Ciao amici, ho letto con grande interesse l’articolo riportato sul blog di Davide a proposito della Meditazione Mindfulness. Consiglio questo interessante articolo a tutti (anche prima della lettura di questo post), perchè presenta in modo chiaro e semplice una delle colonne portanti nella meravigliosa tradizione buddista.
Parola chiave dell’articolo è consapevolezza: che cosa si intende? Possiamo semplificare il principio in “avere conoscenza di qualcosa” (noi stessi, il prossimo, il mondo che ci circonda), essere cioè consci di ciò che siamo, di cosa pensiamo, di come agiamo, di cosa sentiamo. Si tratta di uno stato di “mente vigile”, attenta al presente che stiamo vivendo.
La meditazione si pone come una progressiva educazione della mente a questo stato di presenza mentale. Perchè tutto ciò è così importante nel cammino Buddista? Perchè essendo pienamente consapevoli di ciò che accade in noi e intorno a noi possiamo vivere e agire nel giusto modo. Questo principo è cardine nella realizzazione del Nobile Ottuplice Sentiero:
- Retta Comprensione (samma ditthi)
- Retta Motivazione (samma sankappa)
- Retta Parola (samma vaca)
- Retta Azione (samma kammanta)
- Retta Vita (samma ajiva)
- Retto Sforzo (samma vayama)
- Retta Consapevolezza (samma sati)
- Retta Concentrazione (samma samadhi)
A questo punto vi chiederete: cosa c’entra tutto ciò con il Cristianesimo? La consapevolezza gioca un ruolo chiave anche per noi, per esempio nella Confessione o Sacramento della Riconciliazione. Provo ora a mostrarvi il mio punto di vista.
L’esame di coscienza – consapevolezza del nostro vivere
E’ il primo passo del cammino, la fase di raccoglimento introspettivo nella quale un cristiano analizza proprio se ha agito secondo “retta parola, retto pensiero, retta azione”. In questo momento occorre meditare sulla propria vita per vedere se viviamo alla luce dei principi teologali di Fede (ci abbandoniamo a Dio agendo secondo la sua volontà) di Speranza (siamo cioè sinceramente fiduciosi e convinti sul Bene che costituisce il vivere secondo la nostra fede e i suoi insegnamenti) e di Carità (viviamo secondo i dettami dell’Amore verso Dio e il prossimo).
Ecco perchè la consapevolezza è fondamentale: occorre aver coltivato quella “presenza mentale” quotidiana. Sapere – essere cosci – di aver commesso e star commettendo un peccato, cioè di aver sbagliato, richiede di vivere la nostra vita sapendo quali sono i principi a cui dobbiamo ispirarci e sapendo riconoscere quando manchiamo nella nostra “vocazione” cristiana. Quante volte invece ci lasciamo trasportare dalla reazione inconscia e istintiva, senza neanche renderci conto di quello che facciamo, diciamo e pensiamo?
La contrizione – consapevolezza dell’effetto del nostro vivere
La contrizione è il sentimento che muove verso la Riconciliazione: è il provare sincero pentimento, cioè essere dispiaciuti e addolorati di aver commesso un peccato. Questo è uno stato mentale a cui si approda solo se proviamo un sincero desiderio di vivere alla luce delle virtù teologali e riconosciamo di essercene allontanati. Il risulato, come insegna anche il Buddha, di giungere alla convinzione che il cammino (nel nostro caso cristiano) ci porti concretamente verso il “Bene”, verso la gioia, la serenità e la quiete, può essere raggiunto solo dopo aver messo alla prova l’insegnamento.
La contrizione si manifesta quando siamo consapevoli dell’effetto negativo del nostro peccato: non è sufficiente conoscere la Legge (i comandamenti) per essere dispiaciuti del proprio operato. Nell’introspezione meditativa cristiana noi ci soffermiamo sulla sofferenza che causa il nostro errore verso noi stessi, verso il nostro prossimo e verso il creato, quindi dall’esserci allontanati dal vivere secondo Amore e, quindi, da Dio.
Il sincero proponimento di non peccare più – consapevolezza delle cause
In questo momento del cammino di confessione siamo consapevoli di aver sbagliato e della sofferenza conseguente che abbiamo generato; ora ci viene chiesto di avere l’obiettivo e il desiderio di non sbagliare ancora. Il desiderio è il risultato di aver vissuto appieno i primi due elementi del cammino di riconciliazione, ma non è sufficiente per realizzare l’obiettivo. Dobbiamo essere pienamente consapevoli delle cause, di ciò che è all’origine del nostro peccato, capire cioè “l’interdipendenza” tra i fattori che ci hanno portato sul cammino sbagliato.
Mediante il cammino introspettivo possiamo allora intervenire secondo “retta parola, retto pensiero e retta azione” per modificare la nostra vita e giungere alla liberazione dal peccato che stiamo commettendo.
La confessione – meditazione di compassione
Il quarto passo del cammino richiede la dichiarazione di quando abbiamo compreso tramite i primi tre passi. Il sacerdote è la guida che, grazie ad un livello più profondo di comprensione spirituale, ci aiuta a “valutare” la propria meditazione, proprio come accade spesso anche tra monaco esperto e monaco inziato nel buddismo. In questa interazione entrambi si arrichiscono condividendo i frutti del proprio cammino spirituale.
In questo momento della riconciliazione avviene il “Perdono” o assoluzione, in cui il sacerdote rimette in nostri peccati. Rimettere significa “mandare nuovamente, mandare fuori, condonare”, sostanzialmente Dio come un padre non impartisce una punizione per il nostro errore, ma lo perdona perchè abbiamo preso atto del nosto sbaglio e siamo educati e sinceramente intenzionati al non commetterlo più. E’ una meditazione di compassione perchè ci insegna che avendo raggiunto lo scopo dell’errore, ovvero superare l’ignoranza che lo ha causato, occorre azzerare qualunque risentimento e riaprirci ad un rapporto di Amore filiale con Dio e fraterno con gli altri esseri viventi. Così come riceviamo misericordia, impariamo anche la sua importanza e il bene che genera, venendo spronati a esercitarla anche nel nostro vivere quotidiano.
La soddifazione o penitenza – retta parola, retto pensiero e retta azione
E’ l’ultimo passo. Non deve essere vissuto come una punizione, visto che il perdono ci è stato già accordato, quanto piuttosto il mettere in pratica il cambiamento necessario a non commettere gli stessi errori. A questo punto la consapevolezza che abbiamo coltivato fiorisce nel vivere secondo buon insegnamento, ogni giorno coltivando il cambiamento necessario a portare la serenità, a combattere l’ignoranza, a esercitare misericordia. Esercitiamo il nostro pensiero con la preghiera e la meditazione, strumenti che rafforzano una corretta forma mentale per parlare e agire secondo l’insegnamento del nostro maestro Gesù. Spesso mettiamo a frutto l’insegnamento e indicazione impartita dal sacerdote che vuole darci una direzione iniziale da seguire.
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A questo punto voglio ringraziarvi di aver letto tutto l’articolo, fin troppo lungo. Spero di essere riuscito a far intravedere almeno un pò l’importanza della consapevolezza anche noi cristiani. Sarebbe molto bello espandere ognuna di queste fasi con una serie di suggerimenti “interreligiosi” per sostenerci nelle rispettive pratiche. Sono aperto come sempre ad ogni confronto di idee anche nei commenti e a chiarimenti!
Buona giornata e buon week end!


