Meditazione buddista e confessione cristiana

Ciao amici, ho letto con grande interesse l’articolo riportato sul blog di Davide a proposito della Meditazione Mindfulness. Consiglio questo interessante articolo a tutti (anche prima della lettura di questo post), perchè  presenta in modo chiaro e semplice una delle colonne portanti nella meravigliosa tradizione buddista.

Parola chiave dell’articolo è consapevolezza: che cosa si intende? Possiamo semplificare il principio in “avere conoscenza di qualcosa” (noi stessi, il prossimo, il mondo che ci circonda), essere cioè consci di ciò che siamo, di cosa pensiamo, di come agiamo, di cosa sentiamo. Si tratta di uno stato di “mente vigile”, attenta al presente che stiamo vivendo.

La meditazione si pone come una progressiva educazione della mente a questo stato di presenza mentale. Perchè tutto ciò è così importante nel cammino Buddista? Perchè essendo pienamente consapevoli di ciò che accade in noi e intorno a noi possiamo vivere e agire nel giusto modo. Questo principo è cardine nella realizzazione del Nobile Ottuplice Sentiero:

  • Retta Comprensione (samma ditthi)
  • Retta Motivazione (samma sankappa)
  • Retta Parola (samma vaca)
  • Retta Azione (samma kammanta)
  • Retta Vita (samma ajiva)
  • Retto Sforzo (samma vayama)
  • Retta Consapevolezza (samma sati)
  • Retta Concentrazione (samma samadhi)

A questo punto vi chiederete: cosa c’entra tutto ciò con il Cristianesimo? La consapevolezza gioca un ruolo chiave anche per noi, per esempio nella Confessione o Sacramento della Riconciliazione. Provo ora a mostrarvi il mio punto di vista.

L’esame di coscienza – consapevolezza del nostro vivere

E’ il primo passo del cammino, la fase di raccoglimento introspettivo nella quale un cristiano analizza proprio se ha agito secondo “retta parola, retto pensiero, retta azione”. In questo momento occorre meditare sulla propria vita per vedere se viviamo alla luce dei principi teologali di Fede (ci abbandoniamo a Dio agendo secondo la sua volontà) di Speranza (siamo cioè sinceramente fiduciosi e convinti sul Bene che costituisce il vivere secondo la nostra fede e i suoi insegnamenti) e di Carità (viviamo secondo i dettami dell’Amore verso Dio e il prossimo).

Ecco perchè la consapevolezza è fondamentale: occorre aver coltivato quella “presenza mentale” quotidiana. Sapere – essere cosci – di aver commesso e star commettendo un peccato, cioè di aver sbagliato, richiede di vivere la nostra vita sapendo quali sono i principi a cui dobbiamo ispirarci  e sapendo riconoscere quando manchiamo nella nostra “vocazione” cristiana. Quante volte invece ci lasciamo trasportare dalla reazione inconscia e istintiva, senza neanche renderci conto di quello che facciamo, diciamo e pensiamo?

La contrizione – consapevolezza dell’effetto del nostro vivere

La contrizione è il sentimento che muove verso la Riconciliazione: è il provare sincero pentimento, cioè essere dispiaciuti e addolorati di aver commesso un peccato. Questo è uno stato mentale a cui si approda solo se proviamo un sincero desiderio di vivere alla luce delle virtù teologali e riconosciamo di essercene allontanati. Il risulato, come insegna anche il Buddha, di giungere alla convinzione che il cammino (nel nostro caso cristiano) ci porti concretamente verso il “Bene”, verso la gioia, la serenità e la quiete, può essere raggiunto solo dopo aver messo alla prova l’insegnamento.

La contrizione si manifesta quando siamo consapevoli dell’effetto negativo del nostro peccato: non è sufficiente conoscere la Legge (i comandamenti) per essere dispiaciuti del proprio operato. Nell’introspezione meditativa cristiana noi ci soffermiamo sulla sofferenza che causa il nostro errore verso noi stessi, verso il nostro prossimo e verso il creato, quindi dall’esserci allontanati dal vivere secondo Amore e, quindi, da Dio.

