sotto la cupola. passeggiate con paul celan | jean daive  

– Mhmm…

L’ospedale ti aiuta a guardare, a pensare il mondo che si trova al di là del muro, al di là della siepe. Ti basterebbe saltare e non puoi più: la medicina ti inchioda a terra. Ha notato che a Sainte-Geneviève-des-Bois non c’erano più neppure siepi: un ampio prato circolare e intorno del filo di ferro all’altezza delle ginocchia. Ti è impossibile camminare a lungo sul prato e a maggior ragione scavalcare il filo di ferro. Non ti resta che pensare.

– Sui ligustri crescono arance.

– È lì che bisogna portare il mondo, seduti su una sedia o con la testa appoggiata su un cuscino. All’improvviso porti il mondo senza l’aiuto delle braccia, solo con del fumo. All’improvviso il mondo rimbalza davanti a te, sull’erba, sul filo di ferro.

– Mhmm… Pensa che il mondo così portato possa essere una guida?

– La poesia non è per forza una guida provvisoria come il mondo?

– Mhmm…

– Non dimentichi? C’è un lupo da qualche parte e il lupo mangia tutto: il provvisorio, la guida, la stampella, voglio dire il provvisorio o persino la stampella del provvisorio e la stampella della guida. Sa, il lupo non balbetta.

ghérasim luca | l’inventore dell’amore seguito da la morte morta

L’humour è una componente essenziale della poesia di Luca, contro l’angoscia della nascita e della morte, contro l’angoscia dell’angoscia. In questo simile alla tragedia ilare di Manganelli: «Il fondo di codesto suicidio è dunque un affettuoso rispetto per se stessi. E una chiara, ironica umiltà, codesta idea della morte, che ci sta accanto tutta la vita, ha una consistenza femminile: e la sua prima virtù è la fedeltà.» (G. Manganelli: La morte liberatrice). Il limite dell’angoscia è quel punto – secondo Otto Rank – dove il trauma della nascita incombe di nuovo: «L’esistenza di questo limite d’angoscia si può cogliere con esattezza nel “coraggio” del suicida, che è colui che riesce regressivamente a varcarlo». Negare la morte, annientare la morte, si può solo attraverso l’angoscia: «Nell’estrema angoscia l’uomo rivive l’angoscia della nascita, e dall’angoscia mortale trae il piacere di negare la morte».

(Note su L’Inventore dell’amore e La Morte morta)

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ghérasim luca | l’inventore dell’amore seguito da la morte morta

Rifiutando ogni soluzione di compromesso

legata all’economia dello sforzo

e all’unilaterale istinto di conservazione

spingendo fino alle frontiere nere

della morte la mia repulsione per la dualità

dolore-piacere da cui l’uomo trae

con tradizionale candore

il suo stupido: che bello

il suo immondo: mi piace, oh come mi piace

mi lascio divorare dal dolore

con lo stesso fervore che mi spinge

verso il piacere inconoscibile

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80 fiori | 80 flowers | louis zukofsky

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“80 Flowers” di Louis Zukofsky in traduzione italiana 1

Toute la poésie c’est cela. Soudain, on voit quelque chose. 

L. Zukofsky

80 Flowers, ultima opera di Zukosky, fu pubblicata postuma. Se “A” è il poema di una vita che si dilata nell’epica, 80 Flowers è la condensazione estrema. In queste ultime poesie Zukofsky sembra rimettere in causa uno dei principi “oggettivisti”: la riserva nei confronti dei nomi a favore dei verbi. Ma è proprio qui che Zukofsky si avvicina di più a quella rivoluzione del linguaggio messa in opera da Joyce (le parole composte o agglutinate di Finnegans Wake).

