A causa dell’ età potrebbe essermi sfuggito qualcosa.
Cosa prevede :
definizione a. = quella dell’ IHRA, già adottata da P.Eu. e Governo Conte “Delega al Governo in materia di rafforzamento degli interventi relativi ai contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme online di servizi digitali” = riguarda i post “antisemiti” pubblicati e diffusi sui social , con disposizioni x segnalazione rimozione – nessun aspetto “penale” affermazione circa tutela, garanzia e promozione collaborazione con università estere “Monitoraggio delle azioni di prevenzione e contrasto all’antisemitismo in ambito scolastico e universitario”.
Ecco, sinceramente non capisco perchè il PD (rectius la maggioranza) abbia rigettato il DdL Delrio e abbia sentito il bisogno di presentare un altro , che “annacqua” l’ antisemitismo come fra le forme di razzismo e discriminazione (che hanno già disposizioni ad hoc).
Il punto è semplicemente questo: se nel PD pensino che ci sia un ‘ emergenza antisemitismo (rectius anti ehraismo) e se concordano sul fatto che, pervla rilevanza storica e di dimensioni si tratti di un fenomeno che non minacci soltanto gli ebrei ma anche la libertà, la pacifica convivenza e il rispetto nelle società in cui viviamo, e quindi se non sia opportuno interbmvenire SPECIFICAMENTE per promuovere una cultura che se ne occupi nelle istituzioni formative e per non rendere l” “agorà digitale” campo di diffusione di questo fenomeno (togliendo spazio a hater).
Se la risposta fosse no – come temo – allora sarei confermato nella mia sensazione che ci sia un grosso problema nel PD e nella sinistra tout court , e quindi un grosso problema nella democrazia italiana (ma di questo ho già detto altrove).
Mi sono sottoposto all’ ascolto albanesiano perchè, per mia deformazione, ne volevo comprendere il “meccanismo” sottostante, in una esposizione sufficientemente esauriente.
In sostanza il suo argomentare si basa su ASSIOMI riguardo Israele ,posti in sequenza , in questo video (di dicembre 2023) esplicitati ,da cui derivano poi le sue “conclusioni”.
Occupazione militare (dal 1967 almeno) 》 Progetto coloniale 》Apartheid 》Elemento eliminatorio 》Genocidio.
Perchè usa questi termini?
Dato che si rivolge a un pubblico “occidentale” queste sono esattamente le parole che fanno appello alla memoria “terzomondista” , al nostro – anche giustificato “senso di colpa” per il nostro passato “imperialistico”.
L’ assioma finale, il “genocidio”, merita un approfondimento, si rivolge poi a un sentire anti-ebraico di fondo, diffuso in modo “bipartisan”, fra ampi strati della popolazione (ivi comprese le prime e secode generazioni dell’ immigrazione islamica) , e fa scattare il riflesso condizionato di condanna del popolo “genocidiato” che commette “genocidio” , e da un lato si presta ad estendere lo stigma dal governo al popolo ( deriva molto pericolosa, come si e visto , le parole sono pietre) e dall’ altro a chiedere a chi condanna la Shoah di essere coerente e di condannare anche il “genocidio a Gaza” .
Una volta impossessatasi così dell’ immaginario, delle emozioni , dei riflessi pavloviani degli ascoltatori , tutto ciò che segue non ha più bisogno di essere dimostrato o almeno argomentato.
Un primo corollario è lo scarso, se non inesistente , ricorso alla storia e allac geografia alle date, alle vicende , anche perchè da un lato poco direbbero a chi ascolta ecdall’ altro potrebbero entrare in contraddizione con gli “assiomi”.
Un secondo è un uso dei numeri, difficilmente accettabili, sempre a sostegno degli “assiomi”.
Inutile dire che gli “assiomi” hanno poca o nulla attinenza con la vicenda iniziata col massacro del 7 ottobre 2023, a questo punto nella mente degli ascoltatori sono solidamente conficcati.
