso siamo in dieci, dovremo stringerci ulteriormente per la notte anche perché Max non ha più mollato il divano, ha dormito tutto il giorno!! Sembrava di rivivere “Week-end con il morto”, ce lo portavamo in giro di peso mentre dormiva, al limite lo mollavamo in auto e lo ripigliavamo appena si cambiava destinazione. Neanche 40 persone in casa, ululanti ed ubriachi, riuscivano a svegliarlo, non faceva una piega. Dopo cena si decide di andare in Disco, il problema saranno le auto. L’ideona di Marco è chiederla alla mamma di Charlie. Scena da antologia, si presenta con cappottone sale/pepe, borsalino nero e occhietto sfuggente:
“Signora, potrebbe prestarci l’auto stasera?”
“Mi dispiace, è senza benzina”
“Non si preoccupi, il ritorno è in discesa!”
“Guarda che la strada è abbastanza pianeggiante”
“Allora la faremo spingere a suo figlio…”
Risultato, niente macchina.
Anche per questo week-end siamo sopravissuti.
01/04/1991
Mi faccio traviare sempre con molta facilità. Il pomeriggio passa con i soliti tornei a birra e biliardino o partitone ad Hotel. Scoglionati dalla noia la mia ex cognatina mi propone di scendere in piazza a fare un giro. Saliamo in macchina e fra un tornante e l’altro le viene in mente che sarà almeno un annetto che nessuno si sfracella in auto, e mi propone di fingere un incidente. So già che mio fratello s’incazzerà come una bestia, ma lei insiste….. Vabbhè, investiamo questa duecento lire nella cabina telefonica e chiamiamo su al bar. Anzi, chiama, ne voglio rimanere fuori! Risponde la Barbie, lei si fa passare mio fratello e finge di aver già chiamato l’ambulanza. In una manciata di secondi me li trovo tutti lì, la piazza è intasata dalle nostre auto, sono scesi tutti come dei pazzi. L’unico è Charlie che si sbudella dal ride, appena sentito la notizia non aveva dubbi, era uno scherzo. Ed è l’unico che ancora ride, tutti gli altri sono incazzatissimi e se la prendono con me e mi svangano di mazzate. E’ stato proprio un bel pesce d’aprile del cazzo!
31/03/1989
E’ terminato il primo mese di lavoro nella nuova azienda e si sono appena concluse le mie prime vacanze pasquali da lavoratore. A questo punto penso sia il momento di tirare le somme di questi primi mesi della mia vita da adulto.
Non male per un neodiplomato: ho trascorso i mesi di settembre e ottobre lavorando aggratis con Massimo presso il concessionario italiano della Sanyo Computer a rendermi conto che il mio pezzetto di carta da Ragioniere Programmatore non mi sarebbe servito granché. Ma il mestiere da tecnico hardware non mi dispiaceva, smontare e personalizzare le macchine con hard disk e floppy non era male, ogni tanto mi saltava qualche scheda madre, ma capita. Poi due giorni in SMAU alla fiera dell’informatica, troppo divertente. Presentavamo in anteprima il nuovo portatile con processore 386, purtroppo con tastiera giapponese, quello europeo non era arrivato in tempo. Mi occupavo delle simulazioni di programmi in Autocad e Lotus, avevo in dotazione pure un mouse! E in esclusiva la stampante che incideva su carta adesiva, potevamo creare qualsiasi decalcomania! Ogni tanto facevo un saltino in Toshiba dalla mia ex compagna di classe Silvy, una strafiga con ricciolini biondi e occhi azzurrissimi, nel suo completino cortissimo da standista. Peccato che entrambi ci eravamo fidanzati durante l’estate, e pur promettendoci di rivederci, sono sicuro che non succederà, sono troppo pigro per mantenere questo tipo d’amicizie.
Negli ultimi due mesi dell’anno sono stato parcheggiato presso un cliente in un bel negozio di elettrodomestici come addetto al reparto informatico, ma in pratica come tutto fare. La paga non era il massimo, ma almeno mi sarei potuto pagare il biglietto per i Bon Jovi e quella strafiga di Lita Ford. La parte più divertente del lavoro erano le consegne, fra tutti i nostri clienti nessuno era in grado di istallarsi da solo un televisore o un videoregistratore, e dovevo pure sapermi destreggiare quando trovavo le mogli sole in casa o figlie adolescenti troppo precoci. Ma dopo Natale ho mollato tutto e mi sono rintanato in montagna con tanti saluti alle domeniche di dicembre in negozio. Non avevo altro tempo da perdere: c’era un Capodanno da organizzare e una ex da riconquistare, inutilmente. Pazienza, a gennaio avrei ricominciato a cercare lavoro, ma la vera tragedia è arrivata subito dopo.
