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CONTRO LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

Io sono contro gli assassini e i torturatori.

Io sono contro la sperimentazione dei farmaci sugli animali.

Io sono contro le industrie farmaceutiche e il Capitalismo.

Io sono contro i nazisti vestiti da medici.

Di conseguenza io non faccio donazioni per la ricerca scientifica.

Io sono contro i governi del mondo che permettono tutto questo.

Un giorno gliela faremo pagare molto, molto cara.

Come meritano.

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Marigold Hotel

Questo film mi ha un po’ deluso, mi aspettavo di più. Ci parla di una serie di anziani che, ognuno per motivi suoi, confluiscono tutti in un hotel in una accaldata località asiatica invero molto caotica – io non ci sarei mai andato! Lì, inevitabilmente, ognuno andrà incontro al proprio destino, chiuderà dei cerchi, prenderà delle decisioni importanti che non aveva mia avuto il coraggio di approntare, ritroverà la gioia/serenità, rintraccerà un vecchio amore prima di morire, nutrirà nuove speranze circa gli anni che gli restano da vivere.

Questo film non mi ha commosso. Mi ha strappato qualche sorriso, ma neppure tanti. Probabilmente la magagna sta nel fatto che ci sono troppi personaggi, la narrazione è troppo costipata, non si riesce ad approfondire nulla e il risultato è la superficialità. Senza contare i forzosi stravolgimenti della trama, nei quali un personaggio appare in un dato modo… ma bastano pochi istanti affinché cambi totalmente direzione, senza alcun motivo plausibile. Però è anche questione di gusti. A Raffa per esempio è piaciuto. 😉

Peter Cameron: Anno bisestile

Persone americane di varie estrazioni sociali alle prese con questioni tipo l’amore, l’identità sessuale, il matrimonio, il tradimento, la passione, la soddisfazione personale, il lavoro (e anche la vacuità della propria esistenza), in una commedia (nera?) che più volte mi ha fatto pensare alle storie imbastite e portate sullo schermo da Woody Allen (che pur mi piace).

Però, per quanto mi riguarda, non cerco questo da un romanzo. Così queste vicende non è che mi abbiano poi interessato troppo, nonostante in esse fossero compresi anche il bizzarro rapimento di una bambina e il tentato omicidio da parte di una coppia di amanti diabolici. 😉

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Non così vicino

Questo film con Tom Hanks somiglia molto (forse un po’ troppo) a un altro molto simile che avevo visto non troppo tempo fa con Bill Murray. La tal cosa mi ha inizialmente indisposto. Però devo ammettere che mi è piaciuto anche questo, e sicuramente mi ha commosso più dell’altro.

È la storia di uno scorbutico anziano, vedovo, perennemente arrabbiato col mondo e deluso dalla vita. Amareggiato prevalentemente poiché ha da poco perso la moglie. Quest’uomo va in pensione e si ritrova a non avere più alcun motivo valido per vivere, per cui predispone le cose in maniera da potersi suicidare. Sennonché dei nuovi simpatici, invadenti e rompicoglioni vicini sfigati irrompono nella sua vita costringendolo a rimandare sempre questo proposito di trapasso…

:’)

ITDIDEU: Il sogno con Margherita (VI)

In quel momento Margherita avrebbe dovuto avviare la serie di imputazioni disonoranti che erano alla base del loro allontanamento – e Nemesis non le si sarebbe opposto e l’avrebbe guardata dritta negli occhi, specialmente nel momento in cui essa avrebbe toccato l’apice, cercando d’imprimersi per sempre nella memoria quell’odio insensato, corrotto dall’egocentrismo dell’essere umano, che non era altro che l’ennesima acclarazione che quella sua teoria di incompletezza dell’essere umano fosse dopotutto vera. In quel mentre Margherita avrebbe potuto e dovuto sferzarlo per dargli quel che si meritava… Tuttavia gli occhi di Nemesis erano così prostrati e senza speranza che quasi lei ebbe paura di quel che ci vide dentro – ebbe cioè il timore di commettere l’errore più madornale della sua intera vita accusando un innocente di qualcosa di gravissimo e assolutamente falso. Così abbandonò le ragioni del cervello – che in realtà erano state mutuate in larga parte da quelle della pancia – e passò senza accorgersene a quelle dell’anima, secondo le quali, seppure non riuscissero a farle ammettere che Nemesis non poteva esser del tutto estraneo ai fatti che gli venivano così vivamente imputati, egli non poteva in definitiva essere attaccato, poiché in quel preciso istante troppo debole. Neppure fosse stato uno stupratore seriale di bambini lei avrebbe potuto perciò esalargli la sua giusta sanzione.

