recensione Non è una storia di Zombie di Stefania Toniolo

Non è una storia di Zombie di Stefania Toniolo

Sappiate che “Non è una storia di zombie” di Stefania Toniolo – vincitore del premio Amazon Storyteller 2024 – è, a tutti gli effetti, una storia di zombie. Il protagonista di questa commedia ambientata in un mondo post apocalittico è Zack, un non-morto rinchiuso in uno zoo. Curioso, no?

Zackary Walker, lo zombie che vuole essere una Star

Docile, appassionato di serie tv e cartoni animati, Zack passa il suo tempo dietro le sbarre della sua gabbia, cercando invano di far paura ai visitatori, soprattutto ai bambini che gli gettano cartacce in testa. Nessuno sospetta che dentro la testolina di Zack ci siano pensieri di senso compiuto, almeno fino a che Colin, conduttore di uno sfortunato programma che intervista sopravvissuti all’Apocalisse, non lo nota e decide di acquistarlo, salvandolo da un destino crudele. Per l’uomo, intervistare lo zombie e dare in pasto agli spettatori una prospettiva nuova e fresca è l’ultima chance per rivitalizzare Dead Men Walking prima che venga cancellato definitivamente.

Non è una storia di Zombie, recensione di un comedy horror tutto da gustare

Questo è solo l’antefatto di una storia lunga 429 pagine che vi afferrerà i polsi e vi trascinerà alla sua conclusione senza il tempo di tirare il fiato. Non sentirete affatto il peso del volume — io proprio per niente, l’ho letto in ebook — e alla fine sarete lì a chiedervi come è possibile ridere di gusto nel bel mezzo di una scena horror, e quante riflessioni può generare una storia che credevate essere solo l’intrattenimento di un weekend. Più di tutto, vi dispiacerà chiudere il libro e lasciare i suoi personaggi.

Ma devo correggermi,ora. “Non è una storia di zombie”, non è, a tutti gli effetti, solo una storia di zombie. Attraverso Zack percepiamo chiaramente il dolore di chi è discriminato, di chi vuole integrarsi a tutti i costi, ed essere visto, amato per quello che è, salvo poi rendersi conto che ciò non è possibile. Sotto la guida di Colin, in una simpatica rivisitazione del Pigmalione, lo zombie affamato di fama Zachary Walker impara a comportarsi da essere umano e diventa una star della TV.

A Ventinove, la città sicura che è diventata centro nevralgico del potere nella vecchia Atlanta, Zack è un simbolo di speranza per alcuni, una disgustosa mostruosità per altri. Il nostro caro zombie dalla battuta pronta entra in contatto con il mondo delle Stelle e ne rimane abbagliato: affiancato da make up artist e social media manager, e tante altre brillanti quanto ridicole personalità del piccolo schermo, si convince che, se darà al suo pubblico esattamente ciò che vuole, il pubblico lo ricambierà con la stessa moneta. Ovviamente, le cose non vanno proprio così. E nel mezzo di questa avventura, Zack conosce Romera e scopre di non essere così unico come credeva.

Questa non è solo una storia di zombie, è il dipanarsi inesorabile di una crisi di identità che porterà all’esplosione finale, è un brillante saggio di critica sociale sotto forma narrativa, ed è, persino, una storia d’amore.

Conclusione: perché ho amato Non è una storia di Zombie di Stefania Toniolo

Riassumendo le cose che mi sono piaciute di più di Non è una Storia di Zombie di Stefania Toniolo, direi prima di tutto che ho amato come mi ha fatta sentire. L’atmosfera leggera, divertente, ma mai banale, con quel pizzico di sale e pepe che conferisce gusto e senso alla lettura. I guizzi sorprendenti. L’alternarsi di scene comiche e scene anche cruente, incredibilmente intrecciate tra loro. Poi, ho adorato i personaggi: tutti quanti aggiungono un tassello fondamentale alla storia e sono, come si usa dire, tridimensionali. Riuscivo a visualizzarli perfettamente mentre leggevo. Mi è rimasto nel cuore in particolare il rapporto tra Colin e Zack. Ringrazio Stefania per la storia e per il finale che ha dato loro. Ora, se qualcuno ne ricavasse una serie tv, a me non dispiacerebbe affatto!

Se sei alla ricerca di simili vibes, leggi la mia recensione de “Il Club dei Delitti del Giovedi” di Richard Osman.

Sleeping Beautis, la graphic novel

Sleeping Beauties

di Stephen King e Owen King. Adattamento grafico di Rio Youers, Alison Sampson e Triona Tree Farrell.

Nonostante l’atmosfera onirica e soprannaturale, in Sleeping Beauties il male si tinge di colori del tutto umani. Partiamo subito col dire che l’adattamento grafico di Rio Youers di questo romanzo horror, scritto a quattro mani dai Stephen King e Owen King, non è adatto a tutti, per la forte presenza di linguaggio scurrile e di scene crude che risaltano in modo particolarmente vivido grazie alle magnifiche tavole di Alison Sampson e alla palette scelta da Triona Tree Farrell. Le 224 pagine del volume edito Sperling & Kupfer però, lungi dall’essere splatter, lasciano il segno e coinvolgono il lettore in riflessioni importanti su temi importanti come la misoginia, sulla violenza e sulla natura umana.

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La trama di Sleeping Beauties: Epidemia Aurora e donne misteriose, misoginia e violenza.