La morte di Alfio è stata una batosta, una sera esci per andare a ballare, e fuori dalla discoteca ti prendi un’accoltellata. A vent’anni non si può morire così. Ma la vita continua, e dopo mesi di lacrime e rabbia, colloqui e prove di lavoro finalmente sono sbarcato in quest’azienda farmaceutica. Qui mi sento proprio bene, hanno appena installato un sistema IBM su 36 entry, carico/scarico da magazzino direttamente con la bollettazione, fatturazione automatica e approvvigionamenti tramite IBM Write inviati via modem al fornitore! E la sera seguire i target degli agenti col capo. Pranzando a casa riesco a farmi pure il pisolino pomeridiano! Mi trovo veramente bene, e con i colleghi stiamo già organizzando le ferie estive in Spagna a Sitges! Non male come avvio!
28/03/1993
Si è appena concluso il week-end più bello della mia vita. Chi l’avrebbe mai detto, un intreccio perfetto, si è incastrato tutto alla perfezione. Nemmeno montando una qualsiasi stronzata di legoland spazio con foglietto alla mano avrei potuto fare di meglio!! E tutto regolato dal caso! Venerdì sono rimasto a casa causa trasloco degli uffici, un meritato riposo dopo due settimane trascorse ad inscatolare raccoglitori. Passare la mattina a letto non ha prezzo, ricordo con rammarico il periodo delle scuole serali e la sveglia a mezzogiorno. Sono passate da poco le 9 e sento mio padre aprire la porta dell’uscio urlando:
“Allora, dormiglioni! Siete ancora a letto! SVEGLIA!!!”
Ma Porco Giuda Porco, che cazzo vuole questo qui! Perché viene a rompermi i coglioni durante il mio meritato riposo?? Improvvisamente lo sento ridere, come non mai. Sta impazzendo. Che cazzo sta succedendo? Nel mentre sento mia madre urlare…..
“Mio Dio!!! Mio Dio!!!Mio Dio!!!
E no, qualcosa non va, devo alzarmi. Rantolo fino al pianerottolo e mi trovo difronte una figura scura, seguita da uno strano odore poco gradevole. Porca troia, mio fratello, nella sua bella mimetica desertica, negher come un scurbatt e puzzava come un cammello. Lui avrebbe voluto entrare subito in casa ma mia madre lo bloccava sul pianerottolo. Perdeva sabbia da ogni orifizio e non voleva che entrasse, obbligandolo a spogliarsi fuori mentre lei riempiva la vasca da bagno. Porca vacca, due giorni per farsi Mogadiscio-Milano senza avvisarci per regalarci questa sorpresa. Me lo immagino salire al capolinea degli autobus in stazione Centrale nell’orario di punta. Bellissimo con il suo metro e ottantotto, abbronzatissimo dopo tre mesi nel deserto, il fascino della divisa, ufficiale e gentiluomo na’ pippa gli faceva. M’immagino le ragazze che si avvicinavano con nonchalance, e nello stesso modo scappare. Puzzava troppo!! Figuriamoci, dopo il terzo bagno è riuscito a sturare i pori dalla sabbia!
Una volta riassettato alla bene meglio passiamo dal cuginastro, ma è in biblioteca a Sesto. Vabbè, facciamoci questo giro. Nel frattempo troviamo casualmente altri amici e la scena è sempre la stessa. Tutti mi salutano ma non riconoscono mio fratello. E’ talmente scuro che lo scambiano per un mulatto, e lo stupore successivo è travolgente, lacrime e risate!! Anche il cuginastro lo riconosce solo a pochi metri di distanza. Dopo pranzo decidiamo di fare una sorpresa alla cognatina che lavora in fiera, anche lei all’oscuro di tutto. Usciamo dalla metro e lo devo portare quasi per mano non è più abituato a tutto il casino, guarda le luci della città a bocca aperta come un bambino. Pochi passi e ci fermano subito due caramba, effettivamente sembriamo troppo due spacciatori nordafricani. Ma la loro espressione da cazzo che hanno appena gli mostriamo la licenza Ibis non ha prezzo e si sono allontanati con la coda fra le gambe. Dopo il bacetto alla morosa si scappa al Sunset!! Il resto della serata…. non me la ricordo!!