Il sincero proponimento di non peccare più  – consapevolezza delle cause

In questo momento del cammino di confessione siamo consapevoli di aver sbagliato e della sofferenza conseguente che abbiamo generato; ora ci viene chiesto di avere l’obiettivo e il desiderio di non sbagliare ancora. Il desiderio è il risultato di aver vissuto appieno i primi due elementi del cammino di riconciliazione, ma non è sufficiente per realizzare l’obiettivo. Dobbiamo essere pienamente consapevoli delle cause, di ciò che è all’origine del nostro peccato, capire cioè “l’interdipendenza” tra i fattori che ci hanno portato sul cammino sbagliato.

Mediante il cammino introspettivo possiamo allora intervenire secondo “retta parola, retto pensiero e retta azione” per modificare la nostra vita e giungere alla liberazione dal peccato che stiamo commettendo.

La confessione  – meditazione di compassione

Il quarto passo del cammino richiede la dichiarazione di quando abbiamo compreso tramite i primi tre passi. Il sacerdote è la guida che, grazie ad un livello più profondo di comprensione spirituale, ci aiuta a “valutare” la propria meditazione, proprio come accade spesso anche tra monaco esperto e monaco inziato nel buddismo. In questa interazione entrambi si arrichiscono condividendo i frutti del proprio cammino spirituale.

In questo momento della riconciliazione avviene il “Perdono” o assoluzione, in cui il sacerdote rimette in nostri peccati. Rimettere significa “mandare nuovamente, mandare  fuori, condonare”, sostanzialmente Dio come un padre non impartisce una punizione per il nostro errore, ma lo perdona perchè abbiamo preso atto del nosto sbaglio e siamo educati e sinceramente intenzionati al non commetterlo più. E’ una meditazione di compassione perchè ci insegna che avendo raggiunto lo scopo dell’errore, ovvero superare l’ignoranza che lo ha causato, occorre azzerare qualunque risentimento e riaprirci ad un rapporto di Amore filiale con Dio e fraterno con gli altri esseri viventi. Così come riceviamo misericordia, impariamo anche la sua importanza e il bene che genera, venendo spronati a esercitarla anche nel nostro vivere quotidiano.

La soddifazione o penitenza – retta parola, retto pensiero e retta azione

 E’ l’ultimo passo. Non deve essere vissuto come una punizione, visto che il perdono ci è stato già accordato, quanto piuttosto il mettere in pratica il cambiamento necessario a non commettere gli stessi errori. A questo punto la consapevolezza che abbiamo coltivato fiorisce nel vivere secondo buon insegnamento, ogni giorno coltivando il cambiamento necessario a portare la serenità, a combattere l’ignoranza, a esercitare misericordia. Esercitiamo il nostro pensiero con la preghiera e la meditazione, strumenti che rafforzano una corretta forma mentale per parlare e agire secondo l’insegnamento del nostro maestro Gesù. Spesso mettiamo a frutto l’insegnamento e indicazione impartita dal sacerdote che vuole darci una direzione iniziale da seguire.

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A questo punto voglio ringraziarvi di aver letto tutto l’articolo, fin troppo lungo. Spero di essere riuscito a far intravedere almeno un pò l’importanza della consapevolezza anche noi cristiani. Sarebbe molto bello espandere ognuna di queste fasi con una serie di suggerimenti “interreligiosi” per sostenerci nelle rispettive pratiche. Sono aperto come sempre ad ogni confronto di idee anche nei commenti e a chiarimenti!

Buona giornata e buon week end!

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Moltiplicazione dei pani e dei pesci: i discepoli

Ciao a tutti! Oggi mi è venuto in mente questo passo di Vangelo. L’ho sempre vissuto come uno spettacolare ed eclatante miracolo.. ma se volessimo vedere oltre all’atto miracoloso e cambiare prospettiva? Quale ruolo hanno i discepoli del Maestro? Condivido la riflessione con voi.

Ho diviso in tre parti il testo, fasi secondo me significative della narrazione.

“Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare».

Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta.

Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. “

Prima Parte: la compassione nel riconoscimento della necessità

Leggiamo della compassione di Gesù, che vede una folla in attesa di una guida, un maestro, cioè una folla “affamata” di insegnamento. Mi colpisce molto anche la seconda compassione, quella dei discepoli, che hanno compassione della folla affamata di cibo perché l’ora è tarda. Trovo siano meravigliosamente complementari, entrambe attenzioni all’esigenza del prossimo così diverse, ma fondamentali. Come si trova la verità, come si coglie l’insegnamento se lo stomaco brontola di fame e la stanchezza fiacca il corpo?

Seconda Parte: la ricerca di una soluzione

Come sfamare la folla? Gesù risponde alla necessità espressa indicando ai discepoli di dar loro stessi da mangiare. I discepoli infatti colgono la necessità, ma suggeriscono di invitare la folla a trovare un modo di soddisfarla. L’insegnamento potrebbe risiedere nel capire se ci sono i mezzi per agire attivamente a sostegno della necessità del prossimo. I discepoli allora guardano ai propri mezzi: duecento denari. “Dobbiamo usarli per comprar loro da mangiare?”. E’ strano, non capisco se in questo momento i discepoli chiedano il permesso di usare la cassa comune, o se sono perplessi / dispiaciuti di vuotarla per soddisfare quel bisogno. Anche nel vangelo di Luca si accenna al “comprare”, ma resta sempre questa idea di “reticenza”(a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente). Improvvisamente l’attenzione viene spostata dal comprare, il Maestro chiede di guardare quanto cibo  hanno i discepoli.. Loro “si informano”! Straordinario: conoscono esattamente le loro finanze monetarie, ma non la quantità del loro cibo. Mi viene in mente che forse Gesù, non disposto a far allontanare dall’insegnamento la folla, non voglia nemmeno far allontanare i discepoli più vicini per andare a comprare da mangiare. Vediamo allora cosa abbiamo sul posto, nel momento in cui serve, per rispondere alla necessità.

Terza Parte: l’azione di comunione

Nell’ultima parte Gesù compie esattamente lo stesso gesto dell’ultima cena. Mi colpisce la dinamica: il maestro spezza, ma dà ai discepoli quanto spezzato e si realizza il «Voi stessi date loro da mangiare». 

In conclusione: i discepoli colgono la fame della folla, i discepoli hanno il cibo che viene consegnato al maestro, il maestro divide, i discepoli prendono il diviso e lo distribuiscono. Non mi ero mai soffermato a riflettere sul come giocassero un ruolo attivo. Forse è questa la dinamica del miracolo? Noi possiamo riconoscere la necessità, noi possiamo offrire quanto abbiamo senza discostarci dall’insegnamento, Dio può intervenire nel moltiplicare la nostra offerta per permetterci di distribuire il frutto.

Ecco, ora mi viene in mente il Vangelo di Tommaso:

« I discepoli dissero a Gesù, “Raccontaci com’è il Regno dei Cieli”. Egli disse loro “È come un granello di senape, il più piccolo dei semi, ma quando cade su terreno preparato, genera una pianta grande e diventa riparo per gli uccelli del cielo”. »

Grazie dell’attenzione, spero di poter leggere anche qualche vostra riflessione. Un caro saluto a tutti!

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2012 Statistiche

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

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Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 3.700 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 6 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Buon Santo Natale

Nativity

Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci.

Questi era il Cristo.

E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato.

Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui.

Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.”

Testimonium Flavianum di Flavio Giuseppe (37 d.C. – 100 d.C, Gerusalemme)

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Commento all’articolo di Metro “Madre single, senso di libertà “Amo il mio lui, se sta a casa sua”

Cari amici, questo post nasce dalla lettura di un articolo sul quotidiano gratuito Metro di Milano, che potete trovare qui.

Questa “madre single da anni” racconta con gioia (e una punta di orgoglio) di come sia riuscita a definire un certo tipo di rapporto: le permette di essere felice, serena, di vivere una relazione tanto appagante da volerla suggerire e condividere.

