Non si può bombardare
la Felicità,
anche se fai a pezzi i miei rami,
non riuscirai mai ad arrivare alla radice
e dalla radice, io rinascerò.
Fessure
Sopra al chiacchiericcio dei pregiudizi, dei soprusi e dell’adulazione abitano i nostri sogni.
La libertà intangibile fiorisce sopra la disgrazia, nelle piccole fessure lasciate libere dai nostri pensieri, nello spazio incontaminato, impercettibile, libero dalla ragione.
Grigio
Quando è grigio,
dopo tutto quel sole
spendo un po’ di tempo
in uno spicchio di luce
a cercare un pensiero
che sia un’eco di pace.
E gli occhi si riempiono
del biondo riflesso
dei tuoi capelli,
di un giorno qualunque
a guardare all’insù
perso nel cielo
degli anni novanta,
e del viso di mio padre.
La Vittoria
Perché la felicità non dipende dalle circostanze?
Molto spesso sentiamo parlare di persone povere che non sono felici, di persone ricche che non sono felici, di persone che cercano un compagno o una compagna e non sono felici, di persone che hanno un compagno o una compagna e non sono felici, di persone ammalate che non sono felici, di persone perfettamente sane che non sono felici.
Ecco un punto interessante, il disagio. Il disagio, la sofferenza che nasce da una situazione che non vorremmo vivere, che proietta l’immagine esatta di chi vorremmo essere e di tutto ciò che vorremmo avere per essere finalmente felici.
Quando guarirò, quando viaggerò, quando avrò quei soldi, quando avrò quella persona, quando avrò quel lavoro, quando smetterò di fumare, quando lui capirà, quando lei smetterà di dirmi quello che devo fare, allora sì che sarò felice. Ecco la trappola, la prigione.
Mentre in realtà quel disagio è l’occasione migliore per la nostra felicità.
Perché?
Perché la nostra vita, quella di tutti possiede la capacità innata di essere libera e assolutamente felice esattamente in mezzo a quel disagio. Questa possibilità è certa ed è determinata esclusivamente da una nostra scelta profonda. Io scelgo di essere felice in mezzo al delirio, ho la possibilità di farlo. Ecco la libertà. Non possiamo agire sulle circostanze per trasformare la disperazione in gioia, ma possiamo scegliere di essere felici nella disperazione per trasformare la sofferenza in gioia, è questa la forma essenziale della nostra libertà, è questa la parte incontaminata della nostra vita che niente e nessuno potrà mai intaccare.
Nessuno potrà mai togliere a una persona la possibilità e il diritto di scegliere di essere felice alla radice, alla sorgente della vita.
Poi succede la “magia”. Quando riusciamo ad aprire uno stato di felicità in mezzo alle circostanze difficili, quando riusciamo ad essere felici in mezzo al disagio, otteniamo una vittoria istantanea, in quel preciso istante si aprono davanti a noi mondi inesplorati, è lì che l’ambiente si trasforma, è lì che si guarisce, è lì che arriva il lavoro che speravamo arrivasse, è lì che arriva la persona che avremmo voluto incontrare, è lì che l’ambiente diventa il riflesso esatto della nostra vittoria.
I rami sono il risultato della radice, la radice si nutre alla sorgente e la sorgente non ha limiti. Se vogliamo cambiare i rami dobbiamo attingere alla natura sconfinata della sorgente.
Passeggiata d’agosto Capitolo primo
Non ricordo bene che anno fosse, ricordo solo che era estate. Mi affacciai dal terrazzo a guardare fuori, sicuramente era il mese d’agosto perché c’era un silenzio irreale per la strada e non si vedeva nessuno. Ricordo bene anche il sole di quella mattina, il riflesso del cielo sui tetti, tra la veglia e il sonno la voce di due ragazze che veniva da chissà dove, una diceva “alla fine vado in Corsica, prima o poi glielo dirò”, e l’altra, “ti sta bene questo vestito a fiori, se vieni su provo a dirtelo meglio”.
Poi da una finestra una radio che si mette a suonare, le due ragazze si confondono nella musica di un pezzo classico, fino a scomparire del tutto, rimane solo la musica. Il cielo azzurro è un deserto che sfuoca l’orizzonte, pieno di storie lasciate in sospeso, conti da pagare, sogni, appartamenti vuoti, malinconie sui pianerottoli, tutto rimane lì a galleggiare fino a che settembre col suo carico di impegni e burocrazia scoppierà la bolla magica del mese dei poeti, il mese che non esiste, il mese d’agosto.
Così scendo per la strada e inizio a camminare, ogni tanto alzo lo sguardo verso le finestre chiuse, si sente solo il rumore dell’assenza e un pizzico al cuore a ogni passo, il velo sugli occhi di un tempo sospeso, una malinconia buona che scende dai tetti e si appiccica agli alberi, sui bordi dei marciapiedi, alla finestre degli amori passati, dentro alle stanze di amici che non vedo più da tanto tempo.