Il massacro del 7 ottobre viene sì definito come crimine (di guerra e contro l’ umanità) , ma ne viene negata la qualità di causa della reazione israeliana, fino a dire che “Israele ha il diritto di proteggersi” (bontà sua ) ,ma ” l’ art. 51 dello Statuto ONIU è errineamente invocato “, in quanto Israelev” non ha il diritto di dichiarare guerra a un popolo che mantiene sotto occupazione belligerante” [ che la guerra sia contro Hammazz e che Gaza non sia più occupata dal 2006 non conta nulla , qui si dispiega in pieno la “geometrica potenza” degli assiomi, degli “ipse dixit” , calati come macigni a occludere altre vie mentali agli avvinti ascoltatori), e quindi in sostanza Israele dovrebbe subire passivamente altri attacchi del genere, perchè a Gaza ci stanno i civili, e “non di può fare la guerra ai civili” [ a questo punto l’ ascoltatore è più che convinto che gli israeliani “colonialisti” e “genocidiari” siano entrati a Gaza per massacrare, possibilmente annientare i civili].
Per onestà va detto che a questo punto propone una “forza di interposiziine indipendente” [ che divrebbe inserirsi in un contesto di guerra, avrebbe gli ovvi problemi del mandato , la necessità di essere armata, ,il compito di disarmare Hammazz, ,a parte che i diritti di veto in CdS la bloccherebbero sul nascere], un immediato cessate il fuoco, la liberazione di tutti gli “ostaggi” e di tutti (sic) i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane..
E alla fine l’ ovvio appello alla “gente” a esercitarec”pressiine politica” sui governi occidentali.
Sintesi del tutto personale : un regime così strutturato crolla anche (ma non solo) con la lotta armata, con un leader sul terreno, o molto prossimo.
Il che significa certamente altre morti, e distruzioni.
L’ intervento di alleati aiuta, anche con fornitura di armi, ma non può sostituire, salvo che agisce con “boots on the ground”.
E la storia della nostra Resistenza , che fu sia politica (preparazione di nuovo ordinamento, policy, strutture) che militare, ed è quella della rivoluzione e resistenza ucraina , con le differenze del caso.
In fondo , con il suo bieco e becero cinismo, che risolve alla sua maniera, pone LA questione.
Chi guida e combatte per il cambio di regime è VERAMENTE disposto ad assumersene tutti gli oneri – da cui nessun “esterno” li solleverá , se non parzialmente – in alternativa a una vita irregimentata , forse con qualche “riforma”, sotto la “Repubblica Islamica” ?
Forse , dopo 47 anni, siamo al “punti di rottura” , all’ “enough is enough” , che non riguarderà TUTTI, ma la parte attiva e lungimirante della popolazione , che fra l’ altro già annoierai suoi martiri.
E riguarda anche noi, cittadini (e governi, a cascata) dei residui Stati di democrazia liberale : siamo REALMENTE pronti ad aiutare la rivoluzione , anche in vista degli indubbi vantaggi che c’è ne deriverebbero , oltre beninteso alla soddisfazione “etica” ?
Aggiungo che, ovviamente, a un certo punto , dopo il crollo del regime, si aprirebbe una fase di transizione, nella quale un personaggio come Reza Pahlavi, qualora avesse guidato anche la lotta armata, avrebbe un ruolo imprescindibile, che potrebbe anche trasformarsi in quello di “padre della Patria” .
Questi sono i pensieri che mi vengono , pesanti , non semplici, non facili, un po’ cupi, mentre si aspetta un possibile “strike” americano.
Quella in corso in Iran è, secondo me, una vera e propria rivoluzione, caotica, multiforme , ma con un chiaro obiettivo : abbattere un regime marcio, criminale, ottuso.
Avrà successo ?
Le rivoluzioni non le fa la “maggioranza silenziosa” o quella dei social, ma la folla che si batte per le strade e nelle piazze, e poi assalta i palazzi del potere.