Mentre continuavo la lettura, aumentava la mia perplessità e preoccupazione: che cos’è una relazione che si basa solo sul proprio livello di gioia? Sarebbe interessante leggere cosa ne pensano il “fidanzato/ragazzo padre” e il figlio.. loro sono ugualmente felici? E’ naturale chiederselo, perchè gli “attori” qua sono tre. Personalmente, dietro quel “sei buffa” del compagno, putroppo colgo una certa carica di perplessità mascherata.

Un altro aspetto che mi colpisce è l’approccio, contemporane e diffuso a tutti livelli, di “prendere solo quello che piace nella misura in cui vogliamo”: la mamma racconta che è per lei necessario (dice: mi scoccia ammetterlo) avere il ragazzo/fidanzato padre vicino, ma che le lasci due notti a settimana da sola, per stare comoda, con tute di felpa  e pizza, in relax. Mi viene in mente allora quando arrivo a casa dal lavoro e mi tolgo con felicità il vestito elegante da ufficio per rilassarmi un pò.. solo che l’ufficio è una cosa, ma la relazione è un’altra! La mamma infatti parla del suo abito formale, quasi da “ufficio”, per il suo compagno: una biancheria da notte sexy che evidentemente è tanto scomoda e obbligatoria da richiedere due notti di pausa a settimana.. è il suo ragazzo a pretenderla? è il fatto di doverla mettere per rendere una notte interessante? è un obbligo formale? Ancora una volta, perplessità… chissà che cosa impedisce nel mettersi entrambi in tuta e mangiarsi una pizza insieme sul divano.. in pace.. magari una sera con un film che piace a lui e un’altra con un film che piace a lei.

Strano modo di concepire una relazione, quasi un impegno, invece di essere semplicemente la gioia di una vita, la scoperta di qualcuno che ci completa.. qualcuno che magari non sia solo un “comodo svago” o fonte di gioia per 5 giorni a settimana con una certa maschera pirandelliana..

Si capisce dalle ultime righe di come le sue esperienze indirette (o anche dirette, dall’articolo non si sa) di matrimonio/convivenza, siano dettate da infelicità, da un senso di prigionia.. chiunque ora stia leggendo sa che una relazione non è semplicemente l’aver trovato qualcuno che sia il calco perfetto di noi stessi; altrimenti dove sta l’arricchimento reciproco, quella diversità che ci permette quel senso di forza, di completamento e di complementarietà da permetterci di affrontare un’intera vita insieme? Certo, ci vuole sensibilità, pazienza, comprensione, empatia, desiderio di venirci incontro.. meravigliose qualità umane che in una vita quotidiana insieme si sviluppano..

Se poi quello che ho detto finora può valere per tutti, a maggior ragione è obiettivo nel matrimonio cristiano! Ho letto che è in parte un cammino dove ci si aiuta vicendevolmente a raggiungere il pieno del senso cristiano, la santità. Questo è matrimonio.. e io mi ci chiamo dentro.

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Piccola storia

Una sera, tra due amici che avevano bevuto qualche birra di troppo, intercorse una strana discussione: uno sosteneva che è sempre possibile la via della pace, perchè esiste sempre qualcosa che accomuna le parti in conflitto; l’altro, decisamente poco convinto, decise di metterlo con le spalle al muro:

“Ah si? E cosa diresti ad un gruppo di cristiani in guerra tra loro perchè appartenenti a diverse forme di cristianesimo? ”

Ricorderei loro che, in fondo, sono uniti nello stesso Maestro

“E se nel conflitto intervenissero anche ebrei e musulmani?”

Ricorderei loro che, in fondo, sono uniti dalla fede nell’unico Dio

“E se nel conflitto entrassero anche Induisti e Buddisti?”

Ricorderei loro che, in fondo, sono uniti nel credere che esista un Verità che va oltre la semplice esistenza terrena

“E se ne conflitto entrassero tutti i credenti  ed anche i non credenti?”

Ricorderei loro che, in fondo, siamo tutti esseri umani

“E se nel conflitto entrassero tutte le specie dell’universo?”