Il sabato l’abbiamo trascorso più tranquillamente in famiglia, si è goduto le coccole della mamma. Siamo andati a ritirare le foto con i classici scatti alla “Amici Miei” dei commilitoni alle loro torri di Pisa. A parte le goliardate, le altre sono stupende! I racconti un po’ meno, l’esercito italiano è come l’armata Brancaleone. Sono partiti come primo contingente e si sono ritrovati senza attrezzature, ne cibo e ne acqua. Hanno sofferto il caldo, lavorato alla costruzioni dei campi sotto i 50 gradi del clima africano con a disposizione un litro di acqua al giorno. Fornivano pure assistenza all’ospedale civile di Mogadiscio, e ne vedevano di ogni. I ragazzi italiani non sono pronti per queste situazioni.
Siamo arrivati a domenica, fra un paio di giorni si riparte. Spero vada tutto bene.
27/03/1989
La mia prima Pasqua da lavoratore è terminata, oggi sono rientrato in ufficio! Mi ha fatto un certo effetto presentarmi in montagna come tale, con i soliti amici in preda al panico per i compiti delle vacanze e mia mamma che stressa solo mio fratello. Non la sentirò più urlarmi contro “Studia!” Per gli studenti è già incominciato il periodo cruciale, programmazione delle interrogazioni e lezioni di recupero. Ma quest’anno no, non per me! E’ rilassante finire un breve periodo di vacanze senza l’angoscia degli insegnanti…..
Dopo la morte.
In questo periodo, sicuramente il peggiore della mia vita, mi sono ritrovato a farmi un sacco di domande dalle risposte impossibili. Ma stranamente non tutto arriva per caso, come voler far vacillare le mie convinzioni agnostiche. E’ bastata una porta bloccata, improvvisamente, il giorno del funerale. Per 12 anni quella serratura ha sempre funzionato, mai un cedimento, la maniglia sempre al suo posto pronta per essere afferrata. Invece no, la porta non si apriva più, un caso, una pura fatalità, o c’è dell’altro? Sembrava che non desiderasse uscire dalla sua camera, determinata, si è aggrappata a tutto, non voleva che la portassimo via da casa. Lì per lì non te ne preoccupi, troppi pensieri, il dolore, ma dopo quando ti ritrovi da solo ripensando a quello che è accaduto, rifletti: cosa rimane di noi?
C’è dell’altro? Questa domanda ti ronza attorno, è ancora in aria che gira, e sempre casualmente ti ritrovi in un blog di una nuova amica che tratta anche di questi argomenti, che è abituata alla convivenza con la morte. Quella morte che non ci molla, un’amica che ci cammina a fianco. Ho appurato diverse volte durante la mia vita l’esistenza di qualcos’altro, soprattutto nei bambini. Quando ti rendi conto che l’amichetto immaginario di tuo figlio è un “fantasma”, non po’ di terrore t’investe fino a farti stringere il buco del culo. Nella famiglia di mia moglie sono abituati a queste presenze, anche se non ne hanno mai parlato fino alla morte di mio suocero, che a quanto pare è sempre fra noi. E poi arrivano altre conferme dal mondo esterno, altre testimonianze e ognuno con la sua storia e la propria convinzione. Cosa credere?
Onestamente posso affermare con sicurezza che i nostri pensieri non possono morire, un insieme di sinapsi e impulsi elettrici nella giusta rete riuscirebbero a sopravvivere per sempre come le prime trasmissioni televisive, onde radio che vagano ancora per l’universo infinito. Ho un’idea simile per l’aldilà, una quarta dimensione, una rete internet che ci connetterà per l’eternità. I want to believe! Tanto, cos’ho da perdere?
La mente che si apre ad una nuova idea…….
Perché incitare al rinnovamento? Per quale motivo dovrei spingere qualcuno a rischiare? Non sono sadico e so benissimo cosa vuol dire rischiare del proprio. Chi l’ha detto che nella vita le avversità ti fortificano? Prenderlo in quel posto al massimo ti fa camminare in un modo strano, e i fallimenti portano ad ulteriori insicurezze.
Non fatevi ingolosire dai soldi facili, per esempio la prostituzione può darvi immediate ricchezze, ma vi segnerà per sempre nel bene o nel male, e questo non potete saperlo a priori.
Gli azzardi sono concepibili solo in casi estremi, ma se vivi nel tuo bel nido, nella tua tana nascosta da occhi indiscreti, perché esporsi ai rapaci? La mente che si apre ad una nuova idea non ritorna mai alla dimensione precedente, e questo vale anche per il culo! Non si torna indietro! Allora pensateci bene prima di esporvi, ne vale la pena? Cosa ci guadagnerete? Qual’è il vostro scopo primario?