Arrivato davanti al numero otto di una piazza mi fermo ad ascoltare il rumore dell’acqua di una fontana, davanti a me un cancello che ho oltrepassato tante volte, dentro un cortile pieno di piante e di fiori. Chiudo gli occhi e mi faccio guidare dalla memoria dei profumi, dalla pista di vecchi suoni.
Ti rivedo giovanissima e bionda con le chiavi del tuo nuovo appartamento dove andremo a vivere, c’è un letto a pavimento, un tavolo di legno, una piccola cucina con una penisola e due sgabelli dove mangeremo migliaia di volte insieme, il campanello che suona spesso, gli amici che salgono, il mercato allora era ancora per strada e di sotto c’era una ragazza mora con la pelle scura che mi piaceva da morire; quando passava i suoi occhi neri mi si appiccicavano dentro come due pianeti, ricordo che quando la incrociavo mi giravo sempre a guardarle il culo, portava dei jeans molto stretti che svelavano perfettamente il disegno dei suoi sentieri, non era possibile passarle oltre senza voltarsi almeno un paio di volte e ogni volta che succedeva pensavo, “prima o poi devo dirle qualcosa”, ma poi non le ho mai detto niente. Aveva una bimba piccola, un universo di misteri e quegli occhi neri che ti mostravano tutto quello che di solito non si vede quando si viaggia in giro per il mondo con un paio di scarpe normali, direi che avesse l’istinto primordiale e spietato della poesia che genera la vita e la scombina a suo piacimento. Si chiamava Lulù.
Io e te invece litigavamo spesso, per cose stupide soprattutto, come una giostra piena di sali e scendi i giorni sfilavano via leggeri e veloci, persi e assorbiti nel fare quotidiano, nella forza centrifuga che lava via la curiosità, si scopava poco, ma scopare però ci piaceva parecchio; ricordo infatti il giorno in cui il cerchio si strinse e decidemmo di fare un esperimento, un esperimento molto semplice, ognuno esce e scopa con chi gli pare a patto che ce lo diciamo. È successo prima a te ovviamente, sei uscita con un tizio qualunque e sei tornata a casa piena di dopo barba sul collo e un po’ dappertutto, lì per lì è stata dura ma ho trovato la cosa anche eccitante per certi versi. Poi è arrivato il mio turno e non avevo neanche finito la frase “stasera mi vedo con…” che sei impazzita come un’aquila, hai voluto sapere chi fosse e poi l’hai chiamata per dirle che doveva starmi lontana sennò l’avresti fatta a pezzi con un’ascia. Esperimento fallito. Ma comunque tu hai continuato a scopare di nascosto con diverse persone e dopo un po’ ho iniziato a farlo pure io.
Accade
Da una stanza buia
si apre una finestra
e la stanza si allaga di sole;
accade questo
ogni volta che mi vieni a trovare,
che sia sogno o vita reale.
Un filo invisibile
Per capire da che parte passano la verità e il valore è importante prendere come bussola la poesia, se si segue il filo invisibile della poesia si puo’ essere certi di seguire la verità.
Se vuoi visualizzate per esempio la faccia di Benito Mussolini con i pugni sui fianchi affacciato a piazza Venezia e quella di Enrico Berlinguer sorridente che viene preso in braccio da Roberto Benigni, qual è che vi ispira maggiore poesia?
Mussolini aveva un grande consenso, ma credo che a nessuno sia mai venuta voglia di prenderlo in braccio e sollevarlo come un bambino.
Ecco, la poesia sta lì, negli occhi del bambino Berlinguer che viene preso in braccio da Benigni in un istante di assoluta empatia.
La poesia non conosce il potere autoritario, è amore in ogni sua sfumatura.
La poesia è un riflesso di libertà, è il sole della nostra umanità che nutre la bellezza riflessa in cielo e in terra, nelle stelle, nei fiori, nei boschi e nella luna.
Ha fatto anche cose buone, non è poesia.
Interessante però notare come la poesia, sia riuscita, come l’erba che si impadronisce del cemento a vincere e rinascere sulle rovine della dittatura, dei bombardamenti, delle atrocità dei campi di sterminio. Questa vittoria è indiscutibile.
La poesia non si ferma davanti a niente e prima o dopo trova una fessura, anche minuscola, nella quale si insinua e poi sovrasta tutto.
Buon primo Maggio.
Passato
Il passato è fantastico se vuoi cercare ispirazione. Il futuro è una meta, è il bastone e la carota, ma se vuoi cercare ispirazione niente può competere col passato. Il passato è la sorgente, non va confuso col rimpianto o con la comodità, il passato è il magazzino segreto della poesia. Se vuoi fare un grande balzo in avanti devi allearti con il più forte e il più forte è lui, il passato.
Il passato è il gioiello nascosto, è la porta del sogno.
Missione
È esattamente quando non te lo aspetti
che il seme si trasforma in fiore,
perché il fiore ha la missione di sorprenderti.

