Lettori del mistero bentrovati, nella letteratura, l’antagonista non è un ostacolo da superare. È il catalizzatore che costringe il protagonista (e con lui il lettore) a guardare nella propria oscurità e a cambiare.
Senza un’ombra degna, la luce non ha nulla da illuminare. Ma per un blog che si dedica alla narrazione realistica e che rigetta i “falsi” (sia nella vita che sulla pagina), l’antagonista non può essere un personaggio di cartone. Deve essere un’anima complessa, con un codice morale e etico in negativo, ma coerente.
Oggi lettori esploriamo alcune buone pratiche per creare un’antagonista memorabile, che resista all’analisi della sua psicologia e potenzi il coinvolgimento del lettore nella storia. Prima di tutto dobbiamo ricordarci che l’antagonista è il protagonista della sua storia personale. La regola aurea della buona narrativa è che l’antagonista deve essere il riflesso distorto dell’eroe. Se il tuo eroe combatte per l’ordine, il tuo nemico cerca un ordine diverso o un caos che lui percepisce come necessario. La sua missione è, nel suo universo morale, giusta.

Per rendere l’antagonista tridimensionale, non devi descriverlo come malvagio, ma devi mostrarlo mentre vince. La sua vittoria, anche se parziale e temporanea, deve avere un senso profondo per il lettore. Deve esserci un momento in cui, se fossimo nei suoi panni, capiremmo perché sta agendo così. Il suo difetto più grande (l’arrogante, il falso, il crudele) è quasi sempre la sua forza esagerata. Ad esempio la falsità di Iago (Otello) era la sua capacità di manipolare la fiducia; la sua forza era anche la sua inevitabile rovina.
Seconda buona pratica è quella di riflettere riguardo il trauma che ha generato il mostro che spinge l’antagonista ad agire. Perché l’antagonista sia credibile, dobbiamo scavare nel suo passato. La vera malvagità non nasce dal nulla; è la conseguenza di una ferita, di un trauma o di una convinzione distorta alimentata dall’isolamento. Se non riusciamo a provare un briciolo di pietà o di comprensione per l’antagonista, abbiamo fallito.
Una buona narrativa richiede che il lettore si identifichi con i sentimenti, non per forza con le azioni. Mostra i momenti di vulnerabilità del tuo antagonista: un vecchio giocattolo, un momento di solitudine, un gesto di tenerezza verso un altro personaggio (magari un animale, come il tuo Lilo). Questi momenti creano crepe nella sua armatura e lo rendono un essere umano rotto, non un robot del male. Spesso, la sua malvagità è la risposta a un’ingiustizia più grande (società, sistema, famiglia). Creare un contesto credibile lo rende reale e non un “capro espiatorio narrativo”.
Ultima buona pratica su cui riflettiamo oggi riguarda la morale. I personaggi di cartone agiscono perché devono far avanzare la trama (il compito del cattivo). I personaggi realistici agiscono perché non possono fare altrimenti (la loro pulsione interiore). Ogni antagonista memorabile vive secondo un codice morale segreto che giustifica ogni atrocità: ad esempio nel mio romanzo La Falena l’antagonista aspira a distruggere il mondo per “salvarlo” dalla stupidità umana. Il suo codice è l’Eugenetica o il Superomismo. Questo codice, sebbene orrendo, è internamente coerente.
Nel mio romanzo Il Richiamo l’antagonista che finge non è semplicemente un bugiardo; è un personaggio che ha creato una seconda, più forte identità per nascondere la sua debolezza e le sue paure più profonde. E la narrazione realistica ci mostra quanto sia faticoso per lui trattenere la maschera e, per questo, il suo agire è destinato a crollare.
La qualità della storia è misurata anche dalla qualità dell’antagonista. Non dovete avere paura di dare loro intelligenza, fascino e persino momenti di bellezza. Onorate la loro ombra e la loro sofferenza, perché nel dar loro vita con la scrittura e la lettura, state dando profondità alla vostra luce personale.
E voi, quale antagonista letterario (o storico) amate odiare di più, e quale trauma segreto credete lo abbia reso così memorabile? A me piace ricordare Christine, la macchina infernale creata dal maestro Stephen King nell’omonimo libro, oppure un esempio interessante può essere l’antagonista di Rossella in Via col vento: Melania Hamilton. Fatemi sapere voi cosa ne pensate sotto nei commenti.
Alice Tonini




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