La storia ha inizio con il diffondersi di una malattia del sonno che colpisce solo le donne, l’epidemia “Aurora”. Le contagiate si addormentano e le loro teste vengono ricoperte da uno strano bozzolo: rimuoverlo porta a conseguenze estreme e spiacevoli. Incertezza, paura e disperazione generano in poco tempo disordini e sommosse in tutto il mondo, da parte di uomini che sembrano non trovare altra soluzione se non quella della forza bruta per risolvere la questione. Nello specifico, seguiamo da vicino le vicende della contea di Dooling, dei suoi abitanti e del carcere femminile, un micro universo di tragedie nella tragedia: al centro di tutto sorride Evie Black, una donna misteriosa dotata di grande forza, con la capacità di leggere nel pensiero e di parlare con gli animali (che a loro volta sembrano avere un ruolo di messaggeri e aiutanti), nonché l’unica apparentemente in grado di resistere al virus e l’unica che sappia davvero cosa stia succedendo. E alla fine di tutto per le “belle addormentate”, donne spesso e volentieri ferite dagli uomini, resta una sola scelta da compiere: rimanere nel mondo di sogno che le sta ospitando, lontano da ogni male ma anche dai cari che hanno lasciato, o tornare da loro, facendosi carico dei rischi e delle responsabilità che questo comporta.

Per i fan di Stephen King

Per i fan di Stephen King e in generale di questo genere, l’esperienza di lettura è immersiva e coinvolgente, e giova di un adattamento fedele all’opera originale. Al contempo inquietante e affascinante, mette sotto i riflettori tematiche attuali e fa un ritratto a volte impietoso della nostra società, senza però negare ciò che c’è di buono e salvifico.

Se hai amato questo libro leggi anche:

  1. La bambina che amava Tom Gordon, di Stephen King
  2. The Outsider, di Stephen King
  3. Il Bazar dei brutti sogni, di Stephen King
La Salamandra, rivista interscolastica e universitaria di Treviso
Puoi leggere questa recensione e altri articoli nel n.93 de La Salamandra

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Zia Mame

di Patrick Dennis

Follia, imprevedibilità, colore e umorismo. Sono questi gli ingredienti che rendono speciale “Zia Mame” di Patrick Dennis. Il tutto condito da uno stile fresco e un vocabolario ricco, senz’altro degno della figura celebrata dal romanzo. Anche se, a dire il vero, “Zia Mame” non nasce come un romanzo, bensì come raccolta di racconti che, per esigenze editoriali, acquisì in seguito una simpatica cornice, e che del resto già seguiva una linea temporale ben precisa ed aveva un’unica voce narrante: quella del fantomatico Patrick Dennis, lo pseudonimo usato dall’autore stesso, Edward Everett Tanner III. L’opera è infatti vagamente ispirata ad alcune vicende di vita dell’autore che ruotano attorno alla figura di sua zia, Marion Tanner. 

Zia Mame: da caso editoriale a film di Hollywood

Dopo essere stato rifiutato da diciannove editori, Zia Mame viene dato alle stampe nel 1955, vendendo due milioni di copie e scalando le classifiche del New York Times per ben due anni. Nel 1956 approdò a Broadway come commedia adattata da Jerome Lawrence, e nel 1966 grazie a Jerry Herman se ne fece anche un musical, con Angela Lansbury (La Signora in Giallo, Mary Poppins). Nel 1974 Lucille Ball interpretò Mame per il grande schermo

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Angela Lansbury and company in Mame Friedman-Abeles / The New York Public Library

In Italia Zia Mame ha conosciuto un nuovo successo nel catalogo Adelphi dal 2009, riscuotendo finalmente il successo che merita. 

Zia Mame: un personaggio travolgente e indimenticabile

Non si può che rimanere affascinati e travolti in pieno da un personaggio come quello di Zia Mame: una ricca newyorkese di grande intelletto e sensibilità, progressista e moderna, e assurdamente eccentrica, capace dell’impossibile. Le sue imprese, talvolta tragicomiche, sono raccontate attraverso il filtro del nipote, spesso suo malgrado coinvolto nelle pazzie della zia. Nel primo racconto,Zia Mame e l’orfanello, il giovane Patrick perde il padre e viene affidato alle cure dell’unica parente rimastogli, Mame Dennis. Secondo il defunto genitore, “essere affidato a una donna molto, ma molto particolare come Zia Mame era un destino che non avrebbe augurato neanche a un cane”. E infatti, il mondo fatto di stravaganze ed eccentricità di Mame si scontra fin da subito con il tradizionalismo del signor Babcock, custode testamentario con l’arduo compito di sottrarre il figlio del suo cliente alle peggiori influenze della donna di mondo. Un leitmotiv del libro è proprio lo scontro, talvolta viscerale, tra le idee sociali, religiose e politiche dei personaggi, che mette in luce senza peli sulla lingua tutto il meglio e il peggio dell’America e dell’umanità, toccando temi profondi come il razzismo e l’antisemitismo senza mai venire meno al tono ironico della narrazione

Il 900 nei racconti di Patrick Dennis

I racconti attraversano con ordine diverse epoche storiche, dalla Grande depressione al proibizionismo, dalla Seconda Guerra Mondiale fino agli anni Cinquanta: Patrick cresce, attraversa l’adolescenza, supera le maglie strette del college scelto da Mr. Babcock, frequenta l’università, schiva proiettili e matrimoni infelici, e infine si sposa e ha un bambino. Il mondo intorno a lui cambia e si evolve, ma zia Mame resta nel bene e nel male, una presenza ineguagliabile, un tornado nel suo più prossimo orizzonte. Nell’ultimo racconto, “Zia Mame riveduta e corretta”, la vediamo avvolta da un sari indiano e coi capelli tinti di blu, pronta a incantare il pronipote di sette anni. Ed è forse la moglie di Patrick, infine, a trovare il soprannome perfetto per questo indimenticabile personaggio, definendola un “Pifferaio Magico”. Non si può dire di no a zia Mame. Tanto è vero che ‘Patrick’ ha dovuto dedicarle un seguito, “Intorno al Mondo con Zia Mame”! 

