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La prima parte la trovate qui.
Una visita inattesa
Lara rimase senza parole con la porta semiaperta. Gli occhi sgranati osservavano quella figura che aveva suonato. Ne vedeva il viso e i capelli e quella mano senza una ruga sottile come quella di un pianista.
«Posso?» domandò con voce bassa e dolce attraverso quella fessura. «Può aiutarmi?»
Lei farfugliò qualcosa di incomprensibile prima di rispondere. La sorpresa era stata così intensa che per una frazione di tempo non era riuscita a coordinare mente e parole. «Certamente! Mi dica? Come posso aiutarla?» replicò con tono gentile, riprendendo il controllo dei suoi pensieri.
L’uomo era impacciato come se si vergognasse di aver chiesto aiuto. «Avrei bisogno di chiamare mio figlio ma ho solo il telefonino senza un centesimo di carica». Il viso bianco divenne rosa per l’imbarazzo di ammettere che non si poteva permettere una ricarica.
Lara aprì la porta completamente, osservando quella figura che pareva ingobbita per il disagio di quello che aveva detto. «Ma certamente!» affermò mettendosi di lato per farlo entrare. «Può usare il fisso oppure il mio iphone. Quello che le viene più comodo. Entri e non rimanga sulla porta».
L’uomo fece un passo avanti ma si fermò. «Sono un maleducato. Non mi sono presentato» recitò con aria contrita. «Giuseppe Mora».
Lara sorrise. Non voleva metterlo in imbarazzo ridendo su quelle parole che sapevano di antico. «Siamo pari!» affermò piegando il capo di lato. «Nemmeno io mi sono presentata! Lara Dalbuono. Sono la sua dirimpettaia da poche settimane e non ho ancora trovato il tempo di farmi conoscere come le buone maniere mi avrebbero imposto di fare!»
Giuseppe mosse qualche cauto passo, scrutando con attenzione quello che vedeva. Qualche scatolone ancora chiuso, altri aperti. Un paio di quadri appoggiati sul pavimento e accostati alla parete. Sorrise mettendo in mostra una dentatura per nulla perfetta ma bianca senza macchie.
«Non sono ancora riuscita a dare una parvenza di casa a tutto» spiegò con tono calmo, intuendo che il suo vicino aveva notato la confusione della stanza. «Quando ho traslocato, ho creduto che dopo una settimana tutto fosse in ordine. Invece…».
Giuseppe scosse il capo come per giustificarla, accennando a un sorriso sincero. «Ha ragione. Si crede sempre che in un attimo tutto vada a posto come per incanto». L’anziano mosse cauto qualche passo facendo attenzione di non calpestare qualcosa.
«Venga» fece Lara con un ampio gesto della mano, dirigendosi a sinistra. «Ci sistemiamo in cucina. Questa col bagno sono le uniche stanze non ingombre di oggetti o scatoloni da sistemare. Lì, staremo comodi a prendere un tè o un caffè oppure…».
Giuseppe la seguì docilmente sedendosi su una sedia impagliata attorno a un tavolo di faggio quadrato. «Non si disturbi. Non prendo nulla…».
La donna scosse il capo, insistendo, finché non accettò un succo di frutta all’ananas. Per lei si preparò un caffettiera di caffè. Dal frigo prese il cartone del succo e da uno sportello un bicchiere di cristallo. Mentre la caffettiera faceva il suo mestiere, riempì il calice di ananas. Visto che l’uomo sembrava a suo agio, pensò di chiedergli il motivo della porta socchiusa.
Giuseppe composto sulla sedia attese che Lara si versasse il caffè nero nella tazzina prima di sorseggiare il succo di ananas.
«Non vorrei essere indiscreta» cominciò con cautela la donna, mentre centellinava il caffè bollente. «Mi sono chiesta il motivo per cui lei lascia sempre la porta socchiusa, anche quando esce».
Giuseppe sorrise, perché immaginava che prima o poi glielo avrebbe chiesto. Si appoggiò allo schienale, ponendo il calice sul tavolo. Inspirò rumorosamente dell’aria e tentò di spiegare quella stranezza.
«Deve sapere» iniziò con voce titubante, perché non era certo che la donna ne avrebbe capito i motivi. «Vivo con mia moglie che è relegata su una poltrona. Ho sempre il timore di morire all’improvviso e se la porta è chiusa, nessuno può entrare per assisterla».
Lara aggrottò la fronte e strinse le labbra. C’era qualcosa che non tornava nella giustificazione. Devo insistere oppure mi accontento?