Ricorderei loro che, in fondo, siamo tutti polvere di stelle

Gabriele

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Inutili provocazioni

Cari amici, è imbarazzante vedere come stia trascurando questo blog. Da quando ho iniziato il nuovo lavoro sono davvero in difficoltà a ritagliare spazi per le mie letture e riflessioni personali.. spero presto di trovare un nuovo equilibrio.

A parte questa piccola divagazione, oggi vorrei incentrare questo post a proposito del video “Innocence of Muslims“. Sicuramente avrete potuto vedere sui notiziari gli episodi di violenza che ha scatenato: l’attacco al consolato statunitense di Bengasi e le proteste all’ambasciata statunitense al Cairo. Voglio dire fin da subito che sono stato indeciso sul dedicare o meno spazio in questo blog all’argomento, perchè sento puzza di manipolazione a proposito di tutta la vicenda.. è davvero tutto molto strano: un video di infima fattura, costruito allo specifico scopo di provocare, senza essere di alcuna qualità nè cinematografica, nè di contenuti..

Se poi facciamo una piccola indagine in rete scopriamo qualche informazione in più: Sam Bacile, il regista (possiamo davvero chiamarlo così??) è lo pseudonimo di Nakoula Basseley, un cristiano copto di origine egiziana, stabilito in California durante la creazione del video. Quest’individo è un truffatore già condannato per frode bancaria, al quale era stato interdetto l’uso di internet e computer.

Per un pò non è stato nemmeno chiaro se effettivamente il lungometraggio pubblicato in rete abbia realmente un vero e proprio film alle spalle, visto che le notizie sono un pò contradditorie. In ogni caso il video viene pubblicato in inglese ed è stato prontamente tradotto in arabo (guarda caso), scatenando in poco tempo l’ira non solo di molti leader islamici, ma anche offendendo e indignando i musulmani più moderati. Casus belli?? Mah.. forse. Oppure completa idiozia di chi ha realizzato e prontamente distribuito questo sottoprodotto provocatorio.

Ciò che ho notato sconcertare alcuni di noi è la reazione “fin troppo violenta” che ha causato; senza ombra di dubbio ogni forma di violenza, per qualunque ragione o causa, va condannata, soprattutto quella che coinvolge vite assolutamente non collegate all’ignorante o incosciente che si mette a creare un video/film del genere.

Dobbiamo però fare uno sforzo in più per comprendere (e nn solo prontamente distanziarci) dal come mai colpisca così al cuore i nostri fratelli musulmani. La differenza sostanziale è la centralità della fede nella cultura islamica: la religione non è un aspetto marginale della loro vita, come invece lo è per almeno la metà (stima fin troppo ottimistica) di noi occidentali, ma è un aspetto infinitamente centrale nella loro vita quotidiana. E’ parte integrante di loro stessi.

Noi siamo ormai abituati a sentir messo in discussione il nostro credo: libri come quello di Augias, ma anche interpretazioni cinematografiche controverse come l’Ultima tentazione di Cristo (girata da Martin Scorsese), ma l’approccio mantiene sempre un certo grado di serietà nei confronti del credo cristiano senza sconfinare nella derisione umiliante.. limite invece abbondantemente superato da un video che poteva essere apprezzato solo da quel fondamentalista (e così incredibilmente ignorante anche in tema di cristianità) Terry Jones al quale pare il discusso regista sia collegato.

Ora vorrei porre una domanda: la laicizzazione è un elemento portante per uno stato e una società moderna, oppure si può progredire verso un mondo dove il diritto di ogni uomo di professare il proprio credo non sia fonte di seccante e provocante derisione, leva di scontro sociale e politico e giudizio di male assoluto?

Per concludere

” Tutti i maestri dicono che il tesoro spirituale
è una scoperta solitaria.
Perché allora stiamo insieme?
Domandò uno dei discepoli al maestro sufi Nasrudin.
Voi state insieme perché un bosco
è sempre più forte di un albero solitario.
Rispose Nasrudin.
Il bosco mantiene l’umidità dell’aria,
resiste meglio alla tempesta,
aiuta il suolo a essere fertile,
ma ciò che rende forte un albero è la sua radice.
E la radice di una pianta non può aiutare
nessun’altra pianta a crescere.
Stare insieme nello stesso proposito,
e lasciare che ciascuno cresca alla propria maniera:
è questo il cammino di coloro che desiderano comunicare con Dio.”