“Oggettivista” Zukofsky? forse mai come in questo ultimo libro dove le parole non hanno una sola funzione grammaticale, ma si trasformano da sostantivi a verbi e aggettivi. È come se, finalmente, la lettura potesse andare in tutte le direzioni della pagina e non essere costretta dal corso della frase, del verso. Come se dalla pagina scritta lo sguardo si proiettasse fuori, un vedere attraverso il suono e la mente: “Quando pensava a una rosa, Zukofsky non pensava ai limiti fisici del fiore, ma piuttosto a ciò che una rosa significava per la mente.” (W. C. Williams). Con Zukofsky s’enuncia in poesia quel principio d’identità proprio della filosofia spinoziana: “La mente umana non percepisce un corpo esterno come esistente in atto, se non attraverso le idee delle affezioni del suo corpo”.

Il poema è un flusso sonoro, una partitura, ogni singola parola risuona dentro di noi attraverso misure, pause, ritmo. Ecco perché l’organizzazione dei poemi di Zukofsky è basata sul conteggio delle parole, come una suite musicale-matematica: “Le foglie scarnificate, la ramificazione dei tronchi… Si interessava meno alla materialità degli oggetti e dei fatti che alla loro formula o al loro segno: la realtà non offre niente di così perfetto come la musica, che restituisce lordine sonoro delluniverso?” (Armand Farrachi, Bach, dernière fugue). O, come scrive Jean-Christophe Bailly, partendo da un’affermazione di Zukofsky: “ ‘Seeing seems at any moment complete’ gli occhi hanno visto e identificato l’identità del percepito e del pensato, nello spazio di una fuga congiunta: la filosofia (Spinoza), la musica (Bach).” (L’élargissement du poème).

Ogni verso dei Flowers è composto da cinque parole (come nelle ultime sezioni di “A” 22 | 23), ogni poesia da quaranta parole. “I nomi composti di Zukofsky corrispondono a quella che è la micro-sintassi di Benveniste.” (Abigail Lang2). Posssiamo parlare a proposito di Zukofsky di micro-prosa. I composti-nominali di Zukofsky, mettendo da parte i tempi verbali, danno vita a un’estrema condensazione del verso; i sintagmi scivolano l’uno sull’altro, ricombinandosi, come nelle ultime prose di Beckett, ma senza ripetersi.

1 Louis Zukofsky, 80 Fiori/80Flowers, a cura di Rita R. Florit, postfazione di Paul Vangelisti, Benway Series, 2024.

 2 Traduttrice in francese degli “80 Flowers” (Nous, 2018) e autrice del saggio «Reading slipperwort: des articulations syntaxiques dans 80 Flowers de Louis Zukofsky», Revue française d’études américaines 2005/1 (n° 103), p. 93-103. https://www.cairn.info/revue-francaise-d-etudes-americaines-2005-1-page-93.htm

***

EPIGRAPH

Heart us invisibly thyme time

round rose bud fire downland

bird tread quagmire dry gill-over-the-ground

stem-square leaves-cordate earth race horsethyme

breath neighbors a mace nays

sorrow of harness pulses pent

thus fruit pod split four

one-fourth ripens unwithering gaping

EPIGRAFE

Accogli noi invisibilmente timo tempo

cerchio rosa bocciolo fuoco colline

ginestrino fango secco edera terrestre

stelo-allineato foglie-cordate pista basilico selvatico

respiro contiguo un macis nega

dolore di bardatura pulsa costretto

incenso frutto baccello scinde quattro

un-quarto matura inappassibile spalancato

 

Heart us : si tratta di una esortazione, quasi una invocazione di carattere proemiale; l’originale rimanda alla parziale omofonia tra questa catena di lessemi : Άρτος, Art, Hear, Ear.

round rose bud fire : richiama il “Little Gidding” di Thomas S. Eliot: “Into the crowned knot of fire | And the fire and the rose are one”.

bird tread: è il Bird’s-foot trefoil, Lotus corniculatus, Ginestrino.

horsethyme : Calamintha clinopodium, sinonimo di Clinopodium vulgare.

thus : anglicizzazione di tus, incenso in latino.

v. 8 : in questo verso Zukofsky fa un’eccezione alla regola delle cinque parole per verso, richiamando il numero 4 e stabilendo in quarti le età dell’uomo.