Per concludere con le parole della diretta interessata, mai come in queste pagine “la vita è un banchetto!, e leggerle è un autentico piacere. 

La Salamandra - rivista interscolastica di Treviso
Leggi questo e altri articoli nel numero 94 de La Salamandra, rivista interscolastica e universitaria di Treviso

In vena di umorismo? Leggi anche Il Club dei delitti del Giovedì di Richard Osman

Fantasy e Sci-Fi Italiano: 5 novità da scoprire

1. La Mesmerista – Inganni e polvere di stelle

di Sara Simoni

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Secondo attesissimo volume de La Mesmerista, edito Acheron Books I preorder sono aperti, e il libro uscirà il 13 ottobre! Ho adorato il primo, perciò non vedo l’ora di leggere questo.

Dalla quarta di copertina: 1920. I venti di guerra minacciano di scuotere ancora l’Europa ora che gli austroungarici sono entrati in possesso della calamita, l’arma mesmerica definitiva.

Dopo l’incidente che l’ha separata da Bas, Lena ha perso anche l’attivatore che le permette di praticare la Dottrina. Adesso è decisa a ritrovare entrambi, ma la determinazione non è sufficiente quando vivi nei bassifondi e un debito che non potrai mai ripagare ti lega ai peggiori criminali della città.

Perciò, quando un vecchio nemico ritorna con una proposta, lei non può fare altro che mettere da parte il rancore e accettare. Se vuole rimediare agli errori del passato, deve ancora una volta abbandonare tutto per attraversare il confine e raggiungere le terre occupate dall’Impero, dove la ribellione incombe e gli intrighi politici potrebbero giocare a suo favore.

In un valzer di bische clandestine, sale da ballo e corse di idrovolanti, gli alleati non sono quel che sembrano e il limite tra giusto e sbagliato si fa sottile. Sarà disposta a varcarlo per salvare Bas senza che i suoi inganni le si ritorcano contro?


2. La Cattedrale di Sabbia

di Leonardo Patrignani

Per quanto mi riguarda, i nuovi autori italiani pubblicati da Mondadori nella collana Oscar Fantastica sono come animali rari, e quando appaiono la mia curiosità schizza alle stelle. Giovano non poco anche l’intrigante copertina e l’ancor più intrigante trama di questo elegante sci-fi con sfumature di giallo.

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Dalla quarta di copertina: LA MILANO DEL 2045 è una metropoli ipertecnologica, in cui le realtà virtuali e aumentate operano una costante distorsione del mondo e dell’identità delle persone. Stefano Valeri è un brillante neuroscienziato e ricercatore per Engram, azienda all’avanguardia nel campo delle interfacce neurali. La moglie Arianna Molinari, stimata neuropsicologa, lavora a stretto contatto con il suo dipartimento. Fino al giorno dell’attentato.

Da quando, quattro anni prima, Arianna è rimasta vittima di un attacco terroristico nel corso di un importante convegno scientifico, l’uomo vive infatti come un relitto umano, rintanato nella sua solitudine.

Ma quando scopre che il suo ricordo del momento in cui la moglie ha perso la vita è inattendibile, Stefano non ha alternativa: deve uscire allo scoperto e rimettere insieme i pezzi di un passato carico di enigmi e traumi irrisolti.

Come sono andate davvero le cose? Su quale genere di anomalie della memoria stava indagando Arianna e chi poteva avere interesse a fermarla? Soprattutto, cosa sta per succedere nel mondo, se nessuno può più fidarsi dei propri ricordi?


3. L’Occhio del Gufo

di Andrea Butini

Sempre per Oscar Fantastica, di recentissima uscita abbiamo L’Occhio del Gufo, di genere dark fantasy. La copertina lovecraftiana bastava e avanzava, ma anche in questo caso la trama contiene elementi che mi incuriosiscono. L’Occhio del Gufo è il primo libro della Trilogia del Sole Pallido.

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Dalla quarta di copertina: NELLA FORESTA DI ROKTHAN, un piccolo, insignificante villaggio come ce ne sono tanti, gli animali cominciano a sparire. Sorin, un cacciatore, cerca di comprenderne il motivo. Ma la diminuzione delle prede non è la sua unica preoccupazione: da un paio di giorni, infatti, suo figlio Jas è vittima di strane crisi di violenza.

Intanto, un vecchio straniero dall’aspetto emaciato che si fa chiamare Maestro fa la sua comparsa nel paese, portandosi dietro una scia di sangue e di misteri. Per indagare, il capitano Swain è costretto a chiedere aiuto al conciliatore Neth Roven, un uomo distrutto dalla perdita della moglie.

E mentre i due si mettono sulle tracce del Maestro, altri eventi inquietanti rompono la quiete di Rokthan: stanno per giungere i pacificatori, soldati della lontana Vanhorn. E sembra che abbiano intenzioni tutt’altro che buone.

Cosa sta succedendo davvero? Che collegamento c’è tra le prede scomparse, le crisi del piccolo Jas e l’arrivo del Maestro? E perché un borgo dimenticato da tutti è diventato improvvisamente così importante?


4. Il Pugnale dei Poeti – il volo del gheppio

di Sara Zanini

In uscita il 13 ottobre per Lumien, casa editrice assolutamente da scoprire, Il Pugnale dei Poeti: il volo del gheppio è un high fantasy che, lo ammetto, mi ha colpito per la cura dell’edizione. Non so se mi piacerà quanto spero, ma sono curiosissima di leggerlo.

