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Fare un po’ di storia è necessario. Il nazismo non nasce dal nulla, né i campi di sterminio spuntano all’improvviso come incubi isolati. Sono il risultato di anni di propaganda, di disumanizzazione, di leggi razziali, di silenzi e complicità. Prima dei forni crematori ci sono state le parole, i manifesti, le vignette, i “loro” contrapposti a “noi”. Ed è qui che, in modo forse inatteso, il mondo dei fumetti e quello di Batman possono entrare nel discorso. Perché Batman nasce proprio in quel periodo storico, nel 1939, lo stesso anno in cui l’Europa precipita definitivamente nella Seconda guerra mondiale. Mentre il mondo reale scivolava verso l’oscurità, sulle pagine di Detective Comics faceva la sua comparsa un vigilante vestito da pipistrello, figlio di un trauma, deciso a combattere il crimine senza uccidere, usando l’intelligenza, la determinazione e un incrollabile senso di giustizia. Nel 1939 i fumetti non erano evasione innocua come spesso li immaginiamo oggi. Erano specchio del loro tempo, pieni di gangster, corruzione, paura del caos sociale. Batman non combatteva alieni o dèi, ma criminali, assassini, sistemi marci. Era una risposta narrativa a un mondo che sembrava aver perso i suoi punti di riferimento. E se ci pensiamo, il parallelo è potente: mentre nel mondo reale l’ingiustizia diventava legge di Stato, nei fumetti nasceva un personaggio che rifiutava l’idea che il fine giustifichi i mezzi. Batman è ossessionato dal confine: quello tra giustizia e vendetta, tra ordine e abuso di potere. Un confine che, nella Germania nazista, era stato spazzato via.
Ricordare il 27 gennaio significa anche questo: ricordare cosa succede quando il potere non ha più controllo, quando la legge smette di proteggere e inizia a perseguitare, quando la paura viene usata come carburante politico. Gotham, con i suoi vicoli bui e le sue istituzioni corrotte, è una città immaginaria, certo, ma parla di dinamiche realissime. Batman non è uno Stato, non è un esercito, non è un’ideologia: è un individuo che sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Ed è forse qui che il collegamento con il Giorno della Memoria diventa più forte. Perché la Shoah non è stata possibile solo per colpa dei carnefici, ma anche per l’assenza di chi avrebbe potuto fare qualcosa e non l’ha fatto. Nei fumetti degli anni ’40, mentre la guerra infuriava, i supereroi iniziarono a confrontarsi direttamente con il nazismo. Superman prendeva a pugni Hitler in copertina, Capitan America lo colpiva in pieno volto. Batman lo faceva nel modo in cui potete vedere rappresentato in questa copertina qui sopra, ma sempre dalla parte delle vittime, dei deboli, di chi non aveva voce. Anche questo è memoria: raccontare storie che insegnano a riconoscere il male quando si presenta con una divisa elegante e un linguaggio rassicurante.
Celebrare il Giorno della Memoria non significa fermarsi a una ricorrenza rituale, ma usare il passato come lente per leggere il presente. Batman, in fondo, è un detective prima ancora che un combattente. Indaga, collega indizi, non si accontenta delle versioni ufficiali. È esattamente l’atteggiamento che la Memoria ci chiede: non smettere di fare domande, non accettare semplificazioni, non banalizzare l’orrore. Perché il vero pericolo non è ricordare troppo, ma ricordare male o smettere di ricordare del tutto. Il 27 gennaio serve a questo: a tenere accesa una luce, anche piccola, anche fragile, contro il buio dell’oblio. Come il segnale luminoso sul cielo di Gotham, non risolve tutto da solo, ma ricorda che qualcuno, da qualche parte, è chiamato a rispondere. E quella chiamata, oggi, riguarda tutti noi.
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Attenzione però: da qui in poi ci sono spoiler su DC K.O. #3, quindi se non l’hai ancora letto fermati qui.
In questo terzo capitolo il torneo di King Omega cambia di nuovo le regole del gioco. Gli otto combattenti rimasti devono scegliere un partner per affrontare il terzo round, e da quel momento tutto si ribalta. Vecchi rivali si ritrovano fianco a fianco, eroi e villain collaborano, poteri e abilità si fondono dando vita a coppie devastanti, spesso molto più efficaci di quanto ci si aspetterebbe. Ma, sotto la superficie, c’è una storia più sottile e interessante che vale la pena osservare con attenzione.
Fin dall’inizio di DC K.O., uno dei temi centrali è il modo in cui Superman reagisce a un ambiente che cambia continuamente, costringendolo a combattere in un torneo mortale per il destino dell’universo. Clark ha già visto amici e alleati cadere, e in alcuni casi è stato lui stesso parte attiva della loro sconfitta. In parallelo, il fumetto continua a mostrarci flashback di una serata apparentemente tranquilla, passata a giocare a un gioco da tavolo con Bruce Wayne, Diana Prince e Lois Lane. Durante una di queste scene Bruce mette in discussione le tattiche di Clark, accusandolo di voler sempre fare il massimo bene per il maggior numero di persone possibile. Un concetto che era già stato analizzato bene nei numeri precedenti, ma che qui trova una nuova chiave di lettura grazie a Lois, che sprona Clark a restare fedele a sé stesso e a essere l’eroe di tutti. Questo, unito a un attacco a sorpresa di Hal Jordan, permette a Superman di ritrovare la concentrazione e di orientare le sue scelte verso una vittoria rapida e “pulita”.
