Le mie manie (parte ottava): quando il cibo sembra un viso

Nel corso della mia vita, ho avuto tantissime manie – e altrettante ansie – strettamente legate al cibo e all’alimentazione.

Sono quasi tutte emerse durante l’adolescenza e c’è voluto tantissimo tempo – molto più di quanto io voglia ammettere – per riuscire a liberarmene.

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Preoccupanti segnali di inciviltà

Lungo la strada che percorro per andare all’Ospedale Sant’Orsola a fare i controlli, passo sempre davanti a un edificio scolastico.

L’ultima volta c’era un cartello appeso sulla recizione che delimita la scuola. Un cartello che forse c’è sempre stato, e io non l’avevo notato prima, o forse l’hanno appeso di recente. Non saprei.

Il cartello è questo:

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La scrittura è tutto

«La scrittura è tutto. Come faccio a spiegarglielo? Smettere non è un’alternativa praticabile. Ho bisogno di creare. È una necessità fisica, un desiderio impossibile da sopprimere, è come respirare, come mangiare». Dal romanzo Yellowface, di Rebecca F. Kuang.

Fatemelo ripetere: la scrittura è TUTTO.

Potremmo mai farlo capire a chi non scrive, a chi non legge, a chi ci guarda con supponenza pensando che la scrittura sia un passatempo?

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Un sogno del 2008

Nel 2008 ho fatto un sogno e ho scritto questo brano, che ho ritrovato “per caso”, aprendo “a caso” i file che tengo salvati nel PC, in attesa che mi parlino e diventino qualcosa… ♥

«Andando in un posto, nel sogno so dove so andando, mi ritrovo a scendere le scale di un palazzo, una specie di incrocio tra le scuole che ho frequentato alle elementari e alle medie.

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Chiunque voglia essere

«Non insegniamo alle bambine ad andare all’arrembaggio. Ad avventurarsi nel bosco e ad andare alla scoperta del mondo. Non insegniamo loro il lusso della noia né dell’otium – spazio vuoto fondamentale per fare spazio al pensiero, alle idee, alla creatività – tantomeno che hanno il diritto di fare degli esperimenti».

«Non ci sono tentativi, né prove generali. L’insicurezza femminile è di manica stretta e concede il lusso di commettere pochi errori. Educhiamo le bambine a essere brave, preparate, in ordine e all’altezza. Questo sé femminile ideale inibisce, sfiducia e non prevede inciampi. E se non ti senti abbastanza pronta per fare qualcosa, semplicemente, non la fai».

Questi due brani sono estratti dall’articolo Editoria, scrittura, cultura: quanto spazio hanno le donne? e mi hanno colpito in maniera particolare.

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