Se vuoi un pezzo di ghiaccio vieni a sbrinarmi il frigo (tutto questo non è un film) 986Ter

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Oltre che essere la caricatura di se stesso, un abusatore, uno che è fallito non si sa quante volte, un caso clinico da manuale, costui è una figura sempre più sinistra. Sì, anche abusatore. Infatti, oltre ad aver fatto comunella con Epstein, è stato condannato dal tribunale di Manhattan a pagare diversi milioni di dollari per aver abusato sessualmente e poi diffamato la scrittrice Jean Carroll. Voleva un pezzo di ghiaccio, alludendo alla Groenlandia, ma quando i danesi hanno fatto la mossa di vendere un centinaio di milioni di debito pubblico americano, non dimentichiamo che l’Europa è il principale detentore dei titoli di stato americani, pallesecche ha subito fatto dietro front è si è offerto di sbrinarmi il frigo. ICE è un acronimo che designa la milizia para militare che il vecchio scemo ha più che raddoppiato nel giro di un anno, un corpo di polizia simile alle SA di hitleriana memoria, dove milita tra l’altro un tizio condannato a 22 anni per i fatti di Capitol Hill e graziato da pallesecche. Costoro girano gli iuesei a caccia di immigrati clandestini e non fanno differenze fra uomini, donne e bambini. a Minneapolis ci sono già cascati due morti. Mi sembra chiaro chi sia il mandante di questi omicidi.

Ragioni per non calpestare una lumaca di Isabel Zapata

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Isabel Zapata è una poetessa, saggista ed editrice messicana.
È autrice di libri di poesia e prosa ibrida, tra cui Una ballena es un país.
Il suo lavoro riflette su lettura, corpo, natura e memoria.

Perché sono maschi e femmine allo stesso tempo.
Perché il loro guscio cresce insieme a loro.
Perché Apicio le cucinava con viscere di pesce fermentate.
Perché la loro bava toglie le rughe.
Perché il loro accoppiamento dura tre ore.
Perché hanno ventimila denti microscopici.
Perché papa Pio V disse che erano pesci per poterle mangiare in Quaresima.
Perché dormono sonnellini di una settimana.
Perché Leonardo da Vinci le preparava con burro e prezzemolo.
Perché camminano sullo stomaco.
Perché scricchiolano, ma sanno amare senza rigidità.

*

dagli Appennini alle Ande

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Foto di Chris Czermak
dagli Appennini alle Ande
sono scesi innocenti i lupi
attirati dalla carne più facile,
cacciati dai ghiacci inospitali,
quest’Italia è scimunita
dalle opinioni, dalle interruzioni,
dicono che il fascio
è finito nel Quarantacinque,
anzi no, nel Quarantatre,
oggi le camicie nere
sono bianche di sartoria
ricucite su misura
da sarti dall’espressione immobile,
santi subito per i clandestini
che lavorano con poca moneta
negli stessi luoghi dove vivono,
giusto per evitare pendolarismo
e guardia di finanza,
un primo ministro che assomiglia
alla moglie di un macellaio
che ce l’ha fatta
evitando tasse e contributi,
i busti del duce
prendipolvere in salotto,
pene esemplari per chi vorrebbe
vivere ancora,
sentenze di morte per chi lavora

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Vibrante protesta

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Dopo le affermazioni di pallesecche sul comportamento pusillanime dei militari di altre nazioni alleate in Afghanistan, la nostra primiera in un atto di vibrante protesta ha comunicato che non stirerà più le camicie del suo principale.

Domenica Cinema: Hedda di Nia Da Costa (2025)