Se vorrete un supporto morale, un sostegno, non chiedetemelo a me, non ve lo darò. Io vi consiglierò sempre e unicamente la strada più corta e semplice! Prenderò a sassate i vostri sogni ancora in volo! Fosse stato per me i pellerossa occuperebbero ancora gli sconfinati territori dell’attuale continente nordamericano e gli aborigeni australiani non sarebbero costretti a danzare per compiacere qualche turista cicciottello. Non mi sarei mai allontanato da casa, in mare aperto su un guscio di noce con la vela, attraversando gli immensi oceani.
Eppure è partita, non mi ha ascoltato, i figli non ascoltano mai i genitori. Spero sia conscia del fatto che il suo bel nido lo ritroverà sempre. Se tornerà, forse.
La cultura è come la verdura…..
Freak Antoni, l’ultimo grande ribelle italiano, ci ha lasciati. Potrei ricordarlo citando importanti pezzi come “Ti amo terrone” o “Sono ribelle”, invece ho voluto citare una massima che mi è rimasta nel cuore: “La cultura è come la verdura, fa schifo!”. Ineccepibile! Ti amo Freak!
I sogni del Sig.Rossi
Ve lo ricordate il Sig.Rossi? Da bambino impazzivo per le sue avventure. Non era un supereroe, nemmeno uno sportivo, ma rispecchiava l’italiano medio, una sorta di Fantozzi a disegni animati. Gli stimoli per un bambino targato anni ’70 non erano molti: TV in bianco e nero con tre canali, RAI 1, 2 e Svizzera. Il cinema era la nostra fabbrica di sogni, e in mancanza di videogiochi ci si inventava un mondo immaginario costruendolo con il lego o il meccano, e molta, ma molta fantasia. Con l’arrivo dei colori via etere e contemporaneamente delle tivù private un po’ di questa magia si è persa, sostituita dalle anime giapponesi. Ma il caro e vecchio Sig.Rossi nei miei primi anni di vita ha fatto da padrone.
Creato dal Walt Disney de noi altri, Bruno Bozzetto, insieme a personaggi del calibro di Super Vip e Mini Vip e dal gotico western di West and Soda, è riuscito ad appassionare intere generazioni analogiche. Non aveva niente a che fare con il mio primo amore, gli Aristogatti, ma il cinema era il cinema, ed è la stessa differenza che c’è fra un buon ristorante e la cucina della nonna: ami le domeniche a pranzo con i parenti, ma la cena con gli amici hanno un sapore diverso. Vale lo stesso per i cartoni animali di casa. Nonostante la tele a transistor i momenti più belli erano sul divano, con la copertina e la merenda preparata con tanto amore dalla mamma. E fra tutti (e pochi cartoni trasmessi) “I sogni del sig.Rossi” ha ispirato la mia mente da bambino, trasformandola in quell’eterno sognatore che sono ancora oggi, sempre pronto a chiudersi nei suoi pensieri, isolandosi dal mondo.
Le sue avventure costruite in bagno, mentre si fa la barba insieme al suo fido cagnolino hanno dato il via a questa mia particolarità, un’abitudine che non ho mai perso. Ancora adesso trascorro le miei notti insonni ad immaginare una vita diversa, magari da grande calciatore, da supereroe o esploratore intergalattico, oppure creando progetti architettonici a volte impossibili. Creo e disfo, immagino e demolisco, tutto ad occhi aperti. E quando dormo profondamente, i miei sogni sono bellissimi, mai incubi: ritrovo vecchi amici, i miei cari persi, i luoghi dell’infanzia, e per questo mi piace molto dormire. Direte voi: ma il PC cosa lo tieni affà se non te addormenti con iuporne? Bella domanda, ma li c’è poco da immaginà. Ma magari stasera una sbirciatina gliela do…..