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Dalla quarta di copertina: Nel regno delle Cinque Capitali regna la pace da oltre mille anni. Qui i Poeti, dispensatori di bellezza, creano opere d’arte capaci di incantare gli abitanti, al solo scopo di rendere l’esistenza più gradevole. Un esercito misterioso però, minaccia i Poeti e i villaggi in cui risiedono. Le Laiolan, le spietate donne a capo dei soldati, vogliono catturare ogni membro della Casta, e per farlo sono disposte a tutto.

Il giovane poeta Auren, affiancato dal suo Sigillatore, Gylleal, e dall’impertinente figlia del capo villaggio, Iria, sarà costretto a un viaggio attraverso l’Everia. Nel difendere i suoi amici, Auren scoprirà un potere nascosto nelle trame della sua magia, una forza di cui non conosceva l’esistenza…


5. Engaged 2. Il segreto di Lucia

di Beppe Roncari

Confesso di non aver ancora letto il primo volume di Engaged, Il libro di Renzo, un retelling dei Promessi Sposi condito di magia, edito da Sperling&Kupfer. Ma ne ho sentito parlare benissimo, e anche se non sempre sono una fan dei retelling, questo lo reputo davvero originale.

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Dalla quarta di copertina: Le strade di Renzo e Lucia si sono divise: lui, dopo aver trovato rifugio a Bergamo, sta per approdare a Venezia in veste di prigioniero; lei, invece, è nel monastero della Signora di Monza, una donna dal fascino oscuro e piena di segreti. I due ragazzi sono in realtà al centro delle trame e dei giochi dell’angelo Mumiah e del demone Belial, che da tempo si sfidano per impadronirsi del Libro segreto di Giordano Bruno, depositario di un potere sconfinato e pericoloso, soprattutto se dovesse finire nelle mani sbagliate o di loschi personaggi che è meglio che restino «Innominati»… Tra peripezie, inganni e colpi di scena, riuscirà il Bene ad avere la meglio sul Male, permettendo a Renzo e Lucia di realizzare il loro sogno d’amore?

Il capitolo finale di Engaged, l’originale riscrittura de I Promessi Sposi di Beppe Roncari, che con uno stile innovativo racconta la storia che tutti quanti abbiamo studiato a scuola, intessendola con elementi magici e fantastici che la rendono nuova e inaspettata.

Avete letto, o avete intenzione di leggere qualcuno di questi romanzi? Cosa pensate dell’attuale panorama del fantastico italiano?

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6 storie per viaggiare nello spazio e nel tempo

Mai come in estate vien voglia di scoprire nuovi posti, liberandosi dei pensieri e degli accolli per tuffarsi in mille avventure. I libri che ho scelto di leggere nell’ultimo periodo si sono rivelati ottime guide per viaggi strepitosi nello spazio e nel tempo, così come nelle maglie della fantasia. Eccone alcuni che ti consiglio:

1. La vera storia del pirata Long John Silver

Non è estate senza un viaggio per mare, e se ci sono pirati, tanto meglio! La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson (Iperborea, 1998) ci conduce in lungo e in largo nelle memorie di un personaggio arcinoto, antagonista di uno dei più bei libri di avventura mai scritti: L’Isola del Tesoro di Stevenson. La storia di come Silver è diventato un fior fior di pirata, capace allo stesso tempo di conversare con Defoe e di farsi temere da Flint, ripercorre le sue peripezie in Inghilterra e in Francia, nelle Antille e oltre, attraverso mari e oceani. Molte sono le tempeste che si agitano dentro e fuori di lui, e vale la pena ascoltarne il rombo, sognando un’epoca di arrembaggi e codici d’onore ormai passata.

2. Gideon la Nona

Ok il mare, ma che ne dite di un bel viaggio spaziale, in visita a pianeti dove il macabro e il derelitto sono di Prima Casa? Ecco, se Halloween è la vostra festa preferita e adorate le atmosfere cupe e i luoghi labirintici alla Gormenghast, Gideon la Nona di Tamsyn Muir (Oscar Fantastica, 2021) è quello che fa per voi: necromanti, paladini, zombie e scheletri, strani laboratori, lotte e sfide mortali in una storia emozionante quanto dissacrante che vanta personaggi pazzeschi, a partire dalla sua protagonista.

3. The Old Ways

Viaggiare in treno, in macchina, in aereo, in barca… No, a Robert Macfarlane piace viaggiare a piedi. In questo splendido saggio ci parla dei vecchi sentieri e dei cammini: che cosa rappresentano, come sono fatti, dove si trovano e perché ha senso percorrerli ancora oggi, sulle nostre gambe, nonostante tutte le evoluzioni tecnologiche. Io lo sto leggendo in inglese, ma lo trovate anche in italiano, pubblicato da Einaudi nel 2018 col titolo Le antiche vie.

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4. Egnaro

In Egnaro il viaggio è un desiderio che porta alla follia. Perché “Egnaro è un segreto che tutti conoscono tranne te. è un paese o una città in cui non sei mai stato; è una lingua sconosciuta“.