Hedda, diretto e adattato da Nia Da Costa e interpretato da Tessa Thompson, è una rivisitazione moderna e audace del classico Hedda Gabler di Henrik Ibsen. Il film, uscito quest’anno, sposta l’azione in Inghilterra negli anni ’50, trasformando la protagonista in una donna queer e birazziale alle prese con desideri repressi, manipolazioni e tensioni durante un party notturno intenso e carico di emozioni. Detto ciò, l’accoglienza non è stata univoca: alcuni critici e spettatori apprezzano il tono visivo ricco, la riscrittura coraggiosa e la modernizzazione dei temi femministi, queer e di classe; altri ne criticano ritmo irregolare, scelte stilistiche divisive o una narrativa che può risultare meno coinvolgente rispetto all’opera di Ibsen. In sintesi, Hedda è un film artisticamente ambizioso e provocatorio, che vive soprattutto grazie alle interpretazioni degli attori e alla sua reinterpretazione audace di un classico, ma che potrebbe risultare deludente per chi si aspetta una narrazione più lineare o fedele all’opera teatrale. Ho trovato l’interpretazione di Nina Hoss nel ruolo di Eileen molto più convincente di quella di Tessa Thompson nel ruolo di Hedda Gabler. L’ho visto questa settimana, e mi ha lasciato qualche perplessità …

Gioielli Rubati 388: Abner Rossi – Luca Ariano – Loredana Nespoli – Ileana Zara – Mario Banella – Gianfranco Isetta – Silvia De Angelis – Renato Fedi.

Questo numero del Domenicale è alla cara memoria di Renato Fedi.
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Invecchiando
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Oggi sei solo lontana
un ricordo di carezze e sorrisi
il resto, tutto ciò che fa storia,
i sogni, i non detti, le mani,
i tramonti, il mio letto, le albe
li vedo sullo sfondo sperduti.
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Li ho prima sofferti poi pianti
Infine, invecchiando, nascosti,
ma tutto il mio corpo anche adesso
continua ad urlarmi domande.
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di Abner Rossi, qui:
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid01LA4q4mM13nV2a6XeNBa3SRBkuudy5rS5ytDJMDh2fTBghaiu7gnZ2ZMcHm4ejwVl&id=61555759791891
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La carne morta rivive
nella sua grande miseria
col vento che riporta gli odori
ad un ordine sparso
.”

Ivano Ferrari

In quel macello d’un altro secolo
– un tempo al confine cittadino –
ognuno con il suo foglio in mano,
nella sua guerra contro l’oblio
prima di sentire i muggiti di vacche
squartate, il sangue sulle piastrelle,
pasti rapidi nella tripperia.
Ci sputò la vita quel poeta
e voi sentite solo le stesse voci:
terminerà tutto in una tazza di vino
e un salame all’aglio.
Qualcuno ricorda Pinotto bambino
– o forse millanta come un vecchio soldato –
davanti al negozio di chitarre
a San Sebastiano subito sotto scuola:
chissà se incrociò mai Michele
verso Costantinopoli prima di una lezione
che ancora il tremore della terra,
l’odore di zolfo mescolato al caffè.
Spesso incontrerai il mare nel tuo vivere
e ti perderai in una piccola morte
come da ragazzo assonnato la domenica.
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di Luca Ariano, qui:

Luca Ariano, spesso incontrerai il mare nel tuo vivere e ti perderai…

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Piango per un mondo che non vale niente ma spreca ogni cosa.
La rete che lo contiene
é strappata e non siamo
in accordo
nemmeno sull’aria da respirare.
Una marcia per la pace dove ci porterà?
Eppure le mani incerte di un bambino che stringe il suo disegno colorato
riempie lo spazio di senso.
Si alza sulle punte dei piedi per mostrarlo e cosí
si riempie lo spazio di senso.
Adulti indegni ora ricordate la vostra statura infantile
Abbassare la statura a quella di un bambino stando
sulle ginocchia a pensare,
forse
lo spazio troverà di nuovo un progetto e un senso.
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di Loredana Nespoli, qui:
https://www.facebook.com/loredana.nespoli/posts/pfbid0KP3g8nDKiBkXQbmT1nGo3UkUR1DQCMCSKFy4sdzeVh4BYXDGM2p3gFPZWfAm8pEBl
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una casa e un bambino
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c’è chi guarda lontano
un tramonto di cera
che poi piano ­scolora.
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stringe pugni di nuvole
che si disfano in ­pioggia
dimenticando chi era.
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e chi va verso il mare ­
con in testa un cappello
ed in mano il cuore ferito.
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sferza lampi al cielo distratto
trapassando le nubi.
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e la luna.
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c’è una donna che aspetta
affacciata al ­balcone
un marito, un fidanzato
od un figlio distante.
.
e ­perdona.
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ed un’altra l’ho vista, lo giuro,
neanche io ci ­credevo
sollevare più in alto del velo
lo sguardo.
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camminare fiera sui sassi
sopra l’orlo di un fiume.
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e ­raggiungere il mare.
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ma c’è sempre una casa
una piazza, ­un cortile, una palla.
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un bambino che gioca
ed uno lontano ­
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che solo lo guarda.
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di Ileana Zara, qui:
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid036z7gVsuvue5Wh4aLT2sebvpLDdcBfEuCeTCGFyhi31jM3ytnxGy5qVQASwoUq9Jnl&id=100001877028070
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Per non stranire le api
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La storia comincia da un motel in
orizzontale, cade verso mezzogiorno
ma non è tutto qui. Così la racconta
il libro nello scaffale sbagliato, quello
delle rime, dei settenari. Il gioco è un
amore con gli occhi verdi di un biliardo.
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Siamo verso la fine degli anni settanta
e i migliori poeti sono morti da un pezzo.
Non voleva tediarci, soltanto metterci
in guardia dalla pioggia di luglio, dal bere
troppo che non serve a niente e dire
al temporale di darsi una calmata.
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I cinema un tempo erano bei luoghi,
quasi morirci era un piacere. Lei si
accarezzava i capelli, dormiva sempre
sulla spalla di quello sbagliato e tutto
prendeva un’altra piega. T’amavano
i corridoi affollati di ragazze smerigliate.
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E l’ala si chiude. Il vento tra la tenda,
la stretta della mano per l’aquilone
il bacio sulla guancia. Nulla è stato
come volevamo, i versi in soccorso,
il discorso delle farfalle in volo, quel
solo rondò suonato per non stranire le api.
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di Mario Banella, qui:
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02UFD1nBtJivhgxAz9nCaANQ4hoKh3TVgeS1TXPZVzwVXwvTdYvV2D6X7oiH45KpNBl&id=61577179246251
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Appare.
O non sarà
che la parola sbagli
ad indicarci
un senso provvidente
e quindi vuoto
d’ogni inconsistenza?
E non appare.
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di Gianfranco Isetta, qui:
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02GMmM1DXHbxws6FY2F4mnwGiLxtZon8vGCZZDyTL1GpqdN3tbZytJRFbhNGkdtN9bl&id=61574967521026
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Assopito
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Ideologie antiche
nel dissenso d’un brusio imperante
stando immobili.
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Invisibile, l’ostinazione
di un sempre insistente
complice dello stupire.
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Nelle maglie d’uno sconcerto
il cinguettio d’un’ allodola
spezza la monotonia del tedio,
nel clamore d’un docile volteggio,
decoro di un librarsi
oltre il senso sterile del pensiero,
assopito sul manto dell’inconcepibile.
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di Silvia De Angelis, qui:
https://www.facebook.com/silvia.deangelis.54/posts/pfbid02fKFmbNte8EynUma5wekGJ3GxCSVPwvNJMbLC3nWPz8cbWC5T26nfpboy3mRruz2Al
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S’è nascosta la legge del Signore
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Cammina a passi all’indietro
il viaggio umano nella storia,
un incedere tra corpi dilaniati
e fosse d’ossa ignote ricolme.
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È il caos ad essere il sovrano
d’un’umanità che d’armi vive,
che fratellanza ha rinnegato,
che al veleno il futuro affida.
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È colpi di fucile ora il pregare
con un volare di motti assurdi
a far bestemmia d’ogni credo,
a dare un volto nero ai destini.
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Ma il sangue rosso è ovunque,
rosso anche il sangue del Cristo
versato per la pace tra le genti,
colore uguale dall’est all’ovest.
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È in questo andare tra il dolore
che affonda la legge del creato,
è tra i sassi della disperazione
ora nascosta la legge del Signore.
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di Renato Fedi, qui:
https://www.facebook.com/renato.fedi/posts/pfbid025YgUNjUUkCDvjY7Ge8pH1RmwX8Bu3uTM7bzFJ4QytayR73txoKbC2Yg9f2FjtW6Pl
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