È un ritratto stratificato di Superman, che non parla solo di lui ma si riflette anche negli altri combattenti. Alcune coppie sono immediate e intuitive: Zatanna con John Constantine, Guy Gardner con Hal Jordan, oppure la scelta perfettamente logica di Cyborg di affiancarsi a Connor Hawke. Sono accoppiate divertenti, ma prevedibili. Le cose diventano davvero interessanti quando si guarda alle partnership meno scontate, perché è lì che DC K.O. mostra la vera natura dei suoi personaggi, sia nella scelta del partner sia nel modo in cui lavorano insieme. Wonder Woman, ad esempio, non solo seleziona Big Barda, ma costruisce la strategia attorno alle sue capacità e alla sua esperienza, valorizzandole al massimo. E poi c’è il Joker, con una scelta che sorprende ma, a pensarci bene, è perfettamente coerente con ciò che è. Finora lo abbiamo visto puntare tutto sul caos: diventare gigantesco, manipolare Jason Todd costringendolo a combattere come Robin adolescente. Quando gli viene chiesto di scegliere un partner, ci si aspetterebbe mostri di pura forza come Darkseid o Doomsday. Invece no. Joker sceglie Mr. Mxyzptlk, perché l’essenza stessa del Joker è l’imprevedibilità totale.
Anche Aquaman, pur avendo poco spazio in questo numero, riesce a dire molto di sé attraverso la sua scelta. Arthur Curry è un re, ma soprattutto è un uomo d’onore e un amico leale. La sua decisione di fare squadra con Hawkman, soprattutto per chi segue DC K.O. e ha letto Aquaman #12 del mese scorso, ha un peso emotivo notevole. Anche se la loro presenza è breve, basta per ribadire chi è davvero Arthur in mezzo a un evento apocalittico come questo. I loro avversari, però, sono quelli che restano più impressi: Lex Luthor e Supergirl. Una coppia che spiazza, ma solo all’apparenza. Lex non lascia mai nulla al caso. La sua scelta sembra basata inizialmente sulla pura potenza di Kara, ma in realtà tiene conto anche dei suoi sentimenti, del suo stato emotivo e del trauma di dover combattere contro amici e alleati al fianco di uno dei suoi peggiori nemici. A differenza del Joker, Luthor è la personificazione della strategia. Il suo piano è freddo, calcolato e spietato: sfrutta la forza di Supergirl togliendole ogni vera possibilità di scelta. È crudele, è efficace ed è, senza dubbio, puro Luthor.
Ed è proprio questo il grande messaggio di DC K.O. #3: le scelte dei personaggi possono portarli alla vittoria o alla sconfitta, ma in ogni caso li definiscono. In un torneo con una posta in gioco così alta, potrebbe sembrare che conti solo chi è più forte. Invece no. La vera lezione è che, anche alla fine di tutto, questi eroi e villain restano fedeli a ciò che sono. Il potere che ottengono non li porta a tradire la loro natura. Lo abbiamo visto più volte con Superman e, in questo terzo numero, lo stesso vale per tutti gli altri combattenti. E poi c’è il colpo di scena finale: gli avversari rivelati nell’ultima pagina promettono uno scontro che i fan aspettavano da tempo. È il combattimento che potrebbe diventare il momento clou di DC K.O. #4 e cambiare completamente l’equilibrio del torneo. Come influenzerà il risultato finale? Tieni d’occhio DC.com, perché puoi star certo che continueremo ad analizzare ogni colpo, ogni scelta e ogni conseguenza.
Fonte: [DC Comics]
]]>Partiamo da Firestorm. Nato negli anni ’70, Firestorm è il risultato di una fusione tanto affascinante quanto instabile: Ronnie Raymond, studente liceale, e Martin Stein, scienziato premio Nobel, uniti da un’esplosione nucleare che li ha trasformati nel cosiddetto Nuclear Man. Il suo potere è enorme: può trasmutare la materia, riscrivere le leggi fisiche, diventare letteralmente una bomba vivente. Ed è proprio questo il punto. Firestorm è sempre stato un personaggio tragico, perché dietro il costume c’è un ragazzo che spesso non riesce a reggere il peso di ciò che è diventato.
Con Batman i contatti non sono stati frequentissimi, ma significativi. Il Cavaliere Oscuro lo ha incrociato soprattutto in contesti di squadra, dalla Justice League a momenti più tesi in cui Bruce Wayne ha dovuto porsi una domanda fondamentale: cosa succede quando un eroe ha il potere di distruggere una città con un pensiero? Batman, come sappiamo, non ama le variabili incontrollabili. Firestorm lo è sempre stato.