M5s, il comunicatore Messora si difende: «Solo una battuta di mezzanotte» (la prossima volta vai a letto prima)
https://www.corriere.it/politica/14_febbraio_04/m5s-comunicatore-messora-si-difende-solo-battuta-mezzanotte-1c85ce0c-8d66-11e3-9737-22dadb171b02.shtml Viso che il corriere non vuole pubblicare il mio commento, lo posto sul blog per deliziare i miei 4 follower. Se avete seguito attentamente le ultime vicende parlamentari, potete evitare di leggere quello che dirò qui di seguito, visto che i fatti non hanno bisogno di spiegazioni. Premetto che inizialmente Grillo mi piaceva, e molto, e sinceramente mi piace pure adesso. Il problema sono gli altri. Questi politici da bar hanno stufato….per non essere volgare, anzi, hanno proprio rotto i coglioni!!!. Ma chi si credono di essere? Hanno ricevuto un voto di protesa e adesso si credono i detentori della conoscenza. Questi sono i nuovi leghisti, rozzi, maleducati e razzisti. Le battute sessiste sono le peggiori, dove non si criticano le capacità di una persona, ma solo lo status di nascita, e comunque sono scorrette ed ignobili. Si sta facendo tanto per tutelare finalmente le donne in questa società misogina, e loro spuntano con la cara e vecchia mentalità patriarcale, alla faccia del rinnovamento tanto osannato dal Beppe nazionale!!! La politica ha raggiunto un baratro: dalla corrotta prima repubblica siamo passati ai politici starlette di Berlusconi e ai rozzi leghisti del “ce l’ho duro (una volta…aggiungerei). E con il M5S abbiamo toccato il fondo…… Peccato, Grillo era così determinato a cambiare in meglio il nostro belpaese, ed invece sta creando altre caste di bovari. I buoni propositi non servono a niente se non supportati da persone coerenti. Peccato…. Adesso fanno pure gli scemi per non pagare dazio. C’è già chi paragona altri momenti satirici della politica italiana, quando una certa Minetti veniva innondata di battute sessiste dagli stessi incoerenti e moralisti piddini. Vorrei sottolineare che la Minetti non era stata votata, ma imposta in regione dal nostro padrone Berlusconi per meriti non politici, ma altri meriti perfettamente definiti, ovvero tutti inerenti col sesso.
Electrolux – FCA
Aziende che vengono e aziende che vanno, e sono più quelle che vanno! La cara e vecchia Zanussi farà la stessa fine della FIAT? Trasferendo le produzioni in Polonia e Messico si perderà un altro pezzo di storia italiana. Invece cosa dire della dittarella degli Agnelli? Già si facevano giri di parole sul nome FIAT, adesso hanno provveduto a tagliare la testa al toro: come si pronuncerà? Fica? Boh…l’ ingegno marketing di Lapo…..
Si discute molto sulle ragioni dell’allontanamento delle due aziende e sulle eventuali mosse governative da intraprendere. Non è possibile lasciare andare un’azienda pagata per 70 anni da noi italiani tramite cassa integrazioni e finanziamenti statali. Il governo potrebbe richiedere in restituzione tutto quello elargito? Se chiedessi un finanziamento aprendo un’ipoteca, in caso di mancato pagamento subirei un esproprio dell’immobile. E per FIAT? E per tutte le altre aziende che hanno usufruito di aiuti statali e successivamente hanno trasferito le produzioni nell’est europeo? Le lasciamo libere così, di licenziare?
In Italia siamo così stupidi a dare la colpa di tutte le nostre disgrazie alla FIOM, ma siamo fatti così. Dopo 70 anni colpevolizziamo ancora i partigiani, i veri responsabili dei genocidi nazisti, che con le loro rappresaglie obbligavano le SS a punire i nostri incolpevoli connazionali. Vengono criminalizzati come terroristi, incolpati di aver instaurato uno Stato comunista e di aver concepito una Costituzione anticapitalista.
Adesso stiamo demonizzando Landini, sostenendo che nella terra di landini non crescono aziende. E’ questo che ci sentiamo dire, che l’Italia è in crisi per colpa dei sindacati. Chi ha governato in questi ultimi 20 anni? Chi si è creato leggi a personam senza che nessuno l’ostacolasse? Chi sta raggirando la Magistratura, accusandola di persecuzioni politiche e difendendosi con la regola della negazione, ovvero “Non sono stato io”?
Ooohh…. Non è stato lui….. E’ tutta una montatura comunista….. Ha creato solo lavoro in Italia….. Era già ricco di famiglia….
La Milano da bere, ci beviamo proprio tutto….
Una nuova giovinezza.