Conterà la voglia di futuro , di uscire da una gabbia mortifera, che si rivela tale anche coi massacri in corso, e conterà il rifiuto di un “rassicurante” conformismo, e di una religione ridotta a una cupa celebrazione della sottomissione e della repressione.
Fu così anche nel 1979 , dove quella chiamata “rivoluzione islamica” si basò piuttosto sulle forze del Tudeh (partito comunista) e altre di opposizione laica , prontamente soffocate e massacrate poi dai Criminali col turbante.
In questo c’ è una somiglianza con il golpe bolscevico dell’ ottobre 1917, che si innestò sul lavoro svolto da altre forze, borghesi e socialiste, dal febbraio.
Ma non si può pensare che non sia anche cruenta ,, la struttura di potere con i suoi famigli e favoriti non mollerá facilmente.
Forse una differenza rispetto ad altre vicende è che il regime è isolato , e nè gli Stati canaglia nè i proxy terroristi sono in grado o vogliono dargli un aiuto sostanziale.
Un boost invece può venire da Stati Uniti e Israele, che ovviamente hanno anche agende proprie, ma non saranno certamente in grado di fare dell’ Iran un Paese marionetta , e men che meno lo sarà Reza Pahlavi, che può giocare invece un ruolo importante nella transizione.
Strumentale e in mala fede in proposito é il richiamo al “diritto internazionale” , alla “diplomazia” , l’ appello all’ ONU : l’aggressione moscovita partita il 24 -02 – 22 e il pogrom del 7- 10 – 23 hanno squarciato il velo di ipocrisia che copriva una costruzione già minata , alla quale hanno dato il colpo di grazia.
Un intervento di sostegno , anche militare, non può non venire dall’ “Occidente allargato” , inclusi gli Stati Uniti, pur con le pesanti ambiguità della Presidenza Trump, che dovrà avere il coraggio di resistere alla propaganda di dittature ed autocrazie.
“La Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sulla Repubblica islamica dell’Iran ha invitato oggi il governo iraniano a ripristinare immediatamente la connettività Internet e mobile e a porre fine alla violenta repressione della protesta nazionale in corso.
(…)
Sottolinea che le minacce o gli atti di intervento militare unilaterale da parte di Stati terzi sono contrari al diritto internazionale.”
P.S.
Da un lato il Consiglio per i diritti umani dell’ ONU INVITA l’ IRI a porre fine alla repressione e dall’ altro SOTTOLINEA che eventuali interventi militari (per far cessare tali repressioni, suppongo, anche se ipocritamente non viene scritto ) sono CONTRARI al diritto internaziinale.
Alla fine sono solo parole , ma rilevon:
– il diverso uso delle stesse : “invita” (per favore !) e dall’ altra “sottolinea” e “contrari” ( non pensate di far cessare con la forza i massacri !)
– manca qualsiasi “invito” a che se ne occupi il Consiglio di Sicurezza
Se il diritto internazionale si limita a dare un “buffetto” a uno Stato criminale , che i viola i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione del 1948, e però addita al pubblico ludibrio e condanna chi eventualmente tali diritti volesse proteggere, per quanto mi riguarda “È MORTO E SOTTERRATO”
Ecco come una ragazza iraniana, seguace dello zoroastrismo, spiega tutto “sulle dita”:
“Ciao, sono iraniana. Tutti continuano a porsi la stessa domanda: cosa c’è che non va nella sinistra?
Perché sono così rumorosi, perché sostengono la Striscia di Gaza, ma rimangono completamente in silenzio quando si tratta dell’Iran?
La risposta è semplice: perché la verità smaschera la menzogna.
Perché riconoscere l’Iran distrugge la fantasia ideologica che hanno costruito.
Siamo chiari: la Repubblica Islamica dell’Iran non è vittima dell’imperialismo occidentale.
È un regime autoritario teocratico che esiste esportando la violenza, finanziando gruppi islamisti e reprimendo il proprio popolo.