Ed è proprio su questa instabilità che sembra voler giocare The Fury of Firestorm, in uscita negli USA il 1° aprile 2026, con Jeff Lemire ai testi e Rafael De Latorre ai disegni. La storia ci porta a Bedford, Colorado, una tranquilla cittadina americana che viene sconvolta da un Firestorm completamente fuori controllo, capace di trasformare edifici in sabbia e persone in vetro. Ronnie Raymond non è più solo un eroe tormentato: è una minaccia. Lemire non è nuovo a questo tipo di introspezione emotiva, e l’idea di un Firestorm che fa paura anche a chi dovrebbe salvarlo è, almeno sulla carta, una bomba narrativa.
E poi c’è lei. Zatanna Zatara. Qui entriamo in un territorio che noi di Batman Crime Solver amiamo particolarmente. Figlia del leggendario mago Giovanni “John” Zatara, Zatanna è una delle più potenti utilizzatrici di magia dell’universo DC. Il suo marchio di fabbrica? Gli incantesimi pronunciati al contrario, che sembrano un trucco da palcoscenico ma nascondono un potere immenso. E sì, perché Zatanna nasce come illusionista, artista, performer… ma sotto il cilindro e il sorriso c’è una donna che ha affrontato demoni, entità cosmiche e orrori ancestrali.
Il legame con Batman, qui, è molto più profondo. Bruce e Zatanna si conoscono da bambini. È stato Zatara ad addestrare Bruce nelle tecniche di evasione e nella disciplina mentale quando il futuro Cavaliere Oscuro stava completando la sua formazione. Tra Bruce e Zatanna c’è stata fiducia, affetto e anche qualche crepa dolorosa, soprattutto quando Batman ha scelto di usare la magia… a modo suo, come nella controversa cancellazione della memoria di alcuni membri della Justice League. Un rapporto mai semplice, ma sempre intensissimo.
Ora Zatanna è pronta a un nuovo, enorme passo. Zatanna #1, in arrivo negli USA il 29 aprile 2026, segna l’inizio di una nuova serie regolare firmata interamente da Jamal Campbell, che torna sul personaggio dopo Zatanna: it’s showtime. Qui la nostra maga preferita assume un ruolo mai visto prima: diventa la Prime Magus, la prima dopo millenni, con il compito di supervisionare e guidare l’intero mondo della magia. Non più solo un difensore, ma una vera e propria figura di riferimento. Una responsabilità gigantesca, che promette conseguenze altrettanto grandi.
Campbell sembra voler puntare su una Zatanna consapevole, carismatica, ma ancora profondamente umana. Magia, mistero, orrori dimenticati e quel tono leggero, quasi teatrale, che è sempre stato il suo marchio. E diciamolo: una Zatanna centrale nell’equilibrio magico del DCU è qualcosa che potrebbe avere riflessi enormi anche su Batman, soprattutto quando Gotham decide di flirtare con l’occulto.
In sintesi, DC sta giocando una partita interessante. Firestorm rappresenta il lato più incontrollabile del potere, quello che Batman teme di più. Zatanna incarna invece una magia che cerca ordine, equilibrio e responsabilità, pur sapendo che il caos è sempre dietro l’angolo. Due serie diverse, due toni opposti, ma entrambe perfettamente inserite in questo nuovo corso chiamato DC: Next Level.
Noi, da lettori e appassionati, non possiamo che essere curiosi. E pronti a vedere come, prima o poi, queste storie finiranno per incrociare l’ombra del Pipistrello. Perché, alla fine, quando il mondo trema… Batman è sempre lì che osserva.
Fonte: [DC Comics]
]]>Nel corso degli anni abbiamo visto i paladini in costume affrontare condizioni climatiche folli senza mai smettere di fare il loro dovere. Neve, bufere, ere glaciali improvvise: nulla li ha fermati davvero. Anche se, ammettiamolo, in alcuni casi ci è andata parecchio vicino. Uno degli esempi più clamorosi resta “The Final Night”, un evento di livello “crisi” in cui un Sun-Eater distrugge il Sole della Terra, scaraventando il pianeta in una nuova Era Glaciale nel giro di pochi giorni. Mentre Superman e la Justice League cercano disperatamente di riaccendere il Sole con mezzi scientifici e superpoteri, gli eroi di strada fanno quello che sanno fare meglio: tenere insieme una società sull’orlo del panico, tra saccheggi e caos totale.
Ed è proprio lì che arriva una scena rimasta nella memoria di molti di noi. Tim Drake, nei panni di Robin, entra in azione su una motoslitta dal design “R” e con un nuovo costume invernale dotato di tuta elettricamente riscaldata. Addio braccia scoperte: maniche nere lunghe, funzionali e anche piuttosto iconiche. Una scelta estetica che, anni dopo, rivedremo riecheggiare quando Damian Wayne prenderà il mantello.
Ma la Bat-Family aveva già iniziato da tempo a coprirsi un po’ di più. In Batman Annual #13 troviamo Jason Todd con una versione del costume di Robin che include addirittura un maglione largo, mentre lancia palle di neve a un sospettato. In Nightwing #54, Dick Grayson si tuffa nelle acque gelide di Blüdhaven per salvare un bambino: la tuta è riscaldata, sì, ma il raffreddore se lo becca comunque. E nel recente One Bad Day dedicato a Mr. Freeze vediamo Batman e Robin (un giovane Dick) con costumi stratificati, maniche lunghe e persino una hoodie per stare più comodi. Perché sì, sotto il mantello restano esseri umani.