Così accadde una cosa incredibile e, per un periodo imprecisato, Margherita continuò a fissare i suoi occhi vinti e non poté dargli addosso. Mentre lui, dal canto proprio, continuava a chiedersi angosciosamente come era stato possibile che lei avesse potuto gettare nel cesso la loro bella amicizia basandosi esclusivamente su congetture incondizionatamente soggettive e paranoiche derivanti dalla propria coscienza sporca e null’altro, probabilmente…

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Will Eisner: Contratto con Dio

Will Eisner è uno dei più importanti e innovativi autori di fumetti. Dopo un lungo periodo in cui si dedicò al suo eroe mascherato Spirit (che leggerò tra non molto) ebbe il notevole pregio di creare un filone fumettistico che nei suoi piani avrebbe dovuto fondere il racconto letterario e il disegno (qualcuno dice che si può tranquillamente parlare di graphic novel, anche se è sempre difficile cimentarsi con siffatte definizioni, così ristrette e rigide). In ogni caso, di sicuro, quel filone rappresentò un notevole passo avanti per il media rendendolo più maturo.

Contratto con Dio è un bel fumetto che mostra che tipo di vita si faceva negli anni ’30 in America se non te la passavi troppo bene e vivevi in caseggiati popolari in cui talvolta era molto difficile anche sopravvivere (nello specifico nella comunità ebraica, ma il discorso è facilmente applicabile altrove, in tutti quei contesti in cui prevaleva la povertà. E lasciatemi dire che, passato un secolo, in sostanza, a parità di scenario, non è cambiato praticamente nulla).

Il volume contiene quattro storie. La prima dà il titolo all’opera e parla di un uomo che per tutta la vita si è comportato sempre bene, compiendo buone azioni, ma poi un giorno gli muore la figlioletta… e incolpa Dio di ciò.

La seconda ci parla di un “cantante di strada” (un uomo che se ne andava per i vicoli a urlare delle canzoni chiedendo un obolo per il disturbo) che incontra una vecchia star della lirica la quale gli promette di fare di lui un artista famoso.

La terza si concentra sulla solitaria e mesta figura di un “super”, che altri non era che uno sfigato incaricato dal proprietario di un palazzo di fare le sue veci il loco con i condomini, occupandosi di tutte le beghe a cui poteva andare incontro (e ce ne erano tante). Questo tipo si lascerà attrarre dalle smaliziate lusinghe sessuali di una ragazzina che gliela farà annusare per rubargli più denari possibili.

La quarta esamina le vicende di molteplici persone che si ritrovano a trascorrere le vacanze in luoghi precisi nei quali alla fine tutti confluivano con la speranza di trovare la persona giusta da sposare, così da sistemarsi per tutta la vita.

Le storie sono molto crude, amare e verosimili. Di certo allora non era comune parlare così apertamente di tali dinamiche sociali.

Un fumetto che ormai è un classico. Da leggere, se non lo avete mai fatto.

Il tratto di Eisner è molto cartoonistico, anche se il tratteggio e i bianchi e neri (senza vere chine) non lo rendono qui troppo accattivante e anzi talvolta ne risaltano gli aspetti più ruvidi o tetri.

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“Ma porc$%&%£!”