Sì, finanzia Hamas. Finanzia Hezbollah. Tutti questi piccoli gruppi per procura nella regione e nel mondo sono finanziati con denaro iraniano – non denaro del governo o del regime, ma fondi rubati: denaro preso da lavoratori che oggi in Iran non possono nemmeno permettersi il pane;
da famiglie distrutte dall’inflazione;
da donne che vengono picchiate, imprigionate, torturate e violentate per aver rifiutato la sottomissione religiosa.
E questo È esattamente il motivo per cui la sinistra tace: perché Hamas alimenta la loro narrazione, ma il popolo iraniano no.
Perché la violenza islamista contro gli israeliani può essere trasformata in “resistenza”, ma la violenza islamista contro gli iraniani rivela la verità.
Proprio in questo momento, mentre leggete questo, l’Iran – un paese con oltre 92 milioni di abitanti – viene distrutto in tempo reale.
Un blackout quasi totale per più di 24 ore: niente internet, niente connessione telefonica, nessuna comunicazione. E – silenzio.
Nessuna “protesta urgente” nelle università occidentali, niente hashtag, niente dichiarazioni di solidarietà, niente megafoni.
Perché la sofferenza degli iraniani non rientra nei loro programmi.
Perché i moderni movimenti di sinistra non sono più guidati dai diritti umani, ma dall’indignazione selettiva e dalla lealtà ideologica.
Urleranno contro la censura, a meno che non sia un regime islamista. Condanneranno la violenza di stato fino in fondo, ma non diranno mai una parola se quella violenza è avvolta in un linguaggio religioso.
Cantano “Palestina libera”, ma non diranno mai “Iran libero”, perché ciò richiederebbe una difficile ammissione:
Che l’Islam politico non è liberazione, è dominio. E, tra l’altro, questo sta accadendo anche in Occidente oggi.
La Repubblica Islamica non è antimperialista; è imperialista nei confronti del suo stesso popolo. Hamas non è un gruppo di resistenza isolato; fa parte di un più ampio ecosistema islamista finanziato, addestrato e sostenuto da regimi come la Repubblica Islamica dell’Iran.
Ecco cosa non vogliono sentire: non si può rivendicare la superiorità morale giustificando un regime che uccide le donne e le punisce per aver rifiutato l’hijab, uccide i manifestanti, interrompe internet per una nazione di 92 milioni di persone e usa gruppi di supporto stranieri per nascondere il proprio collasso interno.
Non si può fingere di preoccuparsi dei palestinesi ignorando gli iraniani che vengono fucilati, torturati e uccisi dalla Repubblica Islamica.
Questa non è solidarietà, questa è cecità ideologica. Il popolo iraniano non è in silenzio, è costretto al silenzio.
Il silenzio della sinistra occidentale è una loro scelta: una scelta di difendere l’ideologia, giustificare l’islamismo e chiudere un occhio.
La sofferenza di milioni di persone, perché il dolore del popolo iraniano complica lo slogan.
La storia ricorderà questo momento.
Ricorderà chi ha parlato di libertà universale e chi ha deciso che alcune vite sono meno importanti della preservazione di una narrazione.
SUL “DIRITTO INTERNAZIONALE”, DOPO L’ “OPERAZIONE MADURO”
Devo a un articolo di Federico Punzi , su “Il Tempo” , ripreso da una rassegna,stampa che seguo, il riferimento a un Editoriale molto acuto sul “Wall Street Journal” (a cui sono abbonato, ma mi era sfuggito) sul tema del “diritto internazionale” , a partire dalla “operazione Maduro”.
Credo sia una lettura fondamentale , fra l’ altro non prolissa , e che va al punto, utile anche per chi coltiva legittimi dubbi , e persino per gli “antiamericani” e “antioccidentali” radicali, almeno per chi vuole mettere alla prova le proprie opinioni e/o convinzioni.
Ne do’ una traduzione , via deepL, e il testo originale con il link.