Ed è qui la grande differenza: Batman e compagni non hanno superpoteri contro il freddo. Diverso il discorso per chi arriva dallo spazio. I kryptoniani come Superman e Supergirl traggono forza e longevità dal Sole giallo, e finché il Sole splende, il freddo non è un problema come per noi. Ma togliete il Sole dall’equazione, come in The Final Night, e anche loro iniziano lentamente ma inesorabilmente a perdere i poteri.
Wonder Woman, invece, gioca in un’altra categoria. Nata tramite magia e benedetta dagli dèi, Diana è praticamente immune agli elementi. Gelo artico o lava vulcanica, cambia poco: il suo corpo è stato forgiato per resistere a condizioni estreme. Ce lo ricordiamo bene, ad esempio, nella celebre scena iniziale di “For the Man Who Has Everything”.
E poi c’è Flash, lo Scarlatto Velocista, da sempre in guerra con il freddo. Dai tempi di Jay Garrick contro l’Icicle fino all’eterna rivalità tra Barry Allen e Capitan Cold, lo abbiamo visto vibrare fuori da trappole di ghiaccio più volte di quante possiamo contare. Ma attenzione: Flash può sentire freddo eccome. La differenza è che la sua velocità genera un calore tale da renderlo quasi immune… finché corre. Se rallenta o si ferma, le basse temperature tornano a essere un problema, soprattutto contro un’arma come la Cold Gun, capace di portare tutto allo zero assoluto in un istante. In quei casi, o colpisci per primo o finisci letteralmente congelato.
E a proposito di congelamenti, uno degli episodi più disturbanti resta “Tower of Babel”. Qui Ra’s al Ghul usa i piani di contingenza creati da Batman contro la Justice League. Tra questi, uno dei più crudeli colpisce Plastic Man: viene congelato, smembrato e sparso in giro per il mondo per impedirgli di riformarsi. Non doveva morire, certo, ma il trauma è devastante. Tanto da spingerlo, più avanti, a votare per l’espulsione di Batman dalla Lega. Il freddo, in questo caso, non colpisce solo il corpo, ma anche la mente.
Insomma, come nella vita reale, ogni eroe ha una resistenza diversa al gelo. Ed è forse questa la lezione più “batmaniana” di tutte: prepararsi sempre. Controllare le previsioni, coprirsi adeguatamente, non sottovalutare il clima. Perché anche senza mantello e Bat-segnale, un po’ di prudenza può fare la differenza… almeno finché il Sole non torna a splendere.
Fonte: [DC Comics]
]]>Noi che amiamo e viviamo per il pipistrello, prepariamoci a un tripudio. HBO Max ci scaraventa dritti nel cuore DC con:
• la trilogia Nolan imperdibile: Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro e Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno (perché Heath Ledger è eterno per noi).
• i reboot moderni: The Batman (con Pattinson che spacca), Batman (1989) e Batman Returns di Burton, per quel vibe dark anni ’90 che ci fa impazzire.
• e poi? Batman v Superman, Justice League (e la Zack Snyder’s version per i puristi), Suicide Squad, The Suicide Squad, Aquaman, Wonder Woman, Wonder Woman 1984, Shazam!, Joker, Birds of Prey, DC League of Super-Pets, Batwheels, Teen Titans Go!, Harley Quinn (animata e doppiata in italiano!), Peacemaker (stagione 1 doppiata, 2 in originale), Creature Commandos (originale), Krypto salva la situazione e Supereroi – La storia della DC Comics.
Dai family-friendly come i Super-Pets ai capolavori psicologici alla Joker, c’è roba per le nostre notti insonni di ogni tipo. Azione pura, drama profondo, animazione folle DC ci dà tutto, senza mezze misure.
Non solo film! HBO Max punta forte sulle serie live-action e animate. Prendiamo The Penguin: Colin Farrell torna come Oswald Cobblepot dal The Batman, e ci catapulta nel sottobosco criminale di Gotham con un crime drama da brividi, stile Sopranos ma con piumaggio. Perfetto per chi ama i villain con stile. E Peacemaker? John Cena è un antieroe irriverente da The Suicide Squad di Gunn: esplosioni, risate demenziali e drama che ci spezza il cuore. Queste serie mescolano tutto: azione, commedia, emozioni e dimostrano quanto DC sappia reinventarsi senza perdere l’anima fumettara.
Il bello deve ancora venire per noi! HBO Max Italia crescerà a vista d’occhio: nuovi originali con eroi underdog come Booster Gold, Blue Beetle, e bombe come Supergirl: Woman of Tomorrow, The Authority e Swamp Thing sotto James Gunn e Peter Safran. Man mano che scadono le esclusive con altre piattaforme, arriveranno tutti i titoli mancanti. Immaginiamo un ecosistema sala-streaming perfetto, con cameo a sorpresa e storie connesse che espandono Gotham e oltre.
In pratica, HBO Max è la nostra Batcaverna digitale: classici, novità, animazione anche per i bimbi e thriller per notti adulte. Ogni fan ci trova il suo veleno: abboniamoci e non molliamo mai!