Nonostante gli anni che passano mi sento ancora come un ragazzino, sempre con i miei capelli lunghi e i miei pensieri corti. Atleticamente sto meglio nonostante i 20 chili in più di questi ultimi 20 anni. Neanche da diciottenne giocavo due volte alla settimana a calcetto, anche se non sono mai stato un gran sportivo. Pensandoci bene il mio unico allenamento settimanale era la partitella serale da brillo nel parcheggio del mercato di Sesto e nottata balorda a pogare al Rolling Stone o al Motion di Madone. Ma è vero, dopo i 40 anni si rinasce, gli amici hanno ricomprato tutti l’Harley, tutti i venerdì ci alcolizziamo in birreria e reggiamo l’alcool più di prima. Si arranca ma siamo più prudenti, abbiamo la forza e anche il cervello, nessun traguardo da raggiungere ed una spensieratezza economica che da ragazzini non si aveva, aiutati da una tecnologia che una volta ci sognavamo. Questa è una nuova giovinezza….. o anche no.
E se fosse l’ultima fiammata della candela prima di spegnersi? O magari sono io che percepisco il mondo in modo diverso. Ripensandoci bene non sono proprio quello di prima, fegato e colesterolo a parte. Una volta si usciva tutte le sere e si beveva, anche tanto. E la mattina mi svegliavo come un fiorellino appena sbocciato, fresco e profumato. Adesso mi basta a malapena un week-end per rimettermi in sesto dopo un venerdì sera, e sicuramente il sabato lo passo in uno stato di veglia comatosa, per un giorno smetto persino di bere e fumare, troppo impegnativo per un fisico già provato. E vogliamo parlare dei concerti? Durante la settimana lavorativa sono veramente improponibili, dopo una giornata di lavoro non vedo l’ora di sbausciare i cuscini del divano. Figuratevi, come potrei riuscire a sopravvivere in mezzo ad una calca giovanile investito da decibel non più sopportabili dai miei poveri timpani. E questo vale anche per il week-end. Già nei locali con il volume troppo alto mi sento infastidito, figuriamoci in un live dei Manowar! E non vorrei cadere sull’argomento sesso, sarebbe troppo deprimente il confronto con vent’anni fa. Una nuova giovinezza dove? E’ tutta illusione data dalla poca memoria. Ho anche l’handicap di sembrare più giovane invece di contare su un aspetto del quarantenne affascinante che ha fatto la fortuna del bel George. Invece mi ritrovo con l’aspetto di un giovanotto fuori forma e fuori moda. Sono sempre un passo indietro.
Imagine
Sono giorni che rileggo un post di una cara amica blogger svitata. In parte è estremamente divertente come sempre, ma purtroppo anche tremendamente triste. E io non so cosa postare, e lo vorrei molto, non sapete quanto, dirle “sì, sono vicino al tuo dolore”: come fare? Scherzarci su….sarebbe fuori luogo, consolarla…patetico, non la conosco neanche. Ma mi ha toccato molto, commosso, ho trattenuto a stento le lacrime. Perché? Forse perché dopo 3 settimane di coma, 1 mese di terapia intensiva e 2 mesi in riabilitazione, 3 settimane fa la mia mamma è tornata a casa. Sarà questo il motivo del turbamento? No, non credo. Mi sento abbastanza adulto per poter superare la perdita di un genitore, la mia vita è ormai avviata su un altro binario. Il dolore sarà sempre grande e l’amore che provo per i miei veci è immenso, ma credo di aver tagliato il cordone ombelicale e posso sopravvivere anche senza di loro, anche se mi rattristava vedere mio padre in quelle condizioni, abbattuto, svuotato. Ma allora cos’è che ho provato? La mia era proprio una sensazione di terrore, angoscia. Ho visto in lei uno dei miei figli. Ho rivissuto l’attimo in cui ho creduto di perdere mia moglie e ripensato ai suoi racconti di morte, tutta una vita che le ripassava d’avanti come in un film, e i figli che non avrebbe potuto vedere diventare adulti, i nipoti che non avrebbe potuto crescere. Ho provato quella sensazione, abbandonare i miei figli nel loro momento del bisogno, non esserci nei momenti più importanti della loro vita. La solitudine, il vuoto.
SHINE ON AWARDS
Non so bene cosa stia facendo, non so a cosa serva e non ho ancora capito come gestire bene il blog. Vedo altri colleghi fancazzisti che possiedono dei blog fighissimi, con sfondi spettacolari, link di riporto, fonti, media, blogger preferiti e mille categorie diverse. Io a malapena riesco a collegarmi. Dopo questo sfogo, ciancio alle bande, tiremm innanz!
Le cinque regole da seguire per partecipare allo Shine on awards:
1– Inserire il logo dell’award sul fronte del post, 2– Riportare il nome del blog che ti ha nominato, 3 – Rispondere alle domande su noi stessi, 4 – Nominare altri 15 blogger per lo Shine on award, notificandone i link per i rispettivi blog, 5 – Far sapere ai blogger designati che hai pensato a loro per la nomination.