“Il diritto internazionale è diventato il miglior amico dei tiranni? I democratici e i leader stranieri sostengono che l’arresto del dittatore venezuelano Nicolás Maduro da parte del presidente Trump sia illegale, almeno secondo l’interpretazione del diritto internazionale data dal complesso dominante di professori, ONG e burocrati multilaterali.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres è «profondamente preoccupato che le norme del diritto internazionale non siano state rispettate». Ad affiancarlo ci sono i soliti sospetti, tra cui gli europei, al sicuro fuori dalla mischia, la Cina (“una chiara violazione”) e la spudorata Russia (“un atto di aggressione armata”). La nostra preferita è la dichiarazione di Hamas che condanna l’arresto di Maduro come una “grave violazione del diritto internazionale” e un “attacco alla sovranità di uno Stato indipendente”.
Sarebbe bello pensare di vivere in un giardino wilsoniano dove la legge governa le relazioni tra le nazioni. Ma non è così. Il momento in cui ci siamo avvicinati di più a questo ideale è stato all’indomani della Guerra Fredda, quando gli Stati Uniti erano dominanti a livello globale e hanno riunito coalizioni per far rispettare le norme internazionali nella prima Guerra del Golfo e nei Balcani. Oggi i regimi canaglia sono in marcia, e il diritto internazionale e le istituzioni che dovrebbero difenderlo finiscono per proteggere i trasgressori.
Non è saggio gettare alle ortiche l’intero corpus del diritto internazionale, che gli Stati Uniti hanno contribuito a costruire nel corso degli anni, ma non si può più ignorare il suo stravolgimento. I regimi canaglia del mondo infrangono tutte le regole, solo per poi utilizzarle contro le democrazie rispettose della legge come mezzo per continuare la loro illegalità.
La citazione più frequente riguardo al Venezuela è l’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite: “Tutti i Membri si asterranno nelle loro relazioni internazionali dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato”. Ma se si approfondisce un po’ l’analisi, la questione diventa confusa.
In primo luogo, l’intervento degli Stati Uniti costituisce una violazione della sovranità venezuelana quando l’autorità legittima del Paese lo consente? Edmundo González, eletto dal popolo venezuelano nel 2024, si è espresso a favore dell’operazione. Il regime di Maduro, che ha rubato quelle elezioni, si oppone. La posizione bipartisan degli Stati Uniti è che Maduro non era il presidente legittimo.
Maduro ha accolto Hezbollah e ha utilizzato le truppe cubane per imporre il suo dominio sul Venezuela. Il regime dell’Avana afferma che 32 cubani sono morti difendendo Maduro. Come scrive il nostro collaboratore Eugene Kontorovich, “Sarebbe strano interpretare l’articolo 2(4) come se consentisse alle potenze straniere di utilizzare le truppe per sostenere un dittatore illegittimo e non eletto, ma non per rimuoverlo”.
In secondo luogo, questo può essere considerato come un atto di autodifesa degli Stati Uniti contro il traffico di droga e l’uso della migrazione come arma da parte del regime venezuelano? Gli Stati Uniti hanno anche invocato l’autodifesa come motivo per arrestare il dittatore panamense Manuel Noriega nel 1989.
In quel caso, un parere del Dipartimento di Giustizia espresso da Bill Barr, poi diventato Procuratore Generale, ha stabilito che “l’articolo 2(4) riguarda una delle questioni politiche più fondamentali che una nazione deve affrontare: quando ricorrere alla forza nelle relazioni internazionali”. Non spetta a un tribunale, che non è responsabile nei confronti del popolo, decidere in merito.
La schiera di analisti improvvisati sostiene anche che l’operazione statunitense darà a Vladimir Putin e Xi Jinping carta bianca in Ucraina e Taiwan. “Pensate a ciò che Russia e Cina hanno appena imparato”, ha detto domenica il deputato Jim Himes, leader democratico della Commissione Intelligence della Camera, durante il programma della CBS “Face the Nation”. Come se Mosca e Pechino non calpestassero già il diritto internazionale quando questo ostacola i loro interessi.