Partiamo subito da un titolo che non ha bisogno di presentazioni. Batman: Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora di Frank Miller, pubblicato originariamente tra il 2001 e il 2002, è il seguito diretto de Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Qui troviamo un Batman più radicale che mai, immerso in una distopia feroce dove il mondo sembra pacificato solo in superficie. Bruce Wayne sa che qualcosa non quadra e decide di riportare in scena gli eroi scomparsi: Atom, Flash, Freccia Verde e molti altri. Miller spinge ancora più in là il suo discorso politico e mediatico, offrendo una visione controversa ma incredibilmente influente del personaggio. È una lettura che divide, certo, ma che ha contribuito in modo decisivo a plasmare l’immagine moderna di Batman come figura scomoda, ribelle e fuori controllo.
Se parliamo di fondamenta dell’universo del Pipistrello, allora è impossibile ignorare Batman: La figlia del Demone, scritto da Dennis O’Neil e illustrato da Neal Adams e Irv Novick nel 1972. Questo volume è pura storia del fumetto: introduce Ra’s al Ghul e Talia al Ghul, personaggi che cambieranno per sempre la vita di Bruce Wayne. O’Neil trasforma Batman in un eroe globale, mentre Adams lo rende visivamente iconico come mai prima. Senza queste storie non avremmo la Lega degli Assassini, non avremmo Damian Wayne e mancherebbe uno dei conflitti morali più profondi dell’intera mitologia di Batman: quello tra amore, eredità e missione.
E poi c’è il punto di partenza assoluto. Batman 1 – Facsimile Edition, pubblicato originariamente nel 1940 da Bob Kane e Bill Finger, è una vera macchina del tempo. Non solo è il primo numero della testata dedicata a Batman, ma segna anche la prima apparizione del Joker. Rileggere queste storie oggi è affascinante: il Batman è più cupo, più pulp, meno cavaliere e più giustiziere. Bill Finger, per troppo tempo rimasto nell’ombra, dimostra qui quanto fosse centrale nella costruzione del mito. È incredibile rendersi conto di quanti elementi chiave dell’universo di Gotham fossero già presenti quasi novant’anni fa.
Batman però non è solo Bruce Wayne, ed è impossibile parlare di Gotham senza citare chi la vive da prospettive diverse. Gotham City Sirens: Fuori orbita, scritto da Leah Williams e disegnato da Haining, porta Harley Quinn, Catwoman e Poison Ivy in una direzione totalmente inaspettata, tra night club sospetti e cospirazioni cosmiche. È una storia vivace, ironica e sorprendentemente intelligente, che dimostra quanto i personaggi nati come “spalle” o antagonisti di Batman siano ormai colonne portanti dell’universo DC. E diciamolo: ogni volta che Selina Kyle entra in scena, l’eco di Bruce Wayne non è mai troppo lontana.
A ricordarci quanto Batman sia un personaggio eterno e adattabile arriva anche Batman ’66 – DC Omnibus. Nato nel 2013 per omaggiare la storica serie TV con Adam West, questo mastodontico volume scritto da Jeff Parker e illustrato, tra gli altri, da Michael Allred, è una celebrazione colorata e sopra le righe del lato più pop del Cavaliere Oscuro. Tra Batusi, piani criminali assurdi e villain improbabili, queste storie dimostrano una verità fondamentale: Batman funziona in qualsiasi tono narrativo, dal noir più cupo al kitsch più sfrenato, senza mai perdere la sua identità.
Infine, se vogliamo capire il ruolo di Batman nel DC moderno, dobbiamo guardare a Justice League di Scott Snyder. Questo ciclo, nato nel 2018 dopo gli eventi di Batman: Metal, vede Bruce Wayne come mente strategica della squadra, colui che pianifica sempre l’impensabile. Tra minacce cosmiche, la rinascita della Legion of Doom e un Lex Luthor più pericoloso che mai, Snyder e James Tynion IV espandono l’eredità del Pipistrello su scala universale, ribadendo che Batman non è solo un eroe di Gotham, ma una pedina fondamentale dell’equilibrio del cosmo DC.
Insomma, gennaio 2026 è un mese da cerchiare in rosso sul Bat-calendario. Panini Comics ci offre classici immortali, seguiti controversi, ritorni alle origini e reinterpretazioni folli, dimostrando ancora una volta che Batman non è solo un personaggio, ma un’idea che attraversa generazioni, stili e universi narrativi. Che siate fan del Bruce Wayne oscuro e tormentato, del Batman pop anni ’60 o del simbolo stratega della Justice League, c’è sicuramente un volume che parla direttamente a voi.
Noi intanto restiamo qui, a vegliare su Gotham. Perché qualcuno deve pur farlo.

Immaginate di partire dalle ombre in bianco e nero dei serial anni ’40 con Lewis Wilson, un Batman da detective polveroso che combatte il crimine con un pugno di pixel primitivi, e scivolare fluidamente negli anni ’60 con Adam West, quel campionissimo colorato che urla “pow!” e “bam!” mentre Batmobile romba e Robin fa capriole esagerate. Il ritmo non si ferma: ecco Michael Keaton irrompere negli ’80 con un Cavaliere Oscuro dark e psichedelico, costume gommoso e voce graffiante che ti entra nelle ossa, seguito da Val Kilmer e George Clooney, sì, con quei capezzoli leggendari sul costume che ancora ci fanno ghignare, in un turbine di gadget folli e villain caricaturali.