Sono stato incastrato dalla Neuromantica (https://ideliridiunaneuroromantica.wordpress.com/) che una volta mi era così simpatica….
1) Perché hai iniziato questo blog? Pensavo di avere qualcosa da dire, invece…..
2) Qual è la cosa più importante della tua vita? Viverla al meglio nel rispetto degli altri.
3) Il cibo di cui non puoi fare a meno. Sì, sì, quello buono che si mangia, quello che non fa per niente bene, quello che appena lo metti in bocca fai “mmhhmm”. Sì, sì, proprio quello!!
4) Il tuo posto del cuore. Queste non sono domande, ma è la scelta di Sophie (oggi è anche il giorno della memoria). Non posso ne decidere un cibo ne un posto.
5) Come ti vedi nei prossimi 10 anni? In pensione, al mare con i nipotini o in montagna con gli sci. Invece lavorerò almeno per i prossimi 20 anni, se non mi licenzieranno prima….
6) Tre delle cose senza le quali non esci mai di casa. Le chiavi, il portafoglio e gli occhiali da vista o da sole.
7) Una citazione che ti caratterizza. Se crescere è circondarsi di persone intelligenti, io ho sbagliato tutto…. (Io) – Citazioni da birreria: Lavoro solo per pagarmi tutto questo (Io) Vi assicuro che da sobrio sono più carino (Sempre Io)
Ecco le nominescion:
1) https://memoriediunavagina.wordpress.com/
2) https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/
3) https://ideliridiunaneuroromantica.wordpress.com/
4) https://pimpra.wordpress.com/
5) https://invernoeterno.wordpress.com/
6) https://vetrocolato.wordpress.com/
7) https://ipensieridellapassera.wordpress.com/
8) https://sonoqui.wordpress.com/
9) https://dovesei.wordpress.com/
10) https://scuolafinita.wordpress.com/
11) https://tangledup2013.wordpress.com/
12) https://pensieridiunaneo18.wordpress.com/
13) https://forsehopersolechiavi.wordpress.com/
14) https://vivodasola.wordpress.com/
15) https://ricettepensierieidiozie.wordpress.com/
Anche questa è andata……. che fatica…..
“Farai sesso con me una volta a settimana”
Contratto choc dell’assessore abruzzese Pdl alla segretaria. Questa notizia cade proprio a fagiuolo dopo le ultime cazzate di Renzi sull’art.18 e succede quello che tutto voglio negare, il ricatto sul posto di lavoro. Per anni hanno cercato di farcirci il cervello con la meritocrazia, unica vera tutela per i lavoratori volenterosi contro l’assenteismo dilagante. Invece l’articolo 18 ci permette di distinguere un lavoratore dipendente da uno schiavo. E nessuno vuole capirlo. Per l’ennesima volta la ricetta per risanare il lavoro in Italia è annullare le tutele contrattuali dei lavoratori, come se fosse il vero problema economico, mentre grandi imprenditori e dirigenti continuano a riempirsi le tasche con benefit, bonus e aumenti di merito. La crisi economica nasce da un’economia al collasso, e chi la faceva girare? Le famiglie, le classi sociali medio-basse, gli stessi che si vedranno defraudati del posto di lavoro. Salari non rivalutati, inflazione galoppante, potere d’acquisto sempre più basso, istituti di credito carogne. E la sinistra italiana cosa propone? Abolire l’art.18 per le nuove assunzioni. Colpire sempre i più deboli, i giovani. Quelli che non posso protestare e scioperare visto che non dispongono di un posto fisso, che sono assunti a progetto o con lavori interinali o contratti determinati. Dove andranno a finire le guerre combattute dai nostri padri e nonni, le lotte per i diritti dei lavoratori? Torneremo ad un sistema feudale?
La Freschezza come stile di vita.
SI….PUO’…..FAREEEE!!!!!!!!!!!!
La freschezza è la sola ed unica via d’uscita! Vedo un mondo alla Bob
Marley, più felice, più leggero. Un mondo senza lucro con una genuina
freschezza di sentimenti, lontano dall’opprimente sistema sociale dove
ci hanno rinchiusi. Uno stile di vita alla “The Beach” con le comodità
cittadine. Basterebbe ripartire un po’ di lavoro a tutti, guadagnando
quel poco per vivere in freschezza, lavorando solo poche ore alla
settimana. Meno lavoro per tutti, abbassando le priorità della vita e
una sola classe sociale, quella dei Freschi. PIU’ FRESCHEZZA PER
TUTTI!!!! Altro che 5 Stelle! Le 5 freschezze!