Il presidente Xi non sta aspettando una nuova interpretazione giuridica per conquistare Taiwan: è a questo che serve il suo potenziamento militare. La Cina ha ignorato la sentenza internazionale contro la sua appropriazione delle isole nel Mar Cinese Meridionale. I veti di Cina e Russia hanno neutralizzato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Corte Penale Internazionale è diventata un’arma contro gli Stati Uniti e Israele nella loro lotta al terrorismo.
L’unica difesa contro i criminali globali è la deterrenza della forza militare occidentale. Tale forza è stata dimostrata con precisione impeccabile nel rapimento di Maduro. E la dimostrazione del coraggio e della potenza militare degli Stati Uniti farà più di mille risoluzioni delle Nazioni Unite per proteggere il mondo libero e far riflettere due volte Russia, Cina e Iran.
L’internazionalismo liberale è un fallimento morale e politico se non è in grado di distinguere tra l’aggressione di Russia e Cina per fagocitare le democrazie vicine e l’azione militare degli Stati Uniti per arrestare un dittatore senza legge alleato con i peggiori attori del mondo.”
The ‘International Law’ Illusion in Venezuela – WSJ
“Has international law become a tyrant’s best friend? Democrats and foreign leaders are claiming that President Trump’s arrest of Venezuelan dictator Nicolás Maduro is illegal—at least as international law is interpreted by the reigning complex of professors, NGOs and multilateral bureaucrats.
United Nations Secretary-General António Guterres is “deeply concerned that the rules of international law have not been respected.” Joining him are the usual suspects, including safely-out-of-the-fray Europeans, China (“a clear violation”) and shameless Russia (“an act of armed aggression”). Our favorite is Hamas’s statement condemning the Maduro arrest as a “grave violation of international law” and “assault on the sovereignty of an independent state.”
It would be nice to think we live in a Wilsonian garden where law governs relations among nations. We don’t. The closest we’ve come was in the aftermath of the Cold War, when the U.S. was dominant globally and rallied coalitions to enforce international norms in the first Gulf War and the Balkans. Today rogue regimes are on the march, and international law and the institutions that supposedly uphold it end up protecting the lawbreakers.
It is unwise to junk the whole corpus of international law, which the U.S. did so much to build over the years, but its twisting can no longer be ignored. The rogues of the world break all the rules, only to deploy them against law-abiding democracies as a way to continue in their lawlessness.
The frequent citation concerning Venezuela is Article 2(4) of the U.N. Charter: “All Members shall refrain in their international relations from the threat or use of force against the territorial integrity or political independence of any State.” But go a little deeper and the analysis becomes muddy.
First, is the U.S. intervention a violation of Venezuelan sovereignty when the country’s legitimate authority consents to it? Edmundo González, elected by the Venezuelan people in 2024, has spoken in support of the operation. The Maduro regime, which stole that election, objects. The bipartisan U.S. position is that Mr. Maduro wasn’t the legitimate President.
Mr. Maduro welcomed Hezbollah and used Cuban troops to impose his rule on Venezuela. The regime in Havana says 32 Cubans died defending Mr. Maduro. As our contributor Eugene Kontorovich writes, “It would be odd to read [Article] 2(4) as allowing foreign powers to use troops to prop up an illegitimate, unelected dictator, but not to remove him.”
Second, does this qualify as U.S. self-defense against the Venezuelan regime’s drug smuggling and use of migration as a weapon? The U.S. also claimed self-defense as grounds to arrest Panamanian dictator Manuel Noriega in 1989.
In that instance, a Justice Department opinion by Bill Barr, later the Attorney General, found that “Article 2(4) relates to one of the most fundamentally political questions that faces a nation—when to use force in its international relations.” That isn’t for a court, unaccountable to the people, to decide.