Poi il montaggio accelera verso i reboot epici: Christian Bale trasforma Batman in un’arma high-tech alla Nolan, con inseguimenti mozzafiato e un realismo che ti spacca il cuore, fino a Ben Affleck che lo rende un bestione da strada, muscoloso e incazzato, pronto a pestare superuomini alieni. Swinney intreccia tutto con genialità: vedi il costume evolversi da stoffa semplice a armatura cyberpunk, la cintura degli attrezzi gonfiarsi di trucchi assurdi, il rapporto con Robin passare da buddy movie a dramma tragico, e la voce mutare da tono da hard-boiled anni ’50 a ringhio alla Frank Miller che ti dà i brividi.

È un fiume inarrestabile di clip iconiche, transizioni perfette e dettagli nascosti che ci fanno dire “ancora uno, non posso smettere”: ridicolmente divertente nei momenti kitsch, profondo quando tocca l’essenza oscura di Bruce Wayne. Per i solvers di crimini di Batman Crime Solver, è passione pura, cliccate play e perderete la cognizione del tempo, poi tornate qui a dirmi qual è il vostro Batman che vi fa venire la pelle d’oca. Non è solo un video, è la nostra nuova ossessione seriale da riguardare all’infinito!
]]>Matt Reeves aveva un’idea molto chiara: creare un “Bat-mondo” che non assomigliasse a nulla di già visto. Niente Gotham gotiche da fiaba nera come quelle di Burton, niente metropoli iperfunzionali alla Nolan. Questa doveva essere una città sospesa, plausibile ma irriconoscibile, un posto che guardi e ti chiedi istintivamente: “Ma dove siamo?”. Gotham, nelle intenzioni di Reeves, non doveva sembrare un set travestito da città reale. Doveva essere una città, con una storia di corruzione scritta nei muri, nei ponti, nei grattacieli incompiuti. Una Gotham che racconta il crimine prima ancora che qualcuno apra bocca. Per farlo, Reeves si è circondato di complici perfetti. Greig Fraser alla fotografia e James Chinlund alla scenografia hanno raccolto la sfida di costruire un mondo che fosse oscuro senza essere illeggibile, deprimente senza essere artificioso. Fraser lo dice chiaramente: se un progetto lo spaventa un po’, allora è quello giusto. E Batman, con tutto il suo peso cinematografico, era un terreno minato. L’idea condivisa era tornare alle radici dei fumetti, a Batman: Anno Uno, a un Bruce Wayne spezzato, ancora grezzo, e a un Batman che nasce proprio da quelle fratture interiori.
L’oscurità, però, non doveva diventare un limite. Anzi, la sfida era creare una “oscurità luminosa”, un ossimoro che riassume perfettamente il lavoro fatto sul film. Illuminare un personaggio vestito di nero, con una maschera che nasconde quasi tutto, senza perdere le emozioni, è una guerra di nervi. La soluzione è stata un equilibrio costante tra luce e ombra, evitando scorciatoie visive e mantenendo quel gioco di vedo-non-vedo che rende Batman umano e inquietante allo stesso tempo. Tutto doveva sembrare naturale, pratico, reale. Ogni luce che vediamo nel film esiste davvero sul set: lampioni, fari, neon, finestre. Gotham è illuminata come una vera città, perché una vera città non dorme mai davvero, nemmeno quando sembra affogare nel buio. E poi c’è Selina Kyle, l’eccezione cromatica in un mondo che tende al grigio e al nero. Con Zoë Kravitz, Fraser si è concesso il lusso di giocare di più con i colori, sfruttando la sua capacità unica di assorbire e riflettere la luce. Nel suo quartiere, tra neon e luci al sodio, Gotham cambia pelle. Non diventa più pulita o più sicura, ma diventa diversa, più romantica, più viva. È il contrasto che rende ancora più evidente il degrado del resto della città.
Dal punto di vista architettonico, la Gotham di The Batman nasce da un’idea precisa: una città che ha avuto un passato glorioso e che poi si è fermata. Il tempo si è congelato mentre la corruzione faceva il suo lavoro. Chinlund ha immaginato una metropoli che ha tentato di modernizzarsi senza riuscirci davvero, lasciando dietro di sé scheletri di acciaio, grattacieli incompiuti, strutture arrugginite che si stagliano contro un cielo perennemente ostile. L’ispirazione arriva dall’America degli anni ’70, dalla New York sporca e decadente, ma anche dall’architettura gotica del Regno Unito, che ha dato a Gotham quel senso di peso storico che negli Stati Uniti sarebbe stato impossibile replicare allo stesso modo. Non a caso, la produzione ha trovato la sua casa tra Liverpool, Glasgow e Londra. Quelle città hanno fornito facciate, strade e atmosfere che sembrano nate per Gotham. L’idea era mescolare tutto: un pizzico di Chicago, un’anima britannica, e un cuore profondamente americano. Il risultato è una città che non esiste, ma che potrebbe esistere dietro l’angolo. Un luogo che sembra familiare e allo stesso tempo sbagliato.