House of Gucci

Al solito si è usato il trucchetto di dire che ci si è ispirati a una storia vera per aumentarne l’appeal verso il pubblico. A ogni modo questo film di Ridley Scott devo riconoscere che ha ritmo, non fa addormentare (che è già tanto di questi tempi) e diverte abbastanza, per le parti comiche. Insomma è un buon intrattenimento in cui le due ore e mezza che dura volano via come niente. Anche se poi ovviamente non si va oltre di un centimetro. E il cinema vero, quello destinato a rimanere nelle coscienze o anche solo nelle memorie, è ben altro.

Infine ci tengo a far notare come questo film sarebbe risultato molto più insipido se non si fosse utilizzata una grandiosa colonna sonora con canzoni molto famose e belle, tipiche dell’epoca in cui si svolgono i fatti. Detto ciò, se in un film, per convogliare emozioni, l’espediente migliore che si possiede è quello di affidarsi alle canzoni (e non parliamo neppure di un musical!), vuol dire che tolte tutte le patine, gli orpelli, gli specchietti per le allodole, gli ammicchi allo spettatore e i belletti presenti nel film, non rimane poi tanta sostanza. Però, ripeto: come puro intrattenimento (se vi contentate di questo) funziona e lo si segue con diletto.

Convivenza #74

Un giorno, col sorriso sulle labbra, ti rivela questa importante notizia circa il suo passato turbolento…

«In vita mia mi è capitato per ben due volte di sfondare delle porte, eh!»

Per chi se lo chiedesse, eh no!, non fa mica la poliziotta; e neppure la pompiera. Se ha sfondato delle porte… è per altri motivi, diciamo così… caratteriali.

Quindi tu ora sai che con lei ci devi andare sempre con molta, molta calma. Altrimenti potrebbe essere un tantinello pericoloso farla arrabbiare… Tutto ciò potrebbe rivelarsi… letale!

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“Son cose che capitano nella vita!”

Richard Matheson: Incubo a seimila metri (Racconti)

Nella raccolta “Odio volare”, di cui ho già parlato, lessi un bel racconto di Matheson che dà il titolo proprio a questa sua antologia personale. Per questo ho cercato e letto questo libro. 🙂

E non ne sono affatto pentito. Perché Matheson è uno scrittore vero, nel senso viscerale del termine: ha un mucchio di idee che deva continuamente riversare nei suoi scritti, che siano sceneggiature, racconti, o romanzi. Probabilmente non ne siete coscienti ma, se esaminate la sterminata produzione letteraria di quest’uomo, sicuramente vi accorgerete di averlo già incontrato in del materiale che non immaginavate potesse esser riconducibile a lui. Provate, se non ci credete… 😉

In questa raccolta di racconti non ce n’è uno che mi abbia deluso. Qualcuno è venuto meglio di un altro, certamente, ma in ognuno è rintracciabile il germe supremo di un’idea se non sempre geniale perlomeno ammissibile (non ci sono racconti alla cazzo, come talvolta capita di leggere qua o là). Tuttavia non aspettatevi particolari fronzoli stilistici. Matheson è stato uno scrittore che ha sempre avuto una grande urgenza di scrivere: quindi non poteva star lì a infiocchettare le sue storie perdendo tempo ad arricchirle di aggettivi straordinari da collocare nei punti giusti. In ogni caso non sto affatto dicendo che scriva male… Anzi, ce ne fossero di autori come lui!

In questi racconti prevale una tensione connaturata, si narra di fatti inquietanti e talvolta paranormali. Non credo che questi racconti possano deludere nessuno, se amate questo genere – a proposito, Matheson ha scritto di tutto, dai western, alla fantascienza, al fantasy! 🙂

Uno che mi ha particolarmente colpito? Quello in cui ci parla di una strana donna che si muove a scatti come un burattino, con una faccia deturpata, costretta a divenire fenomeno da baraccone durante uno spettacolo per gente in cerca di emozioni forti. Davvero qualcosa di inquietantemente triste.