The herd of instant analysts also claim the U.S. operation will give Vladimir Putin and Xi Jinping license in Ukraine and Taiwan. “Think of what Russia and China just learned,” Rep. Jim Himes, the top Democrat on the House Intelligence Committee, said Sunday on CBS’s “Face the Nation.” As if Moscow and Beijing don’t already trample international law when it gets in their way.
President Xi isn’t waiting on a new legal interpretation to seize Taiwan; that’s what his military buildup is for. China has ignored the international ruling against its island grabs in the South China Sea. Vetoes by China and Russia have neutered the U.N. Security Council. The International Criminal Court has become a weapon against the U.S. and Israel when they fight terrorism.
The only defense against global rogues is the deterrent of Western military force. That force was on display with flawless precision in snatching Mr. Maduro. And the demonstration of U.S. nerve and military prowess will do more than a thousand U.N. resolutions to protect the free world and make Russia, China and Iran think twice.
Liberal internationalism is a moral and political failure if it can’t distinguish between the aggression of Russia and China to swallow neighboring democracies and a U.S. military action to arrest a lawless dictator in league with the world’s worst actors.”
Parole chiare di Sylvie Goulard sulla ipocrisia della Mel1 (e aggiungo io della -quasi per ntero- classe politica italica).
《Sono colpita dal fatto che molti Paesi partecipino alle riunioni dei “volenterosi” sull’Ucraina senza che esista una lista chiara di chi fa cosa. Si va per la foto, poi si torna a casa spiegando cosa non si vuole fare. Questa è una debolezza grave.
Immagino si riferisca a Giorgia Meloni che partecipa alle riunioni dei volenterosi, ma poi ribadisce la sua contrarietà all’invio di soldati italiani sul campo. Secondo lei invece, non si può garantire la sicurezza dell’Ucraina senza un contributo militare concreto?
Esattamente. Ma non solo. Ovviamente le modalità possono essere diverse — soldati, copertura aerea, assistenza tecnica — ma una garanzia di sicurezza senza alcun impegno militare è una contraddizione. Non si può far parte di una coalizione che promette un futuro pacifico all’Ucraina senza assumersi responsabilità reali.
Leader come Meloni, Orbán o altri esponenti della destra europea partecipano alle riunioni europee ma mantengono una linea ambigua. Sono, in qualche modo, avamposti di Trump in Europa?
Io non voglio personalizzare. Ma è un fatto che già nel 2017–2018 Donald Trump e il suo entourage, penso per esempio a Steve Bannon, dichiaravano apertamente che l’Unione europea andava distrutta. Chi oggi mantiene rapporti stretti con quella visione senza interrogarsi sul proprio interesse nazionale dovrebbe spiegare ai cittadini se questa scelta rende davvero i nostri Paesi più forti o se non sia, al contrario, una forma di vassallizzazione. Se l’Italia vuole essere tra i volenterosi con gli altri paesi fondatore dell’Unione Europea deve anche dimostrare solidarietà con i partner europei. Vedere il Regno Unito fare di più di un paese fondatore della Comunità è deludente per chi ama l’Italia.
Una contraddizione per chi si definisce sovranista?
Si. Questi partiti si dicono nazionalisti, difensori dell’interesse nazionale, a volte persino cristiani. Ma la loro visione del mondo — che rifiuta la solidarietà, il diritto dei più deboli, le regole comuni — è in profonda contraddizione con questi valori. È un cavallo di Troia che entra nelle nostre democrazie attraverso i social e il discorso politico.》
IL FETICCIO DELL’ ART.5 E L’ ART. 42 PARAGRAFO 7 DEL TRATTATO UE
La Mel1 continua con la tradizione italica di invocare principi e norme che soddisfano la falsa coscienza ma non hanno un meccanismo cogente: è il caso dell’ “art. 5 per l’ Ucraina”.
“Si sta parlando dell’istituzione di una forza multinazionale per rafforzare la difesa ucraina come strumento di garanzia. Io non ritengo necessario l’invio di truppe perché il principale strumento è quello di ispirarsi al sistema dell’articolo 5 della Nato, è quella la principale garanzia per Kiev”.