La tecnologia ha fatto il resto, ma sempre in modo invisibile. La realtà virtuale è stata usata già in pre-produzione per “entrare” nei set prima ancora che fossero costruiti. Reeves, Fraser e Chinlund potevano camminare in una Gotham digitale, spostare muri, cambiare inquadrature, decidere come e da dove sarebbe arrivata la luce. Questo ha reso il processo creativo più fluido e ha permesso a tutti i reparti di lavorare come un unico organismo. Poi sono arrivati i LED Volume, che hanno letteralmente portato Gotham sul set, permettendo agli attori di vedere la città davanti ai loro occhi e non di immaginarla su uno schermo verde. La luce che colpisce i volti, i costumi, i pavimenti bagnati è reale, coerente, credibile. È per questo che Gotham sembra così tangibile.
Ogni luogo iconico del film segue la stessa filosofia. La Batcaverna non è un tempio tecnologico scintillante, ma una vecchia stazione ferroviaria nascosta sotto la Wayne Tower, un’idea che nasce da leggende urbane reali e da infrastrutture dimenticate. La Wayne Tower stessa riflette il distacco di Bruce Wayne dalla sua eredità: niente lusso ostentato, niente design futuristico, solo funzionalità e improvvisazione. L’appartamento di Selina è vissuto, disordinato, pieno di gatti e segni di vita vera. Quello dell’Enigmista è la manifestazione fisica della sua mente: ordinato in superficie, disturbante sotto la pelle. Persino una semplice tavola calda diventa un simbolo, un acquario di vetro illuminato nel cuore di una città che affoga nella pioggia, un chiaro omaggio a Nighthawks di Hopper.
E mentre salutiamo questa Gotham entrando nel 2026, lo sguardo va inevitabilmente al futuro. Perché il ritorno è ormai alle porte. Le riprese di The Batman – Parte II dovrebbero iniziare tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, con gennaio, febbraio e marzo come finestre più probabili. Leavesden sarà di nuovo la base operativa, con Glasgow e Liverpool pronte a riprendersi il ruolo di Gotham a cielo aperto. Robert Pattinson tornerà sotto il mantello, e con lui, molto probabilmente, Jeffrey Wright, Andy Serkis e Colin Farrell. Al posto di Greig Fraser ci sarà Erik Messerschmidt alla fotografia, una scelta che promette continuità ma anche una nuova sensibilità visiva. Il film è in piena pre-produzione, dopo ritardi e silenzi, e Matt Reeves continua a promettere qualcosa di ancora più ambizioso. L’uscita è fissata: 1 ottobre 2027. Gotham, insomma, non è finita. È lì, che ci aspetta. Più corrotta, più profonda, forse ancora più infernale. E noi, come sempre, siamo pronti a tornarci. Perché a Gotham non si va per stare bene. Ci si va per capire il male. E magari, ogni tanto, provare a risolverlo.
Fonte: [Warner Bros]
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Come vi abbiamo già raccontato DC K.O. è un nuovo evento a fumetti DC Comics, descritto come una “Secret Wars” per l’universo DC, che presenta un torneo cosmico a eliminazione diretta tra 32 eroi per raccogliere l’Energia Omega necessaria a contrastare un Darkseid potenziato, trasformato in King Omega, con Superman visto come possibile protagonista e vincitore per salvare l’universo. In DC K.O.! si combatte per un titolo che va ben oltre l’orgoglio: il vincitore (re o regina Omega) ottiene poteri capaci di riscrivere la realtà e forse di fermare Darkseid. Sì, avete letto bene, si parla di mettere mano a cose che potrebbero salvare (o distruggere) il mondo come lo conosciamo. È il torneo più cruento e imprevedibile della stagione DC! Facciamo allora un giro tra i match più hot.
Pensate a Harley Quinn contro Zatanna: la nostra clownessa preferita, con tutte le sue buffe acrobazie e la fortuna da fuoriclasse, contro una maga capace di piegare lo spazio e il tempo. Sulla carta Zatanna ha il vantaggio, ma in DC K.O. non si può mai dire… e noi tifiamo per le sorprese!
Poi c’è Jay Garrick, il primo Flash, contro Guy Gardner, il Green Lantern coi nervi d’acciaio e il pugno pronto. È la sfida dell’esperienza contro la forza bruta: chi la spunterà? I numeri qui non sono semplici – ma sappiamo tutti che, quando c’è un Green Lantern arrabbiato, lo spettacolo è garantito!
E che dire di Lex Luthor che si trova faccia a faccia col potente Demon? Cervello contro potenza bruta, strategia contro furia infernale. Questo è il genere di matchup che fa brillare gli occhi a noi fan, perché mette in gioco tutto: ingegno, forza, tecnologia… e sì, anche un po’ di follia.
Infine, il pezzo forte: Cappuccio Rosso vs Joker. Se questa non è tragedia shakespeariana fumettistica, allora non so cosa lo sia! Jason Todd, il Robin resuscitato dal Pozzo di Lazzaro, vuole vendetta. Il Joker? Sempre imprevedibile e letale. Qui non si parla solo di vittoria, qui si parla di chi domina la psiche squilibrata del nostro gothamite più controverso.