 *

STARGLOW

Starglow dwarf china rose shrubthorn

lantern fashion-fare airing car-tire crushed

young’s churching old rambler’s flown

to sky cane cut back

a crown transplanted patient of

drought sun’s gold firerimmed branched

greeting thyme’s autumn sprig head

happier winter sculpt white rose

ROSA STARGLOW

Rosa Starglow cinese nana spinarbusto

lanterna alla-moda svanisce schiacciata da-ruota

di-giovane ammessa di vecchie camminatrici

volata in cielo canna sfrondata

una corona trapiantata sopporta la

siccità soleoro fuoco cerchiato irramato

salutando autunno del-timo stelo sommità

più-felice inverno sbalza rosa bianca

 

 

Finita il 21 gennaio 1975 e dedicata alla moglie Celia per il suo compleanno.

Rosa Starglow : i suoi fiori bianchi hanno la classica forma degli ibridi di Tea a trentacinque petali. Il suo cespuglio è alto da 25 a 35 centimetri.

lanterna : metafora della fugacità delle rose ibride che vanno di moda per poco tempo. Insieme a  “shrubthorn” il richiamo è a “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare.

churching : è una cerimonia durante la quale le puerpere vengono accolte in chiesa con preghiere, benedizioni, ringraziamenti.

*

THYME

Takes time where wild the

thyme blows poor tom’s a

cold relentless-vest muffler jacket coat

one bluegreen eye ate is

hope sevenyear fanned eyesack disrailing

birds’-tread hie rose tree-budding fire

moon’s flight twice sun’s spider-manor-borne

litter letter words-justice thyme righting

TIMO

Prende tempo dove selvatico il

timo fiorisce povero tom un

freddo implacabile-gilè sciarpone giubbotto giacca

quella bluverde occhio annientò sua

speranza settennale fomentò i’sacco-d’israele

calpestìo-d’uccello s’affretta rosa albero-gemmante fuoco

volo lunare doppio solare ragno-maniero-trasmesso

lettiera lettera parole-giustizia tempo raddrizza

poor tom’s a cold : citazione dal Re Lear “Il povero Tom ha freddo”.

eye ate is hope : foneticamente I hate hyssop. È palese il riferimento all’Issopo (Hyssopus officinalis). L’Issopo è di considerevole importanza nella tradizione ebraica come elemento purificatorio, cfr. Salmi 51:9.

i’sacco-d’israele, eyesack disrailing : foneticamente Isaac Disraeli.

birds’-tread : cfr. nota al v. 3 dell’epigrafe.

moon’s flight twice : la luna ha un’influenza doppia rispetto al sole sulle maree. Qui Zukofsky prende a riferimento Rachel Carson dal libro The Sea Around Us.

l’inventore dell’amore seguito da la morte morta | ghérasim luca

Tutte le persone che mi circondano

mi tradiscono, senza eccezione

Tutti gli oggetti, tutte le donne

e tutti gli amici, il clima, i gatti

il paesaggio, la miseria, assolutamente

tutto ciò che mi spia con amore o odio

approfitta della mia immensa debolezza

(conseguenza di un errore teorico

chi mi sfugge)

per colpirmi con forza

con una vigliaccheria disgustosa

ma probabilmente tanto più necessaria

*

Note su L’Inventore dell’amore e La Morte morta

È evidente il legame dei poemi: L’Inventore dell’amore e La Morte morta con due dei testi più eterodossi della psicanalisi: Il trauma della nascita di Otto Rank e Thalassa di Sándor Ferenczi. La rappresentazione che ci facciamo della morte è influenzata dal trauma natale, che continua a pesare anche sui nostri gesti, sulla vita psichica, sui sentimenti amorosi.

La donna amata è la donna non-nata perché «solo la nascita \ rende necessaria la sua ripetizione \ la morte». Per Ferenczi: «L’uomo è dominato da una tendenza regressiva permanente che mira a ristabilire la situazione intrauterina, e vi si aggrappa ostinatamente con una modalità magico-allucinatoria».