In questo racconto di M. John Harrison, scoperto grazie alla rivista di letteratura weird e fantastica Hypnos, (numero 13, autunno 2021), il protagonista inizialmente scettico è testimone della parabola discendente del tuo cliente, Lucas, un uomo ai limiti della società che gestisce una libreria. Lucas cerca inutilmente di farsi credere, quando parla di Egnaro: città nascosta negli interstizi e nei momenti vuoti, che tutti conoscono ma di cui nessuno parla apertamente. Una meta che lui vorrebbe a tutti i costi raggiungere, ma che gli resta preclusa. Fino a quando…

5. I Greenwood

Anche in questo caso, un viaggio insolito nelle maglie del tempo e dello spazio, dal Canada all’America, attraverso più di un secolo di storia che comprende anche un pezzetto del nostro prossimo futuro. Leggere I Greenwood, di Micheal Christie (Marsilio, 2021), significa sfogliare la vita travagliata e ricca di sorprese di una famiglia per diverse generazioni, cercando di venire a capo del mistero sui legami di sangue di una bambina. La struttura del romanzo sonda le esistenze dei protagonisti come un dendrologo farebbe con gli anelli di un vecchio albero. La conclusione accoglie perfettamente il messaggio su cui poggia l’intera storia:

E se una famiglia non fosse affatto un albero?, pensa mentre cammina in silenzio. E se assomigliasse più a una foresta? A un insieme di individui che mettono in comune le proprie risorse attraverso radici interconnesse, proteggendosi a vicenda dal vento, dal caldo e dalla siccità, proprio come fanno da secoli gli alberi di Greenwood Island?

6. Agatha Christie: il giro del mondo

Questo album di lettere e fotografie pubblicato a cura di Mathew Prichard è un viaggio nel tempo e nello spazio capace di meravigliare e scatenare l’ilarità quando meno ce lo si aspetta. Nel 1922, più di un secolo fa, Agatha Christie partecipò al British Empire Exhibition Tour in quanto moglie del Colonnello Archibald Christie, qui chiamato affettuosamente “Archie”: ecco allora che i suoi resoconti e le sue lettere, con brillanti passaggi ricchi di humor tipicamente inglese, ci portano a spasso per il Sud Africa, l’Australia, la Nuova Zelanda, le isole del Pacifico e infine il Canada. Co-protagonista di questo viaggio nel vecchio Commonwealth, un uomo che Agatha trasformò abilmente in personaggio letterario da amare e odiare insieme: il Maggiore Ernest Belcher. Forse la cosa che più mi è rimasta impressa, al di là del linguaggio fresco e privo di peli sulla lingua della famosa autrice, sono le sue prodezze con la tavola da surf da Città del Capo a Honolulu!

Agatha Christie surf
foto di BBC Arts

Se ti piacciono i viaggi nel tempo, allora leggi anche Come fermare il tempo di Matt Haig.

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Slow reading: leggere non è una gara

Slow reading, ovvero leggere lentamente, in profondità. Tutti noi dovremmo darci il tempo di riflettere sulle frasi che ci scorrono sotto gli occhi, sotto le dita o nelle orecchie. Digerirle, assorbendo ogni parola, ogni simbolo. Illuminare la mente con nuovi collegamenti, ramificazioni di pensiero inaspettate quanto benvenute. Perché leggere non è una gara. Ma qualche volta, lo diventa.

I benefici dello slow reading

Sono molti i benefici della lettura lenta, o slow reading come ormai ci piace chiamarla: una modalità di lettura che dovrebbe essere normale e scontata, resa preziosa dalle odierne abitudini digitali. Ci sono già tanti articoli in rete sull’importanza dello slow reading contro la pratica ormai istintiva di saltare da un paragrafo all’altro come cavallette impazzite.

lettura lenta benefici slow reading

Leggere senza fretta infatti ci fa recuperare il senso delle parole nel loro preciso contesto, ma non solo. Concederci un tempo per la lettura priva da distrazioni, come notifiche e chiamate, ci aiuta a ritrovare la calma, riduce lo stress e stimola il nostro cervello.

La lettura lenta è l’unico modo serio di leggere, di questo mi sono convinta. Ma non è stato sempre così, nemmeno per me.

Quando leggere diventa una gara

Voglio focalizzarmi su un altro lato della questione, che riguarda i lettori forti, a partire dalla mia esperienza personale. Se te ne parlo, è perché mi è capitato di incappare in sfoghi e riflessioni online simili alle mie, quindi immagino possa essere utile aprire uno spazio di dibattito.

Goodreads, la Reading Challenge e l’ansia da lettore

Partecipo alla sfida di lettura annuale di Goodreads dal 2015. Inizialmente è stato uno spasso: è utile e bello annotare le proprie letture e poterle dividere in categorie, così come è davvero stimolante avere un colpo d’occhio delle copertine.

Mi sono iscritta a Goodreads per lo stesso motivo che mi ha spinto ad aprire Lovingbooks: ricordare, classificare e condividere ciò che leggevo con altri utenti, lettori appassionati come me. Era, e lo è tutt’ora, anche un modo per continuare a svolgere nel mondo digitale ciò che facevo per lavoro di persona, nelle biblioteche e poi nelle librerie.

bookstagram e booktok

La lettura per me non è mai stata una relazione bidirezionale tra me e l’oggetto libro, ma un vero e proprio multiverso di esperienze, collegamenti e possibilità in una rete crescente di attori.

Numeri e statistiche riducono il piacere della lettura?

Leggo in media 37 libri l’anno. 33 nel 2015, 70 nel 2016, 27 nel 2017. Sono scesa a 17 nel 2019 e risalita a 41 nel 2021. Numeri che non dicono tutto delle mie abitudini di lettrice, né rilevano l’esatta quantità di parole e frasi ingurgitate, spiluccate o attentamente dissezionate. Non è importante. La quantità non è importante. È quello che leggi e come lo leggi che fa la differenza e che alla lunga incide un segno e crea nuovi percorsi nel tuo cervello.

