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troppo occupati noi
all’inseguimento dei fallimenti
si aggiusta il tiro
ma la freccia manca il bersaglio
è carenza di bilanciamento
non c’è peso
né scelta accurata di punta.
Si prosegue ugualmente
testardi
ignorando il profumo improvviso
delle mimose.
Solo poeti e pazzi visionari
dilatano il torace all’accoglienza
e sanno d’essere sempre stati
torneranno semi e poi di nuovo
ancora fiore frutto
Buongiorno Uomo
]]>domande col lucchetto
tutto gettato in basso,
lì
il verde degli occhi s’annera
come il cercatore
fruga per l’oro nascosto
eternità di vita a rimestare fango
sperando
nel riscatto finale
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Per un attimo volgendo altrove lo sguardo
sorprende e dilania
l’insopportabile chiarezza
no, no, no
intingi le dita nel fango
e ghirigori tracciano scure scie
sulla tela vergine
]]>
tanto sfacciata sembrava
ieri notte
la luna dalle forme piene
ostentando
la sua nuda bellezza
non per un rossore improvviso
né per senso di vergogna
conscia della riprovazione
si è velata
pro domare sas feras meas
traballu malu, costosu
de novas , de dolos
istocados e suportados
cada caminu una pedde iscorjata
e interrata, mai irmenticata
ca est pericolosu no tennere a mente
sos mostres chi ant abitau intre tie
e como chi miras
e bides
totu sos maschingannos in sos àteros
e cumpatis
como tue ischis su pressiu
de sa pedde de s’ogru
sa nudesa de s’innosséntzia
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Cambiare
Mi occorsero millenni
per imbrigliare le mie belve
un lavorio costoso
di eventi di dolori
inflitti e subiti
ogni cammino una pelle scuoiata
e sotterrata, mai dimenticata
che è pericoloso non ricordare
i mostri che hanno abitato te
ora che il tuo sguardo può
distinguere la moltitudine negli altri
e compatire
poiché tu sai quanto gli costerà
la pelle nuda dell’innocenza
in rivoli diventati alluvionali
e mentre mi dilavano
da scorie millenarie
immobile, scolpita salgemma
da chissà che mano
non muto-forma
solo levigatezza
imprigionato il lucore attende
il frantumarsi
sacrificale obbligato per divenire
luce ]]>
- potrebbe sembrare meraviglioso-
così non è
c’è fango di palude qui
talmente denso che
risucchia tutto
il blu
non è stato possibile tendere
un ramo
o navigare una palanca
per afferrarne un lembo
un piccolo frammento
che fissi negli occhi
lo splendore
per non vedere altro
e dimenticare
le sabbie mobili ferme
al ginocchio da un’eternità
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non è che fosse rosa per scelta
di colore
cosa vuoi succhiare nella crepa
d’asfalto
lui da solo
e neppure un filo d’erba
a bordo strada
i filari degli antichi pini
un tunnel che fa scuro
niente che gli dia consapevolezza d’essere
solo l’aria smossa da eccessi di velocità
non è neppure vento
sconosciuto anche lui
come un raggio di sole o
goccia di pioggia
sfiorarne un petalo
per brivido d’esistere
anch’io
riflessa nel tocco

dimenticata sul traliccio a muro
da mani armate
che arrese ai parassiti
emisero la sua condanna
un colpo di cesoie
trancia di netto il tronco
restano tralci appesi
in attesa
passano mesi
l’anno passa e avanza
un’altra estate
e lei
ora è in piena fioritura
non si è accorta ancora
d’essere morta
]]>