Alcool-Rock-Gnocca-Motori-Ozio!!!
Barilla e famiglie omosessuali.
Per anni ci hanno propinato pubblicità con la famiglia tipo del mulino bianco, tutti biondi e di bianco vestiti, con le loro dentature scintillanti. Vent’anni per capire che esistono genitori single, vedovi e separati. Impiegheranno altri 20 per intuire che la famiglia italiana sta diventando multirazziale. Poverini, lasciagli il tempo di metabolizzare tutto questo, sono un po’ lenti di comprendonio. Non hanno ancora intuito che tutto quel glutine che spacciano è tossico per il corpo umano, e dovrebbero allargare la loro produzione con alimenti alternativi: l’arroganza dei potenti. Mi chiedo se l’azienda assuma dipendenti che non rientrino nel suo concetto di famiglia italiana: immigrati, separati, genitori single, gay. Farei un controllino sulla qualità lavorativa in Barilla. Cmq è un’azienda ottusa, dopo 4 generazioni sono ancora fermi allo stesso punto, quando capiranno che il glutine è tossico per la salute e dovrebbero rinnovare i prodotti?
https://www.repubblica.it/cronaca/2013/09/26/news/barilla_gay-67332037/
Feltri e Fiorello
Feltri e Fiorello
Un giornalista deve essere obiettivo e fornire un’informazione esatta. Può essere di parte, ma non può negare l’evidenza. Feltri non è niente di tutto ciò! Potrebbe essere anche un buon scrittore, non lo metto in dubbio, ma come giornalista è pessimo!!! E come uomo ancora peggio!! Leccare i piedi al padrone non è fare giornalismo!
L’italiano come Homer Simpson.
Dopo quarant’anni di furti da parte della Democrazia Cristiana e Socialisti, e un fondo INPS ridotto all’osso, che continueremo a pagare lavorando fino ad ottant’anni, un certo Di Pietro era riuscito a disperderli come si fa con i lupi affamati mentre attaccano un gregge, e l’italiano medio cosa combina? Li rivota. Italiano, continua a bere la tua Duff…..
Chiamatela come volete! Dopo Marilia, a chi toccherà?
Ma il risultato non cambia! Femminicidio. Troppe donne muoiono per motivi passionali, o per conseguenza di divorzi o semplicemente per relazioni concluse. Nel caso specifico non si sa ancora con certezza, ma dubito che ci sia qualche altro movente. Ma cosa ci sta succedendo? Che uomini siamo? Codardi, vigliacchi, irresponsabili, egoisti, egocentrici, non riusciamo neanche ad affrontare gli ostacoli più facili, e cerchiamo di risolvere tutto con la violenza. Mi vergogno.
Thyssen – Sentenza del 2011
Fortunatamente c’è la giustizia italiana, che tiene lontani gli investitori stranieri…….. ma solo quelli disonesti, puntualizzerei, tutte quelle multinazionali che sfruttano i lavoratori. Già ne abbiamo abbastanza in Italia che con l’aiuto dei vari governi passati (destra e sinistra) hanno introdotto il precariato annullando anni di lotte condotte dai nostri padri per il diritto al lavoro. Purtroppo è l’attuale mondo del lavoro: commercialisti, avvocati, tutti a sfruttare giovani rampanti, che a loro volta sfrutteranno le generazioni successive. La soluzione per migliorare l’economia e l’attuale situazione critica del paese è sempre la stessa, la tutela del lavoratore, che alla fine è sinonimo di consumatore finale, quello che fa girare l’economia. Inutile accusare i Giudici che con la sentenza Thyssen disincentivano le aziende…… Certo, disincentivano tutte quelle aziende che vorrebbero guadagnare sulla nostra pelle!!! Alzate gli stipendi, e vedrete che l’economia per incanto ripartirà!! Prendiamo in esame le parcelle di un avvocato; visto che la difesa è un diritto, perché il costo è così elevato? Le spese di un legale dovrebbero essere tutte a carico dello stato!!! Secondo caso: lo stato vuole la mia dichiarazione dei redditi? Perché devo pagarmelo io il commercialista? E i Notai? A che cosa servono? Avete visto anche voi le inchieste di Striscia che, anche dopo un rogito, quello che paga gli errori e le frodi è sempre l’acquirente, mai il notaio che con la sua parcella da 6 mila euro non si accorge di eventuali ipoteche e delle licenze di costruzione mancanti. Che schifo….
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