E però, c’è la sfida di lettura: quella vocina insistente che mi sussurra “devi leggere almeno 50 libri quest’anno, non uno di meno”. Ed ecco le newsletter di Goodreads a ricordarmelo, e i post di bookstagrammer e booktoker che sciorinano liste e recensioni alla velocità di uno skinkansen, e lei, l’amica lettrice che in scioltezza supera le 200 letture annue senza nemmeno essere in pensione.

In tre parole: ansia da lettore. Il rischio di rendere la lettura una sfida è che questa a un certo punto smetta di essere un piacere e diventi l’ennesima attività in cui essere a tutti i costi produttivi e performanti. Perennemente sul pezzo. Capita che questa sensazione si insinui anche nei gruppi di lettura e negli spazi social, rovinando l’atmosfera.

tempo di lettura

Quando si entra in quest’ottica, e la lettura diventa gara con noi stessi e con gli altri, è facile che si scatenino ansie, a tal punto che ci ritroviamo a divorare un libro dopo l’altro in una sorta di lettura bulimica che non ci da tregua ne gioia. Restano solo la soddisfazione, breve quanto amara, di vedere il contatore che sale, e il dubbio di cosa e quanto ricorderemo oltre il titolo e la copertina appena aggiunti.

Un altro rischio è che si scateni il blocco del lettore: l’ansia è tale da paralizzarci. A tal proposito ricordo che è sempre un buon momento per leggere i diritti del lettore di Daniel Pennac.

Slow Reading: ritrovare il piacere di leggere

A gennaio 2022 ho preso la decisione di non partecipare alla sfida di lettura. Ho preso dalla mia libreria un libro che sapevo mi avrebbe obbligata a rallentare il ritmo e approfondire: Guerra e Pace di Tolstoj. A metà febbraio, quando avevo appena cominciato ad apprezzare davvero l’ambientazione russa con i suoi salotti e i suoi intrighi, e finalmente era entrato in scena Napoleone, il mondo di finzione si è violentemente riversato nella realtà e la guerra me la sono ritrovata in televisione, h24. Ciò mi ha talmente nauseata da spingermi, terminato il primo volume, a rimandare l’avventura con gli altri due.

Parentesi di guerra a parte, Tolstoj ha fatto il suo lavoro. Il 2022 è stato l’anno in cui ho ripreso il controllo liberandomi di statistiche, numeri e countdown, e dandomi così il tempo e il mondo di assaporare letture più complesse. Vorrei tornare indietro nel tempo solo per rileggere The Terror di Dan Simmons alla stessa maniera.

è tutto qui in fondo, lo slow reading: riappropriarsi del benessere psicofisico che solo una lettura lenta può offrire. Alle soglie del 2023 ho impostato una sfida di lettura: 50 libri entro fine anno. Non più un obiettivo imprescindibile, ma una meta ideale, con la possibilità di divagazioni e svolte a sorpresa. L’esperienza dell’anno scorso mi ha riempito di quella calma e serenità che ancora oggi mi accompagna quando apro un nuovo libro.

Club delitti del giovedì Osman libro giallo

Il Club dei delitti del giovedì

di Richard Osman

Se sei alla ricerca del libro giusto da portare sotto l’ombrellone, leggi un po’ qui, perché la serie di Richard Osman potrebbe essere proprio quello che fa per te! 

Già conduttore televisivo per la BBC, comico e produttore, Osman debutta nel 2020 come romanziere con The Thursday Murder Club, primo di quattro gialli di grande successo, pubblicati dalla Viking nel Regno Unito e dalla SEM in Italia con la traduzione di Roberta Corradin, e i cui diritti cinematografici sono stati acquisiti nientemeno che da Steven Spielberg. 

“Se devo giudicare da com’è andata oggi, tutta questa indagine sull’omicidio sarà il divertimento più pazzesco di sempre”

“Il club dei delitti del giovedì” è un giallo che esce dai binari del genere, pur ammiccando in modo scanzonato ai grandi classici, da Sherlock Holmes a Miss Marple, passando per Poirot. 

E’ ambientato nel Kent, a Cooper Chase, “il primo villaggio di lusso per pensionati in Gran Bretagna”. Lì, nella Sala Puzzle, una volta a settimana si incontrano quattro ottantenni col pallino dei casi irrisolti e con dei caratteri alquanto vivaci e stravaganti : Ibrahim, Ron, Joyce e la loro leader indiscussa, Elizabeth. Uno psichiatra con l’amore per i dettagli; un ex sindacalista che non ha perso il fervore, la parlantina e che non si fa fregare dalle apparenze; una ex infermiera dal grande intuito e dal gran cuore;  e infine lei, una ex-non si sa esattamente che cosa, e forse è meglio non saperlo perché c’entrano segreti di stato e paesi esteri. Una che non si ferma davanti a nulla pur di scoprire la verità, anche quando non porta necessariamente a ottenere giustizia. 

E’ a Cooper Chase che viene chiamata l’agente Donna De Freitas, per quello che appare come un banale – e noiosissimo – incontro sulla sicurezza e la prevenzione. Contro ogni sua aspettativa, Donna finirà per farsi coinvolgere dal Club nell’indagine di un caso in corso. E cosa potrà mai andare storto, del resto? Mentre i nodi anziché chiudersi si moltiplicano, Elizabeth e i suoi faranno di tutto per venirne a capo, adottando stratagemmi sorprendenti e decisamente illegali… 

Il club dei delitti del giovedì è un giallo che brilla di umorismo nero senza mai peccare di cinismo, diverte e trattiene il lettore sulla pagina, facendogli credere che la soluzione sia a portata di mano, per poi togliergli il tappeto da sotto i piedi. E’ anche un romanzo ricco di umanità: i suoi protagonisti dalla veneranda età si fanno portavoce di esperienze, valori e riflessioni che spesso toccano le corde più intime e profonde del vivere… e del morire.  