Ogni matchup è un’esplosione di stile, personalità e storia di lungo corso: qui non si combatte solo con pugni e poteri, ma con bagagli narrativi che hanno decenni di evoluzione dietro. E mentre ci scambiamo teorie, meme e sogni su chi meriti il titolo di Omega, ricordatevi che DC K.O. è anche un invito per noi fan a immergerci ancora di più in un universo dove ogni personaggio – da Harley a Lex, da Flash a Joker – ha la sua chance di sorprendere.
Insomma, la Bat-Fam non solo non riesce a prendersi una pausa, ma si trova nel mezzo di uno dei più grandi scontri intergalattici mai messi su carta. E noi? Noi restiamo qui, con il cuore in gola e il pollice pronto a votare per il nostro preferito nella Bracket Challenge! Chi vincerà? Solo leggendo il prossimo albo lo scopriremo… e vi prometto che continueremo a raccontarvelo col sorriso di chi ama ogni singola pagina di questo caos supremo.
Allora, fate sentire la vostra voce: chi sarà il prossimo re o regina Omega secondo voi? Batman Crime Solver vuole saperlo!
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Partiamo da Bruce Wayne, perché ancora una volta è stato il suo lato umano a colpirci più forte dei pugni. Nel 2025 lo abbiamo visto tentare, con la solita cautela, di aprirsi a una relazione sentimentale con Scarlett Scott, un volto del passato che sembrava portare con sé la promessa di una normalità possibile. Promessa infranta, ovviamente, quando il legame tra la sua famiglia e alcuni dei peggiori incubi di Gotham è venuto a galla. Joker, Hush, vecchi fantasmi che tornano a bussare alla porta di Bruce ricordandogli una verità semplice e dolorosa: con Batman, l’amore non è mai semplice, e quasi mai salvo. Eppure, proprio in mezzo a questo ennesimo fallimento emotivo, il personaggio ha trovato un raro spiraglio di luce nel rapporto con Damian. Vedere il figlio crescere, diplomarsi in anticipo e scegliere l’università non è solo un traguardo narrativo: è una vittoria silenziosa per un uomo che ha sempre avuto paura di trasmettere il proprio dolore a chi ama.

Sul fronte più “grande”, quello che ama giocare con le dimensioni, il 2025 non si è certo risparmiato. Il multiverso è tornato a essere un campo di battaglia caotico e affascinante, con Batman coinvolto in un enorme torneo cosmico per il destino della realtà. E sì, diciamolo senza girarci intorno: il nostro eroe non è arrivato lontano. Eliminato presto, quasi brutalmente. Ma è proprio qui che la scrittura ha colpito nel segno, perché Batman non è sempre quello che vince, è quello che osserva, impara, si adatta. Anche quando perde, lascia un segno. Anche quando esce di scena, il suo peso si sente.

E mentre la continuity principale costruiva e decostruiva il mito, fuori da essa il 2025 si è divertito come non mai. Abbiamo visto un Batman in versione padre di famiglia nella sorprendente e tenera Bat-Fam, capace di farci sorridere senza mai tradire l’essenza del personaggio. Abbiamo viaggiato in un passato alternativo e affascinante con Aztec Batman: Clash of Empires, un esperimento che ha diviso ma che ha avuto il coraggio di dimostrare quanto l’archetipo del Pipistrello sia universale. E poi c’è stato l’universo di Absolute Batman, più cupo, più crudo, quasi spietato, che ha rimesso al centro un Cavaliere Oscuro primordiale, lontano da ogni concessione.
Ma il 2025 ci ha ricordato anche che Batman non è solo epica, multiverso e tragedia. È anche vicinanza. È anche umanità. In Detective Comics #1100 lo abbiamo visto fare qualcosa di apparentemente semplice: aiutare un bambino a ritrovare il suo cane. Nessun super-villain, nessuna minaccia globale. Solo un eroe che sceglie di esserci. Ed è in momenti come questi che capiamo perché Batman funziona ancora così bene: perché protegge Gotham tanto nei suoi incubi quanto nella sua quotidianità.

A suggellare tutto, il Batman Day del 20 settembre è stato una vera festa globale. Eventi, celebrazioni, fan che si ritrovano sotto lo stesso simbolo, dimostrando che Batman non è solo un personaggio, ma un linguaggio comune, un punto di incontro tra generazioni diverse, tra chi lo ha scoperto su carta e chi lo vive oggi tra animazione, cinema e serie TV.

Tirando le somme, il 2025 non è stato l’anno fondamentale di Batman, ma è stato un anno estremamente onesto. Abbiamo visto un Bruce Wayne fragile, un Batman capace di perdere, un mito che continua a reinventarsi senza dimenticare le proprie radici. Ed è forse questo il suo segreto più grande: cambiare forma, tono e universo, ma restare sempre riconoscibile.
Ora lo sguardo è puntato avanti, verso il 2026. Ma una cosa è certa: finché ci sarà bisogno di qualcuno che cammini nell’ombra per difendere chi non ha voce, il Bat-Segnale continuerà ad accendersi. E noi saremo qui, pronti a seguirlo.
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