È chiaro invece, alle persone normodotste e in buona fede, che solo una presenza di forze europee può garantire una efficace applicazione dell’ “art. 5 per l’ Ucraina” .
Essendo l’ Ucraina candidata a far parte della UE si tratterebbe , fra l’ altro, di una logica “anticipazione” dell’ articolo. 42c paragrafo 7 del Trattato UE , ben più cogente dell’ articolo.5.
“Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri.
Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa.”.
Ma in realtà la Mel1 – e non solo lei – ritiene necessario che la UE “parli” con Vladolf , non si sa bene per dire cosa , pensando forse che ciò possa essere sostitutivo dei “boots on the ground”.
È per me vergognoso che il PD , per non perdere l’ aggancio con il “mondo proPal” e quello islamico più estremi (e i relativi voti) punti a rendere impossibile un testo condiviso di DdL sull’ antisemitismo, e in subordine a non votare un testo unificato che si basi su quello di Graziano Delrio.
Un altro motivo per NON VOTARE più il PD di ES.
Per un fatto di semplice decenza, di rispetto di me stesso.
《Rispetto a quella di Delrio, la proposta Giorgis dovrebbe fare un’unica cosa: cambiare la definizione di antisemitismo che è condivisa in tutti gli altri testi incardinati in Commissione Affari costituzionali (Romeo, Gasparri, Scalfarotto).
La definizione è in sé per sé è molto semplice: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso individui ebrei o non ebrei e/o verso le loro proprietà, verso istituzioni della comunità ebraica e strutture religiose”.
Si tratta delle stesse parole utilizzate dall’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (Ihra, è l’acronimo in inglese), ma anche nei documenti ufficiali di Commissione, Parlamento europeo, Germania, Francia, e pure dal governo italiano nelle linee guida della strategia nazionale contro l’antisemitismo approvate nel 2021 dal governo Conte.
E che però non convince Schlein e i suoi, che vorrebbero sostituirla con la cosiddetta dichiarazione di Gerusalemme, una definizione alternativa elaborata da accademici di tutto il mondo nel 2021.
Quel che non convince i dem riguarda la stretta correlazione tra antisemitismo e critica a Israele che è contenuta negli undici esempi illustrativi che sono allegati alla definizione. Ben cinque riguardano lo stato ebraico. Per questi esempi è “antisemita” sostenere che l’esistenza di Israele sia un’impresa razzista o coloniale, lo è anche paragonare la politica israeliana a quella nazista o applicare doppi standard a Israele, ovvero pretendere dallo stato ebraico comportamenti non richiesti a qualunque altro stato democratico. Insomma, da Francesca Albanese in giù negli ultimi tempi sarebbero molti quelli che hanno accusato Israele di nazismo a finire imputati come antisemiti.
Questi tre esempi “controversi” sono invece esclusi dalla dichiarazione di Gerusalemme.
(…)
per non lasciare scampo a interpretazioni troppo aperte, a differenza della definizione dell’Ihra, quella di Gerusalemme elenca dettagliatamente sia ciò che è antisemita, sia ciò che non lo è. Ed è proprio in questa enumerazione che si nascondono cose molto controverse.
Ad esempio, secondo la definizione di Gerusalemme, non è antisemita “sostenere campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele”, come non lo è “paragonare Israele ad altri casi storici, inclusi colonialismo o apartheid”, ma soprattutto, secondo la definizione che piace a Schlein, non è antisemita “opporsi all’esistenza dello stato di Israele”.
(…)
Una cosa però è certa, in caso di cambio di definizione non si potrebbe arrivare a quel testo unico bipartisan auspicato a parole anche dai dem. Come ricordava infatti il senatore di Forza Italia Gasparri: “Vogliamo che la definizione di antisemitismo usata dall’Europa e anche dal governo Conte sia anche nella legge italiana”.》