“Nella vita devi imparare a contare le belle giornate. Le devi infilare in tasca e portarle sempre con te. Quindi metto questa giornata in tasca e me ne vado a letto”

Ti piacciono i gialli di ambientazione britannica? Allora ti consiglio la serie di Cormoran Strike!

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Leggi questo e altri articoli nel numero 89 de La Salamandra, rivista interscolastica e universitaria di Treviso
Graphic novel The Labyrinth di Simon Stålenhag

The Labyrinth

di Simon Stålenhag

Ci venne chiesto di costruire una società completamente nuova e sigillata ermeticamente, una città sotterranea con spazio per centomila abitanti. Ci avremmo lavorato mentre la vecchia società crollava con violenza intorno a noi.

Paesaggi svedesi post apocalittici, come metafora delle conseguenze estreme dei cambiamenti climatici. L’importanza dell’ambiente per la nostra sopravvivenza. La terribile vicissitudine dell’umana civiltà in una terra non più ospitale. The Labyrinth, edito Mondadori, 2023 per la collana Oscar Ink, più che dell’horror distopico ha i colori di un grosso trigger warning e il ritmo di un conto alla rovescia già superato. 

Simon Stålenhag, noto soprattutto per Loop, (racconto grafico trasposto anche in una serie tv), torna a sviluppare un’ambientazione a lui familiare; così come per le altre sue opere le tavole illustrate non sono un mero contorno ma un’interfaccia narrativa in cui il silenzio degli ampi orizzonti e le opache pennellate digitali sono pregni di significato tanto quanto, e forse più, delle parole. The Labyrinth è un’opera che rapisce e inquieta anche grazie alla prospettiva: la figura umana nelle illustrazioni è perlopiù minuscola, vista spesso di spalle, lo sguardo all’insù verso un mondo e una natura fuori dal suo controllo. I pochi primi piani veicolano grazie alla forza espressiva punti di svolta della storia, rafforzando il coinvolgimento emotivo. 

tavola illustrata di Simon Stålenhag per The Labyrinth
tavola di Simon Stålenhag – The Labyrinth

Stålenhag in questa storia esprime i temi della colpa, della vergogna e della fratellanza, immaginando, quasi prevedendo, ciò che parte di noi sarebbe disposto a fare, a quali violenze ci condannerebbe, pur di sopravvivere. La protagonista, Sigrid, fa parte di questa nuova civiltà ricostituitasi sottoterra in moderni bunker di cemento verniciati di giallo e azzurro, giacché la superficie è ormai un deserto di cenere e curiose manifestazioni fungine aliene, sullo sfondo di palazzi sventrati e resti di macchine e robot, visitabile solo per rare esplorazioni scientifiche

Sigrid ci viene presentata attraverso la sua voce introspettiva e già dalle prime pagine si dice condannata per azioni di cui si dichiara innocente. Ma l’innocenza, così come la colpa, gioca su un filo di precari equilibri, legata al passato condiviso con suo fratello e alla misteriosa presenza di Charlie, sopravvissuto, una sorta di figlio adottivo, adolescente chiuso, schivo, traumatizzato da eventi che nessuno di loro ha voglia di ricordare. Ecco che, alla grandiosa fosca vastità dei paesaggi di superficie si intersecano le tinte rosse di tavole che penetrano gli angoli più oscuri della psiche umana, trasmettendo un senso di pericolo che non proviene dallo spazio al di fuori della nostra atmosfera, ma da dentro di noi. 

Se hai letto The Labyrinth o un’altra delle graphic novel di Simon Stålenhag, o se per caso hai visto la serie tv, dicci la tua in un commento!

Se ti piacciono le atmosfere apocalittiche, dai un’occhiata alla recensione di Verso le Luci del Nord

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Puoi leggere la recensione di The Labyrinth nel numero 88 de La Salamandra, rivista interscolastica e universitaria di Treviso
Tasmania libro di Paolo Giordano

Tasmania

di Paolo Giordano

Scrivo di ogni cosa che mi ha fatto piangere

Il senso di irrisolutezza con cui ho chiuso il libro paradossalmente non mi ha lasciato a bocca asciutta. Tasmania di Paolo Giordano, recente pubblicazione Einaudi, è per certi versi più simile a un diario che non a un romanzo, e la sua struttura, così come il suo stile evocativo, unito a una narrazione che sembra autobiografica, mi ha coinvolto al di là di ogni mia aspettativa. In Tasmania la crisi intima, identitaria e coniugale del protagonista e dei suoi amici si intreccia al filone di crisi internazionali e comunitarie, dal cambiamento climatico al terrorismo, dal movimento per la parità di genere al fantasma della bomba atomica, seguendo gli eventi in un ordine cronologico, quasi diaristico per l’appunto, capace di rendere il lettore complice e coprotagonista in un certo senso, riportandolo a una collocazione temporale e spaziale molto precisa che è la cornice di questi ultimi otto anni.

Non ero il solo a intrattenermi così : il sito registrava il numero totale di detonazioni da parte degli utenti, che aveva già sorpassato i due milioni. Là fuori c’erano migliaia di distruttori di mondi. La fine della specie umana era un passatempo nuovo. Quanto a me, pensavo molto alla bomba e non più ai figli che Lorenza e io non avremmo avuto.