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Tornati dalle vacanze

Carissimi amici dopo lunghi silenzi di blog eccomi qua, ritornato dalle (purtroppo poche) giornate in vacanza! Quest’estate la meta è stata l’Umbria, in particolare Spoleto, una vera perla della nostra Italia e città natale della mia nonna paterna.

Sono sempre più legato a questa regione, ai suoi boschi, alla sua storia e pace.. non mi sorprende che sia terra di santi! E così, passeggiando in mezzo al verde o per le strade secolari ho trovato un pò di pace di spirito e serenità di cuore, tornando a visitare la cara Assisi, ma anche la piccolissima e poco nota (per la gente non del luogo) località di Monteluco. Vi presento questo piccolo angolo di paradiso con qualche parola di wikipedia e una foto.

Il nome della frazione deriva dal termine latino lucus, ossia bosco sacro a Giove, a testimonianza dell’importanza religiosa di questo luogo sin dai tempi antichi. All’ingresso del bosco, venne ritrovata una copia lapidea della cosiddetta Lex luci spoletina, redatta in latino arcaico e risalente al III secolo a.C.

Intorno al V secolo, un gruppo di monaci anacoreti orientali guidati da sant’Isacco di Monteluco, religioso di origine siriana, fondarono una colonia sul monte, abitando nelle grotte e vietando l’accesso alle donne. In seguito, la chiesa madre di San Giuliano passò ai benedettini, che l’abbandonarono nel XVI secolo; nello stesso periodo, anche l’artista Michelangelo soggiornò brevemente in quel luoghi per ritemprarsi.

San Francesco, nel 1218, vi si stabilì per un breve periodo, fondando un primitivo convento ai limiti del bosco sacro, in un luogo donatogli dai benedettini.

Sempre nel XVI secolo, un buon numero di pellegrini laici si ritirarono nelle cappelle e chiesette della località, costituendo la cosiddetta Congregazione dei Padri Eremiti di Monteluco, che aveva come centro l’Eremo di Santa Maria delle Grazie. Nel 1682 si trasferirono da Tolosa a Monteluco un gruppo di religiose francesi, che si diedero il nome di Grappiste, e che sono ricordate per le particolari convenzioni linguistiche che adottarono.

L’isolamento finì con l’occupazione napoleonica ottocentesca e da allora l’accesso è aperto a tutti.”

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Aggiorno il post modificando il racconto finale: ho trovato in rete la versione integrale della Compilazione di Assisi (vicende sulla vita di San Francesco d’Assisi dalla testimonianza dei primi frati), che potrete stamparvi e leggere con comodo per intero (inoltre così sono sicuro di non violare copyright di nessuno).

Ecco qui il link: la Compilazione di Assisi

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CE L’HO FATTA!

Ciao a tutti, finalmente ho raggiunto il traguardo!

(questo spiega anche la sparizione dal blog momentanea eheh)

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DOTTORE MAGISTRALE IN INGEGNERIA INFORMATICA

 

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PASSAPAROLA RACCOLTA FIRME ABOLIZIONE RIMBORSO PARLAMENTARI

Scusate amici per il post lampo ma merita di essere assolutamente pubblicato: sapevate che che si stanno raccogliendo le firme in tutti i comuni italiani per indire un referendum contro la “diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma

Occorre andare in comune! Mi raccomando spendete quel minimo di tempo per informarvi e per andare! ENTRO IL 27/06 Ecco il link all’articolo! https://internetepolitica.blogosfere.it/2012/07/privilegi-parlamentari-referendum-contro-la-casta-raccolta-firme-in-tutti-i-comuni-entro-il-2607.html

ENNESIMO COMPLIMENTO AL MASCHERAMENTO DELL’INFORMAZIONE!

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