L’autore colpisce inoltre per il modo in cui affronta il tema della paternità e dell’amicizia maschile e adulta, senza banali didascalie, ma con la forza di immagini e scene evocative unite a un linguaggio radicato nella realtà, scevro di abbellimenti.  

Personalmente ho trovato commoventi i riferimenti a Hiroshima e Nagasaki, nella memoria diretta di due hibakusha, sopravvissuti alla bomba e alle sue conseguenze. Le riflessioni sul cambiamento climatico invece mi hanno fatto pensare più volte a Jonathan Safran Foer e al suo “Possiamo salvare il mondo, prima di cena“, mentre più in generale l’ordito di elementi scientifici mi ha fatto provare nostalgia di Fredrik Sjöberg, (L’arte di collezionare mosche). Sono tante le frasi che ho sottolineato e le pagine che mi sono appuntata per poterci tornare. In generale non ritengo che questa sia una lettura adatta a tutti, proprio per la sua particolarità strutturale, ma Tasmania è un libro affascinante che mi sento di consigliare perché non si fa dimenticare una volta letto, dona profonde suggestioni e credo che la sua intensità e la sua onestà cruda lascino il segno. 

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questa recensione è presente nel numero 87 de La Salamandra, rivista interscolastica e universitaria di Treviso

Respirare Mumbai

Da Megalopolis a Shantaram : in viaggio con le parole

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La lavastoviglie si è rotta due settimane fa. Una seccatura, vien da dire, se non fosse che il lavare i piatti a mano si è fatto rito, col passare dei giorni, e ormai quasi pregusto questo momento.

L’acqua scorre. Esce dal rubinetto costante, calda, e si infrange in schizzi sulle stoviglie, sui bicchieri di vetro e sui piatti in ceramica che riempiono il lavabo. Strofino via lo sporco con la spugna imbevuta di detersivo. Lavo senza guanti, non li sopporto, ma sulle nocche già avverto un bruciore, si stanno formando delle piccole bollicine rosse. Un fastidio registrato a mala pena mentre proseguo il mio lavoro con movimenti meccanici, automatici. Dalle cuffie premute sulle mie orecchie esce la voce registrata di Pablo Trincia. Mi sembra di averlo a fianco, qui e ora, in cucina; anzi no, sono io al suo fianco, mi sta guidando per le vie scalcagnate della ricca umanità di Dharavi, il più grande slum di Mumbai, balzando da un futuro terrificante a un terribile presente, e infine arriva a Mahul,  che intossica e uccide i suoi abitanti, proiettandomi in una realtà così lontana dalla mia che fatico a comprenderla appieno, ma di cui non dubito, neppure per un secondo. Sono avvolta dai suoni, dagli odori e dai sapori dell’India in modo tanto tangibile che mi sembra di aver davvero preso un aereo.

“Dio parla all’uomo attraverso le storie”

E’ un proverbio indiano che Pablo  cita nel primo episodio del suo podcast, Megalopolis – Mumbai 2050. Voglio credere a questo, qualunque cosa sia “Dio”. La narrazione si dipana più come un lungo racconto che come un reportage. Eppure i dati ci sono, le proiezioni scientifiche pure. Ma la sensazione resta quella di essere cullata, talvolta sballottata  e stravolta dalle onde di un mare destinato a sommergere tutto.

L’acqua scorre. Panta rei, penso. Giro la manopola per calibrare la temperatura. Ora è troppo calda, ora troppo fredda. Ogni due per tre apro e chiudo il rubinetto per evitare gli sprechi, ma so che è sempre lì a mia disposizione e posso anche berla senza rischio alcuno. Spruzzo un altro po’ di detersivo sulla spugna, inumidisco, strofino, sciacquo, e ricomincio. A 6231 km di distanza, a circa cinque ore in avanti di fuso orario, si vive nel dubbio e nell’attesa: scorrerà l’acqua, oggi?

Arrivano le sei di sera. Un altro momento della giornata, un altro rito. Mi accoccolo sul letto, semisdraiata. Forse non l’ideale per un libro di 1177 pagine, ma il peso retto dai miei polsi, così come l’irritazione sulla pelle delle mani, si riduce a un fastidio trascurabile, mentre ancora una volta precipito attraverso un substrato di nuvole e ritorno corpo nel Maharashtra, alle spalle di Linbaba. Gregory David Roberts mi strappa dalla quotidianità di gennaio, fatta di piccoli e grandi acciacchi, ansie per il domani, discussioni futili e progetti instabili, e mi dice: pace. Shantaram è la prima lettura dell’anno, e già dopo i primi capitoli so che tutte le letture successive soffriranno il confronto.

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dalla serie “Shantaram”, Apple Tv

La lettura di Shantaram per me è stato un conforto prezioso e insieme una roulette di emozioni. Questo libro trabocca di vita e leggerlo è come scivolare lenti sotto la superficie dell’oceano e amare ogni immersione. Lo chiudo con un profondo senso di gratitudine. E’ un romanzo-mondo che mi ha risucchiata completamente, coinvolgendo tutti i miei sensi e afferrando in una presa ferma ma delicata mente e cuore. Libri così non si leggono, si vivono, e puoi contarli sulle dita di una mano. Personaggi così ti restano incollati addosso. Prabu, oh Prabu. Come si può amare tanto e soffrire tanto? Eppure se c’è una morale in questa storia, è che non si possono calcare le strade indiane di Mumbai se non a cuore aperto. Ne immagino la consistenza e il peso sul palmo della mia mano, non dissimile dalla spugna che ho usato per lavare i piatti e che ormai porta segni di coltello. Un cuore aperto è un cuore ferito, ma non c’è altro modo per leggere, non c’è altro modo per ascoltare e non c’è altro modo per vivere.